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8.572731 - MERCADANTE, S.: Flute Concertos Nos. 1, 2 and 4 (P. Gallois, Sinfonia Finlandia Jyväskylä)
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Saverio Mercadante (1795–1870)
Concerti per flauto nn. 1, 2 e 4

 

Saverio Mercadante, nato ad Altamura nel 1795, divenuto allievo del conservatorio napoletano (all’epoca denominato Real collegio di musica) tra il 1808 e il 1819, si dedicò allo studio del violino, del violoncello, del fagotto, del clarinetto e del flauto, oltre che della composizione, per la quale i suoi maestri furono Giovanni Furno, Giacomo Tritto e Nicola Zingarelli. Si mise presto in luce come maestro concertatore, dirigendo con successo dal 1816 alcuni concerti pubblici, in cui si eseguirono anche le sue prime creazioni. Riscosse l’ammirazione di Rossini, in visita al conservatorio napoletano nel 1817, e nel 1819 ricevette la richiesta di comporre un’opera per il Teatro San Carlo: L’apoteosi di Ercole, che segnò l’avvio della sua fortunata stagione melodrammatica. La rappresentazione dell’Elisa e Claudio a Milano nel 1821 contribuì ulteriormente a consacrarlo nel panorama operistico. Nel 1823 Mercadante fu nominato direttore del Teatro San Carlo e nel 1824 iniziò una tournée in diverse capitali europee per approdare nel 1826 al teatro dell’Opera italiana di Madrid, accettandone l’incarico di direttore. In Spagna il compositore si trattenne continuativamente sino al 1830, non rimanendo soltanto a Madrid, ma spostandosi anche (dal 1829) a Cadiz e a Lisbona. Sino al 1831 viaggiò in Europa; nel 1833 venne nominato maestro di cappella nella cattedrale di Novara e dal 1840 direttore del conservatorio di Napoli. Mantenne tale incarico sino alla morte, avvenuta nel 1870, continuando a comporre, nonostante fosse divenuto cieco nel 1862. La parte più consistente del suo catalogo coincide con i melodrammi (oltre 60 titoli), cui seguono la musica sacra e quindi quella strumentale sia sinfonica sia cameristica. Le sue composizioni riscossero l’ammirazione e l’apprezzamento degli altri importanti autori del tempo (Rossini, Donizetti, Bellini e Verdi), come testimonia il ricco epistolario, e da diversi critici venne annoverato tra i creatori della musica melodrammatica italiana.

Nell’arco di circa sei anni (1814–1820) Mercadante compose una serie cospicua di composizioni strumentali che privilegiano il flauto e che rappresentano senza dubbio una felice eccezione nell’ambito della musica italiana del primo ventennio del XIX secolo che prediligeva in modo pressoché esclusivo il melodramma. In particolare gli dedica sei concerti per flauto solo e uno per due flauti; alcuni concertoni per strumenti a fi ato e diverse altre pagine cameristiche che annoverano almeno tre quartetti per flauto, clarinetto, corno e fagotto op. 50 [1813]; quindici quartetti per flauto, violino, viola e violoncello [1813–1818]; un trio per flauto, violino e chitarra [1816]. L’interesse per tale strumento, che all’epoca non aveva ancora raggiunto un adeguato livello di perfezionamento tecnico, è da ricercare all’interno dell’istituzione scolastica, dove il giovane musicista poteva frequentare compagni e maestri virtuosi dai quali trarre ispirazione e idee e nei quali, nel contempo, poteva trovare gli esecutori più affi dabili. I loro nomi possono coincidere con quelli di Pasquale Buongiorno, cui Mercadante dedica espressamente diverse composizioni, e Sergio Nigri, entrambi attivi per lungo tempo nell’orchestra del Teatro San Carlo e considerati gli iniziatori della scuola flautistica napoletana. Il conservatorio di Napoli favoriva lo studio della musica strumentale ed anzi lo considerava un elemento determinante per la riforma del sistema educativo. Per questo aveva adottato metodi e piani di studio derivati dalla scuola francese e aveva stabilito stretti contatti con il conservatorio di Milano, con cui avvenivano scambi di libri. Aveva inoltre programmato vere e proprie stagioni di musica strumentale in cui si esibivano, in veste di compositori o di semplici esecutori, gli alunni dei corsi superiori.

Il secondo concerto per flauto op. 57 in mi minore reca 1814 come data di composizione. Il brano, che porta la specifi ca indicazione «a grand’orchestra», fu ripetutamente riutilizzato dall’autore e destinato almeno ad altri tre organici diversi. L’ideazione originaria è presumibilmente per «quartetto per terzino con l’accompagnamento di violino, viola e violoncello»; una seconda redazione coincide con il «Quartetto I° […] opera 53a» del 1813; la terza versione è “l’arrangiamento” per grande orchestra, op. 57 del 1814 e infi ne è tràdita la trascrizione in «Concerto […] con accompagnamento a picciola orchestra» effettuata in data non nota, ma verosimilmente posteriore al 1830, da un tale copista Giannini, il cui nome compare in molti manoscritti di Mercadante conservati nella biblioteca del conservatorio napoletano.

