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8.660078-79 - PUCCINI: Madama Butterfly
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La prima Butterfly, una Tragedia musicale moderna

Quando ferveva il lavoro su Madama Butterfly, Puccini scrisse al librettista Illica (16 novembre 1902): "L’opera deve essere in due atti. Il primo tuo e l’altro il dramma di Belasco con tutti i suoi particolari. Assolutamente ne sono convinto e così l’opera d’arte verrà tale da fare una grande impressione. Niente entr’acte e arrivare alla fine tenendo inchiodato per un’ora e mezzo il pubblico! È enorme, ma è la vita dell’opera".

Era un proposito assai radicale rispetto alle abitudini del pubblico italiano ed internazionale d’inizio secolo (Salome e gli altri atti unici di Richard Strauss erano di là da venire, mentre Wagner richiedeva troppi sforzi d’allestimento per entrare nel repertorio di diffusione capillare, specie in Italia). Ma tale scelta era una logica conseguenza della molla creativa che aveva spinto il compositore verso il nuovo soggetto, con partecipazione emotiva ancor più accentuata del consueto. Assistendo alla play di Belasco da cui Madama Butterfly avrebbe tratto origine, Puccini era stato rapito dall’efficacia drammatica dello scorcio della veglia di Cio-Cio-San in attesa di Pinkerton, già quasi un intermezzo ‘musicale’ fatto di suoni concreti riverberati sulla scena, convincendosi che, a dispetto di un palese modernismo e dei costumi nipponici, aveva di fronte una tragedia potentissima, che seguiva gli schemi più sperimentati della tradizione occidentale. Cimentarsi con quel genere significava aprire un nuovo filone nel teatro musicale fin de siècle, che sarebbe stato poi alimentato da opere tratte direttamente dai miti, da Elektra di Strauss (1909) a Fedra di Pizzetti (1915), sino all’Œdipus Rex di Stavinskij (1927) e oltre.

Anteponendo un antefatto dettagliato (l’atto di Illica ispirato anche dal romanzo di Pierre Loti Madame Chrysanthème), Puccini avrebbe ottenuto il necessario parodo, dove mettere a fuoco il conflitto che sta alla base della peripezia, lo scontro fra due civiltà, Est ed Ovest, grazie a scene, costumi ed esotismo musicale. Che un simile disegno fosse nella sua mente lo suggerisce un’altra lettera a Illica, del 5 dicembre 1901: "Ti raccomando l’ultimo quadro e pensami a quell’intermezzo, per servirmi del coro: bisogna trovare qualcosa di buono. Voci misteriose a bocca chiusa (per esempio)".

L’insistenza per impiegare il coro in un dramma dominato da un solo personaggio dovrebbe far pensare che Puccini abbia intuito la sua valenza simbolica in uno schema tragico dalle fattezze classicheggianti. Ma le analogie con quando accade all’eroe nell’Aiace di Sofocle chiariscono come gl’intenti del compositore non fossero affatto casuali. Aiace Telamonio si suicida gettandosi sulla spada per aver perduto l’onore, e prima di morire congeda Tecmessa che non vuole rassegnarsi all’ineluttabile. Rivolge poi un addio al figlio, a cui augura a un futuro più sereno del suo: "Figlio, deve toccarti successo migliore del padre. [...]. Pure, già ora ho motivo d’invidia per te: non hai sentimento della mia miseria. Non possedere un io che pensa; ecco l’età più cara!". Come Butterfly, che muore con onore per non aver potuto serbar vita con onore suicidandosi con la lama paterna, dopo aver congedato Suzuki imponendole di tener compagnia al figlioletto che gioca, e che infine eleva un addio disperato al suo bimbo, spinto nella stanza dalla cameriera fedele per distrarla dal suo proposito, esprimendo un pensiero vòlto al futuro: "Perché tu possa andar, / di là del mare, / senza che ti rimorda ai di maturi, / il materno abbandono …".

Altre prove per accreditare la deliberata scelta tragica vengono da precise simmetrie musicali nel modo di iniziare e di finire i due atti, che indicano con chiarezza un percorso drammatico in due parti. Il primo atto si chiude dolcemente con un accordo che sospende la normale risoluzione alla tonica, ed evoca la precedente uscita in scena della fanciulla, simboleggiando la sua apertura all’amore — il secondo viene sigillato da un accordo analogo alla fine di una soluzione cadenzale a piena orchestra (il tema del suicidio), e segna invece lo scioglimento del nodo, tanto che la conclusione del primo atto ci tornerà in mente a posteriori come coerente premessa a una tragedia compiutasi. Un ampio fugato a quattro parti, tra le massime espressioni tecnico-formali in musica, s’ode all’apertura del sipario, come per mettere in enfasi la funzionalità del "nido nuzïal" predisposto da Goro, — ed è ancora con un fugato, ma a tre voci e di corto respiro, che inizia il second’atto, stabilendo, come nel caso dei finali, un rapporto di causa ed effetto tra i due momenti: la casetta si è trasformata in una prigione, e la musica, nel trascinarsi stancamente sugli stessi schemi, ci fa vivere il decorso temporale ("tre anni son passati"), smascherando l’illusorietà delle convinzioni di Butterfly.

In questo schema gioca un ruolo importante la posizione del coro, a tre quinti del second’atto, che canta a bocca chiusa una dolce ninna-nanna, cullando la protagonista nell’ultimo amaro istante d’illusione, e al tempo stesso separa chiaramente la peripezia dallo scioglimento. Qui Butterfly ha finalmente trovato la sintonia con un rarefatto paesaggio sonoro che vibra insieme a lei, voci remote che potrebbero essere misteriosi spiriti augurali, o fantasmi sereni: in una tragedia, quando canta nell’Esodo, il coro prende la parte dell’eroe, e lo assiste nel compimento del gesto finale.

Infine Cio-Cio-San soddisfa appieno le condizioni di un eroina tragica: fanciulla quindicenne strappata all’età "dei giochi" (come recita il libretto), aderisce a un costume sociale del suo paese e del suo tempo, ma il matrimonio rappresenta ai suoi occhi il riscatto dalla miseria e dall’infamante professione della geisha. La statica condizione di moglie ‘americana’ vive solo nel suo autoconvincimento, e viene rapidamente demolita dal precipitare di eventi che la costringeranno ad accettare la legge eterna di ogni tragedia: chi ha turbato l’ordine sociale, come lei stessa ha fatto innamorandosi di un uomo cui doveva solo procurare svago, deve ristabilirlo col proprio sacrificio.

Tòpoi riconosciuti del genere tragico, e gesti musicali precisamente coordinati ad essi, sostengono dunque la struttura della tragedia giapponese di Puccini, che purtroppo fu realizzata compiutamente soltanto nel debutto di Madama Butterfly alla Scala di Milano, il 17 febbraio 1904. Da quell’infausta serata, in cui il pubblico fischiò impietosamente, sobillato da una claque ostile al maggior compositore italiano del momento e al suo editore Ricordi, ebbe inizio un processo sistematico di revisione dell’opera, dalla macrostruttura (l’atto conclusivo fu scisso in due parti) sino ai dettagli, che la rende uno dei casi più complessi della filologia musicale di tutti i tempi.

L’opera vista a Milano era assai diversa da quella corrente. Il prim’atto, ad esempio, era intessuto di scenette di color locale (ora tagliate), dove i giapponesi apparivano ridicoli talora sino al grottesco, offrendo a Pinkerton ripetute occasione di schernirli con battute sprezzanti. Lo zio Yakusidé, già ubriaco all’inizio del banchetto nuziale, cantava un’aria da osteria ("All’ombra d’un Kekì / sul Nunki-Nunko-Yama"), sollecitato ad esibirsi con protervia da Pinkerton. Dal canto suo il tenente reagiva con poco garbo ai nomi poetici dei tre servi, apostrofandoli rozzamente "Muso primo, secondo, e muso terzo", e non perdeva l’occasione di esprimere tutto il suo cinismo quando, nel finale, non si lasciava andare al rimpianto per la perduta felicità (l’aria "Addio, fiorito asil", aggiunta per la ripresa bresciana) e, dopo aver consegnato un po’ di denaro a Sharpless, se ne andava alla chetichella borbottando: "Voi del figlio parlatele, / io non oso. Ho rimorso; / sono stordito! — Addio — mi passerà".

In tal modo giapponesi e statunitensi erano posti quasi sullo stesso piano, e l’incomprensione tra civiltà era reciproca, mentre nella Butterfly attuale la presenza nipponica risulta più dignitosa, e la responsabilità del fraintendimento delle regole di una cultura diversa pesa di più sugli americani.

Anche la musica della protagonista differisce nella Butterfly milanese, a cominciare dal tema cardine di tutta l’opera, perché accompagna la protagonista al suo ingresso in scena, fissando l’immagine della donna innamorata nel suo poetico contesto naturale, e si riaffaccia in molteplici circostanze per caratterizzare il rapporto fra il sentimento della geisha e la realtà. Qui la melodia sopra l’accordo di tonica scende alla dominante — rimanendo dunque sul primo grado in secondo rivolto — per poi risalire alla sensibile creando una dissonanza di settima solo sull’ultimo quarto, mentre nelle versioni successive la dissonanza compare già a metà della battuta. Ne risulta una maggior fragranza armonica, visto che la sequenza si ripete in progressione su sei gradi di una scala per toni interi al basso, dove l’accordo aumentato assume la funzione di quinto grado della nuova tonalità.

Diversi sono anche i due grandi assoli tragici di Cio-Cio-San. Nel primo, "Che tua madre" i versi tratteggiano una madre visionaria, che presenta lo sfortunato bimbo all’Imperatore, invece della madre che, al mestiere della geisha preferisce il suicidio. Nella conclusione Puccini cambiò anche la melodia rendendola più drammatica, con ampi balzi verso l’acuto, e fu mosso dallo stesso intento anche nell’aria conclusiva ("Tu, tu, piccolo iddio!"), rettificando il profilo melodico da discendente ad ascendente.

Un’ultima, ma sostanziale diversità va segnalata all’ascoltatore: il finale ultimo, con l’ingresso nella stanza dove si era consumata la vita di Butterfly della moglie americana di Pinkerton, che dialoga a lungo con la piccola giapponese, intonando molti dei versi che attualmente sono affidati al console Sharpless, mentre Kate rimane fuori nel giardino, priva o quasi d’identità musicale. Se nella prima versione Puccini e i librettisti vollero contrapporre direttamente le due donne, nell’ultima versione, accogliendo la prospettiva del regista Albert Carré che mise in scena l’opera a Parigi nel 1906, preferirono orientarsi verso una visione più simbolista del dramma.

Assegnando a Kate la parte attiva di giustiziera nel compimento della tragedia, invece che quello di fantasma delle private ossessioni di Cio-Cio-San, il compositore si era mosso in piena coerenza con il trattamento del genere tragico che rimane il pregio della prima Madama Butterfly, un’opera diversa da quella che conosciamo, perfettibile forse, ma dotata di quel fascino che solo l’ispirazione conferisce ai capolavori.

