About this Recording
8.111317 - PIZZINI: Al Piemonte / Il poema delle Dolomiti / Grotte di Postumia / Strapaese (Pizzini) (1955-1956)
English  Italian 

Carlo Alberto Pizzini (1905 – 1981)
Musica per orchestra

 

Carlo Alberto Pizzini nacque a Roma il 22 marzo 1905 e studiò composizione con Ottorino Respighi. Si diplomò nel 1929 a Bologna. Diciannovenne istituì in Roma i “Concerti per l’educazione musicale degli Studenti” con il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione. Fu Ispettore Musicale presso la SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) dal 1932 al 1937 e nel 1954 fu nominato “Socio per chiara fama” di questa istituzione. Dal 1938 al 1970 fece parte del personale direttivo della RAI. Nel 1942 venne eletto Accademico di S.Cecilia, dove, dal 1970 fino alla sua scomparsa, ricoprì l’incarico di Vice Presidente. Nel 1949 fu nominato Accademico di Francia. Rappresentò la RAI e l’Accademia di S.Cecilia nelle giurie dei concorsi internazionali più prestigiosi e presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo. Diresse numerosi concerti, generalmente dedicati a sue composizioni, in molti paesi. Nel 1967 fu eletto Accademico Filarmonico di Bologna (alla quale appartenne anche Mozart). Compose musica da camera, corale, bandistica, per la radio, il cinema, la televisione il teatro ecc.

Le sue composizioni furono eseguite da famosi interpreti presso le istituzioni più prestigiose tra cui l’Accademia di S.Cecilia di Roma, il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio” di Parma, il Teatro dell’Opera Reale di Budapest, a Erode Attico di Atene, al Mozarteum di Salisburgo, presso la Philharmonie di Berlino, al Plateau Hall e all’Hermitage di Montreal, al Metropolitan e alla Carnegie Hall di New York, alla Costitution Hall di Washington, ecc. Ebbe vari riconoscimenti: Cavaliere di Gran Croce (Italia), Cavaliere della Legion d’Onore (Francia), Croce al Merito (Germania), Commendatore Ordine Pontificio di S.Gregorio Magno (Città del Vaticano), Commendatore del Sovrano Ordine di Malta.

Carlo Alberto Pizzini morì a Roma l’8 settembre 1981 e il Comune di Roma, nel 1995, gli dedicò una strada della città.

Al Piemonte (1940)
Il trittico sinfonico Al Piemonte è ispirato dalla storia, dalle bellezze naturali e dal fervore lavorativo della bella regione pedemontana in cui il compositore, romano, soggiornò e lavorò per lungo tempo.

Il rigore formale diventa in quest’opera armonia e il magistero tecnico e architettonico è inteso come astrazione coloristica, piuttosto che rievocativa, nel completo dominio della strumentazione. Ciò che della terra di Piemonte ha attratto il Pizzini è stata dapprima la sua storia, tutta grandi aspirazioni e lotte, costellata da fulgide glorie, poi la bellezza dei suoi monti e delle sue valli e alla fine la sua fecondità in uomini dalla tempra gagliarda, soldati, indefessi lavoratori nei campi e nelle officine.

L’opera si compone di tre quadri. Insegne gloriose: il primo, si apre con un tema festoso delle trombe e dei tromboni. Col ritorno ciclico integrale e parziale di esso, tutti e tre i quadri sono riscaldati da questa atmosfera cosicché l’evocazione delle “insegne gloriose” si insinuerà, sia pure teneramente, col carattere di un accenno o di un ricordo, anche in mezzo all’estasi suscitata dal paesaggio alpestre e alla fine sarà una cosa sola con l’apoteosi del lavoro nella Fiat. Accanto a questo tema dominano una linea dai gesti melodici ampi e un episodio in tempo di marcia.

Notturno sulle Alpi: qui spicca la melodia cantata in principio dal violoncello “solo” (nella quale si riassorbono poi altri disegni melodici del clarinetto e degli archi), ripresa intensamente, dopo un crescendo, dalle trombe in tono più alto. I frammenti più caratteristici del tema specifico del Notturno, concludono alla fine un’atmosfera trasfigurata nelle linee cantate successivamente dal clarinetto, dall’oboe, dagli archi e dal violino solista nel registro acuto.

