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8.572332 - RESPIGHI, O.: Violin Concerto in A Major / Aria / Suite for Strings (Marzadori, Chamber Orchesta of New York, Ottorino Respighi, Di Vittorio)
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Ottorino Respighi (1879–1936)
Aria per archi • Concerto per Violino in La Maggiore • Suite per archi • Rossiniana

 

Ottorino Respighi è divenuto famoso grazie alla sua “trilogia romana”: Fontane di Roma, Pini di Roma e Feste Romane. Nei primi anni del XX secolo i suoi lavori, come quelle di alcuni musicisti suoi contemporanei, quali Gian Francesco Malipero, Alfredo Casella e Ildebrando Pizzetti (conosciuti anche come “la generazione dell’80”), contribuì a tenere in vita la musica sinfonica in Italia inserendosi in quel numero di compositori che facevano riferimento a Martucci, Sgambati, Bazzini, Mancinelli e pochi altri. Percorrendo la strada della tradizione—e grazie all’amore che egli aveva per l’antichità—Respighi promosse e rinnovò l’interesse per le forme musicali del Rinascimento e del Barocco, quelle stesse forme e tecniche compositive che altri maestri del tardo Ottocento e del primo Novecento avevano già utilizzato.

Il ricco catalogo musicale di Respighi include circa 200 brani, 36 trascrizioni e un cospicuo numero di lavori incompiuti. Ottorino Respighi, nel 1908 e per la prima volta, fu notato grazie all’orchestrazione del Lamento di Arianna di Claudio Monteverdi, la cui première avvenne a Berlino grazie all’attenzione di Artur Nikisch. La produzione ottenne un tale successo di pubblico e di critica che, dalle autorevoli pagine dell’Allgemeine Musikzeitung e del Tageblatt, si levarono parole di ammirazione per questa affascinante versione moderna. Successivamente, (siamo nel 1910) fu un suo lavoro, del tutto originale, a destare l’attenzione dell’ambiente musicale italiano: Semirama. A Bologna, dove avvenne la première, Pizzetti espresse un giudizio lusinghiero, affermando che, all’orizzonte della musica italiana, era apparsa una stella straordinaria. Finalmente, nel 1917 all’Augusteo di Roma, il trentasettenne compositore ottenne il riconoscimento internazionale grazie a Fontane di Roma, per merito anche della trascinante esecuzione di Arturo Toscanini.

Ottorino Respighi nacque a Bologna il 9 luglio del 1879 e ottenne i primi rudimenti musicali dal nonno Giuseppe, per poi proseguire gli studi al Liceo Musicale di Bologna di violino e viola con Federico Sarti, di composizione con Giuseppe Martucci e di musicologia con Luigi Torchi, in quel periodo un vero pioniere degli studi di musica antica italiana. Conseguiti, nel 1900, i rispettivi diplomi Respighi intraprese un viaggio in Russia per occupare il posto di prima viola presso l’Orchestra Imperiale Russa del Teatro di San Pietroburgo, durante le apprezzate stagioni dell’opera italiana in quel teatro. È proprio durante questo periodo che il giovane Italiano prese contatti con Rimsky-Korsakov e divenne, per soli cinque mesi, uno dei suoi allievi di orchestrazione. Rientrato a Bologna per perfezionare i suoi studi in composizione, nel 1908 tornò a viaggiare, portandosi a Berlino. Divenne allievo di Max Bruch e farà la conoscenza anche di Ferruccio Busoni. Nel 1909 è già di ritorno a Bologna dove mette a frutto i preziosi insegnamenti ricevuti in questi viaggi, dedicando il suo tempo solo alla composizione. Grazie alla sua nomina alla cattedra di Composizione presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, nel 1913, Respighi partì alla volta della capitale italiana dove poi vivrà per tutto il resto della sua vita. Nel 1919 sposò una sua ex-allieva, il soprano Elsa Olivieri-Sangiacomo, e nel 1923 Respighi assunse la direzione del conservatorio romano, ruolo che ricoprì fino al 1926.

