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Verdi
Don Carlos
English
Synopsis
Title Page
Italian
Act I
Act II
Act III
Act IV
Act V

 
 
ATTO SECONDO

 
Quadro Primo
 
Il chiostro del convento di San Giusto
(a destra, una cappella illuminata. Si vede, attraverso ad un cancello dorato,
la tomba di Carlo Quinto.
A sinistra, porta che conduce all’esterno. In fondo, un giardino, con alti cipressi.
È l’alba)
 
Scena e Preghiera
(il coro di frati salmodiante nella cappella. Sulla scena un frate inginocchiato prega davanti alla tomba)
 
Coro di frati
Carlo il sommo imperatore
non è più che muta polve
del celeste suo fattore
l’alma altera or trema al pie’.
 
Un frate
Ei voleva regnare sul mondo
obliando Colui che nel ciel
segna agli astri il cammino fedel.
L’orgoglio immenso fu, fu l’error suo profondo!
 
Coro di frati
Carlo il sommo imperatore, ecc.
 
Un frate
Grand’è Dio sol, e s’Ei lo vuole
fa tremar la terra ed il ciel.
Ah! Misericorde Iddio...
 
Coro di frati
Carlo il sommo imperator
non è più che muta polve!
 
Un frate
... pietoso al peccator,
allo spirto addolorato…
 
Coro di frati
Signor...
 
Un frate
..dà la requie ed il perdon
che discendono dal ciel.
 
Coro di frati
... il tuo furor non piombi,
non piombi sul suo cor!
 
Un frate ed il coro di frati
Grande è Dio sol,
è grande Ei sol, è grande Ei sol!
 
(s’ode suonar una campana. I frati lasciano la cappella, attraversano la scena e scompaiono.
Carlo appare sotto le volte del chiostro)
 
Carlo
Al chiostro di San Giusto ove finì la vita
l’avo mio Carlo Quinto, stanco di gloria e onor,
la pace cerco invan
che tanto ambisce il cor!
Di lei che m’han rapita
l’immago erra con me del chiostro nell’orror!
 
Un frate (che si è alzato, s’avvicina a Don Carlo)
Il duolo della terra
nel chiostro ancor c’insegue;
del core sol la guerra
in ciel si calmerà.
(riprende il cammino)
 
Carlo
La sua voce! ... Il cor mi trema...
Mi pareva ... qual terror!
veder l’Imperator, che nelle lane
il serto asconde e la lorica d’ôr.
È voce che nel chiostro appaia ancor!
 
Un frate (sempre allontanandosi)
Del core la guerra in ciel si calmerà.
 
Carlo
O terror! o terror!
 
Rodrigo, Marchese di Posa (entrando)
È lui! desso... l’Infante!
 
Carlo
O mio Rodrigo!
 
Rodrigo
Altezza!
 
Carlo
Sei tu, ch’io stringo al seno!
 
Rodrigo
O mio prence, signor!
 
Carlo
È il cíel che a me t’invia
nel mio dolor...  angel consolator!
 
Rodrigo
O amato prence!
L’ora suonò! te chiama il popolo fiammingo!
Soccorrer tu lo déi; ti fa suo salvator!
Ma che vid’io! quale pallor, qual pena!
Un lampo di dolor sul ciglio tuo balena!
(con trasporto d’affetto)
Muto sei tu! ... Sospiri! Hai tristo il cor!
Carlo mio, con me dividi
il tuo pianto, il tuo dolor!
 
Carlo
Mio salvator, mio fratel, mio fedele -
lascia ch’io pianga in seno a te!
 
Rodrigo
Versami in cor il tuo strazio crudele,
l’anima tua non sia
chiusa per me!
Parla!
 
Carlo
Lo vuoi tu? La mia sventura apprendi,
e qual orrendo stral il mio cor trapassò!
Amo ... d’un colpevole amor ...  Elisabetta!
 
Rodrigo
Tua madre! Giusto ciel!
 
Carlo
Qual pallor!
Lo sguardo chini al suol! Tristo me!
Tu stesso, mio Rodrigo,
t’allontani da me?
 
