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8.572994 - BOTTESINI, G.: Messa da Requiem (Matheu, Coma-Alabert, Prunell-Friend, Martinez-Castignani, Joyful Company of Singers, London Philharmonic, T. Martin)
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Giovanni Bottesini (1821–1889)
Messa da Requiem

 

«Fu uno dei più geniali fra gli artisti del secolo verdiano, e fra i virtuosi il più fantastico. Sotto il suo archetto il contrabbasso gemeva, sospirava, tubava, cantava, fremeva, ruggiva, un’orchestra completa, con impeti terribili e con sfumature dolcissime» (Giovanni Depanis). La fama di Bottesini fu mondiale e la sua vita, fino a pochi mesi prima della morte, tutto un viaggio: la sua presenza nei teatri più lontani tra loro, considerati i tempi impiegati dai mezzi di trasporto del tempo, ha dell’incredibile: percorse infatti l’Europa dal Portogallo alla Russia, e le Americhe, lontane quasi un mese di navigazione, suscitando ovunque un indescrivibile successo.

Battezzato “il Paganini del contrabbasso”, l’uomo Bottesini era una persona generosa, di buon cuore: guadagnò cifre incredibili per trovarsi, alla morte, a ricevere i funerali a spese del Comune di Parma, in quanto non possedeva nulla: aveva dilapidato tutto con le spese incontrollate, la beneficenza, mentre il gioco d’azzardo aveva fatto il resto.

Anche se oggi è ricordato soltanto come contrabbassista, Bottesini fu un musicista completo, nel senso che brillò in ogni ramo della sua arte. Fu uno dei primi, se non il primo, a unificare tra gli Italiani le figure del concertatore e del direttore d’orchestra e, anche come direttore d’orchestra lavorò in ogni parte del mondo, dove fu stimato per la precisione, l’accuratezza, l’aderenza agli intenti dell’autore, anche se, talvolta, gli venne rimproverata una certa formalità di interpretazione. Tra gli Italiani si rilevò uno dei primi direttori con una concezione innovativa di questo ruolo, dirigendo anche un grande numero di concerti sinfonici e con solisti di vari strumenti.

Altrettanto innovativa fu la posizione nella musica da camera: la prima Società del Quartetto nacque a Firenze nel 1861, e lui fu tra i fondatori; lo stesso a Napoli l’anno seguente. Già pochi anni prima, nell’agosto 1856, era stato uno degli interpreti di una serata storica: Bazzini, Arditi, Piatti e Bottesini avevano eseguito a Londra cinque dei quartetti inediti che Donizetti aveva scritto diciannovenne. Oltre che come esecutore, fu attivo come autore di quintetti e quartetti per archi, di composizioni cameristiche, di arie da salotto (se ne conoscono più di settanta), di musica sinfonica e di un testo di didattica (Metodo per contrabbasso). Non si possono dimenticare le opere liriche: anche se non ebbero un successo straordinario in un’epoca in cui il teatro lirico italiano era schiacciato dalla presenza di Verdi, si deve riconoscere che in esse vi sono pagine che rappresentano dei veri gioielli di melodia espressiva e appropriata (tra queste, Ero e Leandro, Alì Babà).

Come altri musicisti italiani del tempo, Bottesini ha lasciato anche alcune composizioni di musica religiosa. La più significativa è il Requiem, utilizzando quella particolare forma del messale romano che già in tempi recenti aveva visto i capolavori di Mozart, Berlioz, Cherubini, Cimarosa e Verdi. Anche se nei secoli della Messa pro defunctis o da requiem si contano un grande numero di esemplari, in periodo romantico questo genere, più che allo spirito liturgico, fu particolarmente legato alle tendenze sinfoniche e operistiche ricorrendo a orchestrazioni di grandi dimensioni.

La Messa di Bottesini fu composta ai primi del 1877 in suffragio del fratello Luigi da poco deceduto, e venne eseguita, anche se non integralmente,—alle donne non era concesso di cantare in chiesa—nel tempio dei frati cappuccini del Cairo, città dove il maestro dirigeva la stagione lirica. L’esecuzione fu accolta con successo dal pubblico che affollava il luogo sacro ed ebbe una recensione favorevole dal corrispondente della Gazzetta Musicale di Milano. La prima esecuzione completa si ebbe al Teatro Regio di Torino il 24 marzo 1880, con scarsa presenza di un pubblico che non era abituato a frequentare i teatri durante la settimana santa né ad udirvi musica sacra. L’anno dopo, infine, vinse la medaglia d’argento all’Esposizione Nazionale di Musica di Milano.

I giudizi dei critici del tempo—probabilmente portati a fare un confronto con il Requiem di Verdi di tre anni prima—furono per lo più negativi e non è escluso che ebbero una certa qual influenza anche sugli autori contemporanei che hanno scritto su questo lavoro (Sergio Martinotti, Giovanni Carli Ballola, Umberto Scarpetta). Dopo queste esecuzioni la Messa cadde nel dimenticatoio e venne riesumata soltanto un secolo dopo, nel 1979, quando venne eseguita nel duomo di Crema in una edizione ripresa l’anno dopo nella basilica di S. Marco di Venezia.

In questa composizione Bottesini interpreta il testo liturgico con accenti vivi e appropriati: pur non mancando brani di stile contrappuntistico che danno al pezzo una convenzionale impronta ecclesiastica, mentre si rileva, con la presenza della melodia, il notevole influsso del melodramma, da cui risultano attinti i modelli linguistici e stilistici.

Dal punto di vista strumentale, se minor cura viene dedicata agli archi, ruolo predominante è riservato ai fiati, cui spesso viene affidato il tema principale dell’intero pezzo, mentre il trattamento del coro e dei quattro solisti rileva una notevole maestria contrappuntistica.

Per concludere il Requiem è un lavoro «ricco di risorse armoniche e di ottima fattura per quanto riguarda il contrappunto e, in generale, la scrittura corale e orchestrale» (Umberto Scarpetta).


Gaspare Nello Vetro


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