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Mercadante
La Vestale
Italian
Title Page
Act I
Act II
Act III

CD 1

ATTO PRIMO

Il serto trionfale

SCENA PRIMA
Bosco sacro: a traverso delle folte piante scorgesi parte del Tempio di Vesta.

Emilia, Giunia e le altre Vestali tutte genuflesse.

PRECE MATTUTINA

1 - CORO DI VESTALI
Salve, o Dea protettrice di Roma,
Nel cui foco nudrito da noi
Questa patria d’intrepidi eroi
Visse, vive, ed eterna vivrà.
Salve, o Dea!
Una possa che i barbari doma
Il tuo foco ai Romani trasfonde,
E per te della terra e dell’onde
Nostro un giorno l’impero sarà.

SCENA SECONDA

La Gran Vestale e dette.

 2 - GRAN VESTALE
Sì, ministre dell’aria,
Vesta terrà l’alta promessa: il brando
nvitto di Quirino
Nuovi allori mietea.
Decio ritorna….

EMILIA
Decio!...
(colpita)

GRAN VESTALE
De’ Galli vincitor!

EMILIA
Che parli!
E grido non suonò, che spento in campo
Giacque l’eroe?

VESTALE
La fama
Il ver mentiva: egli ferito cadde,
Non estinto fra l’armi.

EMILIA
Reggimi…

GIUNIA
Oh Dio!
(sommessamente fra loro)

EMILIA
Mancar mi sento
Il respiro…

VESTALE
Dell’eterna fronda
A noi si aspetta coronar quel prode:
Alla pompa solenne
S’appresti ognuna.
(entra nel tempio seguita dal Coro)

3 - EMILIA
Ingiusto ciel!

GIUNIA
Che avvenne!…

EMILIA
Morir potessi…

GIUNIA
Qual tremendo arcano
Chiudi nel petto?...
All’amistà lo svela.

EMILIA
Tremendo, sì!
Quel Decio…

GIUNIA
Ebben?

EMILIA
Che sorge
Vittorioso dall’avello…

GIUNIA
Ah! forse?

EMILIA
Era l’anima mia… Bugiarda voce
La sua morte parlò… Roma, la terra
Un deserto mi parve, e disperata
Corsi a’ piè degli altari.

GIUNIA
Oh sventurata!...
Ben ti compiango. Ma di Vesta or sei!
Dal cor profondo svellere tu dèi
L’insidiosa imago, ed obliarla
Eternamente. 

EMILIA
Ahi! Come?
Se al nome, al solo nome
Del mio perduto bene
Tutte mi sento ribollir le vene?
Di conforto un raggio solo
Non mi avanza in tanto duolo!

GIUNIA
Non ti resta, o sconoscente,
D’amistade un’alma ardente?

EMILIA
Congiurati a danni miei
Tutti a gara son gli Dei!...

GIUNIA
Le mie preci ascolteranno…
Di più lieti sorgeranno.

EMILIA
Spento al gaudio è questo core…
Pianto eterno io spargerò.

GIUNIA
Fia diviso il tuo dolore,
Teco almeno io piangerò.

SCENA TERZA
Il Coro delle Vestali e dette.

CORO DI VESTALI
Vestali andiam… di popolo
Carche le vie già sono,
Il vincitor annunzia
Già delle trombe il suono.

EMILIA
(O Decio!)
(con trasporto) 

GIUNIA
(Insana!... Ti frena!)
(sommessamente ad Emilia)

EMILIA
(Decio,
Vederti non potrò!...)

CORO DI VESTALI
Che fia! Di viva porpora
Quel volto fiammeggiò!
(piano fra esse) 

GIUNIA
(Ti frena Emilia,
Componi il volto…
Pensa che infamia e morte
La Dea minaccia a te.) 

EMILIA
(Ah!... Sì!...
Perché di stolto giubilo
Mi balzi o cor nel petto?...
Vive l’amato oggetto,
Ma spento egli è per me!
Condanna questi palpiti
Il mio dover, la sorte…
Il palpito di morte
Meglio s’addice a te!)

GIUNIA
(Andiam, andiam Emilia
Ah, ti frena!...
Pensa che sfidi incauta,
L’ire d’orrenda sorte…
Pensa che infamia e morte
La Dea minaccia a te.)

