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Opera Libretti




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Verdi
Don Carlos
English
Synopsis
Title Page
Italian
Act I
Act II
Act III
Act IV
Act V

 
 
ATTO PRIMO

 
Introduzione
 
Coro di cacciatori’
(La foresta di Fontainebleau. Inverno. Nel fondo in lontananza il palazzo reale.
A destra, un grande masso forma una specie di antro)
(Carlo solo guarda verso sinistra attraverso gli alberi e le rocce)
 
Coro di cacciatori’ (interno a destra)
Su, cacciator! pronti, o la belva ci sfuggerà!
 
Coro di cacciatori’ (interno a sinistra)
E noi l’avrem, pria ch’alla selva notte verrà!...
 
(Elisabetta attraversa la scena a cavallo con valletti e battistrada etc., poi esce a destra al suono delle fanfare. In questo momento Carlo appare a sinistra, nascondendosi fra gli alberi. I boscaioli guardano allontanarsi la Principessa, riprendono i loro strumenti di lavoro, si rimettono in cammino e scompaiono in fondo a sinistra)
 
 
Narrazione e Romanza
 
Carlo (solo)
Fontainebleau! foresta immensa e solitaria!
Quai giardin, quai rosai, qual Eden di splendore per Don Carlo potrà questo bosco valer, ove Elisabetta sua sorridente apparì?
 
Lascai l’Iberia, la corte lasciai, di Filippo sfidando il tremendo furore, confuso nel corteo del regio ambasciator; potrei mirarla alfin, la bella fidanzata!
Colei che vidi pria regnar sull’alma mia, colei che per l’amor regnerà sul mio cor!
 
Io la vidi e al suo sorriso
scintillar mi parve il sole;
come l’alma al paradiso
schiuse a lei la speme il vol.
Tanta gioia a me prometto
che s’inebria questo cor;
Dio, sorridi al nostro affetto,
benedici un casto amor!
 
 
Scena e Duetto
 
Carlo
(corre sulle tracce d’Elisabetta; ma s’arresta incerto ed ascolta.
Un suono di corno si fa udir di lontano)
Il suon del corno alfin nel bosco tace.
Non più dei cacciator echeggiano i clamor…
Cadde il dì!.. Tace ognun.. e la stella primiera
scintilla nel lontan spazio azzurrin.
Come del regio ostel rinvenire il cammin?
Questa selva è tanto nera!
 
Tebaldo (di dentro)
Olà! scudier!.. olà! paggi del Re!
 
Carlo
Qual voce risuonò nell’oscura foresta?
 
Tebaldo
Olà! Venite, boscaiuoli, a me, a me!
(appare il paggio con Elisabetta che si appoggia al suo braccio)
 
Carlo
Oh! vision gentile ver me, ver me s’avanza!
 
Tebaldo (con terrore)
Non trovo più la via per ritornar..
Ecco il mio braccio; sostegno a voi fia.
La notte è buia, il gel vi fa tremar;
andiam ancor…
 
Elisabetta
Ahi! come stanca sono!
 
(Carlo appare e s’inchina ad Elisabetta)
 
Tebaldo (atterrito a Carlo)
Ciel! ma chi sei tu?
 
Carlo (ad Elisabetta)
Io sono uno stranier, uno spagnuol.
 
Elisabetta
Di quei del corteo ch’accompagna il signore di Lerma, Ambasciator di Spagna?
 
Carlo (con fuoco)
Sì, nobil donna!.. E scudo a voi sarò.
 
Tebaldo (in fondo al teatro)
Qual piacer! brillar lontano
laggiù mirai Fontainebleau!
Per ricondurvi al regio ostello
sino al castel io correrò!
 
Elisabetta (con autorità)
Va, non temer per me;
la regal fidanzata di Don Carlo son io!
ho fè nell’onore spagnuol!
Paggio, al castel t’affretta!..
Ei difender saprà la figlia del tuo Re.
 