Michele Girardi

ATTO PRIMO

Collina presso Nagasaki

Casa giapponese, terrazza e giardino.

In fondo, al basso, la rada, il porto, la città di Nagasaki.

Pinkerton e Goro

Goro fa visitare la casa a Pinkerton, che passa di sorpresa in sorpresa.

1

Pinkerton

E soffitto…e pareti…

Goro

(godendo delle sorprese)

Vanno e vengono a prova

a norma che vi giova

nello stesso locale

alternar nuovi aspetti ai consueti

Pinkerton

(cercando intorno)

Il nido nuzïale

dov’è?

Goro

(accennando a due locali)

Qui, o là!…secondo…

Pinkerton

Anch’esso a doppio fondo!

La sala?

Goro

(mostra la terrazza)

Ecco!

Pinkerton

(stupito)

All’aperto?

Goro

(mostrando il chiudersi d’una parete)

Un fianco scorre…

Pinkerton

Capisco! Un altro…

Goro

Scivola!

Pinkerton

E la dimora frivola…

Goro

(protestando)

Salda come una torre

da terra, infino al tetto.

Pinkerton

È una casa a soffietto.

Goro

(batte tre volte le mani palma a palma: entrano

due uomini ed una donna e si genuflettono

innanzi a Pinkerton)

2

Questa è la cameriera (accennando)

che della vostra sposa

fu già serva amorosa.

Il cuoco - il servitor. Sono confusi

del grande onore.

Pinkerton

I nomi?

Goro

(presentando)

Miss Nuvola leggiera. -

Raggio di sol nascente. - Esala aromi.

Pinkerton

Nomi di scherno o scherzo.

Io li chiamerò: musi!

(indicando)

Muso primo, secondo, e muso terzo.

Suzuki

(fatta ardita)

Sorride Vostro Onore? -

I1 riso è frutto e fiore.

Disse il savio Ocunama:

dei crucci la trama

smaglia il sorriso.

Schiude alla perla il guscio,

apre all’uom l’uscio

del Paradiso.

Profumo degli Dei...

Fontana della vita...

(Goro accorgendosi che Pinkerton comincia ad essere infastidito dalla loquela di Suzuki, batte le mani. - I tre si alzano e fuggono rapidamente rientrando in casa).

Pinkerton

A chiacchiere costei

mi par cosmopolita.

(a Goro andato in fondo ad osservare)

Che guardi?

Goro

Se non giunge ancor la sposa.

Pinkerton

Tutto è pronto?

Goro

Ogni cosa.

Pinkerton

Gran perla di sensale!

Goro

(ringrazia con profondo inchino)

Qui verran: l’Ufficiale

del registro, i parenti, il vostro Console,

la fidanzata. Qui si firma l’atto

e il matrimonio è fatto.

Pinkerton

E son molti i parenti?

Goro

La suocera, la nonna, lo zio Bonzo

(che non ci degnerà di sua presenza)

e cugini! e cugine…

Mettiam fra gli ascendenti

ed i collaterali, un due dozzine.

Quanto alla discendenza...

(con malizia ossequiosa)

provvederanno assai

Vostra Grazia e la bella Butterfly.

(si ode la voce di Sharpless il Console, che sale il colle)

La Voce di Sharpless

(un po’ lontano)

E suda e arrampica!

e sbuffa e inciampica!

- Erta letale!

 

Goro

(che è accorso al fondo, annuncia a Pinkerton)

- Il Consol sale.

Sharpless

(appare sbuffando: Goro si prosterna innanzi al Console)

Ah!...quei viottoli

irti di ciottoli

m’hanno sfiaccato!

Pinkerton

(va incontro a Sharpless - i due si stringono la mano)

Bene arrivato.

Sharpless

Ouff!

Pinkerton

Presto Goro

qualche ristoro.

(Goro entra in casa frettoloso)

Sharpless

(guardando intorno)

Alto.

Pinkerton

(mostrandogli il panorama)

Ma bello!

Sharpless

(contemplando il mare e la città sottoposti)

Nagasaki, il mare!

il porto…

Pinkerton

(accennando alla casa)

e una casetta

che obbedisce a bacchetta.

Sharpless

Vostra?

Pinkerton

La comperai

per novecento novantanove anni,

con facoltà, ogni mese,

di rescindere i patti.

Sono in questo paese

elastici del par, case e contratti.

Sharpless

E l’uomo esperto ne profitta.

Pinkerton

(Goro viene frettoloso dalla casa, seguito dai due servi: portano bicchieri, bottiglie e due poltrone di vimini:

depongono bicchieri e bottiglie su di un piccolo tavolo)

Certo.

3

Dovunque al mondo lo yankee vagabondo

si gode e traffica

sprezzando i rischi.

Affonda l’áncora alla ventura

finchè una raffica…

(Pinkerton s’interrompe per offrire da bere a Sharpless)

Milk-Punch, o Wiskey?

(riprende)

...scompigli nave, ormeggi, alberatura.

La vita ei non appaga

se non fa suo tesor

le stelle d’ogni cielo

i fiori d’ogni plaga,

d’ogni bella gli amor.

Sharpless

È un facile vangelo

che fa la vita vaga

ma che intristisce il cuor.

Pinkerton

(continuando)

Vinto si tuffa e la sorte riacciuffa.

Il suo talento

fa in ogni dove.

Così mi sposo all’uso giapponese

per novecento

novantanove

anni. Salvo a prosciogliermi ogni mese.

´ America for ever! ª

4

Sharpless

Ed è bella

la sposa?

Goro

(che ha udito, si avanza premuroso ed insinuante)

Una ghirlanda

di fior freschi. Una stella

dai raggi d’oro.

E per nulla: sol cento

yen.

(al Console)

Se la Grazia Vostra mi comanda

ce n’ho un assortimento.

(il Console ridendo, ringrazia)

Pinkerton

(con viva impazienza)

Va, conducila Goro.

(Goro corre in fondo e scompare discendendo il colle:

i due servi rientrano in casa. Pinkerton e Sharpless siedono).

Sharpless

Quale smania vi prende!

Sareste addirittura

cotto?

Pinkerton

Non so! Dipende

dal grado di cottura!

Amore o grillo - donna o gingillo

dir non saprei. - Certo colei

m’ha colle ingenue - arti invescato.

Lieve qual tenue - vetro soffiato

alla statura - al portamento

sembra figura - da paravento.

Ma dal suo lucido - fondo di lacca

come con subito - moto si stacca,

qual farfalletta - svolazza e posa

con tal grazietta - silenzïosa

che di rincorrerla - furor m’assale

se pure infrangerne - dovessi l’ale.

Sharpless

(seriamente e bonario)

Ier l’altro, il Consolato

sen’ venne a visitar!

Io non la vidi, ma l’udii parlar.

Di sua voce il mistero

l’anima mi colpì.

Certo quando è sincero

l’amor parla così.

Sarebbe gran peccato

le lievi ali strappar

e desolar forse un credulo cuor.

Quella - divina

mite - vocina

non dovrebbe dar note di dolor.

Pinkerton

Console mio garbato,

quietatevi! Si sa,

la vostra età è di flebile umor.

Non c’è gran male

s’io vo’ quell’ale

drizzar ai dolci voli dell’amor!

(offre di nuovo da bere)

Wiskey?

Sharpless

Un altro bicchiere.

(Pinkerton colma anche il proprio bicchiere)

Bevo alla vostra famiglia lontana.

Pinkerton

(leva il calice)

E al giorno in cui mi sposerò con vere

nozze, a una vera sposa...americana.

Goro

(riappare correndo, venendo dal basso della collina)

Ecco! Son giunte al sommo del pendìo.

(accennando verso il sentiero)

Già del femmineo sciame

qual di vento in fogliame

s’ode il brusìo.

5

(Su dal sentiero si avvicina un confuso e gaio gridìo.

Pinkerton e Sharpless si levano in piedi).

Voce di Butterfly

Ancora un passo or via.

Altre Voci

Come sei tarda.

- Ecco la vetta. -

- Aspetta. -

- Guarda, guarda.

Voce di Butterfly

Spira sul mare e sulla

terra un primaveril soffio giocondo.

Io sono la fanciulla

più lieta del Giappone, anzi del mondo.

Dalle vie, dalle ville

la città colle mille

sue voci mi saluta.

Amiche, io son venuta

al richiamo d’amor

nelle gaudiose soglie

ove tutto s’accoglie

il bene di chi vive e di chi muor.

Le Amiche

Gioia a te sia

dolce amica, ma pria

di varcare la soglia che ti attira

volgiti indietro e mira

le cose tutte che ti son sì care.

Quanti fior! Quanto cielo! Quanto mare?

Sharpless

O allegro cinguettar di gioventù!

(Appaiono, superato il pendìo della collina,

Butterfly colle amiche, tutte hanno grandi

ombrelli aperti, a vivi colori).

Butterfly

Siam giunte.

(vede il gruppo dei tre uomini e riconosce Pinkerton.

Chiude subito l’ombrello e pronta addita Pinkerton alle amiche)

F.B. Pinkerton. Giù.

(si genuflette)

Le Amiche

(chiudono gli ombrelli e si genuflettono)

Giù.

(poi tutte si alzano e si avvicinano a Pinkerton, cerimoniosamente)

6

Butterfly

Gran ventura.

Le Amiche

Riverenza.

Pinkerton

(sorridendo)

È un po’ dura

la scalata?

Butterfly

(compassata)

A una sposa

costumata

più penosa

l’impazienza.

Pinkerton

(un po’ derisorio)

Molto raro

complimento.

Butterfly

(ingenua)

Dei più belli

ancor ne so.

Pinkerton

(rincalzando)

Dei gioielli!

Butterfly

(volendo sfoggiare il suo repertorio di complimenti)

Se vi è caro

sul momento…

Pinkerton

Grazie - no.

Sharpless

(ha osservato prima curiosamente il gruppo delle fanciulle, poi si è avvicinato a Butterfly che lo ascolta con attenzione)

Miss Butterfly. Bel nome che vi sta a meraviglia.

Siete di Nagasaki?

Butterfly

Signor sì. Di famiglia

assai prospera un tempo.

(alle amiche)

Verità?

Le Amiche

(approvando premurose)

Verità!

Butterfly

Nessuno si confessa mai nato in povertà,

e non c’è vagabondo che a sentirlo non sia

di gran prosapia. Eppure senza millanteria

conobbi la ricchezza. Ma il turbine rovescia

le quercie più robuste - e abbiam fatto la ghescia

per sostentarci. (alle amiche) Vero?

Le Amiche

(confermano)

Vero!

 

Butterfly

Non lo nascondo,

nè mi adonto.

(vedendo che Sharpless sorride)

Ridete? Perchè?...Cose del mondo.

Pinkerton

(ha ascoltato con interesse e si rivolge a Sharpless)

(Con quel fare di bambola quando parla m’infiamma.)

