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Mercadante
La Vestale
Italian
Title Page
Act I
Act II
Act III

CD 2

ATTO SECONDO

La fiamma sacra.

SCENA PRIMA
Interno del tempio di Vesta, in forma circolare.
Nel mezzo il simulacro della Dea, innanzi al quale arde il fuoco sacro:
nel masso dell’altare è intagliato un sedile, ove posa una sacerdotessa in custodia della fiamma. Si avanza Giunia, e si prostra a qualche distanza dall’ara. 

1 - GIUNIA
Se fino al cielo ascendere
Può d’un’amica il pianto,
O Dea, raccogli Emilia
All’ombra del tuo manto.
In quel trafitto core
Discenda il tuo favore,
Più non lo scuota un palpito
Che indegno sia di te…
Non scorran queste lacrime
Senza ottener mercè. 

SCENA SECONDA 
La gran Vestale, Emilia e dette. 

2 - GRAN VESTALE
(Togliendo la verga d’oro dalle mani della Ministra che vigilava il sacro fuoco, e porgendola ad Emilia).
A te commento la sacra face:
Rammenta, Vestale che spento il foco,
In periglio è la patria, e tu di morte
Colpevol sei
(con accento religioso. Giunia bacia Emilia, quindi si ritira con la Vestale
e l’altra Sacerdotessa). 

EMILIA
Come tremendo all’alma
Questo tacer solenne
Mi parla! Certo il venerato nume
Sta nel delubro, e scruta
Gli arcani del mio core!
Pietà, Vesta, pietà… Profano ardore,
È ver, mi strugge: ma chi reo lo fece?
Destino avverso. Tu  possente e Dea,
Tu spegni quella fiamma;
Io debole mortal non basto a tanto.

SCENA TERZA
Decio e detta. 

DECIO
(dal fondo della scena)
(Ecco l’altar!... Fra il pianto
Ed il singhiozzo la sua voce udia…)
(scorge Emilia)
Emilia?

EMILIA
Chi m’appella?
Deh, che vedo!

DECIO
Emilia! Anima mia!
(inoltrandosi) 

EMILIA
Deh, che vedo!
Possenti Numi!
Tu, tu stesso!... Non seguirmi.
(volendo fuggire) 

DECIO
Odi – t’arresta. Invan presumi,
Dispietata, invan fuggirmi…
Se nell’Erebo discendi,
Io ti seguo.

EMILIA
Ah! giusto ciel!…
(fugge non sapendo ove, poi come ispirata ascende i gradini dell’altare, si avviticchia
al simulacro)

DECIO
Ti seguo.

EMILIA
Possenti Numi!

DECIO
Dispietata.

EMILIA
Non seguirmi!

DECIO
Dispietata.

EMILIA
Possenti Numi!

DECIO
T’arresta!.

EMILIA
O romano, mi contendi
Alla Dea?
(atteggiandosi di maestosa intrepidezza)

DECIO
(si scaglia verso l’altare, ma d’un tratto
si arresta; preso da sacro terrore)
M’ingombra un gel!
(prorompendo dopo qualche istante di pausa)
No, l’acciar non fu spietato,
Che versava il sangue mio,
Ma spietato fu quel Dio,
Che la vita mi donò.
Ah! gioisci, o core ingrato:
Già la morte in sen mi piomba…
Questo avanzo della tomba
Alla tomba renderò.
(in tono di pianto) 

EMILIA
(straziata dall’affanno di Decio)
Il cimento è troppo atroce!
Nel mio petto un cor si chiude…
Io son donna… e alla virtude
Un confine il ciel segnò!
Fuggi… ascolta estrema voce
Che favella una morente…
Pura almeno ed innocente
Da te lunge io morirò.

DECIO
O cruda più del barbaro
Tuo nume, eterno addio
Ricevi, ed olocausto
Tremendo, il sangue mio…

EMILIA
Che!...

DECIO
Tutto il mira spargersi
Ed inondarti il piè…
(sguainando la spada, per trucidarsi) 

EMILIA
Ah no!...
(accorrendo) 

DECIO
Mi lascia…

EMILIA
Arrestati…
Vivi.

DECIO
Per chi?

EMILIA
Per me.

DECIO
Per te?…

DECIO, EMILIA
Mille smanie, mille affanni
Ricompensa un tal momento!...
Non si dice il mio contento!...
Io respiro, io vivo in te.
Or la terra mi condanni,
M’abbandoni il cielo irato…
Io son pago/paga del mio fato…
Terra e ciel tu sei per me!...
(la sacra fiamma, priva di alimento, si estingue)

3 - EMILIA
Ah!... il foco!...
(con grido acutissimo) 

DECIO
È spento!...

