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Opera Libretti




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Verdi
Don Carlos
English
Synopsis
Title Page
Italian
Act I
Act II
Act III
Act IV
Act V

 
 
ATTO TERZO

 
Quadro Primo
I giardini della regina
 
In fondo, sotto un arco di pietra, una statua con una fontana. Notte chiara.
 
Introduzione
 
Elisabetta
Deh, vieni a me! La festa appena è cominciata
e dal giulivo suon mi sento affaticata.
Era troppo pretender da me!
Il Re, che doman dee cinger la corona
presso l’altar, prega il Dio che perdona.
Supplice anch’io pregar vo’ Dio!
 
Eboli
Tutta la corte è là...  E Carlo...
 
Elisabetta
Prendi il mio manto,
il monil, la mia larva.
Tu resta qui; in te intanto me
vedranno tratti in error.
Va, del mio cor la brama
è di pregar. La festa ti reclama.
Addio!
 
Dame
Quanti fior e quante stelle
qui nei giardin e in fondo al ciel!
Possa tardar ancora l’apparir del dì!
 
Eboli
Per brev’ora io sono Regina;
ingannato dall’error
ogni grande a me s’inchina;
io sono come la beltà
della favola del Vel
quando vide scintillar
il raggio d’una stella,
e fino all’alba ho da regnar!
Nel mistero io vo’ d’amor
Carlo, il prence, inebriar.
 
Dame
Mandoline, corde d’ôr
non vi tempri che l’amor.
Armonie dolci al cor
melodie liete ancor
fin che il giorno spunterà
sol v’ispiri voluttà.
 
 
Scena, Duetto e Terzetto
 
Carlo
(leggendo un biglietto)
‘ mezzanotte, ai giardin della Regina,
sotto gli allôr della fonte vicina.’
È mezzanotte;
mi par udir il mormorio del vicino fonte...
Ebbro d’amor, ebbro di gioia il core!
Elisabetta, mio ben, mio ben, mio tesor, a me vien!
(ad Eboli, che entra, mascherata, da lui creduta Elisabetta)
Sei tu, sei tu, bell’adorata,
che apparì in mezzo ai fior!
Sei tu, sei tu! l’alma beata
già scorda il suo dolor!
O tu cagion del mio contento,
parlarti posso almen!
O tu cagion del mio tormento,
sei tu, amor mio, sei tu, mio ben!
 
Eboli (tra sè)
(Un tanto amore è gioia a me suprema!
Amata. Amata io son!)
 
Carlo
L’universo obliam! te sola, o cara, io bramo!
Passato più non ho, non penso all’avvenir!
Io t’amo! io t‘amo!
 
Eboli
Possa l’amor il tuo cor...al mio cor...
il tuo cor...sempre unir!
 
Carlo  
L’universo obliam, la vita e il ciel istesso!
Io t’amo! io tamo!
 
Eboli
(si toglie la maschera)
Oh! gioia suprema!
 
Carlo (con dolore, tra sè)
(Ciel! Non è  la Regina!)
 
Eboli
Ahimè! qual mai pensiero
vi tien pallido, immoto, e fa gelido il labbro?
Quale spettro si leva fra noi?
Non credete al mio cor, che sol batte per voi?
 
V’è ignoto forse, ignoto ancora
qual fier agguato a’ piedi vostri sta?
Sul vostro capo, ad ora, ad ora
la folgore del ciel piombar potrà!
 
Carlo
Deh! Nol credete ad ora, ad ora
più denso vedo delle nubi il vel;
su questo capo io veggo ognora
pronta a scoppiar la folgore del ciel!
 
Eboli
Udii dal padre, da Posa istesso
In tuon sinistro di voi parlar.
 
Carlo
Rodrigo
 
Eboli
Salvarvi poss’io.Io v’amo!
 
Carlo
Qual mistero a me si rivelò?
 
Eboli (inquieta)
Ah Carlo!
 
Carlo
Il vostro inver celeste un core,
ma chiuso il mio restar al gaudio de’!
Noi facemmo ambedue un sogno strano,
In notte si gentil, tra il profumo dei fior.
 
Eboli
Un sogno! o ciel! Quelle parole ardenti
ad altra credeste rivolgere illuso.
Qual balen! Qual mister!...
Voi la Regina amate!...Voi...
 
Carlo (atterrito)
Pietà
(Rodrigo entra)
 
Rodrigo
Che disse mai!? Egli delira,
non merta fe’, demente egli è!
 
Eboli
Io nel suo cor lessi l’amor;
or noto è a me. Ei si perdè
 
Rodrigo (terribile)
Che vuoi dir?
 
Eboli
Tutti io so!
 
Rodrigo
Che vuoi dir? Sciagurata!
Trema! io son...
 
Eboli
L’intimo sei del re.
Ignoto non è a me.
Ma una nemica io son formidabil, possente
m’e noto il tuo poter, il mio t’è ignoto ancor!
 