Sharpless

(anch’esso interessato dalle chiacchiere di Butterfly, continua a interrogarla)

E ci avete sorelle?

Butterfly

Non signore. Ho la mamma.

Goro

(con importanza)

Una nobile dama.

Butterfly

Ma senza farle torto

povera molto anch’essa.

Sharpless

E vostro padre?

Butterfly

(si arresta sorpresa - poi secco secco risponde:)

Morto.

(Le amiche chinano la testa. Goro è imbarazzato.

Silenzio. Tutte si sventolano nervosamente coi ventagli - poi Butterfly, per rompere il penoso silenzio, si rivolge a Pinkerton)

 

7

Ma ho degli altri parenti:

uno zio Bonzo.

Pinkerton

(con esagerata ammirazione)

Senti!

Le Amiche

Un mostro di sapienza.

Goro

(incalzando)

Un fiume d’eloquenza!

Pinkerton

Grazia, grazia, mio Dio!

Butterfly

Ci ho pure un altro zio!

Ma quello...

Le Amiche

Gran corbello!

Butterfly

(volendo bonariamente mitigare)

Ha un po’ la testa a zonzo.

Le Amiche

Perpetuo tavernaio.

Pinkerton

Capisco - un Bonzo e un gonzo. -

I due mi fanno il paio.

 

 

Butterfly

(mortificata)

Ve ne rincresce?

Pinkerton

Ohibò!

Per quel che me ne fo!

Sharpless

(a Butterfly)

Quanti anni avete?

Butterfly

(con civetteria quasi infantile)

Indovinate.

Pinkerton

Dieci.

Butterfly

Crescete.

Sharpless

Venti.

Butterfly

Calate.

Quindici netti, netti;

sono vecchia diggià.

Sharpless

Quindici anni! L’età

dei giuochi...

Pinkerton

e dei confetti.

(a Goro, che batte le mani, chiamando i tre servi,

i quali accorrono dalla casa: Goro impartisce

loro gli ordini, man mano che li riceve da Pinkerton)

Qua i tre musi. Servite

ragni e mosche candite.

Nidi al giulebbe e quale

è licor più indigesto

e più nauseabonda leccornìa

della Nipponerìa.

(Goro nel seguire i servi che rientrano in casa si accorge che altre persone salgono il colle: osserva; poi corre ad annunciare a Pinkerton e a Sharpless)

8

Goro

(con importanza)

L’imperial Commissario e l’Ufficiale

del registro - i congiunti.

Pinkerton

(a Goro)

Fate presto.

(Goro corre in casa)

Dal sentiero in fondo si vedono sfilare i parenti di Butterfly: questa va loro incontro, insieme alle amiche: grandi saluti, riverenze: i parenti osservano curiosamente i due americani, chiedendo spiegazioni a Butterfly. Ultimi arrivano il Commissario imperiale e l’Ufficiale del registro, che si fermano in fondo rigidi e pettoruti. Pinkerton ha preso sottobraccio Sharpless e, condottolo da un lato, gli fa osservare il bizzarro gruppo dei parenti.

Pinkerton

(osserva commentando)

Che burletta la sfilata

della nova parentela,

tolta in prestito, a mesata.

Certo dietro a quella vela

di ventaglio pavonazzo,

la mia suocera si cela.

E quel coso da strapazzo

che fa salti di rannocchio

è lo zio briaco e pazzo.

Manco male anche il marmocchio,

lustro giallo e grassottino. -

Or complottan, stretti a crocchio,

e mi ponzano l’inchino.

Sharpless

(a Pinkerton)

Pinkerton fortunato

che in sorte v’è toccato

un fior pur or sbocciato!

Non più bella e d’assai

fanciulla io vidi mai

di questa Butterfly.

How-exciting! Giudizio:

o il pseudo sposalizio

vi mena al precipizio.

E se a voi sembran scende

il patto e la sua fede

badate!...Ella ci crede.

(accenna a Butterfly)

Alcuni Parenti

Dov’è? dov’è?

Butterfly

(indicando Pinkerton)

Eccolo là!

Prima Cugina

In verità

bello non è. -

Butterfly

(offesa)

Bello è così,

che non si può

sognar di più.

La Madre di Butterfly

Mi pare un re!

Lo Zio

Vale un Perù.

Prima Cugina

Goro l’offrì

pur anche a me.

Ma s’ebbe un no!

Butterfly

(sdegnosa)

Sì, giusto tu!

Alcuni Amici

(ad alcune Amiche)

Ecco, perchè

prescelta fu,

vuol far con te

la soprappiù.

Altre Amiche

La sua beltà

già disfiorì.

Cugini e Cugine

Divorzierà.

Altri

Spero di sì. -

Goro

Per carità

tacete un po’...

chi v’insegnò

la civiltà?

La Madre di Butterfly e Alcune Cugine

Oh quella lì

non smette più.

Goro

Stoltezza fu

condurla qui.

Lo Zio

Vino ce n’è?

La Madre di Butterfly e La Zia

Guardiamo un po’.

Alcune Amiche

Ne vidi già

color di thè,

e chermisì!

Lo Zio

Se ne berrò!

Il Bambino

E chicche?

Sua Madre

Sì.

Il Bambino

(gongolante)

Curucucu!

Butterfly

(a sua madre)

Mamma; vien qua.

(agli altri)

Badate a me:

attenti, orsù,

uno - due - tre

e tutti giù.

(e tutti si prosternano innanzi a Pinkerton,

tranne il Commissario e l’Ufficiale).

(Intanto Goro ha fatto portare dai servi alcuni tavolini, sui quali dispongonsi varie confetture, pasticcietti, liquori, vini e servizi da thè; si portano alcuni cuscini e un tavolino a parte, coll’occorrente per scrivere. Parenti, amici si alzano e guardano soddisfatti i dolciumi portati. Goro fa avanzare il Commissario e l’Ufficiale)

9

Goro

Qui signor Ufficiale. E qui Eccellenza.

Ho la dolce incombenza

di esprimervi non già col parlar vano

ma all’uso americano

la grata intenzïon del qui presente . . .

(dà loro dei biglietti di banca)

signor Luogotenente.

Commissario e Ufficiale

Ottimamente.

I Parenti

(ad un cenno di Butterfly si avanzano e fanno un profondo inchino a Pinkerton)

Facciamo un inchino profondo.

Pinkerton

(sorride e risponde inchinandosi)

Profondo vi rendo l’inchino.

 

I Parenti

(ripetono l’inchino)

E noi ne facciamo un secondo.

Pinkerton

(Si inchina di nuovo)

La stessa moneta vi do.

I Parenti

(fanno un terzo inchino)

Giammai non daremo al divino

tuo merto con degna onoranza.

Pinkerton

(ringrazia, ma fa cenno che gli inchini bastano)

Ammiro la vostra costanza,

ma il dorso curvar più non so.

(Butterfly presenta i propri parenti a Pinkerton)

Butterfly

Mia madre.

Pinkerton

Assai felice.

La Madre

La Grazia Vostra ha lo splendor del giglio.

Butterfly

Mia cugina e suo figlio.

Pinkerton

(dando un buffetto al bambino, che si ritrae pauroso)

Ben piantato - promette.

La Cugina

(spinge ancora innanzi il bambino)

Che si dice?

Il Bambino

(compitando)

Eccellenza.

10

Butterfly

Lo zio Yakusidé.

Pinkerton

È quello?…Ah! ah!

Yakusidé

Eh! eh!

Salute agli avi e gloriose gesta.

Alcuni Parenti

Buona vista ai tuoi occhi.

Altri

Buone pianelle ai piedi e il cielo in testa.

Pinkerton

(ringrazia tutti e per liberarsene indica loro

1e ghiottonerie servite, poi si rivolge

a Sharpless)

Dio, come sono sciocchi!

(I parenti e gli amici si precipitano ai tavolini;

i servi distribuiscono saki, dolci, pasticcietti, vino e liquori: esclamazioni acute delle amiche e parenti. Butterfly ha fatto sedere sua madre presso di sè e ne modera la ghiottoneria.

Sharpless invita il Commissario e l’Uffiziale ad avanzarsi ancora: presenta loro Pinkerton e viceversa).

Sharpless

Sir Francis Blummy Pinkerton,

Sua Grazia il Commissario Imperïale

Commissario

Takasago.

(saluti e strette di mano all’uso americano)

Sharpless

Dello Stato Civil l’Ufficïale.

Ufficiale

Hanako.

(come sopra - e dopo i convenevoli, Goro accompagna il Console, il Commissario e l’Ufficiale verso l’angolo a sinistra, ove è collocato il tavolino coll’occorrente

per scrivere. Il Console rivede le carte e fa preparare la scritta.

Pinkerton si avvicina a Butterfly e le offre graziosamente confetti).

11

Pinkerton

All’amor mio!

(vedendo che Butterfly rimane impacciata)

Vi spiacciono i confetti?

Butterfly

(alzandosi)

Signor F.B. Pinkerton, perdono…

(mostra le mani e le braccia che sono

impacciate dalle maniche rigonfie)

Io vorrei ... pochi oggetti

da donna…

Pinkerton

Dove sono?

Butterfly

(indicando le maniche)

Sono qui - vi dispiace?

Pinkerton

(un po’ sorpreso, sorride...poi subito acconsente con galanteria)

O perchè mai,

mia bella Butterfly!?

Butterfly

(a mano a mano cava dalle maniche gli oggetti e li depone sopra uno sgabello)

Fazzoletti. - La pipa. - Una cintura. -

Un piccolo fermaglio. -

Uno specchio. - Un ventaglio.

Pinkerton

(vede un vasetto)

Quel barattolo?

Butterfly

Un vaso di tintura.

Pinkerton

Ohibò!

Butterfly

Vi spiace?

(lo getta)

Via!

Pettini.

(trae un astuccio lungo e stretto)

Pinkerton

E quello?

Butterfly

(molto seria)

Cosa sacra e mia.

 

Pinkerton

E non si può vedere?

Butterfly

(supplichevole e grave)

C’è troppa gente.

Perdonate.

(e depone l’astuccio con gran rispetto)

Goro

(intanto si è avvicinato e dice

all’orecchio di Pinkerton:)

È un presente

del Mikado a suo padre…coll’invito…

(fa il gesto di chi s’apre il ventre)

Pinkerton

(piano a Goro)

E...suo padre?

Goro

Ha obbedito.

(s’allontana, mescolandosi agli invitati)

Butterfly

(leva dalle maniche alcune statuette e

le mostra a Pinkerton)

Gli Ottoké.

Pinkerton

(ne prende una e la esamina con curiosità)

Quei pupazzi?...Avete detto?

Butterfly

Son l’anime degli avi.

Pinkerton

Ah!... il mio rispetto.

(e depone la statuetta presso le altre)

12

Butterfly

(trae Pinkerton in disparte e con tenera e

rispettosa confidenza gli dice:)

Ieri sono salita

tutta sola in secreto alla Missione.