Rodrigo
No, Rodrigo ancor t’ama! Io tel posso giurar.
Tu soffri? Già per me l’universo dispar.
 
Carlo
O mio Rodrigo!
 
Rodrigo
Mio prence!
Questo arcano dal Re
non fu sorpreso ancora?
 
Carlo
No.
 
Rodrigo
Ottien dunque da lui di partir per la Fiandra.
Taccia il tuo cor; degna di te
opra farai, - apprendi omai
in mezzo a gente oppressa a divenir un Re!
 
Carlo
Ti seguirò, fratello.
(una campana suona)
 
Rodrigo
Ascolta!
Le porte dell’asil s’apron già; qui verrano
Filippo e la Regina.
 
Carlo
Elisabetta!
 
Rodrigo
Rinfranca accanto a me lo spirto che vacilla!
Serena ancora la stella tua nei cieli brilla.
Domanda al ciel dei forti la virtù!
 
Carlo e Rodrigo
Dio, che nell’alma infondere
amor volesti e speme,
desio nel core accendere
tu déi di libertà!
Giuriamo insiem di vivere
e di morire insieme;
in terra, in ciel congiungere
ci può la tua bontà.
Ah! Dio, che nell’alma infondere, ecc.
(Filippo conducendo Elisabetta appare preceduto dai frati)
 
Rodrigo
Vengon già.
 
Carlo
Oh! terror!
Al sol vederla io tremo!
 
Rodrigo
Coraggio!
(Rodrigo s’è allontanato da Don Carlo, che s’inchina sotto lo sguardo sospettoso di Filippo e cerca di frenare la sua emozione. Elisabetta trasale nel veder Don Carlo.
Il Re e la Regina si avviano verso la cappella)
 
Coro di frati
Carlo il sommo imperatore...
non è più che muta polve...ecc
 
Carlo
Ei la fe’ sua! Io l’ho perduta!
Ei sua la fe’! Ah! gran Dio!
 
Rodrigo
Vien presso a me,
presso a me il tuo cor più forte avrai!
 
Rodrigo e Carlo
Vivremo insien! e morremo insiem!
Sarà l’estremo anelito,
sarà un grido Libertà!
Vivremo insiem, morremo insiem!
Grido estremo sarà Libertà!
 
 
Quadro Secondo
 
Un sito ridente alle porte del convento di San Giusto
 
(una fontana, sedili di zolle erbose, gruppi d’alberi d’aranci, di pini e di lentischi. All’orizzonte le montagne azzurre dell’Estremadura. In fondo, la porta del convento.
Vi si ascende per qualche gradino)
 
Coro e Scena
(le dame sono assise sulle zolle erbose e intorno alla fonte; un paggio accorda una chitarra)
 
Dame della corte di Spagna
Sotto ai folti, immensi abeti,
che fan d’ombre e di quïeti
mite schermo al sacro ostel,
ripariamo e a noi ristori
dien i rezzi ai vivi ardori,
che su noi dardeggia il ciel!
 
Tebaldo (entrando con Eboli)
Di mille fior si copre il suolo,
dei pini s’ode il sussurrar,
e sotto l’ombra aprir il vol
qui l’usignuol più lieto par.
 
Tebaldo e le dame
(prendendo posto sotto gli alberi presso la fontana)
Bello è udire in fra le piante
mormorar la fonte amante,
stilla a stilla, i suoi dolor!
e, se il sole è più cocente,
le ore far del dì men lente
in fra l’ombra e in mezzo ai fior!
 
La Principessa Eboli
Tra queste mura pie la Regina di Spagna
può sola penetrar. Volete voi, mie compagne,
già che le stelle in ciel spuntate ancor non son,
cantar qualche canzon?
 
Tebaldo e le dame
Seguir vogliam il tuo capriccio;
o Principessa, attente udrem.
 
Eboli (a Tebaldo)
A me recate la mandolina
e cantiam tutte insiem;
cantiam la canzon saracina,
quella del velo, propizia all’amor.
Cantiam!
 
