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8.570165 - LORENZINO DEL LIUTO: Lute Music
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Lorenzino del Liuto (c.1552-1590)

Preludi, Fantasie e Danze

 

Lorenzino del Liuto (al secolo Lorenzo Tracetti) è stato uno dei più formidabili e apprezzati virtuosi che questo strumento abbia mai avuto. Vissuto nella seconda metà del Cinquecento è da annoverare fra i compositori che hanno condizionato la letteratura liutistica italiana e straniera. Infatti la sua musica godette di ampia diffusione in tutta Europa, come testimoniano le numerose fonti che conservano le sue composizioni. Le raccolte antologiche, pubblicate fra il 1601 e il 1617, sono state stampate in varie città d’Europa, da Utrecht a Kôln, da Nürnberg a Strasbourg, e molti dei manoscritti sono stati compilati da liutisti stranieri. Molti decenni dopo la sua morte il nome di Lorenzino era ancora diffuso. Incluso da E.G. Baron, Historisch-theoretisch und practische Untersuchung des Instruments der Lauten (1727), fra i «più famosi maestri di musica», viene citato anche da J.G. Walther, Musikalisches Lexicon (1735). Lorenzino passò molti anni della sua vita a Roma dove nacque, lavorò e morì contribuendo a stabilire continuità ed evoluzione alla scuola liutistica romana. Questa, partendo da Francesco da Milano e altri liutisti papali, attraverso Lorenzino e il Cavaliere del liuto, passa al secolo successivo con Kapsberger, Colista e Lori per giungere ai numerosi e apprezzati continuisti settecenteschi come Gaetani e Bertosi. Nel panorama liutistico italiano Lorenzino assume una posizione centrale precorrendo, soprattutto nei preludi, lo stile musicale del primo barocco. Sarà utile ricordare come i liutisti siano stati fra i primi a raggiungere, fin dai primi anni del Cinquecento, un’elevata ricchezza musicale, maturità tecnica e raffinatezza strumentale. A ragion veduta quindi il liuto venne considerato lo strumento principe. Inoltre esso si diffuse in tutte le classi sociali e intellettuali ed ebbe uno sviluppo del tutto analogo al pianoforte ottocentesco. La musica di Lorenzino deve essere considerata una preziosa testimonianza dell’elevato virtuosismo raggiunto dai suonatori di liuto nel rinascimento.

Fra le poche notizie che si hanno sulla vita di Lorenzino, sappiamo che nacque a Roma, probabilmente intorno al 1552. Il padre, Francesco Tracetti, non era italiano ma gallus belgicus e svolgeva attività di cantore presso la chiesa romana di San Lorenzo in Damaso. Sappiamo che ebbe almeno tre figli, Lorenzo, Innocenzo (anch’egli musicista) e Giovanni Angelo. Durante il periodo della sua formazione artistica, Lorenzino conobbe a S. Lorenzo in Damaso Johannes Matelart (maestro di cappella e autore di un’Intavolatura per Liuto, Roma 1559) e Vincenzo Pinti (che diventerà il famoso Cavaliere del liuto) che lavorava nello stesso palazzo per il cardinal Farnese, fra il 1563 e il 1570. La sua attività cominciò molto presto poiché nel 1570 era già un liutista stimato e conteso da nobili e cardinali, definito da testimonianze coeve «monstro di natura in quella professione per la sua età». Dal 1570 al 1572 lavorò per il cardinale Ippolito II d’Este a Tivoli, vicino Roma. Morì prematuramente il 20 luglio 1590 in una casa di un vicolo romano, dove viveva con la moglie Lucrezia Paolini. All’epoca quel vicolo non aveva nome e veniva indicato come il vicolo «ut dicitur passato l’Orso». Si tratta di un toponimo che si riferisce all’antica e famosa locanda dell’Orso situata all’inizio di una strada che ancora oggi porta il suo nome. La stradina che si imbocca appena «passato l’Orso» oggi si chiama Vicolo del Leuto. La tradizione toponimica sembra derivare da un’omonima locanda che attinse il suo nome dalla fama del liutista. Secondo quanto affermato nel Thesaurus Harmonicus, Lorenzino ricevette il cavalierato dello Speron d’Oro, onorificenza ricevuta anche da Orlando di Lasso e Wolfgang Amadeus Mozart.

Dell’opera di Lorenzino sembrano essere rimasti circa settanta pezzi conservati in sette stampe e almeno sedici manoscritti. I brani presentati in questo disco provengono tutti dalla raccolta antologica di Jean-Baptiste Besard Thesaurus Harmonicus divini Laurencini romani (Kôln, 1603), allievo di Lorenzino a Roma probabilmente fra il 1587 e il 1590. L’unica eccezione è il Passomezo preso da G.L. Fuhrmann Testudo Gallo-germanica (Nürnberg, 1615). I brani sono tutti assai complessi musicalmente e strumentalmente. L’arte di Lorenzino è immersa in un’atmosfera malinconica e densa di una poeticità molto raffinata. La difficoltà tecnica, che raggiunge i limiti fisiologici del liuto, non è mai fine a se stessa, ma viene sempre messa al servizio delle varie esigenze espressive e va a impreziosire di volta in volta l’eleganza delle frasi e del pensiero musicale. In ogni brano si fondono sviluppi tematici, ricchezza di idee ed episodi a carattere contrastante, che coinvolgono tutti i registri dello strumento. Nei preludi regna una libertà espressiva e formale che sembra nascere e svilupparsi dal suono stesso e dagli affetti che suscitano le varie armonie. I brani si evolvono attraverso una successione di episodi polifonico-imitativi e di figurazioni improvvisative, anticipando lo stile delle toccate secentesche. Anche le fantasie sono concepite in un’alternanza di episodi spesso di natura o andamento contrastante, ma la scrittura è prevalentemente contrappuntistica e la complessità polifonica molto spesso si scioglie in rapidi passaggi diminuiti prima di giungere agli episodi finali, più affermativi e rassicurativi. Fra i vertici della produzione artistica di Lorenzino bisogna sicuramente porre le intavolature di composizioni polifoniche vocali di altri autori. Questi ‘madrigali diminuiti’ tendono, nella loro complessa e virtuosistica elaborazione, a privilegiare e ad amplificare in veste liutistica l’idea originale del compositore e lo spirito del brano stesso: l’ampio respiro delle frasi si traduce nell’alternanza di passaggi diminuiti e interessanti contrappunti. Nelle danze Lorenzino si affranca dal semplice uso coreografico per proporre brani complessi e molto articolati. Nel Branle prevalgono rapide e continue ‘diminuzioni’ su basi armoniche, mentre nelle gagliarde spicca la varietà ritmica e un alto grado di difficoltà tecnica. Infine nel lungo Passomezo, danza costituita da variazioni su una base armonica costante in cui le sezioni sono facilmente riconoscibili dalle dovute sospensioni o rapide scale che le separano, Lorenzino costruisce un legame espressivo fra le varie sezioni e, attraverso raffinati intrecci polifonici che via via si intensificano, crea un’unità formale e rende questo brano assai imponente.

Marco Pesci


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