Colla nuova mia vita

posso adottare nuova religione.

Dirvi ben non saprei

se del bene o del mal chiaro discerno:

noi preghiam mille Dei,

voi pregate un sol Dio grande ed eterno.

Lo zio Bonzo nol sa,

nè i miei lo sanno. Io seguo il mio destino

e piena d’umiltà

al Dio del signor Pinkerton m’inchino.

Per me spendeste cento

yen, ma vivrò con molta economia.

E per farvi contento

potrò quasi obliar la gente mia.

(va a prendere le statuette)

E questi: via!

(li nasconde. Intanto Goro si è avvicinato al Console, e ricevutone gli ordini, grida con voce tonante da banditore:)

13

Goro

Tutti zitti!

(cessano le chiacchiere: tutti tralasciano

di mangiare e di bere e si avanzano in circolo ascoltando con grande raccoglimento:

Pinkerton e Butterfly stanno nel mezzo)

Il Commissario Imperiale

(legge)

È concesso al nominato

Sir Francis Blummy Pinkerton,

Luogotenente nella cannoniera

Lincoln, marina degli Stati Uniti

America del Nord:

ed alla damigella Butterfly

del quartiere di Omara-Nagasaki,

finor non maritata e in conseguenza

non divorziata mai,

di unirsi in matrimonio, per diritto

il primo, della propria volontà,

ed ella…

(Lo zio Yakusidé e il bambino sono sorpresi a far man bassa sui pasticcini: scandalo dei parenti)

I Parenti

Hou! hou! hou! hou!

La Cugina

(sgridando il bimbo)

Non ti conduco più.

Il Commissario Imperiale

(seccato, continua alzando la voce)

...ed ella per consenso dei parenti

qui testimonî all’atto.

(porge l’atto per la firma)

Goro

(cerimonioso)

Lo sposo.

(Pinkerton firma)

Poi la sposa.

(Butterfly firma)

E tutto è fatto.

(I parenti si precipitano a firmare:

le amiche circondano Butterfly festeggiandola)

Le Amiche

Madama Butterfly!

Butterfly

(le corregge)

Madama F.B. Pinkerton.

(L’Ufficiale dello Stato Civile ritira l’atto

e avverte il Commissario che tutto è finito).

Il Commissario Imperiale

(congedandosi da Pinkerton)

Auguri molti.

Pinkerton

I miei ringraziamenti.

Il Commissario Imperiale

(al Console)

I1 signor Consol scende?

Sharpless

L’accompagno.

Sharpless

(stringendo la mano a Pinkerton)

Giudizio!

Ci vedrem domattina.

Pinkerton

A meraviglia.

Ufficiale

(congedandosi da Pinkerton)

Posterità.

Pinkerton

Mi proverò.

(Pinkerton accompagna i tre sino al sentiero

che scende alla città e li saluta di nuovo quanto già sono fuori di vista: sono passati prima fra due schiere di parenti e di amiche che li hanno salutati con molti

cerimoniosi inchini. Butterfly si è recata presso sua madre. Pinkerton ritorna, e si capisce che è deliberato di sbarazzarsi dei parenti e delle amiche).

(Ed eccoci in famiglia.

Sbrighiamoci al più presto - in modo onesto).

14

Qua, signor Zio.

(mesce, ridendo, del Wiskey a Yakusidé)

Il bicchier della staffa.

Yakusidé

Magari due dozzine!

Pinkerton

(dandogli la bottiglia)

E allora la caraffa.

Yakusidé

(sentenzioso)

Bevi il tuo Saki e a Dio piega il ginocchio.

Pinkerton

(vuol mescere alla madre di Butterfly)

La suocera…

Butterfly

(impedisce di versare)

Non beve.

Pinkerton

(volgendosi intorno)

Le cugine,

le amiche - due confetti ed un bicchiere

di Porto.

Yakusidé

(avanzandosi premuroso)

Con piacere!

Le Amiche

(scacciandolo)

Il beone, il beone!

Goro

(a Pinkerton perchè non incoraggi troppo quel beone)

Piano, signore, piano!

ch’egli berrebbe il gran padre oceàno!

Pinkerton

(al bambino)

A te marmocchio;

spalanca le tue maniche ed insacca

chicche e pasticci a macca.

(leva il proprio bicchiere)

Ip! Ip!

Tutti

(brindando)

O Kami! O Kami!

Pinkerton

E beviamo ai novissimi legami.

Tutti

O Kami! O Kami!

Butterfly

(disgustata e timida a Pinkerton)

È l’ora del tramonto...

Pinkerton

Zio, voglio una canzone.

(Butterfly, indispettita, vorrebbe impedire

allo zio di cantare, ma non osa)

Yakusidé

Eccomi pronto.

(Pinkerton siede su di una poltrona ed incoraggia Yakusidé a cantare)

15

All’ombra d’un Kekì

sul Nunki-Nunko-Yama,

il dì del Gosekì

quante fanciulle belle,

il dì del Gosekì

sul Nunki-Nunko-Yama,

all’ombra d’un Kekì.

(a Pinkerton)

Vi piace?

Pinkerton

Commovente. Va, ripiglia.

Yakusidè

All’ombra d’un Kekì

sul Nunki-Nunko-Yama,

il dì del Gosekì

o che ci fate o belle,

il dì del Gosekì

sul Nunki-Nunko-Yama,

all’ombra...

(s’interrompe urlando)

la bottiglia!

(si è accorto che il bambino ha preso la bottiglia

del Wiskey e tenta d’imboccarla e lo rincorre fra

le risate di tutti. Ad un tratto appare dal fondo

uno strano personaggio, la cui vista fa allibire tutti.

È il Bonzo che si fa innanzi furibondo e vista Butterfly, stende le mani minacciose verso di lei, gridando:)

16

Il Bonzo

Cio-Cio-San!...Cio-Cio-San!...

Abbominazione!

Goro

(infastidito dalla venuta del Bonzo)

Un corno al guastafeste!

Chi ci leva d’intorno

le persone moleste?!...

(fa cenno ai servi di asportare tavolini, sgabelli,

cuscini e prudentemente se ne parte

adiratissimo, borbottando)

Tutti

(impauriti, si raccolgono in un angolo balbettando)

Lo zio Bonzo!

(Pinkerton, che si era alzato per guardare la strana figura, ridendo, si lascia di nuovo andare sulla poltrona)

Il Bonzo

(a Butterfly, che s’è scostata da tutti)

Che hai

tu fatto alla Missione?

Pinkerton

Che mi strilla quel matto?

Il Bonzo

Rispondi, che hai tu fatto?

Tutti

Rispondi Cio-Cio-San!

Il Bonzo

Come, hai tu gli occhi asciutti?

Son questi dunque i frutti?

(urlando)

Ci ha rinnegato tutti!

Tutti

Hou! Cio-Cio-San!

Il Bonzo

Rinnegato, vi dico,

degli avi il culto antico.

Tutti

Hou! Cio-Cio-San!

(Butterfly si copre il viso vergognosa)

Il Bonzo

(gridando sul viso a Butterfly)

All’anima tua guasta

qual supplizio sovrasta!

(La madre s’interpone per difendere Butterfly, ma il Bonzo la respinge brutalmente. - Pinkerton infastidito, si alza e grida al Bonzo:)

Pinkerton

Ehi, dico: basta, basta!

(alla voce di Pinkerton il Bonzo si arresta stupefatto!...poi con subita risoluzione invita i parenti e le amiche a partire)

Il Bonzo

Venite tutti - Andiamo!

(a Butterfly)

Ci hai rinnegato e noi...

Tutti

Ti rinneghiamo!

Pinkerton

(autorevolmente)

Sbarazzate all’istante. In casa mia

niente baccano e niente bonzeria.

(Tutti, parenti, amiche, il Bonzo, partono in gran fretta, scendendo la collina e continuando a strillare e imprecare contro Butterfly. - Le voci a poco a poco si allontanano. - Butterfly che stette sempre immobile e muta colla faccia nelle mani, scoppia in pianto infantile. -

Comincia poco a poco a calare. La sera: poi notte serena e stellata.)

17

Pinkerton

(va presso Butterfly e con delicatezza le toglie le mani dal viso)

Bimba, bimba, non piangere

per gracchiar di ranocchi.

Butterfly

(udendo ancora le grida dei parenti,

si tura colle mani le orecchie)

Urlano ancor!

Pinkerton

(rincorandola)

Tutta la tua tribù

e i Bonzi tutti del Giappon non valgono

il pianto di quegli occhi

cari e belli.

Butterfly

(sorridendo infantilmente)

Davver? Non piango più.

E quasi del ripudio non mi duole

per le vostre parole

che mi suonan così dolci nel cuor.

(si china per baciare la mano a Pinkerton)

Pinkerton

(sorpreso a quell’atto, dolcemente lo impedisce)

Che fai?...la man?

Butterfly

Mi han detto

che laggiù fra la gente costumata

è questo il segno del maggior rispetto.

Pinkerton

(si sente un sordo bisbiglio)

Chi brontola lì fuor?

Butterfly

È Suzuki che fa la sua preghiera

seral.

18

Pinkerton

(attirandola)

Viene la sera...

Butterfly

e l’ombra e la quiete.

Pinkerton

E sei qui sola.

Butterfly

Sola e rinnegata!

Rinnegata e felice!

Pinkerton

(ha battuto le mani, ed i servi sono accorsi)

A voi - chiudete.

Butterfly

(mentre i servi chiudono le pareti che

danno sul terrazzo)

Sì, sì, noi tutti soli…

E fuori il mondo.

Pinkerton

(ridendo)

E il Bonzo furibondo.

Butterfly

(a Suzuki, che è venuta coi servi e sta

aspettando gli ordini)

Suzuki, le mie vesti.

(Suzuki fruga in un cofano di lacca, mentre Pinkerton guarda i servi che stanno tramutando parte del terrazzo in una camera)

Suzuki

(a Butterfly, dopo di averle dato gli abiti per la notte

ed un cofanetto coll’occorrente per la toeletta)

Buona notte.

(fa una riverenza)

(Pinkerton batte le mani; Suzuki e i servi corrono via. - Butterfly si reca in un angolo al fondo e fa cautelosamente la sua toeletta da notte, levandosi poi la veste nuziale ed indossandone una tutta bianca. Pinkerton la guarda dondolandosi sulla poltrona e prendendo una sigaretta guarda Butterfly che è intenta ad acconciarsi)

Butterfly Pinkerton

Quest’obi pomposa Con moti di scojattolo

di scioglier mi tarda i nodi allenta e scioglie!…

si vesta la sposa Pensar che quel giocattolo

di puro candor. è mia moglie. Mia moglie!

Tra motti sommessi Se ne ricerco piena

sorride...mi guarda. la forma, in lei ravviso…

Celarmi potessi! quanto di donna appena

ne ho tanto rossor! basta a fare un sorriso.