Le dame
Cantiam!
 
Eboli (il Paggio l’accompagna sulla mandolina)
Nel giardin del bello
saracín ostello,
all’olezzo, al rezzo
degli allôr, dei fior
una bell’almea,
tutta chiusa in vel,
contemplar parea
una stella in ciel.
Mohammed, Re moro,
al giardin sen va
dice a lei T’adoro,
o gentil beltà;
vien, a sè t’invita
per regnare il re;
la regina ambita
non è più da me
Ah!...
 
Eboli e Tebaldo
Ah! Tessete i veli,
vaghe donzelle,
mentre è nei cieli
l’astro maggior;
chè sono i veli,
al brillar delle stelle,
più cari all’amor.
 
Le dame
Tessete i veli, ecc....
 
Eboli e Tebaldo
Ah! tessete i veli, vaghe donzelle, ecc.
 
Eboli
Ma discerno appena,
- chiaro il ciel non è –
i capelli belli,
la man breve, il piè.
Deh! solleva il velo
che t’asconde a me
esser come il cielo
senza vel tu de’.
Se il tuo cor vorrai
a me dare in don,
il mio trono avrai,
chè sovrano io son...
Tu lo vuoi? t’inchina,
appagar ti vo’...
Allah! la Regina!
Mohammed sclamò.
Ah!
(Elisabetta esce dal convento)
 
Eboli e Tebaldo
Ah! tessete i veli, ecc...
 
Le dame
Tessete i veli, ecc...
 
 
Scena, Terzttino Dialogato e Romanza
 
Le dame
La Regina!
 
Eboli
(Un’arcana mestizia
sul suo core pesa ognora.)
 
Elisabetta
(sedendo presso la fontana)
Una canzon qui lieta risuonò. (tra sè)
(Ahimè! sparirò i dì che lieto era il mio cor!)
 
(Rodrigo appare. Tebaldo s’avanza verso di lui e gli parla a bassa voce un momento,
poi torna verso la Regina)
 
Tebaldo (presentando Rodrigo)
Il Marchese di Posa, Grande di Spagna.
 
Rodrigo          
(inchinandosi alla Regina)
Signora! Per Vostra Maestà,
l’augusta madre un foglio
mi confidò in Parigi.
(porge una lettera alla Regina, poi soggiunge assai sottovoce facendo scivolare un biglietto:)
(Leggete, in nome della grazia eterna!)
(mostrando la lettera alle dame)
Ecco il regal suggel, i fiordalisi d’ôr.
(Elisabetta resta immobile, confusa, apprestandosi a parlare. Uno sguardo supplichevole di Rodrigo la disarma)
 
Eboli (a Rodrigo)
Che mai si fa nel suol francese,
così gentíl, così cortese?
 
Rodrigo (ad Eboli)
D’un gran torneo si parla già,
e del torneo il re sarà.
 
Elisabetta
(tenendo in mano il biglietto)
(Ah! non ardisco aprirlo ancor;
se il fo, tradisco del re l’onor.)
 
Eboli (a Rodrigo)
Son le Francesi gentili tanto,
e d’eleganza di grazia han vanto.
 
Rodrigo (ad Eboli)
In voi brillar sol si vedrà
la grazia insieme alla beltà.
 
Elisabetta
(Ah! perchè tremo!...)
(Quest’alma è pura, è pura ancora..
Dio mi legge in cor!)
 
Eboli (a Rodrigo)
E mai ver ch’alle feste regali le Francesi...
hanno tali beltà che solo in ciel trovan rivali?
 
Rodrigo (ad Eboli)
La più bella mancar lor potrà…
 
Eboli
Dite, è ver?
Nei balli a corte,
pei nostri manti
la seta e l’or sono eleganti?
 
Elisabetta (legge il biglietto)
(Per la memoria che ci lega,
in nome d’un passato a me caro,
v’affidate a costui, ven prego...
Carlo.’
 
Rodrigo (ad Eboli)
Tutto sta ben allor che s’ha
la vostra grazia e la beltà.
 
