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8.572410 - FERRARA, F.: Fantasia Tragica / Notte di Tempesta / Burlesca / Preludio (Rome Symphony, La Vecchia)
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Franco Ferrara (1911–1985)
Preludio • Fantasia tragica • Notte di tempesta • Burlesca

 

In una scena del film di Bernardo Bertolucci L’assedio (1998) uno dei protagonisti che interpreta il ruolo del problematico pianista viene improvvisamente interrogato da un personaggio femminile sul perché non abbia più voluto esibirsi in pubblico. La risposta di Mr. Kinsky (questo era il nome fittizio del pianista) è che: “Anche Vladimir Horowitz smise di suonare nel pieno della sua carriera ma Franco Ferrara ogni volta che saliva sul podio sentiva una terribile forza che lo schiacciava fino a farlo cadere”.

Se nel 1998 la cinematografia italiana volle, seppur in modo indiretto, tributare un omaggio al talento, alla storia ed al dramma personale di questo straordinario artista, voleva dire che Franco Ferrara non fu solo una sfortunata meteora nell’affollato panorama della grande musica, ma fu soprattutto una presenza viva e forte, mai dimenticata, ed ancora ricca di stimoli intellettuali e letterari.

Il piccolo Franco, che sembra nato per essere un musicista e crescere in quella bellissima Palermo liberty del 1911, viene avviato agli studi musicali dopo che, a soli cinque anni, intratteneva la famiglia con piccole sonate al pianoforte e marcette da lui stesso composte. Dal Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo passa a Bologna, al seguito del suo maestro di composizione Cesare Nordio, che ne aveva apprezzato la stupefacente facilità di scrivere musica e di eseguire al pianoforte. La famiglia Ferrara segue il piccolo genio che si diplomerà in violino con Angelo Consolini, in pianoforte e naturalmente in composizione con lo stesso Nordio. Tra il 1925 e il 1926 l’adolescente musicista gira per diverse città italiane in diversi concerti nei quali, a volte, suonava alternativamente sia il violino che il pianoforte. Esegue anche alcune sue brevi composizioni tra cui una deliziosa Fantasia ungherese-Aria. Già nel 1925 occupa un posto di violino nell’orchestra del Teatro di Bologna. A quel primo periodo risale la fortunata conoscenza di alcuni grandi direttori che segneranno indelebilmente la vita del giovane Ferrara: Antonio Guarnieri, Arturo Toscanini ed il conterraneo Gino Marinuzzi. Nel 1933 arriva a Firenze dove Vittorio Gui lo aveva voluto come violino di spalla nella sua giovane ed appena formata orchestra.

Il resto come si sa, è scritto negli annali della storia dell’interpretazione: Ferrara sostituirà Antonio Guarnieri in un concerto “popolare” a Montecatini Terme e da lì spicca il volo verso le maggiori istituzioni concertistiche italiane. Una carriera breve ma intensissima che lo vede sul podio delle orchestre di Roma, Trieste, Venezia, Firenze, Palermo, Parma, alla Scala di Milano, alla radio di Torino, alla Filarmonica di Berlino e alla Filarmonica di Dresda.

L’arte direttoriale italiana sembra quindi aver trovato, nel fertile giardino dei suoi teatri di tradizione, un nuovo ed assoluto protagonista della vita musicale nazionale. Se non fosse che per Ferrara il destino indica un drammatico e strano percorso della vita; con sempre maggiore frequenza il ragazzo perde i sensi durante i concerti cadendo, a volte rovinosamente, dal podio. Una malattia (ma quale? Nessuno tra i migliori medici e psichiatri da lui interpellati l’ha saputa spiegare in modo davvero esaustivo) che obbliga Ferrara a chiudere definitivamente la sua carriera. L’ultimo concerto avviene a Napoli nel maggio del 1946 ma Ferrara ancora per alcuni anni lavorerà per le orchestre RAI in diverse incisioni radiofoniche, senza ovviamente la presenza di pubblico nella sala di registrazione.

