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8.572414 - CASELLA, A.: Symphony No. 2 / A notte alta (Sun Hee You, Rome Symphony, La Vecchia)
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Alfredo Casella (1883–1947):
Sinfonia n. 2 • A notte alta, per pianoforte e orchestra

 

Alfredo Casella, compositore torinese d’avanguardia, cresciuto culturalmente a Parigi negli anni in cui Strauss vi dirigeva, fu instancabile propugnatore della modernità in musica. Egli fu—oltre che compositore—pianista, organizzatore, direttore d’orchestra e scrittore di argomenti musicali, e in tutte queste attività mostrò grande impegno ed entusiasmo. Avviato agli studi musicali dalla madre, nel 1896 entrò al Conservatorio di Parigi, e nella capitale francese trascorse diversi anni evidenziandosi come concertista e compositore, e contribuendo a far conoscere in Francia le opere della ‘nuova’ generazione dell’ Ottanta. Nel 1915 si stabilì a Roma dove svolse un’intensa attività di pianista, direttore d’orchestra e insegnante, fondando inoltre nel 1917 la Società Italiana di Musica Moderna, sostenuta con entusiasmo da Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa associazione, affiancata dal periodico di battaglia intitolato «Ars nova», aveva lo scopo di eseguire e stampare le opere più interessanti di giovani compositori, di far conoscere musiche antiche dimenticate e di organizzare un sistema di scambi musicali con associazioni analoghe che operavano in altre nazioni. Fu di nuovo grazie all’intraprendenza di Casella che si poté realizzare, nel 1923, un progetto ancora più audace, concepito insieme a D’Annunzio e a Malipiero: la Corporazione Delle Nuove Musiche, «un nuovo organismo di cultura moderna» che da una parte aveva lo scopo di «far penetrare in Italia le ultime espressioni, le più recenti ricerche dell’arte musicale contemporanea»; dall’altra quello di «restituire alla luce le musiche antiche di tradizione italiana, tra cui le opere di Monteverdi.

La produzione strumentale di Casella, costantemente sostenuta da dichiarazioni programmatiche, si sviluppa dunque nel Novecento italiano, concorrendo spesso in modo determinante a fissarne i caratteri. I segni dei suoi successi si individuano già in alcuni dei primi lavori sinfonici nati durante il periodo parigino (1896–1915): la Sinfonia n. 1 in si minore Op.5, la Sinfonia n. 2 in do minore Op.12. Alla forma sinfonica Casella dedicò nell’arco della sua vita tre lavori, a distanza ravvicinata i primi due, molto distanziato il terzo. La Seconda sinfonia fu composta tra il 1908 ed il 1910, e, diversamente dalla Prima, rimase a lungo inedita. Il manoscritto fu dato per perduto, sino a quando esso fu ritrovato pochi anni fa a Venezia. La premierè avvenne alla Salle Caveau di Parigi il 23 aprile del 1910 (sei giorni dopo la memorabile esecuzione parigina della Seconda Sinfonia di Mahler) rimanendo, tra l’altro, l’unica esecuzione per circa ottanta anni.

Casella dichiarò che sulla Seconda si affacciavano «imperiose le ombre di Mahler e Strauss», aggiungendo che erano presenti, anche se meno evidenti, gli influssi di Rimskij-Korsakov e di Balakirev. Nell’Op. 12 predomina soprattutto Mahler, compositore per il quale Casella provava una profonda venerazione. Non a caso Casella organizzò la prima italiana di un composizione di Mahler alla Società del Quartetto di Milano, dove il 28 marzo del 1815 furono eseguiti anche quattro lieder del compositore boemo; a Parigi promosse la prima della Sinfonia N. 2 in Do minore, e per la casa editrice viennese Universal pubblicò la trascrizione per pianoforte a quattro mani della Settima sinfonia. Quello che lo attirava magneticamente in Mahler era che, come egli scrisse in un famoso saggio sulla Seconda, «Mahler intende la parola ‘sinfonia’ nell’accezione più ampia: per lui, questa forma di composizione deve comprendere tutto quello che la musica può esprimere attraverso tutti i mezzi sonori». Allo stesso modo la Seconda sinfonia di Casella aspira a contenere un universo in musica nei quattro movimenti che la costituiscono: Lento, grave, solenne-Allegro energico; Allegro molto vivace; Adagio, quasi andante; Finale. Tempo di marcia ben risoluto, con fuoco.