Elisabetta
Grata io son.
Un favor chiedete alla Regina.
 
Rodrigo
Accetto, e non per me!
 
Elisabetta (tra sè)
(Io mi sostengo appena!)
 
Eboli (a Rodrigo)
Chi più degno di voi
può sue brame veder appagate?
 
Elisabetta
(Oh terror!)
 
Eboli
Ditelo, chi?
 
Elisabetta
Chi mai?
 
Rodrigo
Carlo, ch’è sol il nostro amore,
vive nel duol su questo suol,
e nessun sa quanto dolore
del suo bel cor fa vizzo il fior!
In voi la speme è di chi geme;
s’abbia la pace ed il vigor.
Dato gli sia che vi riveda;
se tornerà, salvo sarà.
 
Eboli (tra sè)
(Un dì che presso a sua madre mi stava,
vidi Carlo tremar...
Amor avria, avria per me?)
 
Elisabetta (tra sè)
(La doglia in me s’aggrava!
Rivederlo - è morir!)
 
Eboli  (tra sè)
(Perchè lo cela a me?)
 
Rodrigo
Dato gli sia, che vi riveda Carlo fia salvo
 
Elisabetta (a Tebaldo)
Va! Pronto io son il figlio a riveder
 
Eboli (tra sè, agitata)
(Oserà mai, oserà mai?
Potesse aprirmi il cor?)
(Rodrigo prende la mano di Eboli e s’allontana con lei, parlando sottovoce. Escono anche le dame della Regina, e poi i due paggi)
 
 
Grande Scena e Duetto
 
(Carlo appare, s’ avvicina lentamente a Elisabetta e si inchina senza alzar lo sguardo su di lei. Elisabetta, contenendo a fatica la sua emozione, ordina a Don Carlo di avvicinarsi. La Contessa d’Aremberg, rimasta ultima, si allontana pure essa a un cenno di Elisabetta)
 
Carlo (prima con calma, poi animandosi gradatamente)
Io vengo  a domandar grazia alla mia Regina;
Quella che in cor del Re tiene il posto primiero
Sola potrà ottener questa grazia per me.
Quest’aura m’è fatale, m’opprime, mi tortura,
come il pensier d’una sventura.
Ch’io parta! n’è mestier!
Andar mi faccia il Re nelle Fiandre!
 
Elisabetta (commossa)
Mio figlio!
 
Carlo (con veemenza)
Tal nome no; ma quel d’altra volta!...
(Elisabetta vuol allontanarsi’ Don Carlo supplichevole l’arresta)
Infelice! più non reggo!
Pietà! Soffersi tanto; pietà!
Il ciel avaro un giorno sol mi die’,
poi rapillo a me!
 
Elisabetta
Prence, se vuol Filippo udire la mia preghiera,
per la Fiandra da lui rimessa in vostra man,
ben voi potrete partir doman.
(Elisabetta fa un cenno d’addio a Don Carlo e vuole allontanarsi)
 
Carlo
Ciel! non un sol, un sol detto
pel meschino ch’esul sen va!
Ah! perchè mai parlar non sento
nel vostro cor la pietà?
Ahime! Quest’alma è oppressa,
ho in core un gel...
Insan! piansi, pregai nel mio deliro,
mi volsi a un gelido marmo d’avel!
 
Elisabetta (commossa)
Perchè accusar il cuore d’indifferenza?
Capir dovreste questo nobil silenzio,
Il dover, come in raggio al guardo mio brillò.
Guidata da quel rggio io moverò.
La speme pongo in Dio, nell’innocenza.
 
Carlo (con voce morente)
Perduto ben, mio sol tesor,
ah, tu splendor di mia vita!
udir almen ti poss’ancor
Quest’alma ai detti tuoi schiuder si vede il ciel!
 
Elisabetta
Clemente Iddio, cosi bel cor
acqueti il suo duol nell’obblio!
O Carlo, addio! Su questa terra vivendo
accanto a te mi crederei nel ciel!
 
