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8.572413 - CASELLA, A.: Symphony No. 1 / Concerto for Piano, Timpani, Percussion and Strings (Scuccuglia, Ceravolo, Rome Symphony, La Vecchia)
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Alfredo Casella (1883–1947):
Sinfonia in si minore • Concerto per archi, pianoforte, timpani e batteria

 

I principali artefici dell’autentico rinnovamento della musica italiana avvenuto nei primi decenni del Novecento furono cinque musicisti nati intorno al 1880. Noti sotto l’etichetta ‘generazione dell’Ottanta’ e accomunati dall’interesse per l’antica tradizione polifonica e strumentale italiana, Alfano, Respighi, Pizzetti, Casella e Malipiero si adoperarono per introdurre, nel panorama musicale nazionale, le nuove esperienze europee, cercando di ‘liberare’ l’Italia dall’esclusiva predilezione nei confronti del melodramma. Alfano, uno degli ultimi rappresentanti della scuola verista italiana, ebbe i suoi maggiori successi in campo teatrale. Respighi ricavo dagli usi e costumi del proprio paese l’ispirazione per i suoi poemi sinfonici. Pizzetti si dedico prevalentemente all’opera, collaborando con D’Annunzio, di cui musico Fedra, inserendovi numerosi arcaismi derivanti dal canto gregoriano, dalla polifonia cinquecentesca e dal recitar cantando fiorentino. Malipiero rese nota la sua predilezione verso la tradizione italica attribuendo singolari titoli ai propri lavori: si pensi ai quartetti, denominati Rispetti e strambotti, Stornelli e ballate, Cantari alla madrigalesca, e ai Ricercari e Ritrovari per undici strumenti. Casella fu forse il piu sensibile alle tendenze d’oltralpe. Era figlio di musicisti, come racconta egli stesso: «…mio padre, eccellente violoncellista, eseguiva bisettimanalmente a casa, con tre colleghi, i quartetti per archi di Beethoven, Mozart, Haydn. Avendomi mia madre—discepola di Carlo Rossaro (uno dei primissimi wagneriani nostri) e pure ottima musicista—iniziato al pianoforte sin dall’età di quattro anni, i miei rapidi progressi mi portavano a conoscere quattro anni più tardi i due libri completi del Clavicembalo di G.S. Bach. Non frequentando mai il teatro, non conobbi così per lunghi anni altra arte che quella più classica e severa».

Casella intraprese gli studi musicali a Torino, e tra il 1896 e il 1916 soggiorno a Parigi, dove, su consiglio di Giuseppe Martucci, perfeziono gli studi musicali, divenendo allievo di Diemer per il pianoforte e di Faure per la composizione. Si inseri presto nell’ambiente musicale d’avanguardia, come e documentato dalla seguente nota: «dalla musica francese che possedevo ormai a fondo in ogni sua tendenza, all’arte di Strauss, al schönberghismo, al mahlerismo, alla musica ungherese, a quella nuova iberica […] si può dire insomma che non vi era ormai settore della musica mondiale che mi fosse ignoto».

Dopo aver esordito come pianista e compositore, divenne membro della Société musicale indipendente istituita da Ravel, attraverso la quale presento al pubblico parigino lavori di compositori italiani dell’epoca, quali Pizzetti e Malipiero. Stabilitosi a Roma nel 1915, ottenne la cattedra di pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia, proseguendo comunque la sua attivita di pianista, direttore d’orchestra e compositore.

Casella si adopero per il rinnovamento del linguaggio musicale italiano, nell’intento di raggiungere, attraverso lo studio delle tendenze piu importanti del suo tempo, uno stile fedele alla tradizione italiana, ma aperto alle piu dinamiche conquiste della scuole straniere. Trai suoi lavori sono notevoli l’opera teatrale La donna serpente (1932), la Terza Sinfonia (1939–1940), la Missa solennis pro pace (1944) per soprano, baritono, coro e orchestra. Casella fu inoltre autore di molta musica da camera per pianoforte, per soli e orchestra. Di rilievo sono poi la commedia coreografica la Giara, in un atto, su soggetto di Pirandello, e i lavori Scarlattiana per pianoforte e orchestra e Paganiniana per orchestra. Non va inoltre dimenticata la sua attivita di trascrittore (nota e la trascrizione per orchestra della fantasia Islamey di Balakirev) e revisore di musica antica.

Raccolse alcuni suoi scritti in 21+26 (1931), cui seguirono Il pianoforte (1939) e I segreti della giara(1942). Proprio in questa ultima raccolta Casella descrive la sua arte, delineando alcuni momenti del suo percorso artistico. Da queste pagine si traggono brevi ma significative notizie sulla sua prima Sinfonia in si minore Op. 5, composta tra il 1905 ed il 1906, quando si trovava a Parigi. Alla forma della sinfonia Casella dedico nell’arco della sua vita tre lavori, a distanza ravvicinata i primi due, molto distanziato il terzo. Definita dall’autore come «una partitura oscillante tra una forte influenza russa e quella di Brahms ed Enescu», la Prima Sinfonia e rimasta a lungo ignorata. Fu pubblicata a Parigi nel 1906 dalla casa editrice A. Z. Mathot ed eseguita a Montecarlo nel 1908, sotto la direzione dello stesso Casella. Scomparsa dal mercato dell’editoria musicale, la Sinfonia Op. 5 e stata ora ‘riscoperta’ dall’editoria musicale e ‘riproposta’ al pubblico dopo circa settanta anni dalla scomparsa del compositore. Il lavoro prende ispirazione dal tardo-romanticismo di Richard Strauss e Gustav Mahler; i tre movimenti di cui si compone lasciano infatti intravedere il gigantismo orchestrale e la concezione formale propri dell’opera mahleriana. Il primo ed il terzo tempo si aprono con sezioni lente, dai toni misteriosi che rimandano, secondo l’insegnamento mahleriano, alle sezioni dal ritmo piu mosso l’esposizione dei temi principali.

La Sinfonia presenta una grande varieta di toni: dalla nobilta arcaica dell’episodio di apertura alla poesia intensa del secondo movimento, per arrivare a una drammaticita diffusa, ricca di pathos, del movimento finale, dove i ritmi lenti alternati a sezioni piu vivaci esprimono una predilezione per il dinamismo inteso soprattutto in senso spirituale: una visione fondamentalmente ottimistica dell’arte.

Composto per il direttore Paul Sacher e per la sua orchestra di Basilea il Concerto per archi, pianoforte e percussioni op. 69 (1943) e tra i lavori di Casella quello che, sintetizzando varie suggestioni, aggiorna ancora la musica italiana rispetto alle scuole d’Oltralpe, ma senza l’affanno del pioniere ‘costretto’ a mostrarsi aggiornato. L’opera e vigorosa e affermativa, densa di vivo senso ritmico e di felici idee melodiche e solo in qualche episodio velata di tenera mestizia. L’impostazione del concerto e classicheggiante e vi si riflettono gli spiriti del barocco italiano: lo si avverte nel fondamentale diatonismo del lavoro, nel ritmo marcato ed energico, nella fisionomia delle linee melodiche. La partitura si divide in tre tempi: Allegro alquanto pesante, con notevoli spunti contrappuntistici, una Sarabanda e un Finale che dopo un inizio radioso sfocia in un Lento grave dalle tinte meste e in alcune sezioni addirittura cupe e violente. Le sezioni lente sono le piu toccanti, ricche di spunti melodici che sembrano rimandare a canti popolari. Metafisica appare la Sarabanda, memore dell’Adagio del Concerto in sol di Ravel e vicina alle nostalgiche melodie di Šostakovič.


Marta Marullo


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