E ancor dentro l’irata Ma tale mulïebre

voce mi maledice… grazia dispiega, ch’io

Butterfly…rinnegata - mi struggo per la febbre

Rinnegata d’un subito desìo…

e felice.

Pinkerton

(andando verso Butterfly, la solleva e si avvia con essa sul terrazzo esterno)

Bimba dagli occhi pieni di malìa

ora sei tutta mia.

Sei tutta vestita di giglio.

Mi piace la treccia tua bruna

fra i candidi veli...

Butterfly

(scendendo dal terrazzo)

Somiglio

la piccola Dea della luna,

la Dea della luna che scende

la notte dal ponte del ciel...

Pinkerton

(la segue)

E affascina i cuori...

Butterfly

E li prende,

li avvolge nel bianco mantel.

E via se li reca al diletto suo nido,

negli alti reami.

Pinkerton

Ma intanto finor non m’hai detto,

ancor non m’hai detto che m’ami.

Le sa quella Dea le parole

che appagan gli ardenti desir?

Butterfly

Le sa. Forse dirle non vuole

per tema d’averne a morir!

Pinkerton

Stolta paura, l’amor non uccide

ma dà vita, e sorride

per gioie celestiali

come ora fa nei tuoi lunghi occhi ovali.

(avvicinandosi a lei e prendendole la faccia)

Butterfly

(come per ritrarsi dalla carezza ardente

di Pinkerton, e allontanandosi)

Pensavo: se qualcuno mi volesse…

(s’interrompe)

Pinkerton

Perchè t’arresti? Andiamo...su racconta.

Butterfly

...pensavo: se qualcuno mi volesse

forse lo sposerei per qualche tempo.

Fu allora che il nakodo

le vostre nozze ci propose. Ma,

vi dico in verità,

a tutta prima le propose invano.

Un uomo americano!

Un barbaro! una vespa! mi dicevo.

Scusate - non sapevo...

Pinkerton

Amor mio dolce! E poi?

Racconta.

Butterfly

Adesso voi

siete per me l’occhio del firmamento.

E mi piaceste dal primo momento

che vi ho veduto. - Siete

alto, forte. - Ridete

con modi sì palesi!

E dite cose che mai non intesi.

Or son contenta.

19

Vogliatemi bene,

un bene piccolino,

un bene da bambino

quale a me si conviene.

Noi siamo gente avvezza

alle piccole cose

umili e silenziose,

ad una tenerezza

sfiorante e pur profonda

come il ciel, come l’onda

lieve e forte del mare.

Pinkerton

Dammi ch’io baci le tue mani care.

(prorompe con grande tenerezza)

Mia Butterfly!...come t’han ben nomata

tenue farfalla...

Butterfly

(a queste parole si rattrista e ritira le mani)

Dicon che oltre mare

se cade in man dell’uom, ogni farfalla

da uno spillo è trafitta

ed in tavola infitta!

Pinkerton

(riprendendole dolcemente le mani e sorridendo)

Un po’ di vero c’è.

E lo sai tu perchè?

Perchè non fugga più.

(abbracciandola)

Io t’ho ghermita...

Ti serro palpitante.

Sei mia.

 

 

Butterfly

(abbandonandosi)

Sì, per la vita.

Pinkerton

Vieni, vieni.

Butterfly

(titubante)

Un istante…

Pinkerton

Via dall’anima in pena

l’angoscia paurosa.

(indicando a Butterfly il cielo stellato)

Guarda: è notte serena!

Guarda: dorme ogni cosa!

Butterfly

(estatica)

Dolce notte! Quante stelle!

Non le vidi mai sì belle!

Trema, brilla ogni favilla

col baglior d’una pupilla.

Oh! quanti occhi fisi, attenti

d’ogni parte a riguardare!

Lungi, via pei firmamenti,

via pei lidi, via pel mare

quanti fiammei sguardi pieni

d’ineffabile languor!

Tutto estatico d’amor

ride il cielo…

Pinkerton

(con cupido amore)

Vieni, vieni!…

(Butterfly e Pinkerton entrano nella camera nuziale).

ATTO SECONDO

Interno della casetta di Butterfly.

20

Suzuki prega, raggomitolata davanti all’immagine di Budda: suona di quando in quando la campanella della preghiera. Butterfly sta ritta ed immobile presso un paravento.

21

Suzuki

(pregando)

E Izaghi ed Izanami

Sarundasico e Kami…

(interrompendosi)

Oh! la mia testa!

(suona la campanella per richiamare l’attenzione dei Numi)

E tu

Ten-Sjoo-daj!

(guardando Butterfly)

Fate che Butterfly

non pianga più, mai più, mai più, mai più.

Butterfly

Pigri ed obesi

son gli Dei Giapponesi.

L’americano Iddio son persuasa

ben più presto risponde a chi l’implori.

Ma temo ch’egli ignori

che noi stiam qui di casa.

(rimane pensierosa, poi si rivolge a Suzuki

che si è alzata in piedi ed ha aperto la

parete verso il giardino)

Suzuki, è lungi la miseria?

Suzuki

(apre un piccolo mobile e vi prende

poche monete mostrandole a Butterfly)

Questo

l’ultimo fondo.

Butterfly

Questo? Oh! Troppe spese!

Suzuki

(ripone il denaro e chiude il piccolo mobile,

mentre sospirando dice:)

S’egli non torna e presto,

siamo male in arnese.

Butterfly

(decisa)

Ma torna.

Suzuki

(crollando il capo)

Tornerà!

Butterfly

(indispettita a Suzuki)

Perchè dispone

che il Console provveda alla pigione,

rispondi, su!

Perchè con tante cure

la casa rifornì di serrature,

s’ei non volesse ritornar mai più?

Suzuki

Non lo so.

Butterfly

(meravigliata a tanta ignoranza)

Non lo sai?

(con orgoglio)

Io te lo dico. Per tener ben fuori

le zanzare, i parenti ed i dolori

e dentro, con gelosa

custodia, la sua sposa

che son io: Butterfly.

Suzuki

(poco convinta)

Mai non s’è udito

di straniero marito

che sia tornato al nido.

Butterfly

(furibonda)

Taci, o t’uccido.

(insistendo nel persuadere Suzuki)

Quell’ultima mattina:

tornerete signor? - gli domandai.

Egli, col cuore grosso,

per celarmi la pena

sorridendo rispose:

(cerca d’imitare Pinkerton)

O Butterfly

piccina mogliettina,

tornerò colle rose

alla stagion serena

quando fa la nidiata il pettirosso. -

(calma e convinta)

E tornerà.

Suzuki

(con incredulità)

Speriam.

Butterfly

(insistendo)

Dillo con me:

Tornerà.

 

Suzuki

(per compiacerla ripete)

Tornerà...

(poi si mette a piangere)

Butterfly

(sorpresa)

Piangi? Perchè?

Ah la fede ti manca!

(poi continua fiduciosa e sorridente)

Senti.

22

Un bel dì, vedremo

levarsi un fil di fumo sull’estremo

confin del mare.

E poi la nave appare

E poi la nave è bianca.

Entra nel porto, romba il suo saluto.

Vedi? È venuto!

Io’ non gli scendo incontro. Io no. Mi metto

là sul ciglio del colle e aspetto, aspetto

gran tempo e non mi pesa

la lunga attesa.

E…uscito dalla folla cittadina

un uomo, un picciol punto

s’avvia per la collina.

Chi sarà? chi sarà?

E come sarà giunto

che dirà? che dirà?

Chiamerà Butterfly dalla lontana.

Io senza far risposta

me ne starò nascosta

un po’ per celia, un po’ per non morire

al primo incontro, ed egli alquanto in pena

chiamerà, chiamerà:

´Piccina - mogliettina

olezzo di verbenaª

i nomi che mi dava al suo venire.

(a Suzuki)

Tutto questo avverrà, te lo prometto.

Tienti la tua’ paura - io con sicura

fede lo aspetto.

(congeda Suzuki)

(Suzuki esce dalla porta di sinistra. Butterfly la segue mestamente collo sguardo).

CD 2

Nel giardino compaiono Mr. Sharpless e Goro;

Goro guarda entro la camera, scorge Butterfly

e dice a Sharpless:

1

Goro

C’è. - Entrate.

(introduce Sharpless: poi torna subito fuori,

e spia di quando in quando dal giardino)

Sharpless

(affacciandosi, bussa discretamente contro la porta di destra)

Chiedo scusa...

(vede Butterfly che udendo entrare alcuno si è mossa)

Madama, Butterfly...

Butterfly

(senza volgersi, ma correggendo)

Madama Pinkerton.

Prego.

(si volge, riconosce il Console e giubilante

batte le mani)

Oh il mio signor Console!

(Suzuki entra premurosa e prepara

un tavolino coll’occorrente per fumare,

alcuni cuscini ed uno sgabello)

Sharpless

(sorpreso)

Mi ravvisate?

Butterfly

(facendo gli onori di casa)

Benvenuto in casa americana.

Sharpless

Grazie.

Butterfly

(invita il Console a sedere presso il tavolino: Sharpless si lascia cadere grottescamente su di un cuscino: Butterfly si siede dall’altra parte e sorride con malizia dietro il ventaglio vedendo 1’imbarazzo del Console; poi con molta grazia gli chiede:)

Avi - antenati

tutti bene?

Sharpless

(sorride ringraziando)

Ma spero.

Butterfly

(fa cenno a Suzuki che prepari la pipa)

Fumate?

Sharpless

Grazie.

(e desideroso di spiegare lo scopo per cui è venuto, cava una lettera di tasca)

Ho qui…

Butterfly

(gentilmente interrompendolo)

Signore - io vedo

il cielo azzurro.

(dopo aver tirato una boccata dalla pipa che Suzuki ha preparata, l’offre al Console)

Sharpless

(rifiutando)

Grazie…

(e tenta di riprendere il suo discorso)

Ho…

Butterfly

(depone la pipa sul tavolino e assai premurosa dice:)

Preferite

forse le sigarette?

(ne offre)

Americane.

Sharpless

(ne prende una)

Ma grazie.

(si alza e tenta di continuare il discorso)

Ho da mostrarvi...

Butterfly

(porge un fiammifero acceso)

A voi.

Sharpless

(accende la sigaretta, ma poi la depone subito

e presentando la lettera si siede sullo sgabello)

Mi scrisse

Sir Francis Blummy Pinkerton...

Butterfly

(premurosissima)

Davvero!

È in salute?

 

Sharpless

Perfetta.

Butterfly

(alzandosi, lietissima)

Io son la donna

più lieta del Giappone. - Potrei farvi

una domanda?

(Suzuki è in faccende per preparare il thè)

Sharpless

Certo.

Butterfly

(torna a sedere)

Quando fanno

il lor nido in America

i pettirossi?

Sharpless

(stupito)

Come dite?

Butterfly

Sì,

prima o dopo di qui?

Sharpless

Ma...perchè?...