Carlo (nel delirio)
Qual voce a me dal ciel
scende a parlar d’amor?
Elisabetta! tu, bell’adorata...
 
Elisabetta
O delirio! O terror!
 
Carlo
... assisa accanto a me
come ti vidi un dì!
Ah! il ciel s’illuminò, la selva rifiorì!
 
Elisabetta
Egli muore!
O ciel, ei amore.
 
Carlo
O mio tesor! sei tu...
 
Elisabetta
Gran Dio!
 
Carlo
..mio dolce amor! Sei tu!
 
Elisabetta
Ah! giusto cielo! giusto ciel!
 
Carlo
Bell’adorata, bell’adorata, sei tu, sei tu!
Alla mia tomba (rinvenendo)
al sonno dell’avel
sottrarmi perchè vuoi, spietato ciel!
 
Elisabetta
Oh! Carlo! Oh! Carlo!
 
Carlo
Sotto al mio pie’ si dischiuda la terra,
il capo mio sia dal fulmin colpito,
io t’amo, io t’amo, Elisabetta!
Il mondo è a me sparito, sparito a me!
(la prende fra le braccia)
 
Elisabetta
(scostandosi con orrore)
Compi l’opra, a svenar corri il padre,
ed allor del suo sangue macchiato,
all’altare puoi menare la madre!..
 
Carlo
Ah!
 
Elisabetta
Va...va... e svena tuo padre!
 
Carlo
Oh! maledetto io son!
(fuggendo atterrito)
 
Elisabetta
Ah, Iddio su noi vegliò!
(cade in ginocchio)
Signor! Signor!
 
 
Scena e Romanza
(Tebaldo, Filippo, la Contessa d’Aremberg, Rodrigo, il coro, i paggi, entrando successivamente)
 
Tebaldo
(uscendo precipitosamente dal convento)
Il Re!
 
Filippo II (ad Elisabetta)
Perchè sola è la Regina?
Non una dama almeno presso di voi serbaste?
Nota non v’è la legge mia regal?
Quale dama d’onor esser dovea con voi?
(la Contessa d’Aremberg esce tremante dal
gruppo e si presenta al Re)
Contessa, al nuovo sol
in Francia tornerete.
(la Contessa si ritira in lacrime; tutti guardano la Regina con sorpresa)
 
Le dame ed i cortigiani
Ah! la Regina egli offende!
 
Elisabetta (alla contessa d’Aremberg)
Non pianger, mia compagna,
no, lenisci il tuo dolor.
Bandita sei di Spagna,
ma non da questo cor.
Non dir del pianto mio
del crudo mio dolor
ritorna al suol natio,
ti seguirà il mio cor,
ah, ti seguirà, ecc.
(Dà un anello alla contessa)
 
Rodrigo, le dame ed i cortigiani
Spirto gentil e pio -
acqueta il tuo dolor.
 
Filippo
(Come al cospetto mio
infinge un nobil cor!)
 
Elisabetta
Ritorna al suol, al suol natio, ecc.
coi voti del cor, del mio cor.
(la Regina si separa piangendo dalla contessa ed esce. Il coro la segue)
 
 
Scena e Duetto
 
Filippo
(a Rodrigo, che sta per uscire)
Restate!
(Rodrigo si ferma, piega un ginocchio a terra davanti al Re, poi s’avvicina ad esso e si copre il capo senza alcun imbarazzo)
Presso alla mia persona perché d’esser ammesso voi non chiedeste ancor?
Io so ricompensar tutti i miei difensor;
voi serviste, lo so, fido alla mia corona.
 
Rodrigo
Sperar che mai potrei dal favore dei re?
Sire, pago son io, la legge è scudo a me.
 
Filippo
Amo uno spirto altier.
L’audacia perdono... non sempre...
Voi lasciaste il mestier della guerra;
un uomo come voi, soldato d’alta stirpe,
inerte può restar?
 
Rodrigo
Ove alla Spagna una spada bisogni,
una vindice man, un custode all’onor,
bentosto brillerà la mia di sangue intrisa.
 
Filippo
Ben lo so... ma per voi che far poss’io?
 