EMILIA
Io manco!...
(cadendo a piè dell’altare) 

DECIO
Notte fatal!... Che far posso’io? Qual nume
Invocherò per lei?...
SCENA QUARTA
Publio e detti. 

PUBLIO
Amico?... – Eterni Dei!...
(avvedendosi del foco estinto)
Salvati… Ah!... da lungi le accorrenti
Ministre io scorsi!... Vieni… Vieni!

DECIO
Abbandonarla…

PUBLIO
Deh, vieni!

DECIO
In periglio si fiero!... Ah! no…

PUBLIO
Se resti,
Ella è perduta! Vieni!

DECIO
Oh ciel!... Che feci!
(partendo trascinato da Publio) 

SCENA QUINTA
Emilia svenuta, Giunia, e quindi la Gran Vestale e Vestali accorrono dall’interno del tempio, alcune di esse recando lampade accese; Metello e Flamini sopraggiungono d’onde fuggirono Decio e Publio. 

GIUNIA
Mi spaventò quel grido!... Emilia…
(correndo in di lei soccorso) 

GRAN VESTALE, CORO DI VESTALI, CORO DI FLAMINI
(inorriditi)
Oh vista!... Inorridite!

METELLO
(volgendo un guardo all’altare, uno ad Emilia, ed un terzo verso la parte da cui venne)
L’orrenda colpa è certa!
A giudicar colei, l’ora vicina
Il Senato raccolga.
(ad alcuni Flamini che partono solleciti)
Un grande esempio
Per voi s’appresta.
(alle Vestali) 

EMILIA
(riavendosi)
Dove son io?

METELLO
Nel tempio
Che violasti!

EMILIA
Oh mio terror!

METELLO
Fra ceppi
Al giudizio guidata
Sia la spergiura

GIUNIA
Oh amica!...
(seguendo Emilia, che viene condotta altrove) 

CORO DI VESTALI
Ahi! sventurata!
(piangenti) 

METELLO
Versate amare lagrime
Pel Tebro, e non per essa.
La sorte della patria
Veste caligin spessa!
(come assorto in orrida visione)
Stille di sangue vivide
Quel simulacro piove!...
Vesta già mosse il fulmine
A provocar di Giove!
(con accento d’altissima desolazione)
Spargiam d’immonda cenere
E vestimenta e chioma…
La dea si plachi, o Roma
Più Roma non sarà.

CORO DI VESTALI
Notte funesta,
Orribil notte!...

CORO DI FLAMINI
L’altar vendetta avrà.

TUTTI
Spargiam d’immonda cenere
E vestimenti e chioma…
La dea si plachi, o Roma
Più Roma non sarà.
(si ritirano, compresi da sacro terrore).

SCENA SESTA

Il bosco sacro.
Licinio, Lucio e Senatori. 

4 - LICINIO
Sull’attonita fronte ha sculta ognuno
Cupa  tristezza! ed a ragion. Tremendo,
Mortal giudizio s’apparecchia.

LUCIO
È d’uopo.
Un nume vendicar!

LICINIO
Metello avanza
Fra la schiera de’ Flamini…

LUCIO
Ed a loro
Succede il mesto coro
Delle Vestali…

LICINIO
Non pietà, severa
Giustizia memoranda abbia qui loco.

SCENA SETTIMA
Il Collegio de’ Flamini, preceduto da
Metello Pio, la Gran Vestale, Giunia, Emilia
fra Littori, Vestali e detti.

METELLO
Fremi, eterna città! Di Vesta il foco
È spento; fuggitivi
Profani uscir dall’inibita chiostra
Io stesso vidi, e priva
Costei di sensi, presso l’altar tradito
Che vigilar dovea.

GIUNIA
(M’aita o ciel…)

LUCINIO
Discolpe hai tu?

EMILIA
Sono rea.

LICINIO
E rea d’orrida morte! – Olà?
(volgendosi a Littori)

GIUNIA
Fermate…
La colpevol sono io.

EMILIA, CORO DI VESTALI
Giunia!

METELLO, LICINIO, LUCIO, CORO DI SACERDOTI, TUTTI
Che dici!...

GIUNIA
Egra costei, mal d’una lunga notte
L’ora vegliar poteva; il sacro foco
Nudrir per essa io volli,
Ma il sonno mi tradia.

EMILIA
Ah! no…

GIUNIA
Ritorno ver l’alba fè la sventurata, estinta
Trovò la fiamma, e vinta
Dal suo terror, qual corpo morto cadde.