Il genio direttoriale di Ferrara sembrò quindi ad un certo punto entrare nel cono d’ombra di una storia che viaggiava troppo veloce per potersi fermare ancora a considerarlo. Se non fosse che anche nella vita di Ferrara qualcosa cambiò ed in modo davvero radicale: dal 1949 in poi inizia una sistematica e proficua collaborazione con il cinema. Diventa l’esecutore preferito di molti registi tra cui Luchino Visconti che gli affida la direzione della colonna sonora del film Senso (con pagine tratte della dalla Settima sinfonia di Anton Bruckner) e Federico Fellini. Inizia anche un proficuo sodalizio con Nino Rota che lo vuole alla guida delle sue colonne sonore tra cui l’indimenticabile Il Gattopardo.

È davvero impressionante l’elenco dei film che si avvalgono della direzione orchestrale di Ferrara, dal 1949 al 1966 (anno della sua ultima colonna sonora, la grandiosa pellicola di John Houston La Bibbia) se ne possono contare almeno una settantina e forse più, con musiche composte da Nascimbene, Morricone, Rota, Trovajoli, Mayuzumi e dello stesso Ferrara, tutti per film che hanno fatto la storia del cinema: La dolce vita, El Greco, Guerra e Pace, Le notti di Cabiria, La strada solo per citare i più importanti.

Nel 1958 il compositore Valentino Bucchi gli affida uno dei primi corsi didattici di direzione d’orchestra a Perugia, corsi che proseguiranno negli anni successivi. Con questa prima cattedra di Perugia, Ferrara inizia quella che sarà la sua ultima e definitiva vocazione: essere il maestro dei maestri. Ai suoi corsi di Roma, Venezia, Siena, Bologna, Manila, Tokyo, Tanglewood di Boston, The Juilliard School di New York ed a Hilversum accorrono centinaia di allievi che in molti casi, diverranno essi stessi brillanti direttori d’orchestra. Lo ricorda così Riccardo Chailly in una intervista del 1997: “Non tollerava l’impreparazione. Diceva: «insegno a fini interpretativi, non tecnici, chi viene da me deve avere la tecnica a posto…». Credo che soffrisse per la mediocrità di tutti noi allievi, era troppo geniale per confrontarsi con la nostra pochezza…

L’attività di insegnante riempie in modo fecondo gli anni della sua maturità nel rispetto e nella riconoscenza dei suoi più fortunati colleghi come Herbert von Karajan, Leonard Bernstein e Sergiu Celibidache che in alcune occasioni lo invitarono a partecipare ad alcuni concorsi per giovani direttori come membro della giuria.

Ferrara non smise mai, nonostante tutto, di comporre. Il suo catalogo, vasto ed ancora in parte inesplorato, comprende diversi pezzi per strumenti diversi, brani vocali e per orchestra, una intera opera La sagra del fuoco, (sicuramente mai rappresentata), numerose piccole composizioni per la televisione, la pubblicità ed anche (curiosamente) alcune canzoni scritte con lo pseudonimo di Franz Falco.

Le partiture di Ferrara restarono generalmente nell’oblio e salvo in sporadiche occasioni, come quando Georges Prêtre diresse, nel 1990 all’Accademia di Santa Cecilia, il suo Scherzo brillante e Notte di tempesta¹, le istituzioni concertistiche italiane non le proposero nelle loro stagioni.