Rodrigo
Che mai pretendi dir?
 
Eboli (a Rodrigo)
Nulla!
Al mio furor sfuggite invano,
il suo destin è in questa mano.
 
Rodrigo (ad Eboli)
Parlar dovete, a noi svelate
qual mai pensiero vi trasse qui.
 
Eboli
Io son la tigre al cor ferita,
alla vendetta l’offesa invita.
 
Rodrigo
Su voi del ciel cadrà il furor,
degli innocenti è il protettor.
 
Eboli
Il mio furor su di voi piomberà!
 
Carlo
Stolto fui! Stolto fui! Oh destin spietato!
D’una madre ho il nome macchiato!
Sol Iddio indagar potrà, se questo cor colpa non ha.
 
Eboli
Ed io, che tremava al suo aspetto!...
Ella volea - questa santa novella
di celesti virtù mascherando il suo cor,
il piacere libar ed intera
la coppa vuotar dell’amor.
Ah! per mia fè! fu ben ardita!
 
Rodrigo
(estraendo un pugnale)
Tu qui morrai.
 
Carlo (trattenendolo)
Rodrigo!
 
Rodrigo
Il velen ancora non stillò
quel labbro maledetto!
 
Carlo
Rodrigo, frena il cor!
 
Eboli
Perché tardi a ferir?
Non indugiar ancor!
Perché tardi?
 
Rodrigo
(gettando il pugnale)
No, una speme mi resta;
m’ispirerà il Signor.
 
Eboli (a Carlo)
Trema per te, falso figliuolo,
la mia vendetta arriva già.
Trema per te, fra poco il suolo
sotto il tuo piè si schiuderà!
 
Rodrigo (ad Eboli)
Tacer tu dêi; rispetta il duolo,
o un Dio severo ti punirà.
Tacer tu dêi; o per te il suolo
sotto il tuo piè si schiuderà!
 
Carlo
Tutto ella sa! Tremendo duolo!
Oppresso il cor, forza non ha
Tutto ella sa! nè ancora il suolo
sotto il mio piè si schiuderà!
(Eboli esce furibonda)
 
Rodrigo
Carlo, se mai su te fogli importanti serbi,
qualche nota, un segreto, a me affidarli dêi.
 
Carlo (esitando)
A te! all’intimo del Re?
 
Rodrigo
Sospetti tu di me? ... di me?
 
Carlo
No, no, del mio cor sei la speranza.
Questo cor che sì t’amò
a te chiudere non so.
In te riposi ogni fidanza
sì, questi fogli importanti ti do.
 
Rodrigo
Carlo, tu puoi,
puoi fidare in me.
 
Carlo
Io m’abbandono a te.
 
Quadro Secondo
Una grande piazza davanti alla cattedrale di Valladolid
 
A destra la chiesa, cui conduce una grande scala.
A sinistra, un palazzo. In fondo, altra scalinata che scende ad una piazza inferiore.
Grandi edifizi e colline lontane chiudono l’orizzonte.
 
Gran Finale
La folla contenuta a mala pena dagli alabardi, invade la piazza. Le campane suonano.
 
Il popolo
Spuntato ecco il dì d’esultanza -
onore, onor al più grande dei Regi!
In esso hanno i popol fidanza,
il mondo è prostrato al suo piè!
Il nostro amor ovunque l’accompagna,
e questo amor giammai non scemerà!
Il nome suo è l’orgoglio della Spagna,
e viver deve nell’eternità!
(si ode una marcia funebre; i frati attraversano la piazza, conducendo i condannati del Santo Uffizio)
 
I frati
Il dì spuntò, dì del terrore,
il dì tremendo, il dì feral!
Morran, morran!
Giusto è il rigore,
giusto gli è il rigor dell’Immortal.
Ma di perdon voce suprema
all’anatema succederà
se il peccator all’ora estrema
si pentirà!
(i frati e i condannati discendono verso la piazza sottostante, dove è pronto il rogo.
 
Il popolo
Spuntato è il dì d’esultanza etc..
 
Marcia
Il corteggio esce dal palazzo. Tutte le corporazioni dello stato, tutta la corte,  i deputati di tutte le provincie dell’impero, i Grandi di Spagna - Rodrigo è in mezzo ad essi. La regina in mezzo alle dame. Tebaldo porta il manto d’Elisabetta; paggi, etc... 
Il corteggio si dispone innanzi ai gradini della chiesa.
 
L’araldo reale
(innanzi alle porte della chiesa, che restano chiuse)
Schiusa or sia la porta del tempio!
O magion del Signor, t’apri ormai!
Sacrario venerato,
a noi rendi il nostro Re!
 