Macchine e cuori (La Fiat): il terzo movimento inizia con un martellare insistente di seconde, nei bassi, a cui si sovrappongono accordi dissonanti dei tromboni in una linea discendente. Si afferma poi una frase vigorosa che si direbbe rifletta l’elementarietà, i muscoli e la tenace volontà del bracciante. Le scale cromatiche degli strumentini e degli archi completano il quadro, ravvivando le sensazioni vertiginose di una somma di energie in attività febbrile. Verso la fine il policromino fremito dell’officina è superato dalle linee cantanti: oltre alla frase dinnanzi accennata appare il tema iniziale del Trittico e la composizione si chiude con una apoteosi.


Scherzo in stile classico
(1931)
Mentre frequentava il Corso di Perfezionamento per Compositori tenuto da Ottorino Respighi, fu affidato a Pizzini il compito di comporre una Sinfonia in do minore. Detta sinfonia nacque, tra la meraviglia un po’ incredula di Respighi, in soli due giorni! Il terzo tempo di questa sinfonia, uno Scherzo in stile classico fu subito eseguito alla Radio di Milano (il 17 gennaio 1931). È questo un brano di preponderante musicalità romantica in cui è facile ritrovare la devota ammirazione che il giovane Pizzini nutriva per i compositori romantici: primi fra tutti Beethoven e Schubert.


Il poema delle Dolomiti (1931)
La partitura d’orchestra de Il poema delle Dolomiti è preceduta dalla seguente nota illustrativa:

«Risveglio nel sole: all’alba la mole imponente della montagna dolomitica si erge quale maestosa cattedrale e sembra salire dalla cupa ombra per far rifulgere nella gloria del sole le guglie eccelse!

Praterie fiorite: ovunque è quiete: pascoli smeraldini, pinete ombrose e profumate; fra i richiami pastorali giunge ardente il canto della vita, poi torna la magica quiete.

Il lago di Carezza: le acque del lago incantato scintillano. Sono le miriadi di gemme sepolte nel fondo o l’arcobaleno discioltovi dallo stregone de Latemar? Fra gli altissimi pini è un brulicare di gnomi e di folletti: la fata Carezza canta.

Tofàne eroiche: squilli di guerra e raffiche nell’infuriare della battaglia. Le rupi sembrano bagnate del sangue degli eroi. Fanfare di vittoria sovrastano il fragore del combattimento: il coro epico degli olocausti si fonde all’inno osannante che la montagna eleva a Dio. Nella fantasia dell’autore, alla visione dello spettacolo naturale si è associato il ricordo di eroiche gesta italiane (1915-1918).»

Così nel primo momento la magnificazione solare delle vette è musicalmente fusa con l’evocazione degli squilli di un’armata vittoriosa e nell’episodio di passaggio al secondo momento si insinua una fugace allusione guerresca, con accenni di ritmi marziali di una falange di guerrieri.

Nel secondo momento, poi, la melodia enunciata dal corno inglese, d’una pastorale serenità, è la medesima che nell’ultimo momento si trasformerà in espressiva figura impetuosa (Energico, guerresco).

Il terzo momento, che ha carattere di Scherzo, è ispirato alla poesia del paesaggio e alle leggende di cui l’immaginazione popolare le ha adornate. Esso evoca i monti giganteschi e lo scintillio iridato delle acque in cui si specchiano; mentre in un altro punto un disegno grottesco di fagotto tratteggia la sinistra figura dello stregone del Latemar il quale, secondo la leggenda, invano ha suscitato un prodigioso arcobaleno per attrarre e rapire la ninfa bellissima del lago e furibondo di sdegno ha scaraventato poi l’arcobaleno nel lago stesso.

L’ultimo momento è caratterizzato a sufficienza dalle note illustrative apposte alla partitura e da quanto sopra si è già incidentalmente detto a proposito della ricorrenza in esso di temi dei momenti precedenti, opportunamente trasformati. Al quale ultimo proposito va ancora notato come elemento basilare della composizione il tema fondamentale del primo momento, enunciato inizialmente dal clarinetto basso, che in vari aspetti e trasformazioni ritmiche e melodiche ricorre nella trama sinfonica di tutti gli altri momenti. Intonandosi al loro carattere espressivo fino alla trionfale conclusione: una perorazione fortissima in mi bemolle maggiore.

A proposito della conclusione: Ottorino Respighi volle di suo pugno siglare sul finale della partitura del suo giovane allievo un significativo “Bravo!” e commentò: “Le diranno come dissero a me al Carnegie Hall di New York, dopo l’esecuzione dei Pini di Roma: Complimenti a lei e alla cupola della sala!”(che aveva resistito alla grande sonorità).