(Tebaldo s’inchina e esce.
Carlo, la mano sulla spada, si pone fieramente alla destra di Elisabetta)
 
 
Duetto
 
(Elisabetta alza gli occhi su Carlo; i loro sguardi s’incontrano e Carlo, come involontariamente, s’inchina davanti a Elisabetta)
(Carlo raccoglie dei rami secchi)
 
Elisabetta (sorpresa)
Che mai fate voi?
 
Carlo
Alla guerra,
quando il ciel per tenda abbiam,
sterpi chiedere alla terra
per la fiamma noi dobbiam.
 
Già, già! la stipa diè la bramata scintilla,
e la fiamma ecco già brilla!
Al campo allor che splende così vivace e bella
la messaggiera ell’è di vittoria o d’amor!
 
Elisabetta
E lasciaste Madrid?
 
Carlo
Sì.
 
Elisabetta
Conchiuder questa sera la pace si potrà?..
 
Carlo
Sì, pria del dì novel
stipular l’imeneo col figlio del mio Re,
con Don Carlo si dé!
 
Elisabetta
Ah, favelliam, favelliam di lui!
Ah! Terror arcano invade questo core,
esul lontana andrò
la Francia lascierò!
Ma pari al mio
vorrei di lui l’amore.
 
Carlo
Carlo vorrà viver al vostro piè,
arde d’amore; nel vostro core ha fè.
 
Elisabetta (con tristezza)
Io lascierò la Francia
e il padre insieme;
Dio lo vuol, partirò;
un’altra patria avrò,
n’andrò giuliva e pieno il cor di speme!
 
Carlo
E Carlo pur amandovi vivrà;
al vostro piè lo giuro, ei v’amerà!
 
Elisabetta
Perchè mi balza il cor?
Ciel! chi siete mai?
 
Carlo
Del prence messagger, per voi questo recai.
(dandole uno scrigno)
 
Elisabetta
Un suo don!
 
Carlo
V’inviò l’immagin sua fedel.
Noto vi fia così.
 
Elisabetta
Gran Dio! Io lo vedrò!…
Non oso aprir! .. Ah, ma pur vederlo bramo.
(guardando il ritratto e riconoscendo Don Carlo)
Possente Iddio!
 
Carlo
(cadendo ai suoi piedi)
Carlo son io..  e t’amo!... sí, t’amo.
 
Elisabetta  (tra sè)
(Di qual amor, di quant’ardor
quest’alma è piena!
Al suo destin voler divino
or m’incatena!
Arcan terror m’avea nel cor,
e ancor ne tremo..
Amata son, amata io sono, gaudio supremo
ne sento in cor!)
 
Carlo
Sì, t’amo, t’amo’ te sola io bramo,
vivrò per te, per te morrò!
 
Elisabetta
Se l’amor ci guidò, se a me t’avvicinò,
il fe’ perchè ci vuol felici appieno.
(colpo di cannone)
Qual rumor!
 
Carlo
Il cannone echeggiò.
 
Elisabetta
Fausto dì!
Questo è il segnal di festa!
(le terrazze illuminate di Fontainebleau brillano in lontananza)
 
Elisabetta e Carlo
Sì, lode al ciel, la pace è stretta!...
 
Elisabetta
Qual baglior?... E’ il castel che risplende così.
 
Carlo
Sparì l’orro della foresta;
tutto è gioia, splendor, tutto è delizia, amor!
 
Elisabetta
Ah! Ciel!
 
Carlo ed Elisabetta
Il ciel vegga alfin uniti cor a cor
nell’imeneo che Dio ci appresta!
 
Carlo
Ah! non temer, ritorna in te,
o, bella fidanzata!
Angel d’amor, leva su me la tua pupilla amata.
Rinnovelliam, ebbri d’amor,
il giuro che ci univa;
lo disse il labbro, il ciel l’udiva.
Lo fece il cor!
 