Fortemente radicato in una robusta cornice tonale, il tessuto compositivo di questi affreschi rivela quasi con semplicità francescana, un secolo di storia musicale europea. Ferrara, ad esempio, non esita ad attingere al grande Shostakovich nei drammatici sviluppi della Fantasia tragica. È questa una partitura che lascia non poco sconcertati: è noto che per la musica del film di Vittorio De Sica si era pensato ad una rielaborazione del terzo movimento (‘Eterna Memoria’, Adagio) dalla Sinfonia n. 11 op. 103 di Dimitri Shostakovich. In realtà ancora oggi circolano molte notizie, quasi tutte infondate, su una commissione da parte di De Sica fatta direttamente a Shostakovich per una composizione ex-novo della musica per il film. Tra le carte del compositore, tra la sua corrispondenza e tra le varie pagine di musica ancora inedite non è stato trovato nulla che possa essere ricondotto con certezza a questa commissione. L’unica verità, attorno a questa vicenda, è che il PCUS approvava con ammirazione i lavori cinematografici dei neo-realisti italiani, ma tutto si ferma a questo attestato stima. Anche sul fatto che, in seconda istanza, fu scelto di far scrivere della musica a Franco Ferrara “sullo stile” di Shostakovich si hanno pochissime notizie. Certo è che il film di De Sica utilizza, per ben sette sequenze e tutte altamente drammatiche, parti del terzo tempo dell’Undicesima Sinfonia. La magistrale interpretazione di Maximilian Schell nel ruolo di Franz von Gerlacht risulta assai ben sostenuta dalla musica di Shostakovich, con lunghissime sezioni musicali tratte soprattutto dalla parte finale del movimento, con quei misteriosi pizzicati e con quell’andamento trasognato e misterioso voluto dal compositore russo (sarà un caso? Il personaggio di Franz, che mente agli altri e a se stesso sulla propria scelta nazista e sull’eccidio di Smolensk, sviluppa la sua follia proprio sul movimento di questa sinfonia che si intitola Eterna Memoria…). Un secondo dato è assolutamente certo: la Fantasia tragica è inequivocabilmente un “omaggio sinfonico” a Shostakovich. Il procedimento compositivo di questa pagina di Ferrara e del terzo movimento della Sinfonia op. 103 di Shostakovich è assolutamente identico: lo stesso incedere misterioso, la stessa tensione musicale, i medesimi crescendi e l’identico, tragico sviluppo che precede il misterioso finale fanno sospettare che ci si trovi di fronte al lavoro preparato per la colonna sonora de I sequestrati di Altona, ma—ancora una volta—non abbiamo alcuna notizia sicura che confermi questa ipotesi.

Gli echi della scuola novecentesca italiana (Casella e Pick-Mangiagalli) riecheggiano nella sua Burlesca, pagina composta in anni giovanili (era il 1932) come moltissima altra musica. L’utilizzo sapiente degli archi ci rimanda al grande direttore ed alla sua capacità di “far cantare” le parti dell’orchestra. Così come il tardo romanticismo della Notte di tempesta rende evidente la consuetudine di Ferrara con i meccanismi espressivi del grande schermo. Un musicista a tutto tondo quindi, conservatore sino al midollo ma testimone attento ed un po’ disincantato, di un secolo che forse già non gli apparteneva più.

Il 1° settembre del 1985 a Venezia gli viene riconosciuto il prestigioso premio “Una vita per la musica”. L’emozione di Ferrara, uomo estremamente riservato e sensibilissimo, aggrava una situazione di salute già compromessa da un ictus che lo aveva colto qualche anno prima. Muore per un attacco cardiaco il 7 settembre dello stesso anno a Firenze, dove era stato chiamato per un concorso di direzione d’orchestra. Con lui si estingue, come disse il compianto direttore d’orchestra Massimo De Bernart “l’intera storia della direzione d’orchestra italiana”.


Angelo Scottini

 

¹ La sua Sonata in do minore per violoncello e pianoforte è conservata presso gli archivi RAI. L’incisione, del 1951, si avvale dell’apporto artistico di Giorgio Lippi al violoncello (lo stesso Lippi era il dedicatario della partitura). Franco Ferrrara suona il pianoforte. È l’unica testimonianza dell’artista in qualità di pianista. Nulla è rimasto invece dei suoi strepitosi trascorsi di virtuoso del violino.


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