EMILIA
No… non è vero…

GIUNIA
All’amistà pretende
Immolarsi, ma invan; tacer non seppe
Il mio rimorso… in libertà sia posta…
A me que’ lacci, a me la bara e morte.
(con accento rapido, animato, e sempre cercando di reprimere i moti e le parole
di Emilia) 

EMILIA
Celeste amica!... Ella v’inganna. È mia,
È tutta mia la colpa… Amo d’amore
Immenso, disperato!...
(con impeto forsennato) 

LICINIO, LUCIO, CORO DI SACERDOTI
Empia!...

METELLO
Compresa l’alma ho d’orror!... Palesa
Il complice del fallo.

EMILIA
Ah! no.

METELLO
Lo chieggo
Pe’ Numi…

LICINIO
Io per la patria…

EMILIA
Taci, taci,
Licinio!
(con fremito d’orrore)
Qual ei si noma,
Perir dovesse mille volte Roma,
Mai non udrete.

METELLO
Oh bestemmia!

CORO DI SACERDOTI
Oh scellerata!

5 - METELLO
Consoli, più si aspetta?

LICINIO, LUCIO
È condannata.
SCENA OTTAVA
Decio, Publio,  e detti. 

DECIO
No, crudeli…
(sfuggendo dalle mani di Publio)

EMILIA
(Ahimè!)

PUBLIO
Furente!...

METELLO, LUCIO, CORO DI SACERDOTI
Decio!...

LICINIO
Figlio!

DECIO
Padre mio!
(gettandosi ai piè di lui)
Salva Emilia… essa è innocente.

METELLO, LUCIO, CORO DI SACERDOTI
Come!

DECIO
Il reo…

PUBLIO
Nol dir.
(piano a Decio) 

DECIO
Son io. 

LICINIO, CORO DI SACERDOTI
Tu!...

METELLO
Che sento!...

EMILIA
Numi!

TUTTI
Il Duce!

LICINIO
Un pugnale a me vibrò!

TUTTI
Fatal dì!...
La tetra luce
D’una folgore strisciò!
(un momento di cupo silenzio) 

DECIO
Essa ignara, io penetrai
Il recinto a ognun vietato;
Il delubro io profanai
Alla Diva consacrato:
Se può il ciel bramar vendetta,
Se una vittima egli aspetta,
Questo capo recidete
Che di lauri è cinto ancor.

EMILIA
(Casta Dea, se il vostro amore
È delitto orribil tanto,
Plachi ah! plachi il tuo furore
Una vittima soltanto.
Per l’eroe t’imploro, o diva…
Decio salva, Decio viva,
E me colgan cento morti
Di spavento e di dolor!)

PUBLIO, METELLO, GIUNIA, LICINIO, LUCIO, CORO DI VESTALI,

CORO DI SACERDOTI
Per le fibre mi trascorre
Qual di morte orrendo gelo! –
Certo un Dio che il Tebro aborre
Questo di segnava il Cielo!
Ei d’un padre ha il core infranto,
Ha la gioia volta in pianto,
Del trionfo i lieti carmi
Nel silenzio del terror! –

6 - DECIO
Padre…
(supplichevole) 

LICINIO
Di Roma un Console
Figli non ha.

METELLO
D’eccesso
Nefando, spaventevole
Reo si gridava ei stesso:
Prigion lo chieggo.

PUBLIO
Infrangere
Vuoi tu la legge? Ei nacque
In sen di Roma e libero;
Né a ceppi mai soggiacque
Un cittadin, che i giudici
Pria non dannar.

METELLO
Lo sdegno
Di Vesta inesorabile
Percuoterà l’indegno
Che ardisse il rito funebre
Turbar. Ministri, il vel.
A te Vesta sacrilega
Morte, anatèma.
(gettando sul capo d’Emilia il velo d’infamia) 

PUBLIO, GIUGNIA, GRAN VESTALE, CORO DI VESTALI
Oh ciel!

LICINIO, LUCIO, CORO DI SACERDOTI
Ti consacro
Alle furie d’Averno!
Già la morte sul capo ti sta!...
Vanne… a te, maledetta in eterno,
Tomba infame la terra darà!

DECIO
(sempre trattenuto da Publio)
Paventate d’un cieco il furore…
Mille prodi un mio grido armerà.
L’universo empirò di terrore…
Roma tutta un tomba sarà!

EMILIA
Non sfidar la celeste vendetta,
Di te stesso, di Roma pietà,
E la tomba che viva m’aspetta
Men tremenda al mio sguardo parrà.

PUBLIO, GIUNIA, GRAN VESTALE, CORO DI VESTALI
(Ah1 la misera un nume difenda,
Se in Ciel spenta non è la pietà.)
(Emilia parte fra’ Littori: i Sacerdoti e le Vestali la seguono. – Il Senato
allontanatasi per altra via: Publio strascina seco Decio: tutto è scompiglio
e terrore.) 

FINE DELL’ATTO SECONDO

 


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7:55:39 PM, 11 July 2014
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