Sarabanda per archi (Omaggio a Corelli) (1930)
Si tratta di un Preludio in la minore originalmente composto per quartetto d’archi. Successivamente Pizzini aggiunse i contrabbassi. Di questa composizione l’organista Ferruccio Vignanelli realizzò una trascrizione per organo.


Grotte di Postumia (1941)
Divertimento per orchestra in forma di variazioni nell’ordine: Tema, 1) Il Duomo, 2) Castello in rovina, 3) I pesci, 4) L’inferno, 5) La posta, 6) Tenda da campo, 7) Madonna col Bambino, 8) Cimitero musulmano, 9) Il nano, 10) Sala da ballo, 11) Duomo gotico.

Composto su richiesta del maestro Angelo Questa, fu da questi eseguito per la prima volta a Roma il 28 dicembre 1941 con l’Orchestra della Accademia di Santa Cecilia. Il lavoro prende spunto da un’escursione fatta dal compositore nelle grotte di Postumia quando l’Istria era ancora territorio italiano. La località nel 1947 fu ceduta alla Jugoslavia, oggi Slovenia, ed è nota con il nome di Postojna. Si accede alle vaste e suggestive grotte per mezzo di un “trenino” costituito da piccoli carrelli sui quali prendono posto i visitatori. Il convoglio attraversa le varie grotte che, a seconda della conformazione e dei ricami creati nei secoli sotto forma di stalattiti e stalagmiti, evocano ambienti e oggetti fiabeschi.

Il tema, esposto dal clarinetto basso e poi ripreso dal violoncello e puntualizzato dal fagotto, evoca l’ambiente incantato delle grotte e viene poi elaborato aritmicamente e timbricamente in una serie di variazioni che descrivono i diversi quadri di queste grotte. Esso diventa solenne nella prima variazione, intitolata Il duomo, largo nella seconda: Il castello in rovina, poi tempo di barcarola nella terza: I pesci; militare in Tenda da campo, la sesta; pastorale in La Madonna col Bambino, la settima; orientale in Cimitero musulmano, l’ottava, su disegni fioriti dell’oboe e del clarinetto, tempo di valzer, affidato al sassofono contralto in Sala da ballo, la decima variazione, per terminare solennemente nell’undicesima variazione: Il duomo gotico.


Strapaese – Impressioni dal vero (1932)
È uno studio d’ambiente laziale nella caratteristica festa della Assunzione della Beata Vergine il 15 agosto (per la cronaca si tratta del paese Gerano di Roma, nei pressi del più noto Subiaco).

All’alba del giorno di festa, un Allegro gioioso, il vecchio tamburino percorre il paese battendo la tradizionale sveglia. I paesani si radunano in attesa che il pellegrinaggio ritorni dal santuario. Al giungere sulla piazza la processione viene accolta dal Concerto Municipale nel tripudio generale del paesello in festa fra danze (il saltarello), fuochi d’artificio e canti di gioia.

L’opera è la traduzione di sensazioni cromatiche e visive, con un descrittivismo quasi fotografico dalle personalissime policromie. E qui Pizzini sa trarre nuovi “timbri” dall’orchestra. È da notare che questo è il primo lavoro sinfonico di un compositore italiano in cui figura la fisarmonica tra gli strumenti dell’orchestra.

Umberto Giordano, nella sua opera Fedora del1898, utilizzò la fisarmonica come strumento di scena. Precedentemente anche Alban Berg l’aveva inserita nel Wozzeck, ma tra gli strumenti da osteria che apparivano sul palcoscenico, avvalendosi di una scrittura atta ad evocare un tale ambiente.

Pizzini, arditamente, ma con equilibrio, tentò in tale lavoro la sovrapposizione di più tonalità sentendo in esso troppo angusta la pratica della tonalità, ma troppo accidentato il terreno della atonalità dal quale si tenne sempre lontano.

Una curiosità: Respighi amava particolarmente questa pagina musicale (dopo aver sentito il lavoro per la prima volta disse all’autore “Lo intitoli Strapaese!), tanto che venne apposta da Siena, lasciando Toscanini col quale si trovava, per assistere alla prima esecuzione alla Radio di Roma il 30 giugno 1933.


Claudio Pizzini


Close the window