Tutti
Schiusa or sia la porta del tempio!
O magion del Signor, t’apri ormai!
Sacrario venerato,
a noi rendi il nostro Re!
(le porte della chiesa nell’aprirsi lascian vedere Filippo con la corona sul capo, che avanza sotto un baldachino in mezzo ai frati. I signori s’inchinano, il popolo si prostra)
 
Filippo
Nel posar sul mio capo la corona,
popol, giurai al ciel, che me la dona,
dar morte ai rei col fuoco e con l’acciar.
 
Tutti
Gloria a Fílippo! gloria al ciel!
(tutti s’inchinano silenziosi. Filippo scende gradini del tempio, prende Elisabetta per mano e continua il suo cammino. I deputati Fiamminghi si presentano all’improvviso, condotti da Don Carlo, e si gettano ai piedi di Filippo)
 
Elisabetta
(Qui Carlo! O cíel!)
 
Rodrigo
(Qual pensier lo sospinge?)
 
Filippo
Chi son costor prostrati innanzi a me?
 
Carlo
Son messaggier del Brabante e di Fiandra
ch’il tuo figliuol adduce innanzi al Re.
 
I deputati di Fiandra
Sire; no, l’ora estrema
ancora non suonò per i Fiamminghi in duol.
Tutto un popolo t’implora,
fa che in pianto così sempre non gema.
Se pietoso il tuo core
la clemenza e la pace chiedea nel tempio,
pietà di noi ti prenda, e salva il nostro suol,
o Re, che avesti il tuo poter da Dio.
 
Filippo
A Dio voi foste infidi,
infidi al vostro Re.
Son i Fiamminghi a me ribelli
guardie, vadan lontan da me!
 
Elisabetta, Carlo e Rodrigo
Sudi lor stenda il Re la sua mano sovrana
trovi pietà, signor, il Fiammingo nel duol,
nel suo martir presso a morir
ei manda già l’estremo suo sospir!
 
Tebaldo ed il popolo
Nel suo martir presso a morir
ei manda già l’estremo sospir.
Pietà, pietà del Fiammingo in duol,
pietà, pietà, o signor!
 
Sei frati
No! Son costor infidi,
in Dio non han la fè.
Vedete in lor sol dei ribelli!
Tutti il rigor mertan del Re!
 
Tutti (salvo Filippo ed i frati)
Su di lor stenda il Re la sua mano sovrana, ecc.
(il Re vuol passar oltre; Don Carlo si pone innanzi a lui)
 
Carlo
Sire! Egli è tempo ch’io viva!
Stanco son di seguir una esistenza oscura
in questo suol!
Se Dio vuol che il tuo serto
questa mia fronte un giorno a cinger venga,
per la Spagna prepara un Re degno di lei!
Il Brabante e la Fiandra a me tu dona.
 
Filippo
Insensato!
Chieder tanto ardisci!
Tu vuoi ch’io stesso porga
a te l’acciar che un dì immolerebbe il Re!
 
Carlo
Ah! Dio legge a noi nei cor;
Ei giudicar ci de’.
 
Elisabetta
(Io tremo!)
 
Rodrigo
(Ei si perdè!)
 
Carlo
(snudando la spada)
Io qui lo giuro al ciel!
Sarò tuo salvator, popol fiammingo.
Io sol!
 
Tutti (salvo Filippo e Carlo)
L’acciar! Innanzi al Re!
L’Infante è fuor di sè!
 
Filippo
Guardie, disarmato ei sia.
Signor, sostegni del mio trono,
disarmato ei sia!...
Ma che? nessuno?...
 
Carlo
Or ben! di voi chi l’oserà?
A quest’acciar chi sfuggirà!
(i Grandi di Spagna indietreggiano innanzi a Don Carlo)
 
Filippo
Disarmato ei sia!
 
Rodrigo (a Carlo)
A me il ferro!
 
Carlo
O ciel!
Tu! Rodrigo!
(Don Carlo porge la sua spada a Rodrigo, che s’inchina nel presentarla al Re)
 
Tutti
Egli! Posa!
 
Elisabetta
Ei!
 
Filippo
Marchese, duca siete.
Andiam or alla festa!
 
Il popolo
Spuntato è il dì d’esultanza ecc…
 
I frati
Il dì spuntò del terrore! ecc...
(Il Re s’incammina dando la mano alla Regina: la Corte lo segue. Vanno a prender posto nella tribuna a loro riservata per l’auto-da-fé. Si vede il chiarore delle fiamme lontane.)
 
Una voce dal cielo
Volate verso il ciel, volate, povere alme,
v’affrettate a goder la pace del Signor.
 
I deputati di Fiandra (in disparte)
E puoi soffrirlo, o ciel!
Nè spegni quelle fiamme!
S’accende in nome tuo quel rogo punitor!
E in nome del Signor l’accende l’oppressor!
 
I frati
Il dì tremendo, il dì feral!
 
Filippo ed i frati
Gloria al ciel!
 
Il popolo
Gloria al ciel!
(le fiamme si alzano del rogo)
 

 


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