(Goro sale dal terrazzo del giardino ed ascolta,

non visto, quanto dice Butterfly)

2

Butterfly

Mio marito m’ha promesso

di ritornar nella stagion beata

che il pettirosso rifà la nidiata.

Qui l’ha rifatta ben tre volte, ma

può darsi che di là

usi nidiar men spesso.

(Goro scoppia in ridere)

Butterfly

Chi ride?

(vede Goro)

Oh, c’è il nakodo.

(piano a Sharpless)

Un uom cattivo.

Goro

(ossequioso, inchinandosi)

Godo…

Butterfly

(a Goro)

Zitto.

(a Sharpless)

Egli osò…No, prima rispondete

alla domanda mia.

Sharpless

(imbarazzato)

Mi rincresce, ma…ignoro…

Non ho studiato l’ornitologia.

Butterfly

(tenta di capire)

Ah! l’orni…

Sharpless

...tologia.

Butterfly

Non lo sapete

insomma.

Sharpless

No.

(ritenta di tornare in argomento)

Dicevamo...

Butterfly

(lo interrompe seguendo la sua idea)

Ah, si - Goro,

appena F.B. Pinkerton fu in mare

mi venne ad assediare

con ciarle e con presenti

per ridarmi ora questo, or quel marito.

Or promette tesori

per uno scimunito...

Goro

(per giustificarsi, spiega la cosa a Sharpless)

I1 ricco Yamadori.

Ella è povera in canna - I suoi parenti

l’han tutti rinnegata.

(il Principe Yamadori attraversa il giardino seguito da due servi che portano fiori)

Butterfly

(vede Yamadori e lo indica a Sharpless sorridendo)

Eccolo. Attenti.

(Yamadori entra con grande imponenza, vestito all’europea, con modi del gran mondo: dà una poderosa stretta di mano a Sharpless, da persone che si conoscono: fa un graziosissimo inchino a Butterfly. I due servi giapponesi depongono i fiori con grandi inchini e si ritirano nel fondo. Goro, servilissimo, porta uno sgabello a Yamadori, fra Sharpless e Butterfly, ed è dappertutto durante la conversazione. Sharpless e Yamadori siedono)

(a Yamadori)

Yamadori - ancor…le pene

dell’amor, non v’han deluso?

Vi tagliate ancor le vene

se il mio bacio vi ricuso?

Yamadori

(a Sharpless)

Tra le cose più moleste

è l’inutil sospirar.

Butterfly

(con graziosa malizia)

Tante mogli omai toglieste,

vi doveste abituar.

Yamadori

Le ho sposate tutte quante

e il divorzio mi francò.

Butterfly

Obbligata.

Yamadori

(premuroso)

A voi però

giurerei fede costante.

Sharpless

(sospirando, rimette in tasca la lettera)

(I1 messaggio, ho gran paura,

a trasmetter non riesco).

Goro

(con enfasi indicando Yamadori a Sharpless)

Ville, servi, oro, ad Omara

un palazzo principesco.

Butterfly

(con serietà)

Già legata è la mia fede.

Goro e Yamadori

(a Sharpless)

Maritata ancor si crede.

Butterfly

(con forza)

Non mi credo: sono - sono.

Goro

Ma la legge…

Butterfly

(interrompendolo)

Io non la so.

Goro

(continua)

...per la moglie, l’abbandono

al divorzio equiparò.

Butterfly

(crollando vivamente il capo)

La legge giapponese...

non già del mio paese.

Goro

Quale?

Butterfly

(con forza)

Gli Stati Uniti.

Sharpless

(Oh, l’infelice!)

Butterfly

(nervosissima, accalorandosi)

Si sa che aprir la porta

e la moglie cacciar per la più corta

qui divorziar si dice.

Ma in America questo non si può.

(a Sharpless)

Vero?

Sharpless

(imbarazzato)

Vero...Però...

Butterfly

(lo interrompe rivolgendosi a Yamadori

ed a Goro, trionfante)

Là un bravo giudice

serio, impettito

dice al marito:

´Lei vuole andarsene?

´Sentiam perchè? -

´Sono seccato

´del coniugato!

E il magistrato:

´Ah, mascalzone,

´presto in prigione!

(e per troncare si alza ed ordina:)

Suzuki, il thè.

(va anche lei presso Suzuki)

Yamadori

(sottovoce a Sharpless, mentre Butterfly prepara il thè)

L’udite?

Sharpless

Mi rattrista una sì piena

cecità.

Goro

(sottovoce a Sharpless e Yamadori)

Segnalata è già la nave

di Pinkerton.

Yamadori

(disperato)

Quand’essa lo riveda...

Sharpless

(pure sottovoce ai due)

Egli non vuol mostrarsi. - Io venni appunto

per levarla d’inganno. - Ho qui una lettera

di lui che la riflette...

(vedendo Butterfly che si avvicina per offrire

il thè, tronca il discorso)

Butterfly

(con grazia, servendo a Sharpless una tazza di thè)

Vostra Grazia permette...

(poi apre il ventaglio e dietro a questo

accenna ai due, ridendo)

Che persone moleste!

(offre il thè a Yamadori, che rifiuta)

Yamadori

(sospirando si alza e si inchina a Butterfly,

mettendo la mano sul cuore)

Addio. Vi lascio il cuor pien di cordoglio:

ma spero ancor.

Butterfly

Padrone.

Yamadori

(s’avvia, poi torna presso Butterfly)

Ah! se voleste…

Butterfly

I1 guaio è che non voglio…

(Yamadori sospira di nuovo: saluta Sharpless,

poi se ne va, seguìto dai servi. Butterfly fa cenno a Suzuki di spreparare il thè: Suzuki eseguisce, poi va ad accosciarsi in fondo alla camera. Goro segue premurosamente Yamadori).

3

Sharpless

(assume un fare grave, serio, però con gran rispetto

e con una certa commozione invita Butterfly a sedere,

e torna a tirar fuori di tasca la lettera)

Ora a noi. - Qui sedete.

(Butterfly, tutta allegra, siede vicino a Sharpless,

che gli presenta la lettera)

Legger con me volete

questa lettera?

Butterfly

Date.

(prende la lettera, la bacia e poi se la mette sul cuore)

Sulla bocca, sul cuore...

(rende la lettera a Sharpless e gli dice graziosamente:)

Siete l’uomo migliore

del mondo. - Incominciate.

Sharpless

(legge)

´Amico cercherai

quel bel fior di fanciulla...ª

Butterfly

(interrompendolo con gioia)

Dice proprio così?

Sharpless

Sì, così dice,

ma se ad ogni momento…

 

Butterfly

(rimettendosi tranquilla)

Taccio, taccio - più nulla.

Sharpless

(riprende)

´Da quel tempo felice

tre anni son passati.ª

Butterfly

(non può trattenersi)

Anche lui li ha contati.

Sharpless

(continua)

´E forse Butterfly

non mi rammenta più.ª

Butterfly

(sorpresa)

Non lo rammento?

(rivolgendosi a Suzuki)

Suzuki, dillo tu.

(ripete come scandalizzata le parole della lettera)

´Non mi rammenta più!ª

Sharpless

(fra sè)

(Pazienza!)

(seguita a leggere)

´Se mi vuole

bene ancora, se mi aspetta...ª

Butterfly

(assai commossa)

Oh le dolci parole!

(prende la lettera e la bacia)

Tu benedetta!

Sharpless

(riprende la lettera e seguita a leggere

imperterrito, ma con voce commossa)

´A voi mi raccomando

perchè vogliate con circospezione

prepararla...ª

Butterfly

(ansiosa e raggiante)

Ritorna…

Sharpless

´al colpo…ª

Butterfly

(salta di gioia e batte le mani)

Quando?

Presto! presto!

Sharpless

(rassegnato piega la lettera e la ripone in tasca)

(Benone.

Qui troncarla conviene…

(crollando il capo indispettito)

Quel diavolo d’un Pinkerton!)

(si alza e serissimo, guardando negli occhi

Butterfly, le dice:)

Ebbene,

che fareste Madama Butterfly

s’ei non dovesse ritornar più mai?

4

Butterfly

(immobile, come colpita a morte, china la testa

e dice con sommessione infantile:)

Due cose potrei fare:

tornare a divertire

la gente col cantare

oppur, meglio, morire.

Sharpless

(vivamente commosso passeggia agitatissimo,

poi torna verso Butterfly, le prende le due mani

e con paterna tenerezza le dice:)

Di strapparvi assai mi costa

dai miraggi ingannatori.

Accogliete la proposta

di quel ricco Yamadori.

Butterfly

(ritirando le mani)

Voi, signor, mi dite questo!

Sharpless

(imbarazzato)

Santo Iddio, come si fa?

Butterfly

(batte le mani; Suzuki accorre)

Qui, Suzuki, presto presto

che Sua Grazia se ne va.

Sharpless

Mi scacciate?

(e fa per avviarsi, ma Butterfly corre

a lui singhiozzando e lo trattiene)

Butterfly

Ve ne prego,

già l’insistere non vale.

(congeda Suzuki, la quale va nel giardino)

Sharpless

(scusandosi)

Fui brutale, non lo nego.

Butterfly

(dolorosamente, portandosi la mano al cuore)

Oh, mi fate tanto male,

tanto male, tanto, tanto!

Sharpless

(commosso)

Poveretta!

(Butterfly vacilla; Sharpless fa per sorreggerla)

Butterfly

(subito dominandosi)

Niente, niente!

Ho creduto morir. - Ma passa presto

come passan le nuvole sul mare...

Ah!...mi ha scordata?

5

(corre nella stanza di sinistra, rientra trionfalmente tenendo il suo bambino seduto sulla spalla e lo mostra a Sharpless gloriandosene)

E questo?... e questo?... e questo

dite che lo potrà pure scordare?...

(depone il bambino a terra e lo tiene stretto a sè)

Sharpless

(con emozione)

Egli è suo?

Butterfly

(indicando mano, mano)

Chi mai vide

a bimbo del Giappone occhi azzurrini?

E il labbro? E i ricciolini

d’oro schietto?

Sharpless

(sempre più commosso)

È palese.

E...Pinkerton lo sa?

Butterfly

No. È nato quando già

egli stava in quel suo grande paese.

(accarezza il suo bambino)

Ma voi gli scriverete che lo aspetta

un figlio senza pari!

e mi saprete dir s’ei non s’affretta

per le terre e pei mari!

(fa sedere il bimbo sul cuscino e lo bacia teneramente)

Sai tu cos’ebbe cuore

(gli indica Sharpless)

di pensar quel signore?

6

Che tua madre dovrà

prenderti in braccio ed alla pioggia e al vento

andar per la città

a guadagnarti il pane e il vestimento.

Ed alle impietosite

genti, ballando de’ suoi canti al suon,

gridare: - Udite, udite,

udite la bellissima canzon

delle ottocentomila

divinità vestite di splendor.

E passerà una fila

di guerrïeri coll’Imperator,

cui dirò: - Sommo duce

ferma i tuoi servi e sosta a riguardar

(mostrando il bimbo e carezzandolo)

quest’occhi, ove la luce

dal cielo azzurro onde scendesti appar.