È proprio nel ’23 che l’America conobbe l’amore che Respighi aveva per la musica antica italiana, grazie alle esecuzioni che Fritz Reiner programmò con la sua Cincinnati Orchestra della Seconda Suite delle Antiche Arie e Danze. Oltre ad Arturo Toscani (fervente promotore della musica italiana del primo ’900, con Respighi e Martucci in testa), ci fu anche Willem Mengelberg a sostenere la fortuna musicale del compositore bolognese: infatti nel 1926 diresse a New York il Concerto in modo misolidio con lo stesso Respighi al pianoforte; ancora nel febbraio del 1927 fu Sergei Koussevitzky ad eseguire a Boston la première di Vetrate di chiesa. Insieme alle ben note pagine orchestrali, Respighi ottenne lusinghieri successi anche con le sue opere liriche: nel 1923 alla Scala venne eseguita Belfagor; nel 1927 fu la volta de La campana sommersa al Teatro Municipale di Amburgo; la stessa opera otterrà un vero trionfo al Metropolitan di New York nel 1928 anche per merito di un cast straordinario, formato da Elisabeth Rethberg, Giovanni Martinelli, Ezio Pinza e Giuseppe de Luca. Infine, nel 1934, La fiamma, eseguita al Teatro Reale dell’Opera di Roma ma che fu portata al trionfo nello stesso anno da Claudia Muzio al Teatro Colón di Buenos Aires.

Grazie alla sua attività di musicologo, Respighi scoprì il suo entusiasmo per la musica italiana dal XVI al XVIII. Pubblicò revisioni di pagine di Claudio Monteverdi e Antonio Vivaldi, oltre alla Didone di Benedetto Marcello. È in virtù di questa sua devozione agli antichi maestri italiani e al loro stile compositivo, che Respighi è considerato un esponente del “Neo-Rinascimento”, o—per così dire—della tradizione Neo-Barocca in Italia. Egli nella sua musica combinò frequentemente lo stile melodico del tardo ’800 a quelli pre-classici, tipici del XVIII secolo, così come utilizzò le numerose forme musicali “di ballo” del Barocco ma armonizzandole con modulazioni musicali tipiche del primo ventennio del ’900.

Nel 1932 il compositore fu nominato Accademico d’Italia e la figura di musicologo raggiunse l’apice con la storica esecuzione, nel 1935, della sua revisione dell’Orfeo di Monteverdi alla Scala di Milano con Gino Marinuzzi sul podio. Un’improvvisa infezione cardiaca lo condusse a morte per infarto, a Roma, il 18 aprile del 1936 a soli 56 anni. Un anno dopo la sua sepoltura, la sua salma venne traslata nella sua città natale.

L’Aria per archi, datata 1901 e che più tardi fu inserita nella Suite in sol maggiore per archi con organo, mette chiaramente in evidenza l’amore che Respighi aveva per la musica italiana del XVIII secolo e in particolar modo per Vivaldi, Corelli e Frescobaldi. Il lavoro sottolinea, in maniera forte, la concezione lirica del giovane Respighi, ormai alle soglie di una prolifica carriera musicale. La trascrizione dell’Aria di Salvatore Di Vittorio, condotta sull’autografo originale e sulle parti manoscritte, consente a questo lavoro d’essere accessibile non solo per un’orchestra d’archi ma anche per un quintetto d’archi, permettendo così di essere eseguita dagli allievi dei conservatori e dei licei musicali.

Impossibile descrivere le sensazioni che si provano di fronte alla bellezza dello stile lirico e romantico del “primo” Concerto per violino in la maggiore del 1903, lavoro che Respighi ha lasciato incompiuto. Seguiranno il Concerto all’antica del 1908, il Concerto gregoriano del 1921 e infine il movimento concertante Poema autunnale del 1925 per violino e orchestra. L’impressione immediata che si coglie all’ascolto del Concerto incompiuto è dovuta alla bellezza della scrittura musicale, che fa chiaro riferimento alla musica degli antichi maestri come Vivaldi (e per certi aspetti anche il giovane Mendelssohn). Nel manoscritto originale di questo Concerto, Respighi aveva portato a termine i primi due movimenti e aveva messo mano al terzo tempo solo nella sua riduzione per pianoforte, orchestrandolo per le sue battute iniziali. Nel completare questo Concerto, Di Vittorio mantiene la natura e l’integrità musicale del lavoro: anzitutto apporta un arricchimento dell’orchestrazione dei primi due movimenti e sviluppa il terzo movimento in una sorta di “rondò” che alterna le idee musicali proposte nei due tempi precedenti. Questo procedimento è ispirato dagli sviluppi tematici già utilizzati da Respighi nel terzo movimento, così inequivocabilmente somiglianti al materiale musicale del primo. Di Vittorio completa quindi l’ultimo movimento attraverso l’utilizzo dei temi primari e di quelli secondari attraverso una ricca serie di variazioni e di re-invenzioni tematiche. Il risultato finale è conforme alla visione musicale di Respighi e il primo movimento è, in prospettiva alla fortuna artistica del compositore, una evidente prefigurazione di quella padronanza dei colori orchestrali che—con trilli e fanfare—ritroviamo nel suo più celebre lavoro, Pini di Roma. Il Concerto per violino, nella versione completata da Di Vittorio, è stato eseguito sotto la sua direzione con la Chamber Orchestra of New York il 13 febbraio 2010 presso la Chiesa di St Jean Baptiste a New York. Questo evento ha inaugurato il nuovo Concorso Internazionale “Premio Respighi per giovani compositori e strumentisti”, in gemellaggio con la città di Bologna, città natale di Respighi.