CORO DI VESTALI
Ad incontrar quel forte
Omai si tragga il piè.
(partono) 

SCENA QUARTA

Il Foro.
La scena è rigurgitante d’immenso Popolo.
Difilano le vittoriose legioni: d’altra parte s’avanza il Senato ed i Consoli,
quindi il Collegio de’ Flamini, preceduto da Metello Pio; segue la Gran Vestale,
recando il palladio, e tutto il Coro delle Sacre Vergini:
al passaggio di esse il Popolo s’inginocchia, il Senato s’inchina, l’Esercito rende
gli onori supremi, ed i fasci de’ Consoli s’abbassano innanzi a quelli delle Vestali,
portati da quattro Littori, comparisce infine il carro del trionfatore; esso è preceduto
dai suonatori, tubicini ecc., e tirato dagli Schiavi in catene. Alcuni Duci nemici e Prigionieri seguono il cocchio. Decio è in abito trionfale,
Publio è alla testa delle schiere. Intanto cantasi il seguente: 

4 - CORO GENERALE
Plauso al Duce vincitore,
Lauri eterni alla sua chioma:
Egli esempio di valore,
Scudo e brando egli è di Roma;
Parve il nume della guerra,
I nemici debellò:
Ed ogn’eco della terra
Del suo nome rimbombò.

5 - DECIO
(scende dal cocchio e si avanza verso Licinio)
Padre…
(volendo inginocchiarsi) 

LICINIO
Decio, m’abbraccia…

METELLO
Il sommo Giove
Ognor t’arrida, o prole
Invincibile di Roma.

PUBLIO
Il tuo contento
Divido, amico…

DECIO
Essa fia pieno in breve,
Che cinto il crin d’alloro,
In braccio al mio tesoro
Volar potrò.

METELLO
Qual delle sacre alunne
Debbe l’eterna fiamma
Fra l’ombre alimentar
Della ventura notte?

GRAN VESTALE
Costei.
(Emilia avanzando)

METELLO
Compir sublime incarco è
Dato a lei. – S’avanzi.

EMILIA
(Ah!...)

GIUNIA
(Qual periglio!...)

METELLO
Svelati, e il vincitore
Del serto cingi. 

GIUNIA
(Oh istante!...)

EMILIA
(Oh mio terrore!...)
(scopre il volto: Decio resta come tocco da fulmine,
Publio anch’egli riconosce Emilia). 

DECIO  
(Che?... Deliro?...)

PUBLIO
(Colpo fatale!...)

EMILIA, GIUNIA
(Numi, aita!)

DECIO
(Ella è Vestale!...)
(Vien recata un’ara accesa: Metello riceve da uno dei Flamini il lauro d’oro,
e lo passa su fuoco sacre). 

DECIO
(Quanto mi cinge… quanto m’appare…
Fu sogno orrendo… son vane larve…
Se vero fosse il tristo evento
Sarei già spento – caduto al suol.)

EMILIA
(Ahi! chi m’aita nel mio cimento?
Il cor, la voce mancar mi sento!...
Trema la terra!... m’investe un gelo!...
D’orrido velo – si copre il sol!...)

PUBLIO
(Misero amico!... il tuo dolore
Tutto mi risento, mi spezza il core!
Un Dio nemico, un fato avverso
Per te converso – ha il riso in duol!)

METELLO, GIUNIA, GRAN VESTALE, LICINIO, LUCIO

CORO DI VESTALI, POPOLO
(Volgendosi al palladio)
Madre di Roma, Dea paventata,
L’aquila ognora, da te guidata,
Cinta di luce, carca di gloria,
Alla vittoria – disciolga il vol.

6 - LICINIO
Si compia il rito.

METELLO
Atterrati.
(a Decio, quindi porge il serto ad Emilia) 

GIUNIA
Coraggio…
(piano ad Emilia, Decio si prostra: squillano le trombe)

 EMILIA
A nome
Del cielo e della patria
Corono le tue chiome.

DECIO
(con rapido e sommesso accento)
(Ah! l’amor nostro, Emilia,
Come obliar potesti!...)

EMILIA
(Ti piansi estinto…)

DECIO
(Oh smania!...)

EMILIA
(E cinsi il vel.)

DECIO
(Che festi!...
Ma vivo, io vivo.)

PUBLIO
(Incauto!...)
(avanzandosi per alzarlo. Emilia si getta nelle braccia di Giunia) 

GIUNIA
(Calmati!)

EMILIA
(Ah! l’amo ancor!)
(si volge a Giunia)

GIUNIA
(Ahimè! che dici!...)