Elisabetta
Ah! se tremo ancor terror non è.
Mi sento già rinata!
A voluttà nuova per me
è l’alma abbandonata.
Rinnovelliam, ebbri d’amor,
il giuro che ci univa;
lo disse il labbro, il ciel l’udiva.
Lo fece il cor!
 
 
Scena e Finale
 
(Tebaldo entra con dei paggi che portano fiaccole. I paggi restano al fondo. Tebaldo s’avanza solo verso Elisabetta)
 
Tebaldo
(prostrandosi e baciando la veste d’Elisabetta)
Al fedel ch’ora viene, o signora,
un messaggio felice a recar,
accordate un favor;
di serbarmi con voi
nè mai lascarvi più.
 
Elisabetta (rialzandolo)
Sia pur!
 
Tebaldo
Regina, vi saluto, sposa a Filippo Re.
 
Elisabetta (tremante)
No! sono all’Infante dal padre fidanzata.
 
Tebaldo
Al monarca spagnuol v’ha Enrico destinata.
Siete Regina.
 
Elisabetta
Ahimè!
 
Carlo
(Nel cor mi corse un gel!
L’abisso s’apre a me!
E tu lo soffri, o ciel!)
 
(il Conte di Lerma, ambasciatore di Spagna, la Contessa d’Aremberg, dame di Elisabetta, paggi, valletti che portano delle fiaccole e una lettiga, e il popolo s’avvicinano)
 
Coro (da lontano, avvicinandosi poco a poco)
Inni di festa lieti echeggiate,
e salutate
il lieto dì.
La pace appresta felici istanti;
due cori amanti
il cielo unì!
Gloria ed onore alla più bella,
onore a quella
che dee doman
assisa in soglio, gentil compagna,
al Re di Spagna
dar la sua man!
Regina Ispana.
gloria ed onor!
 
Elisabetta
Tutto sparve…
 
Carlo
Sorte ingrata!
 
Elisabetta
Al dolor son condannata!
 
Carlo ed Elisabetta
Spariva il sogno d’or!
Svaniva dal mio cor!
 
Carlo
Tutto finì! Al più crudel dolor
nostr’alma è condannata! Tanto amor ora finì.
 
Elisabetta
Ahimè! nostr’alma è condannata,
non troverem mai più
tanto amor, tanto ben.
 
Il Conte di Lerma (ad Elisabetta)
Il glorioso Re di Francia, il grande Enrico,
al monarca di Spagna e dell’India vuol dar
la man d’Elisabetta, sua figliuola.
Questo vincol sarà suggello d’amistà.
Ma Filippo lasciarvi libertade vuol intera
gradite voi la man del mio Re... che la spera?
 
Le donne
Accettate, Elisabetta la man che v’offre il Re
Pietà! La pace avrem alfin! pietà di noi!
 
Il Conte di Lerma
Che rispondete?
 
Elisabetta (con voce morente)
Sì.
 
Coro
Vi benedica
Iddio al ciel!
La sorte amica
vi sia fedel!
 
Carlo ed Elisabetta
(È l’angoscia suprema!
Mi sento morir! Ah!)
 
Coro
Inni di festa lieti ecc.
 
Carlo ed Elisabetta
O martir! o dolor!
Non v’ha duol più crudel!
Nostr’alme condannate
non troveran mai più tanto amor.
 
Coro
Regina Ispana, gloria, onor!
 
(Elisabetta, condotta dal conte di Lerma sale in lettiga.
Don Carlo rimane disperato, la testa tra le mani, sulla roccia dove Elisabetta era seduta. Il corteggio si mette in cammino)
 
Carlo
Ahimè! ahimè!...
 
Co
 
ro

Gloria! Onor!
(allontanandosi sempre più)
Inni di festa, ecc.
 
Carlo (con disperazione)
L’ora fatale è suonata!
M’era la vita beata,
cruda, funesta or m’appar.
Sparì un sogno così bel!
O destin fatal, o destin crudel!

 


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10:04:45 AM, 29 August 2014
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