I diversi adattamenti confermano che l’autore, al pari del pubblico e degli interpreti, doveva apprezzare molto questo brano, che presenta una scrittura solistica molto impegnativa e virtuosistica, ben congeniale tuttavia alla tecnica dello strumento. Nell’op. 57 l’organico orchestrale è estremamente ricco e si avvale di un cospicuo numero di fi ati (due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe e un trombone), segno palese di un notevole impegno compositivo e di padronanza nell’orchestrazione.

Il bel canto e la melodia, tratti distintivi dello stile mercadantiano, predominano non solo nel tempo lirico (Largo) del concerto, ma anche nei movimenti veloci, in differenti momenti che si pongono come contrastanti alle agilità o ai ritmi brillanti. Nel primo movimento, il più impegnativo da un punto di vista formale, si ascoltano tre importanti momenti solistici in cui il solista alterna fi oriture, diversifi cati passaggi in velocità (salti d’ottava, estesi passaggi cromatici, scale ascendenti o discendenti di più ottave, arpeggi) e andamenti ritmici molto vari (gruppi irregolari, sincopi ricorrenti e prolungate, articolazioni atipiche che prevedono spostamento di accenti), percorrendo nel contempo l’intera tessitura. La compagine orchestrale si assottiglia mentre il solista è impegnato negli assolo; è invece impiegata al completo nelle sezioni di introduzione, interludio e di conclusione. Il Rondò russo fi nale, forse il brano più conosciuto e amato ancora oggi dai solisti, conferma l’interesse dell’autore per la danza, ma rappresenta un unicum quanto a ispirazione: il sapore russo è ricreato mediante frequenti ed effi caci passaggi di modo (maggiore/minore) oltre che da una interessante qualità tematica sviluppata all’interno della struttura di rondò-sonata.

Contenuto in un quaderno di esercizi e di composizioni datato 1816, il quarto concerto per flauto in sol maggiore senza numero d’opera, testimonia ulteriormente l’interesse di Mercadante per il flauto solista. Ormai entrato nel corso superiore e divenuto allievo di Zingarelli, il compositore dà una nuova prova della sua abilità, ideando un concerto in cui ribadisce i tratti più caratteristici della sua inventiva: consueta felice vena melodica, chiarezza di struttura e virtuosismi destinati al solista. Oltre all’abituale quartetto d’archi, l’orchestra si avvale dell’impiego di un flauto, di due oboi, di due clarinetti, di due corni che tuttavia non sono utilizzati con continuità.

Nel primo movimento, in cui non è specifi cato l’andamento, ma che si può supporre Allegro maestoso, la struttura non presenta differenze rilevanti con il concerto precedente: l’orchestra introduce, raccorda e conclude lasciando al solista l’enunciazione dei temi principali e lo sfoggio del virtuosismo. Al pari del primo tempo, anche nel Largo espressivo l’orchestra interviene nei passaggi introduttivi e fi nali delegando i soli archi al sostegno armonico e ritmico del canto lirico del flauto, farcito di fi oriture e agilità belcantistiche inframmezzate da sezioni di quiete. Il terzo movimento, secondo un gusto ricorrente nel catalogo di Mercadante, è una Polacca brillante in cui il solista attacca subito e non si risparmia per interventi: cinque entrate, di cui una (la seconda), che contiene un nuovo tema, e la quarta che prevede il passaggio al minore, intercalate a quattro soli brevi interludi orchestrali, davvero ridotti per dimensioni e signifi cato.

Il primo concerto per flauto op. 49 reca sul frontespizio sia la data di composizione—1813—sia il destinatario—Pasquale Buongiorno—defi nito «celebre dilettante», già ricordato come compagno di studi di Mercadante, dal 1820 professore di flauto presso il conservatorio di “San Pietro a Majella” e dal 1827 orchestrale presso il Teatro San Carlo, autore a sua volta di diversi brani per flauto. In questo primo numero d’opus il diciottenne compositore dispiega un organico orchestrale estremamente ricco che richiede un cospicuo numero di fi ati e pretende dal solista un impegno esecutivo costante e intenso nei tre movimenti: Allegro maestoso, Largo, Polacca brillante. Per far risaltare il flauto, ininterrottamente attivo anche nei passi orchestrali, sono utilizzati ancora i consueti procedimenti virtuosistici (salti di ottava, arpeggi con varia articolazione, accenti, scale, sdoppiamento della melodia con canto di solito all’acuto o al grave) ed è adottata altresì la soluzione di alleggerire l’organico strumentale nei passi solistici. Dopo l’impegnativo Allegro iniziale, si avvia il Largo che pare disegnare un vero e proprio passo di coloratura belcantistica nel continuo variare e ornamentare la linea originaria del canto. La Polacca brillante si compone di tre importanti episodi solistici che inframmezzano, talora in modo sorprendente gli interventi orchestrali. La vena melodica piacevole e le sorprese divertite (cambi improvvisi di tonalità, sospensioni impreviste) distribuite sapientemente rendono sempre interessante e vario l’eloquio musicale.

I tre concerti sono conservati in copia autografa presso la biblioteca del conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli ma, mentre il primo e il secondo sono tramandati in un manoscritto completo, strumentati in tutte le parti, il quarto concerto presenta una redazione più disordinata, talora abbozzata e scarna se non addirittura incompleta e carente di informazioni essenziali relative all’organico orchestrale impiegato. Dei concerti è stata curata recentemente un’edizione critica sulla quale si basa l’esecuzione qui presentata.


Mariateresa Dellaborra


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