EMILIA
(L’amo!)

POPOLO
Al tempio.

DECIO
(Mi scaglia il brando in cor.)
(a Publio nell’estrema disperazione) 

LICINIO, LUCIO, METELLO, GRAN VESTALE, CORO DI VESTALI,

POPOLO
Si sciolga, rimbombi un inno di lode
Al nume guerriero, di Roma custode,
Chi strinse per noi l’acciaro tremendo,
Fra i Galli spargendo – di morte il terror.

DECIO
(Per sempre m’è tolta…orribile idea!...
Ma no, che strapparla io giuro alla Dea…
Le smanie di morte nel petto mi stanno…
È troppo l’affanno, - diventa furor!)

EMILIA
(Destini tremendi mi vogliono rea!...
Per me non v’è pace, né speme, né Dea…
Scampar delle furie non posso al governo;
È meco l’Averno – lo porto nel cor!)

PUBLIO
(a Decio)
(La tromba squillava, tu il brando stringesti;
E tutta un’armata in fuga volgesti:
Or doma te stesso, la sorte debella,
Fia gloria più bella, - trionfo maggior.)

GIUNIA
(Oh misera, vieni… al tempio si corra…
Di pace al tuo spirito la Diva soccorra.
Pentita ti prostra all’ara d’accanto,
Cancella col pianto – la macchia d’amor.)
(tutti partono, tranne Decio e Publio) 

7 - DECIO
Publio, mi sei tu vero amico?

PUBLIO
È tua,
Da te serbata in campo,
Questa vita ch’io vivo;
Riprendila se vuoi.

DECIO
Ben altra io voglio
Preda, che a me furava ingiusto Nume,
Emilia.

PUBLIO
Che?...

DECIO
Tu scortar mi dei
Nell’ardito proposto…

PUBLIO
Io!... Sciagurato!
Son io l’amico delle colpe? Indegno,
Orribile disegno
Tu volgi in mente! E cingi un lauro, e culla
Sul Tebro avesti, e nome
Decio!... Per te mi sento
Correr le fiamme del rossore in volto!

DECIO
Publio, sei tu che parli, io che ti ascolto?

PUBLIO
È la patria, è Roma, insano,
Che ti parla nel mio detto;
Deve a Roma un cor romano
Immolar qualunque affetto.
Profanata è quella fronda
Che le chiome ti circonda,
D’un sacrilego l’amico
No, mai Publio non sarà…
Se non cangi, a te disdico,
E per sempre, l’amistà.

DECIO
Mal riposi in te fidanza
Or che il fato a me contrasta!
Vanne, fuggi, ancor m’avanza
Il mio core, un brando…e basta.
Non v’è tempio, non v’è Dio
Che resista al brando mio.
Roma intera ad arrestarmi
Nel cimento io sfiderò.
Il mio bene a ripigliarmi
Ara a nume abbatterò.
(in atto di partire) 

PUBLIO
Che fai?... che pensi… Arrestati…
Oh, mio spavento estremo!...
Entro un abisso orribile
Ti scagli!...

DECIO
Io nulla temo.

PUBLIO
Arrestati! 

DECIO
Nulla temo! 

PUBLIO
Ah no!... ti calma… ascoltami:
Dall’infernal pensiero
Deh, cessa d’appagarti, o Decio
Con men perielio io spero.

DECIO
E come?

PUBLIO
Sotterranea
Strada m’è nota… 

DECIO
E questa
Forse conduce?...

PUBLIO
Al tempio
Della terribil Vesta.
Come del dì fia muta
La luce, a te verrò…

DECIO
E quindi?

PUBLIO
Alla tenuta
Soglia ti guiderò.

DECIO
(subito, e con slancio d’immensa gioia)
Tu?... Tu?...
O mia celeste Emilia
Ti rivedrò fra poco!...
Possente ardor mi domina
Più che di Vesta il foco.
Solo un momento, un palpito
Di gioia… e poi si mora…
Mi resta un nume ancora…
Un nume sei per me!

PUBLIO
Invan da te dividermi
Tentò l’irata sorte:
I nodi che ci stringono
Scioglier non può la morte.
Teco lo sdegno vindice
Affronto degli Dei…
E se morir tu dei,
Io morirò con te.
(partono abbracciati)                                  

FINE DELL’ATTO PRIMO 

 


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4:52:37 PM, 25 October 2014
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