(si accoscia presso il bambino e continua con voce carezzante e lacrimosa)

E allor fermato il piè

l’Imperatore d’ogni grazia degno,

(mette la sua guancia presso la guancia del bimbo)

forse farà di te

il principe più bello del suo regno.

Sharpless

(non può trattenere le lagrime)

(Quanta pietà!)

(poi, vincendo la propria emozione, dice:)

7

Vien sera. Io scendo al piano.

(Butterfly si alza in piedi e con atto gentile dà la mano

a Sharpless che la stringe con ambo le mani con effusione)

Sharpless

Mi perdonate?

Butterfly

(al bimbo)

A te, dagli la mano.

Sharpless

(prende il bambino in braccio)

I bei capelli biondi!

(lo bacia)

Caro: come ti chiamano?

Butterfly

Rispondi:

Oggi il mio nome è: Dolore. Però

dite al babbo, scrivendogli, che il giorno

del suo ritorno

Gioia, mi chiamerò.

Sharpless

Tuo padre lo saprà, te lo prometto.

(mette il bambino in terra, fa un saluto a Butterfly, ed esce rapidamente)

Butterfly

(battendo le mani)

Suzuki.

8

Suzuki

(di fuori grida)

Vespa! Rospo maledetto!

(poi entra trascinando con violenza Goro che tenta inutilmente di sfuggirle)

Butterfly

Che fu?

Suzuki

Ci ronza intorno

il vampiro! e ogni giorno

ai quattro venti

spargendo va

che niuno sa

chi padre al bimbo sia!

(Suzuki lascia Goro, il quale tenta di giustificarsi)

Goro

Dicevo solo

che là in America

quando un figliolo

è nato maledetto

trarrà sempre reietto

la vita fra le genti!

(Butterfly, furente, corre al reliquiario e prende il coltello che servì per l’hara-kiri (suicidio per condanna) di suo padre, gridando:)

Butterfly

Ah! menti! menti!

(afferra Goro, che cade a terra, e minaccia d’ucciderlo: Goro grida disperatamente)

Dillo ancora e t’uccido!...

Suzuki

(intromettendosi)

No!

Butterfly

(presa da disgusto, respinge Goro col piede)

Va via!

(Goro fugge: Butterfly e Suzuki rimangono come impietrite; poi Butterfly si scuote e va a riporre il coltello, quindi si avvicina al bambino e lo bacia con grande tenerezza)

Vedrai, piccolo amore,

mia pena e mio conforto

che il tuo vendicatore

ci porterà lontan, nella sua terra,

dove...

(un colpo di cannone)

9

Suzuki

Il cannon del porto!

(corre verso il terrazzo: Butterfly la segue)

Una nave da guerra.

Butterfly

(giubilante, ansante)

Bianca...bianca il vessillo americano…

delle stelle...Or governa

per ancorare.

(prende sul tavolino un cannocchiale e corre sul terrazzo: tutta tremante per l’emozione, appunta il cannocchiale verso il porto e dice a Suzuki:)

Reggimi la mano

ch’io ne discerna

il nome, il nome, il nome. Eccolo: ABRAMO

LINCOLN.

(dà il cannocchiale a Suzuki, poi in preda a grande

esaltazione scendendo dal terrazzo, esclama:)

Tutti han mentito!

tutti!...tutti!...sol io

lo sapevo - io - che l’amo.

(a Suzuki)

Vedi lo scimunito

tuo dubbio? È giunto! è giunto!

proprio nel punto

che mi diceva ognun: piangi e dispera.

(prende, fra alcuni giuocattoli che stanno sul tavolino,

una piccola banderuola americana che dà al bimbo)

Or bimbo mio

alto fa sventolar la tua bandiera:

Gioia, or ti chiami.

(lo leva fra le sue braccia e lo porta sul terrazzo

sotto i rami di un ciliegio in fiore)

(a Suzuki)

Scuoti quella fronda

di ciliegio e lo innonda

di fior.

(al bimbo)

Batti le mani - Care, care

le tue mani...

(singhiozza)

Suzuki

(calmandola)

Signora

quietatevi: quel pianto...

Butterfly

(pone a terra il bambino)

No: rido, rido! Quanto

lo dovremo aspettare?

Che pensi? Un’ora?

 

Suzuki

Di più.

Butterfly

(giudiziosa)

Certo di più.

Due ore forse. Tu

va per fiori. Che qui tutto sia pieno

di fior, come la notte è di faville.

Sfronda tutto il giardin come fa il vento.

(Suzuki si avvia per andar nel giardino,

ma Butterfly la trattiene)

E accenderem mille lanterne almeno

e forse più di mille.

(vedendo che Suzuki tace, riflette e dice:)

No?...Siam povere?...Cento...

Dieci...

10

Il conto qual sia

la maggior fiamma è nell’anima mia.

(accenna a Suzuki di andare nel giardino)

Suzuki

(dal terrazzo)

Tutti i fior?...

Butterfly

Tutti. Pesco, vïola, gelsomino,

quanto di cespo, o d’erba, o d’albero fiorì.

Suzuki

Uno squallor d’inverno sarà tutto il giardino.

(scende nel giardino)

Butterfly

Tutta la primavera voglio che olezzi qui.

Suzuki

(appare sul terrazzo e sporge un fascio

di fiori e di fronde)

A voi signora.

Butterfly

(prendendo il fascio)

Cogline ancora.

(Butterfly sparge i fiori nella stanza,

mentre Suzuki ritorna nel giardino)

Suzuki

(dal giardino)

Sovente a questa siepe veniste a riguardare

lungi, piangendo nella deserta immensità.

Butterfly

Giunse l’atteso, nulla ormai più chiedo al mare;

diedi pianto alla zolla, essa i suoi fior mi dà.

Suzuki

(appare nuovamente sul terrazzo con un altro

gran fascio di fiori)

Spoglio è l’orto.

Butterfly

(prendendo i fiori)

Qua il tuo carco.

Vien, m’aiuta.

(spargono fiori ovunque)

Suzuki

Rose al varco

della soglia.

Butterfly

Il suo sedil

di convolvi s’inghirlandi.

Suzuki

Gigli?...viole?...

Butterfly

intorno spandi.

Butterfly e Suzuki

Seminiamo intorno april.

(con leggero ondulamento di danza spargono

ovunque fiori)

Gettiamo a mani piene

mammole e tuberose,

corolle di verbene

petali d’ogni fior!

(Butterfly va a prendere il bambino che in questo frattempo è rimasto sul terrazzo a giuocare colla banderuola, lo conduce vicino alla toeletta e lo fa sedere su di un cuscino, dandogli alcuni giuocattoli)

11

Butterfly

(a Suzuki)

Or vienmi ad adornar.

(innanzi alla toeletta, mentre Suzuki appresta

tutto il necessario, si guarda in un piccolo specchio e dice tristamente:)

Non son più quella!

Troppi sospiri la bocca mandò,

e l’occhio riguardò

nel lontan troppo fiso.

(si getta a terra, appoggiando la testa

sui piedi di Suzuki)

Suzuki, fammi bella, fammi bella!

Suzuki

(accarezzando la testa di Butterfly, per calmarla)

Gioia e riposo accrescono beltà.

Butterfly

Chissà! Chissà!

(si alza, torna alla toeletta e dice a Suzuki:)

Dammi sul viso

un tocco di carmino…

(prende un pennello e mette del rosso sulle guancie del suo bimbo)

ed anche a te piccino

perchè la veglia non ti faccia vote

per pallore le gote.

Suzuki

(a Butterfly)

Non vi movete che v’ho a ravviare

i capelli.

Butterfly

(seguendo una sua idea)

Pensa, che ne diranno

ora i parenti!

E che dirà lo zio

Bonzo? Qual cicalìo

faranno in coro

le comari con Goro,

già del mio danno

tutti contenti!

E Yamadori

coi suoi languori!

Beffati,

scornati,

spennati

gl’ingrati!

Suzuki

(ha terminato la toeletta)

È fatto.

 

Butterfly

L’obi che vestii da sposa.

(Suzuki va ad un cassettone, vi cerca la veste

bianca e l’obi, mentre Butterfly attira a sè il bambino)

Cara faccia pensosa!

(se lo pone sulle ginocchia e canta cullandolo)

È Roje un bimbo biondo

simile a sole dopo la tempesta;

l’azzurro occhio profondo...

Suzuki

(torna con due vesti: ne dà una coll’obi a Butterfly)

Ecco l’obi nuzial.

Butterfly

(depone il bimbo)

Qua ch’io lo vesta.

(mentre indossa la veste, Suzuki mette l

’altra al bambino, avvolgendolo quasi tutto nelle pieghe ampie e leggiere)

Vo’ che mi veda indosso

il vel del primo dì.

E un papavero rosso

nei capelli…

(Suzuki che ha finito d’abbigliare il bambino, cerca il fiore e lo punta nei capelli di Butterfly che se ne compiace, guardandosi nello specchio)

Così.

12

(poi fa cenno a Suzuki di abbassare lo shosi)

Nello shosi or farem tre forellini

per riguardar,

e starem zitti come topolini

ad aspettar.

Mettendo ancora la banderuola americana nelle mani del bambino, lo porta presso lo shosi, nel quale fa tre fori: uno alto per sè, uno più basso per Suzuki e il terzo ancor più basso pel bimbo, che fa sedere su di un cuscino, accennandogli di guardare attento fuori del foro preparatogli. Suzuki si accoscia e spia essa pur e all’esterno. Butterfly si pone innanzi al foro più alto e spiando da esso rimane immobile, rigida come una statua.

13

Si è fatta notte: allora Suzuki si guarda intorno e vedendo la camera buia va a prendere parecchie lampade in forma di fiori variopinti, le colloca qui e là sul pavimento, le accende, poi ritorna al suo posto. Il bambino si addormenta. - Notte lunare di fuori. - Passa lungo tempo.

14

Fioca luce mattinale. - Anche Suzuki si è addormentata. - Le lampade una ad una si spengono. - Dal porto, al basso della collina, salgono voci confuse e rumori diversi. - Cominciano a cinguettare gli uccelli nel giardino.

15

Sorge l’aurora. Butterfly lascia di guardar fuori, batte sulle spalle a Suzuki, che sussultando si sveglia, poi vede il bambino addormentato, lo prende sulle braccia e s’avvia per la scaletta al piano superiore, cantando dolcemente:

16

Butterfly

Dormi amor mio

dormi sul mio cor.

Tu sei con Dio

ed io col mio dolor.

A te i rai

degli astri d’or:

dormi tesor!

Suzuki

(la guarda salire e dice con gran pietà:)

Povera Butterfly!

(ripone le lampade spente)

Butterfly

(soffermandosi, a Suzuki:)

Verrà - verrà - vedrai.

(entra nella camera superiore: Suzuki si inginocchia

innanzi al simulacro di Budda, poi va ad aprire lo shosi).

