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Opera Libretti




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Mercadante
Elena da Feltre
English
Synopsis
Title Page
Act I
Act II
Act III
Italian
Act I
Act II
Act III

 
 
Sinfonia
 
ATTO I
Scena 1
Gabinetto negli appartamenti di Ubaldo. Ubaldo siede presso una tavola, immerso in cupa tristezza: lo accerchiano i suoi nobili amici ed i famigliari della potente sua casa.
 
Coro
Ti scuoti, Ubaldo, e svelane
i crudi affanni tuoi:
Dolce ti fia dividere
l’ascoso duol con noi,
dolce versar le lagrime
in sen dell’ amistà.
(piano fra loro)
Muto egli resta, immobile!...
Ogni conforto è vano:
Ahi! l’infelice è vittima
del suo cordoglio arcano!
Ahi! volge a sera il misero
nell’alba dell’età!
 
Guido entra.
 
Guido
Diletto amico!...
 
Ubaldo (scosso dalla voce di Guido, sorge e lo abbraccio)
Qual cagion ti guida ne’ lari miei.
 
Guido
Svelarla a te soltanto io posso.
(ad un cenno di Ubaldo il Coro si allontana)
Del tuo valor, de’ prodi tuoi m’è d’uopo
l’alto soccorso.
 
Ubaldo
Parla.
 
Guido
È a te palese
che il fero Boemondo a me destina
dell’ orgogliosa figlia
il talamo superbo... io la detesto...
Altra dorma m’accese.
 
Ubaldo
E le promesse, o Guido, e la speranza
che l’antica possenza
risorga in te degli avi?
 
Guido
Cede tutto ad amor.
 
Ubaldo
Tu dunque?
 
Guido
Io volo del signor di Comino entro il castello
un asilo a cercar... diman qui riedo...
Accanto alla magion di lei che m’arde
un tempio sorge, col favor notturno
ivi la traggo, e sciolto
il voto nuzïal, fuggo repente
questa città dolente.
Pur sai che intorno delatori ascosi
erran tuttora; ove i disegni miei
discopra alcuno, assecurar mi dèi
tu con l’armi uno scampo
me ’l prometti?
 
Ubaldo
Lo giuro. – E qual si noma
colei che tua sarà dinanzi al cielo?
 
Guido
Elena degli Uberti.
 
Ubaldo (come colpito da un fulmine)
Elena!... (Io gelo!...)
 
Guido
Che fu?... t’assale un tremito! Hai di
pallore estremo tinte le gote!...
 
Ubaldo
Io?... Palpito per te...
Sol per te tremo...
Deh qual maligno genio,
amico, a te consiglia?
D’uom che fuggi al patibolo
amar puoi tu la figlia?
Puoi d’Ezzelin la collera
sul capo tuo chiamar?
Ah! no: ti cangia...
 
Guido
Ed Elena potrei dimenticar?
Tu non sai qual dolce incanto
qual poter m’avvince a lei:
È il destin de’ giorni miei,
è la vita, è la vita il ciel per me.
Io l’adoro; Iddio soltanto
per amarla un cor mi diè.
 
Ubaldo
(Tanto avversa, orribil tanto
la mia sorte io non credei...
Lei perduta, insiem con lei
ogni speme il cor perdè...
Sol per vivere nel pianto
L’esistenza il ciel mi diè.
 
Guido
Per temer del tuo coraggio...
 
Ubaldo
(Avversa sorte.)
 
Guido
...troppo, amico, io ti conosco.
 
Ubaldo
(Io fremo.)
 
Guido
Tu con l’armi uno scampo...
 
Ubaldo
(Che promisi?)
 
Guido
...assicurar mi dei.
Quando in mar disceso il raggio
fia del giorno, e l’aer fosco,
te domani, al fianco mio
presso il tempio rivedrò?
 
Ubaldo
(Che farò, che farò.) Sì...
 
Guido
Un amplesso... Un bacio... Addio...
 
Ubaldo
(Che promisi!... che farò!...)
 
Guido
In te riposo in te m’affido:
Sia l’amistade scudo all’amore.
Di gioia immensa ho pieno il core...
Ah! la divida tu pur con me.
 
