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8.572039 - RENDINE, S.: Symphonies Nos. 1 and 2, "Andorrana" (Conti)
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Sergio Rendine (nato al 1954)
Sinfonie n. 1 e n. 2, ‘Andorrana’

 

Le Sinfonie n. 1 e n. 2 ‘Andorrana’ di Sergio Rendine nascono grazie allo stimolo del direttore d’orchestra Marzio Conti che, ammiratore e frequente esecutore della musica del compositore italiano, lo ha convinto ad affrontare questa forma orchestrale così tradizionale con la quale ogni compositore contemporaneo o di un passato recente ha sempre temuto di misurarsi, ovviamente sia per l’enormità dei capolavori prodotti dalla storia della musica occidentale, che per le rigorose connotazioni strutturali che possono sembrare “gabbie” non più attuali o attuabili. Pochi gli esempi contemporanei, tra cui alcuni con l’uso del termine “Sinfonia” estremamente generico, usato come semplice composizione per orchestra, oppure come cenno di un gesto “antico”. È il caso delle due sinfonie, “Domestica” e “delle Alpi”, capolavori di Richard Strauss che di fatto più che “Sinfonie” sono “Poemi sinfonici”: siamo nei primi quindici anni del XX secolo. Un discorso a parte merita il rapporto tra Dmitrij Sostakovič e la “Sinfonia”. Ben 15 sinfonie le sue, opere che hanno, seppur nella libertà creativa, rispettato maggiormente di altri le tradizioni formali. Sostakovič si spinge molto in avanti negli anni nell’uso di questa forma dall’architettura compiuta e perfetta, fino a giungere al recente 1971 in cui pubblica l’ultima sinfonia. Finanche Schoenberg aveva, nel Quintetto op. 26, cercato di combinare l’uso della tecnica dodecafonica con i movimenti (quattro) di tradizione classica, in particolare tentando, nel primo movimento, l’utilizzazione della forma-sonata con un deciso rigore formale. Ma fu un caso isolato, così come lo fu per Stravinskij che nel 1945 “giocò” con l’assetto formale della sinfonia con la “Sinfonia in 3 movimenti”. Sergej Prokof’ev, invece, più diretto antecedente di Sostakoviã, lavorò sul genere “Sinfonia” in forma più costante, partendo dal 1917, anno in cui compone la “Sinfonia n. 1, la Classica”, fino a giungere all’ultima, incomparabile “Settima in do # minore op. 131” del 1952. Pochi coraggiosi, dunque (tra cui non si possono dimenticare anche Hindemith, Szymanowski, Krenek) che, e non ci sembra una coincidenza, sono tra gli autori più tecnicamente dotati, annoverati tra i geni del novecento dalla grande mano artigianale. Uno tra i pochissimi compositori viventi che hanno scritto con assoluta costanza delle sinfonie è Hans Werner Henze che ne ha composte ben dieci, dal 1947 sino ad affacciarsi al nuovo millennio con l’ultima, la “Decima”, che ha visto la luce nel 2000; ma queste sinfonie fanno parte di quel repertorio a cui rimane poco e niente del contenuto del genere formale, applicando il nome più ad una “suggestione” che ad un’effettiva identificazione compositiva.

Sergio Rendine accetta, con la sua indiscussa capacità tecnico-compositiva, la sfida lanciatagli da Conti e ne compone due, una dietro l’altra, nel 2006 e nel 2007. La “Prima Sinfonia”, in tre movimenti, è stata composta su commissione dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, la “Seconda Sinfonia ‘Andorrana’” è stata composta su commissione del Governo dello Stato di Andorra della Fondazione Crèdit Andorrà per l’ONCA, l’Orchestra Nazionale di Stato, come opera musicale rappresentante la cultura e le tradizioni di quel popolo. Rendine, come lui stesso afferma in un’intervista, dopo aver ascoltato e letto molta musica tradizionale di Andorra ed essersi ispirato a foto antiche locali di cui era venuto in possesso, ha scelto tre “incipit” di temi popolari, uno per ciascuno dei tre movimenti, e con quelli ha realizzato il suo affresco sonoro. Come la “Prima Sinfonia” termina con un terzo movimento che è una travolgente ed allo stesso tempo macabra danza costruita su un tema derivato da una “tarantella funebre” della tradizione popolare di Napoli, città dove il maestro italiano è nato, così i tre movimenti della “Seconda Sinfonia ‘Andorrana’” ne sono la naturale continuazione nella coloritura popolare dell’impianto tematico, anche se di una tradizione apparentemente lontana che sembra comunque appartenere con naturalezza al compositore. Quella naturalezza che solo l’animo degli artisti “puri” sa avere.

Delle due Sinfonie di Rendine il maestro Marzio Conti, ispiratore e loro esecutore in più occasioni, scrive: - Quando ho chiesto a Sergio Rendine di scrivere la Prima Sinfonia ero ben conscio di aver affidato ad uno degli ultimi compositori “veri” in campo internazionale il difficile compito di scrivere una sinfonia “moderna”. Per “Sinfonia” non s’intende il solo fatto di dare tale nome ad un brano musicale, che poi in realtà risulta essere un pezzo libero nella struttura con dei vaghi richiami alla ben nota forma classica. Esistono infatti vari casi di compositori moderni o contemporanei che hanno scritto brani col nome di Sinfonia, ma solo col nome e non di fatto. Rendine è un compositore capace di scrivere una “vera” sinfonia con la sua struttura, i suoi temi, l’appropriato impianto armonico, i suoi sviluppi e riprese, e risultare moderno, contemporaneo. Tutto ciò a dimostrazione che si può ancora scrivere a pieno titolo una sinfonia. Basta saperlo fare. E Rendine lo dimostra con le sue due “Sinfonie” per ora scritte. Lo si può però fare solo se si è in possesso di una grande tecnica, una grande cultura, un grande estro artistico che manifesta una grande anima. La difficoltà sta tutta qui...


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