Rodrigo
Nulla! No... nulla per me, ma per altri...
 
Filippo
Che vuoi dire per altri?
 
Rodrigo
Io parlerò, Sire, se grave non v’è!
 
Filippo
Favella!
 
Rodrigo
O signor, di Fiandra arrivo,
quel paese un dì sì bel;
d’ogni luce or fatto privo
ispira orror, par muto avel!
L’orfanel che non ha loco
per le vie piangendo va;
tutto struggon ferro e foco,
bandita è la pietà.
La riviera che rosseggia
scorrer sangue al guardo par;
della madre il grido echeggia
pei figliuoli che spirár!
Ah! sia benedetto Iddio
che narrar lascia a me
questa cruda agonia,
perchè sia nota al Re.
 
Filippo
Col sangue sol potei la pace aver del mondo;
il brando mio calcò l’orgoglio ai novator,
che illudono le genti coi sogni mentitor...
La morte in questa man ha un avvenir fecondo.
 
Rodrigo
Che! voi pensate, seminando morte,
piantar per gli anni eterni?
 
Filippo
Volgi un guardo alle Spagne!
L’artigian cittadin, la plebe alle campagne,
a Dio fedel e al Re un lamento non ha!
La pace istessa io dono alle mie Fiandre!
 
Rodrigo (con impeto)
Orrenda, orrenda pace! La pace è dei sepolcri!
O Re, non abbia mai
di voi l’istoria a dir Ei fu Neron!
Quest’è la pace che voi date al mondo?
Desta tal don terror, orror profondo!
È un carnefice il prete, un bandito ogni armier!
Il popol geme e si spegne tacendo,
è il vostro imper deserto immenso, orrendo;
s’ode ognun a Filippo maledir, sì, maledir!
Come un Dio redentor, l’orbe inter rinnovate,
v’ergete a vol sublime, sovra d’ogn’altro Re!
Per voi si allieti il mondo!
Date la libertà!
 
Filippo
Oh strano sognator!
Tu muterai pensier, se il cor dell’uom
conoscerai, qual Filippo il conosce!
Or non più!...
Ha nulla inteso il Re... non temer!
Ma ti guarda dal Grande Inquisitor!
 
Rodrigo
Che! Sire!
 
Filippo
Tu resti in mia regal presenza
e nulla ancora hai domandato al Re?
Io voglio averti a me daccanto!
 
Rodrigo
Sire! no!
Quel ch’io son restar io vo’...
 
Filippo
Sei troppo altier!
Osò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio.
Del capo mio, che grava la corona,
l’angoscia apprendi e il duol!
Guarda or tu la mia reggia! L’affanno la circonda.
Sgraziato genitor! Sposo più triste ancor!
 
Rodrigo
Sire, che dite mai?
 
Filippo
La Regina ... un sospetto mi turba...
Mio figlio! ...
 
Rodrigo (con impeto)
Fiera ha l’alma insiem e pura!
 
Filippo
(con esplosione di dolore)
Nulla val sotto al ciel
il ben ch’ei tolse a me!
(Rodrigo, spaventato, guarda Filippo, senza rispondere)
Il lor destin affido a te!
Scruta quei cor,
che un folle amor trascina!
Sempre lecito è a te di scontrar la Regina!..
Tu, che sol sei un uom, fra lo stuolo uman,
ripongo il cor nella leal tua man!
 
Rodrigo (a parte, con trasporto e gioia)
(Inaspettata aurora in ciel appar!)
 
Filippo
In tua man!
 
Rodrigo
(S’aprì quel cor, che niun potè scrutar!)
 
Filippo
Possa cotanto dì la pace a me tornar!
Rodrigo
(Oh! sogno mio divin! Oh! gloriosa speme!)
 
Filippo
Ti guarda dal Grande Inquisitor!
Ti guarda, ti guarda!
 
Rodrigo
Sire!
(il Re stende la mano a Rodrigo, che s’inginocchia davanti al Re, e gli bacia la mano)
 
 

 


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7:23:17 AM, 14 July 2014
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