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8.572399 - Clarinet Recital: Bosi, Sergio - LONGO, A. / BUSONI, F. / SCONTRINO, A. / FRUGATTA, G. (Italian Clarinet Suites)
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Suite italiane per clarinetto e pianoforte
Alessandro Longo (1864–1945): Suite, Op. 62 • Ferruccio Busoni (1866–1924): Suite, K. 88
Antonio Scontrino (1850–1922): Sei Bozzetti • Giuseppe Frugatta (1860–1933): Suite, Op. 44

 

Fino ai primi anni del Novecento, il dominio del melodramma in Italia aveva relegato ad un ruolo secondario la musica strumentale pura, «ridotta nelle malinconiche condizioni di una cenerentola, mortificata e negletta da tutti». Spesso furono gli stessi compositori a trascurarla, dal momento che il pubblico disertava i concerti di musica sinfonica e da camera, preferendoli a quelli ben più spettacolari del teatro in musica. Timidamente, dalla seconda metà del secolo, si verificarono i primi tentativi di creare sodalizi concertistici, quali Società del Quartetto o/e Orchestrali, con l’intento di rivalutare la musica strumentale italiana del passato e di divulgare la musica contemporanea europea. Nel risorgente interesse per la musica pura, un gruppo di giovani compositori scrisse per clarinetto e pianoforte alcune pregevoli Suite. Questa forma musicale, come ebbe a scrivere il musicologo Antonio Rostagno, ben rappresentava «quel compromesso fra tradizione e modernità».

Scorrendo la biografia di Alessandro Longo (1864–1945), si rimane fortemente colpiti dalla poliedrica personalità di questo grande protagonista della scena musicale italiana del primo Novecento. Per circa 40 anni professore di pianoforte al Conservatorio di Musica di Napoli (1897–1934), fu il primo a mettere in evidenza il repertorio clavicembalistico di Domenico Scarlatti (1685–1757) con il recupero e la revisione critica dell’intero corpus delle Sonate. Egli scrisse un rilevante numero di composizioni per pianoforte e da camera, tra le quali la Suite op. 62, composta nell’ottobre del 1910 e pubblicata nel 1913 dalle edizioni Ricordi di Milano. Seppur dedicata all’amico compositore Camillo De Nardis (18571951), con tutta probabilità, questa composizione gli fu ispirata dal clarinettista Arcangelo Picone (1863–1933), che lui considerava come un « valorosissimo professore » e con il quale, unitamente al violoncellista Sergio Viterbini (1890–1943), in più occasioni eseguì a Napoli il Trio op. 114 di Johannes Brahms (1833–1897). Come gran parte delle sue musiche, di derivazione classico-romantica, il contenuto di questa composizione è caratterizzato da «fermenti di un romanticismo irrequieto, fantasioso, tenero, passionale, ma non tormentato e morboso». Aspetti che emergono in modo eloquente nei movimenti Con moto e Intermezzo. Chiude la Suite un solare e brillante Allegro con spirito, pervaso da un virtuosistico dialogo fra i due strumenti.

Ben più nota è la carriera artistica di Ferruccio Busoni (1866–1924), uno di più apprezzati pianisti e compositori italiani del primo Novecento. Figlio del clarinettista Ferdinando (1834–1909) e della pianista Anna Weiss (1833–1909), esordì giovanissimo come enfant prodige, esibendosi nei concerti dati dai suoi genitori nelle principali città italiane, austriache e francesi. Per questi ultimi, poco più che dodicenne, scrisse alcune pregevoli composizioni per clarinetto e pianoforte, tra le quali ricordiamo il Solo dramatique K. 101 (Bolzano, 1879), la Sonata (1880 ca.) e la qui presente Suite K. 88 (op. 10). Composta nel maggiogiugno del 1878 a Vienna—probabilmente sotto la supervisione di Karl Goldmark (1830–1915), con il quale studiò per un breve periodo—quest’ultima fu eseguita per la prima volta a Bolzano il 31 gennaio 1879 dal padre Ferdinando al clarinetto e dallo stesso autore al pianoforte. Articolata in sei movimenti, questa Suite ci offre un variegato campionario di sonorità e virtuosismi, che raggiungono vette di alto lirismo nella straordinaria Elegia centrale.

Nell’ambito della cosiddetta “rinascita strumentale italiana”, la figura di Antonio Scontrino (1850–1922) si colloca in una dimensione tutt’altro che secondaria, ma che non è stata ancora sufficientemente rivalutata. Dopo aver girato l’Europa come concertista di contrabbasso, dal 1872 al 1874 visse a Monaco di Baviera, in Germania, studiando gli autori classici e moderni. Rientrato in Italia, intraprese con modesti risultati la carriera di operista, insegnando poi nei Conservatori di Musica di Palermo e Firenze e dedicando gli ultimi anni della sua vita prettamente alla composizione di musiche strumentali, molto eseguite ed apprezzate in Germania. Al 1909 risalgono i qui presenti 6 Bozzetti dedicati al suo allievo Francesco Paolo Lombardo, all’epoca professore di clarinetto e contrabbasso al Civico Istituto Musicale di Genova. Per la continua ricerca di svariate combinazioni ritmiche e di tonalità incessantemente modulanti—che vanno dalla deliziosa Adelaide, omaggio dell’autore ad una delle figure più amate dagli autori romantici, alle brahmsiane Didone e Walzer, proseguendo con Gondoliera, ricca di richiami alle sonorità di Claude Debussy (1862–1918), fino alla sognante Speranza e alle fresche sonorità virtuosistiche di Letizia—questi Bozzetti possono essere considerati come una delle pagine più rappresentative del tardoromanticismo italiano.

Altrettanto interessante e tutta da riscoprire è la musica strumentale di Giuseppe Frugatta (1860–1933), concertista, compositore e professore di pianoforte al Conservatorio di Musica di Milano (1891–1930). «Con spirito moderno, con ampie vedute, con un respiro melodico costante, con una ardita armonizzazione, scrisse dei brani musicali » che in più occasioni furono premiati. Il suo Quintetto in sol minore con clarinetto, ad esempio, ottenne «l’unico premio dalla Società Internazionale di Londra nel 1899, ed eseguito poi in Roma, a corte, alla presenza di S.M. la Regina Margherita» da Aurelio Magnani (1856–1921), uno dei maggiori clarinettisti italiani dell’epoca. Al 1901 risale la pubblicazione della Suite op. 44, dedicata all’amico pianista e critico musicale Annibale Ponchielli (1877–circa 1930), figlio del celebre operista Amilcare (1834–1886). Questa composizione ebbe una buona accoglienza sulla stampa internazionale tanto che «gli venne richiesta perfino dalla lontana Danimarca dal Prof Solista di Clarinetto Nörlung di Copenaghen». Non poche emozioni, infatti, riservano l’ascolto dei sei movimenti contrastanti che compongono questa splendida Suite: un lavoro di ampio respiro che ben sintetizza la tradizione strumentale italiana con le tendenze tardo-romantiche europee di fine Ottocento.


Adriano Amore


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