Casella dichiarò che sulla Seconda si affacciavano «imperiose le ombre di Mahler e Strauss», aggiungendo che erano presenti, anche se meno evidenti, gli influssi di Rimskij-Korsakov e di Balakirev. Nell’Op. 12 predomina soprattutto Mahler, compositore per il quale Casella provava una profonda venerazione. Non a caso Casella organizzò la prima italiana di un composizione di Mahler alla Società del Quartetto di Milano, dove il 28 marzo del 1815 furono eseguiti anche quattro lieder del compositore boemo; a Parigi promosse la prima della Sinfonia N. 2 in Do minore, e per la casa editrice viennese Universal pubblicò la trascrizione per pianoforte a quattro mani della Settima sinfonia. Quello che lo attirava magneticamente in Mahler era che, come egli scrisse in un famoso saggio sulla Seconda, «Mahler intende la parola ‘sinfonia’ nell’accezione più ampia: per lui, questa forma di composizione deve comprendere tutto quello che la musica può esprimere attraverso tutti i mezzi sonori». Allo stesso modo la Seconda sinfonia di Casella aspira a contenere un universo in musica nei quattro movimenti che la costituiscono: Lento, grave, solenne-Allegro energico; Allegro molto vivace; Adagio, quasi andante; Finale. Tempo di marcia ben risoluto, con fuoco. inevitabile di un apprendistato, di cui Casella era peraltro consapevole; ma vi è anche la volontà di dominare la materia sonora (si noti ad esempio come l’ampio materiale nasca, in tutti e quattro i movimenti, da una ripetizione ostinata della nota Do ai bassi) e soprattutto un’ansia di modernità, che costituisce la caratteristica più evidente di un compositore spesso rimproverato di non aver avuto un linguaggio individuale.

Nella ricerca del proprio stile, segnata da una linea di chiara coerenza, Casella analizzò le tendenze più importanti del suo tempo, ponendone in rilievo le linee essenziali e facendone oggetto di discussione negli scritti, nelle conferenze e nelle conversazioni con gli allievi e gli amici: «scopo di tutta la mia vita di creatore» dichiarò nel 1928 «fu quello di raggiungere e affermare uno stile moderno nostro, cioè ad un tempo strettamente italiano ma anche di valore internazionale». I segni annunciatori della ricerca di quello stile si ritrovano nella Suite in do maggiore del 1909, nella rapsodia Italia (1909–1910) e in molte pagine del Convento veneziano, cui si può anche aggiungere Siciliana e Burlesca (1914). Segue il periodo (1914–1920) caratterizzato da una serie di esperienze, soprattutto nel campo dell’armonia, e fortemente influenzato dal disorientamento e dall’inquietudine seguiti alla prima guerra mondiale: ad esso appartengono opere di notevole interesse per lo studioso del linguaggio musicale, come Notte di maggio, 9 Pezzi, Pagine di guerra, L ‘adieu à la vie, Sonatina per pianoforte, Elegia eroica per orchestra, Pupazzetti per pianoforte e il poema A notte alta. «Lo considero questo periodo» dice ancora Casella « come un vasto esperimento da me compiuto nel senso di un importante arricchimento della mia tecnica, ma anche come uno sforzo verso uno stile ultimo, attraverso una complicazione del quale, pure sperimentandolo, sentivo l’urgenza di uscire, sboccando in una chiarificazione finale».

Il poema musicale A notte alta Op. 30 è un lavoro che si pone nella produzione iniziale di Alfredo Casella e che risale al 1917 nella versione per solo pianoforte, e al 1921 nell’adattamento per pianoforte e orchestra, quando il compositore torinese era ancora fortemente imbevuto dagli influssi delle composizioni sinfoniche di Richard Strauss e degli impressionisti francesi. Se l’opera inizia echeggiando il Notturno inserito da Gustav Mahler nel primo tempo della sua Settima sinfonia, l’accrescere della tensione timbrica evidenzia come Casella fosse rimasto particolarmente impressionato dal Verklärte Nacht di Schönberg.


Marta Marullo


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