Ubaldo
Sì, la tua gioia con te divido,
fia l’arlustade scudo all’amore...
(Più lacerato di questo core.
No, sulla terra un cor non v’e!)
(Guido parte. Ubaldo cade su una seggiola.)
(dopo qualche momento di silenzio)
La madre estinta il genitor fuggiasco,
di tue repulse, ingrata,
pretesti furo! amavi...
Ma non Ubaldo! – E renderò felice io...
il rivale, io stesso?
No. – Pur... Che mai decido?
Il tutto sappia Boemondo... Ah! Guido
io perdo, e non ottengo
la fatal donna!
(rimane taciturno colle braccia conserte, lo sguardo affisso al suolo; quindi si riscuote, come colui che ha già presa una determinazione.)
Si: rapirla... E fia
che l’amistà, che la giurata fede
si vilmente io calpesti?...
Cede tutto ad amor. Tu lo dicesti!
 
 
Scena 2
Sala adorna di quadri nel palagio di Sigifredo. A porte laterali e verone in prospetto che o risponde sul giardino.
 
Elena
Del tremendo Ezzelin, di Boemondo
qui suo ministro, nè di lui men crudo,
all’ire il padre s’involò!... Belluno
ricovera e difesa entro sue mura
al fuggente assecura.
Lieta son io, più lieta
il sol cadente mi vedrà domani!
Voti che amor formò, che benedisse
il consenso paterno,
benedirà domani anche l’Eterno!
Ah! si del tenero amor mio
al trasporto appena io reggo...
Gl’inni ascolte, l’ara io veggo
ove sposo diverra.
Sarò tua dinanzi a Dio,
tua per sempre, o mio diletto...
Si comprende in questo detto
quanta gioia il ciel creò!
 
Gualtiero entra.
 
Gualtiero
Elena? O... (avanzadosi dal verone)
 
Elena
Ebben, Gualtiero?.. Sembri agitato!..
 
Gualtiero
È vero... Tutta l’alma ho commossa...
Un peregrino, dalla romita via che al parco
adduce inoltrava guardingo; a lui d’incontro
io mossi...Ah! chi poteva immaginar
Soltanto!... Egli me segue... vedi...
 
Sigifredo entra. Egli appena arrivato protende le braccia ad Elena e getta il cappello che fa parte del suo arnese da pettegrano, e di cui l’ala rovesciata gli ombreggiava il volto. Gualtiero si ritira da una porta laterale.
 
Sigifredo
Figlia...
 
Elena
Tu, padre!...
 
Sigifredo
O figlia mia...
 
Elena
Qui riedi,
qui, dove a prezzo il capo tuo fu posto!
 
Sigifredo
Vano il fuggir tornò: cadde Belluno,
cadde in potere anch’essa
del barbaro Eccelino,
all’odio ghibellino
co’ miei seguaci un’ospital capanna
più di mi ascose, ma drappel gli sgherri
ne rintracciò....
 
Elena
Che ascolto!...
 
Sigifredo
In questo arnese, dalla notte avvolto,
a me soltanto il fato
scampar concesse... Al fianco tuo ritorno,
chè almen perir vogl’io
fra le tue braccia, o figlia...
 
Elena
Un calpestio l’udito mi feri!.. t’ascondi..
 
(Sigifredo esce dal lato opposto a quello onde si ritirò Gualtiero.) Gualtiero entra.
 
Gualtiero (comparendo sulla soglia)
Ubaldo s’appressa...
 
Elena
Egli!... Che fia?...
(ad Ubaldo)
Tu gungi ad ora ben tarda!
 
Ubaldo
In tempo a possederti ancora io giungo. Vieni.
 
Elena
Ah! dove?
 
Ubaldo
Ne’ lari miei.
 
Elena
Che parli?
 
Ubaldo
Donde non uscirai che mia consorte.
 
Elena
Che oseresti!
 
Ubaldo
Opporti a’ miei desiri, più, crudele, or non puoi...
 
Elena
Ciel!... tu deliri!
 
Ubaldo
Tremendo è il mio deliro! Ebbro d’amor
son io!... Forza è seguirmi...
 
Elena
Scostati... Cessa...
 
Ubaldo
Che indugi?
 