La Suite per archi in stile barocco è del 1902 e si sviluppa in sei movimenti. Il Ciaccona inizia con un andamento riflessivo, severo, evidenziata dalla progressione armonica (tipica della ciaccona barocca) che, nelle sue variazioni, dà vita a sviluppi ritmici sempre più rapidi. Il secondo movimento, Siciliana è leggera e graziosa, col suo incedere di pastorale, il suo andamento danzante e l’excursus assai acuto della scrittura musicale. Poiché non c’è parte per contrabbasso, questa splendida musica si presta perfettamente ad essere eseguita anche per solo quartetto d’archi. Il terzo movimento, Giga, si sviluppa in forma di fuga e procede in modo assai rapido su una ricca scrittura contrappuntistica. La sezione centrale è caratterizzata da quelle frequenti successioni di trilli e di tremoli che saranno poi alcune delle caratteristiche musicali del compositore. Nonostante l’eccitazione di questa musica, è il lirismo musicale di Respighi l’aspetto che domina su tutti i procedimenti compositivi. Il quinto movimento, Burlesca, è distinta—dall’inizio alla fine—da un’inesauribile allegria, ricca di ornamentazioni, che conduce direttamente al sesto e ultimo tempo, Rigaudon, che interrompe (in metro musicale doppio e vivace) con melodie di carattere declamatorio. La Suite per archi di Respighi non solo riconduce a quelli che potrebbero essere stati gli influssi ricevuti dalla musica per archi di Edvard Grieg, ma dimostra lo straordinario acume musicale del maestro che poi nel 1931 comporrà la Suite n. 3 delle Antiche Arie e Danze, scritta anch’essa per soli archi e della quale questo lavoro giovanile è sicuramente anticipatore. Le trascrizioni di Di Vittorio dell’Aria e della Suite per archi hanno avuto la loro première americana con la sua direzione d’orchestra a capo della Chamber Orchestra of New York il 22 Maggio 2010, presso la Church of St Jean Baptiste, NYC.

Per ricevere informazioni più dettagliate su questi lavori e su queste partiture è possibile contattare:
Francesco Panasci, Edizioni Panastudio,
Corso Via La Mantia, 72, 90138 Palermo, Italy
011.39.091.325.284; panasci@panastudio.it; www.panastudio.it

La Suite Rossiniana è uno dei due lavori che Respighi ha composto in omaggio a Gioachino Rossini; l’altro è il balletto (ma di fatto una suite per orchestra) La boutique fantasque. Respighi, per entrambi i lavori, prende spunto dalle raccolte pianistiche Les riens, scritte quando Rossini si era già ritirato dalle scene operistiche. Questa musica è comunemente identificata e pubblicata come lavori scritti da Rossini e orchestrati da Respighi, ma ciò è solo parzialmente vero. Ricerche più estese sui manoscritti di entrambi i lavori di Respighi dimostra il contrario: un numero considerevole di melodie non è affatto riconducibile alla raccolta Les riens. Molte pagine sono originali di Respighi e scritte in “stile rossiniano”, oppure sono delle gustose re-invenzioni, variazioni o estensioni musicali di brevi incisi melodici ascrivibili alle pagine pianistiche di Rossini. In questa Suite Rossiniana possiamo, tra l’altro, evidenziare che anche la musica di Giuseppe Verdi ha avuto un influsso su Respighi, in particolar modo nel secondo movimento, Lamento, dove si possono ravvisare i migliori momenti lirici del maestro di Busseto. Indipendentemente dalla sua importanza storica, questa musica è decisamente deliziosa, degna della migliore produzione di Respighi, quella che ben conosciamo attraverso i suoi più famosi, colorati e innovativi lavori orchestrali.


Revisione e traduzione italiana
© Naxos Rights International Ltd.


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