Elena
Oh Dio!... Parla sommesso...
(guardando atterrita dalla parte ove si nascose il padre)
 
Ubaldo
Ascolta: schiera è de’ miei raccolta
quinci dappresso...
 
Elena
(Io palpito!...)
 
Ubaldo
Che giova omai resistere?
Chi può sottrarti a me?
 
(accostandosi ad Elena, come per trascinarla seco)
Sigifredo entra. Egli ha deposte le spoglie di pellegrino e stringe nella destra il brando sguainato.
 
Sigifredo
Io...
 
Ubaldo
Sigifredo!.. Un demone qui lo conduce!...
 
Elena
Ahimè!...
 
Sigifredo
Un nume, un nume vindice
qui, traditor, mi guida:
L’onore in suon terribile
sangue domanda, e grida
e nel tuo sangue, o perfido,
l’oltraggio io laverò.
 
Ubaldo
Tutto m’investe un fremito,
corre all’acciar la mano;
dell’ira temeraria
dovrei punirti, insano...
Ma togliere al carnefice
i dritti suoi non vo’.
 
Elena
Ah! può scoprirti e perdere
un grido solo, un detto!...
Rammenta qual patibolo
hanno i crudeli eretto!...
Pensa che sopravvivere
la figlia a te non può.
 
Sigifredo
Snuda il ferro, ed esci meco,
o dirò che un vilto se;.
 
Ubaldo
Vile!
 
Elena (supplichevole)
Ubaldo...
 
Ubaldo
Io vile!... Ah cieco son di sdegno!.. Andiam...
 
Elena
No... dèi prima uccidermi, spietato...
(cadendo a’ pie di Ubaldo e stringendo gli le ginocchia)
 
Sigifredo
Vieni...
 
Ubaldo
Resta.
 
I seguaci di Ubaldo entra, poi Gualtiero, quindi un drappello di Armigeri.
 
Coro di Seguaci (accorrendo)
In tuo soccorso... qui costui!...
 
Sigifredo
 (nel massimo spavento)
Nemico fato! Stuol di sgherri ai gridi accorso,
già si avanta...
 
Elena
Cielo! aita
 
Gulatiero, Elena
(spingondo Sigifredo verso i giardini)
Fuggi!....
 
Sigifredo
E tardi.
 
Armigeri
Che mai vedo!...
 
Ubaldo
(Ah, che feci!...)
 
Sigifredo (getta la spada)
(Son perduto.)
 
Armigeri
Il ribelle Sigifredo!
Si circondi
 
Elena (avviticchiandosi al padre)
Ah!...
 
Armigeri
T’allontana.
 
Elena
Non fia ver!...
 
Gualtiero
Di lei pietà...
 
Armigeri
Stolta, ed osi!...
 
Elena
Forza umana separarci non potrà.
 
Sigifredo
Figlia, addio... per sempre addio...
Al supplizio già m’appresto;
ma l’onor del sangue mio
sulla terra illeso io resto.
È confin di mie sciagure,
è trïonfo a me la scure...
Tu conforta il cor piagato,
miglior padre avrai nel ciel.
 
Elena
Padre... padre... crudeli... crudeli
Tigri...furie dell’averno,
quelle spade in me vibrate,
ma strapparmi al sen paterno,
fin ch’io vivo, non sperate.
Disfidiam la cruda sorte,
ne colpisca insiem la morte,
ed insieme, o padre amato,
ne raccolga Iddio nel ciel.
 
Ubaldo
(Ah! Che feci infelice Elena...
Oh! ciel ti conforta
Ohimè, maledettoio fui dal ciel.
Mi seguiro, al giunger mio,
lutto e morte in queste mura...
Quale un empio in ira a Dio
porto meco la sciagura!
Ho nel cor l!atroce morso
d’un terribile rimorso...
Ah! l’amico è vendicato,
maledetto fui dal ciel.)
 
Gualtiero
Trista notte... sventurato!...
Misera, oh ciel ti conforta
Oh! crudel.
Ho di morte in petto il gel!
 
Armigeri
T’apparecchia, scellerato,
al supplizio più crudel.
 
(Elena è divelta dal fianco del padre, e mentre lo vede allontanarsi ferocemente trascinato, cade priva di sensi nelle braccia di Gualtiero. Ubaldo si allontana desolato, la sua gente lo segue.)
 

 


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