17

Pinkerton e Sharpless picchiano lievemente all’uscio d’ingresso.

Suzuki

Chi sia?…

(va ad aprire e rimane grandemente sorpresa)

Oh!…

Sharpless

(facendole cenno di non far rumore)

Zitta! zitta!

(Pinkerton e Sharpless entrano cautamente in punta di piedi)

Pinkerton

(premurosamente a Suzuki:)

Dorme? Non la destare.

Suzuki

Ell’era tanto stanca! Vi stette ad aspettare

tutta notte col bimbo.

Pinkerton

Come sapea?...

Suzuki

Non giunge

da tre anni una nave nel porto, che da lunge

Butterfly non ne scruti il color, la bandiera.

Sharpless

(a Pinkerton)

Ve lo dissi?!...

Suzuki

(per andare)

La chiamo...

Pinkerton

(fermandola)

Non ancora...

Suzuki

Ier sera,

lo vedete, la stanza volle sparger di fiori.

Sharpless

(commosso)

Ve lo dissi?...

Pinkerton

(turbato)

Che pena!

Suzuki

(sorpresa)

Pena!

(sente rumore nel giardino)

Chi c’è là fuori

nel giardino?

(va a guardare fuori dallo shosi e con meraviglia esclama:)

Una donna!!...

Pinkerton

(la riconduce sul davanti)

Zitta!

Suzuki

(agitata)

Chi è? chi è?

Sharpless

Meglio dirle ogni cosa.

Pinkerton

(imbarazzato)

È venuta con me.

Sharpless

(deliberatamente)

Sua moglie!

Suzuki

(sbalordita, alza le braccia al cielo, poi si precipita

in ginocchio colla faccia contro terra)

Anime sante degli avi!...Alla piccina

è spento il sol!

Sharpless

(calmando Suzuki e sollevandola da terra)

Scegliemmo quest’ora mattutina

per ritrovarti sola, Suzuki, e alla gran prova

un aiuto, un sostegno cercar con te.

Suzuki

(desolata)

Che giova?

(Sharpless prende a parte Suzuki e cerca colla preghiera e colla persuasione di averne il consenso: Pinkerton, sempre più agitato, si aggira per la stanza ed osserva)

18

Sharpless

(a Suzuki)

Io so che alle sue pene

non ci sono conforti!

Ma del bimbo conviene

assicurar le sorti!

La pïetosa

che entrar non osa

materna cura

del bimbo avrà.

Suzuki

E volete ch’io chieda

a una madre...

Sharpless

(insistendo)

Suvvia,

parla con quella pia

e conducila qui - s’anche la veda

Butterfly, non importa.

Anzi - meglio se accorta

del vero si facesse alla sua vista.

Suzuki

Oh me trista! me trista!

(spinta da Sharpless va nel giardino a raggiungere Mistress Pinkerton)

Pinkerton

Oh! l’amara fragranza

di questi fiori

velenosa al cor mi va.

Immutata è la stanza

dei nostri amori…

ma un gel di morte vi sta.

(vede il proprio ritratto, lo osserva)

I1 mio ritratto! - Svanita è l’immagine

qual foglia in chiuse pagine.

(lo depone)

Tre anni son passati - e noverati

ella n’ha i giorni e l’ore

nell’immobile fede…

(vinto dall’emozione e non potendo trattenere il pianto si avvicina a Sharpless e risolutamente gli dice:)

Non posso rimaner; Sharpless vi aspetto

per via.

19

Sharpless

Non ve l’ho detto?

Pinkerton

M’avete visto piangere

nè son facile al pianto.

Pace non posso renderle.

A voi.

(gli consegna danari)

Qualche soccorso…

ch’ella non cada almeno in povertà.

Voi del figlio parlatele,

io non oso. Ho rimorso;

sono stordito! - Addio - mi passerà.

(esce rapidamente dalla porta dell’ingresso,

mentre entrano dal giardino Kate e Suzuki)

Kate

Glielo dirai?

Suzuki

Prometto.

Kate

E le darai consiglio di affidarmi?...

Suzuki

Prometto.

Kate

Lo terrò come un figlio.

Suzuki

Vi credo. Ma bisogna ch’io le sia sola accanto...

Nella grande ora - sola! - Piangerà tanto tanto!

20

Butterfly

(dall’interno della camera superiore)

Suzuki, dove sei...parla...

(appare in cima alla scaletta)

Suzuki!…

Suzuki

(fa cenno agli altri di tacere, poi risponde:)

Son qui...pregavo e rimettevo a posto...

(Butterfly scende: Suzuki si precipita verso

la scaletta per impedire a Butterfly di scendere)

No...non scendete...

Butterfly

(discende precipitosa, svincolandosi da Suzuki che cerca invano di trattenerla, poi si aggira per la stanza con grande agitazione, ma giubilante)

È qui...dov’è nascosto

(vede Sharpless)

Ecco il Console...e...dove? dove?...

(cerca dietro ai paraventi)

Non c’è.

(si volge e vede Madama Pinkerton)

Chi siete?

Com’è bella!...Nessuno parla!...Perchè piangete?

No: non ditemi nulla...nulla - forse potrei

cader morta sull’attimo. - Tu Suzuki che sei

tanto buona - non piangere! - e mi vuoi tanto bene,

un Sì od un No - di’ piano - Vive?

Suzuki

Sì.

Butterfly

Ma non viene

più. Te l’han detto!...

(irritata al silenzio di Suzuki)

21

Vespa! Voglio che tu risponda.

Suzuki

Mai più.

Butterfly

Ma è giunto ieri?

Suzuki

Sì.

Butterfly

(guarda Kate, quasi affascinata)

Quella donna bionda

mi fa tanta paura! Mi fa tanta paura!

Kate

Son la causa innocente d’ogni vostra sciagura.

Perdonatemi.

(e fa per avvicinarsi a Butterfly, ma questa imperiosa

le fa cenno di starle lontano)

Butterfly

No - non mi toccate.

(lungo, penoso silenzio; poi Butterfly riprende con voce calma:)

Quanto

tempo è che vi ha sposata - voi?

Kate

Un anno, soltanto!

(Butterfly tace)

E non mi lascerete far nulla pel bambino?

Io lo terrei con cura affettuosa...

(Butterfly non risponde: Kate, impressionata da questo silenzio, insiste commossa:)

È triste, triste cosa!

ma fatelo pel suo meglio...

Butterfly

(dopo lungo silenzio)

Chissà!?

Tutto è compiuto ormai!

Kate

(dolcemente)

Potete perdonarmi, Butterfly?

Butterfly

(con aria grave)

Sotto il gran ponte del cielo non v’è

donna di voi più felice.

Siatelo sempre felice

e non vi rattristate mai per me.

Mi piacerebbe pur che gli diceste

che pace io troverò.

Kate

(stendendo la mano)

E la mano…la man…me la dareste?

Butterfly

(ritraendosi un poco, ma rispondendo con dolcezza)

Vi prego - questo...no...

Andate adesso.

Kate

(avviandosi, dice a Sharpless:)

Povera piccina!

Sharpless

(assai commosso)

È un’immensa pietà!

Kate

(sottovoce a Sharpless)

E il figlio lo darà?

Butterfly

(che ha udito)

A lui lo potrò dare

se lo verrà a cercare.

Fra mezz’ora salite la collina.

(Suzuki accompagna Kate che esce dalla

porta di destra, poi sale al piano superiore: Sharpless si avvicina a Butterfly, dandole i danari di Pinkerton)

22

Sharpless

(interrompendosi per la commozione)

L’amico mio mi diede...

per voi...non so spiegarmi...Egli provvede...

Butterfly

(lo interrompe)

Non piangete, signore, io sono avvezza

ad ogni peggior cosa. - E poi riposa

pur tanto una certezza.

La speranza ed il sogno,

quelli no, non dan pace. - Or se vi piace...

rendete...

(porge i danari a Sharpless)

Sharpless

(rifiutando)

Oh no.

Butterfly

Non me ne fa bisogno.

(Suzuki rientra dalla porta di sinistra e

rimane in disparte ad osservare)

Sharpless

(cercando di persuaderla con scherzoso rimprovero)

Com’è caparbia quella testolina!

Butterfly

(risolutamente rende i danari)

Lo voglio.

Sharpless

(riprendendoli)

Obbedirò.

Butterfly

Addio.

Sharpless

Si può rivedervi?

Butterfly

Si può:

fra mezz’ora salite la collina.

(Sharpless esce. Butterfly si regge a stento:

Suzuki si affretta a sorreggerla)

23

Suzuki

(mettendo una mano sul cuore a Butterfly)

Come una mosca prigioniera

l’ali batte il piccolo cuor!

Butterfly

(si è riavuta e vedendo che è giorno fatto

si scioglie da Suzuki dicendole:)

Troppa luce è di fuor,

e troppa primavera.

Chiudi.

(Suzuki chiude porte e tende: la camera rimane

quasi in completa oscurità)

(a Suzuki)

Il bimbo ove sia?

Suzuki

Giuoca. Lo chiamo?

Butterfly

Lascialo giuocar.

(congedandola)

Va. - Fagli compagnia.

Suzuki

Non vi voglio lasciar.

(si getta ai piedi di Butterfly piangendo)

Butterfly

(affettuosamente accarezzando la testa a Suzuki)

Ieri mi hai detto una savia parola:

che il buon riposo accresce la beltà.

Suzuki

Vero.

Butterfly

Lasciami sola

e la tua Butterfly riposerà.

(Suzuki, rifiuta di allontanarsi)

Sai la canzone? ´Ei venne alle sue porte,

prese il posto di tutto - se ne andò -

e nulla vi lasciò,

nulla, fuor che la morte.ª

Suzuki

(piangente)

Resto con voi.

Butterfly

(risolutamente batte le mani)

Va - va. Te lo comando.

(fa alzare Suzuki e la spinge fuori dell’uscio di sinistra.

Poi Butterfly accende un lume davanti al reliquiario,

si inchina e rimane immobile assorta in doloroso pensiero: va allo stipo, ne leva un gran velo bianco che getta sul paravento: poi prende il coltello che, chiuso in un astuccio di lacca, sta appeso alla parete presso il simulacro di Budda, lo impugna e ne bacia religiosamente la lama tenendola colle due mani per la punta e per 1’impugnatura: quindi legge le parole che sono incise sulla lama:)

24

Con onor muore

Chi non può serbar vita con onore.

(si appunta il coltello alla gola: s’apre la porta di sinistra e si vede il braccio di Suzuki che spinge il bambino verso la madre: il bimbo entra correndo colle manine alzate: Butterfly lascia cadere il coltello, si precipita verso il bambino, lo abbraccia soffocandolo di baci)

Tu, tu, piccolo Iddio!

Amore, amore mio,

fior di giglio e di rosa,

qui la tua testa bionda

qui, ch’io nasconda

la fronte dolorosa

ne’ tuoi capelli. Non saperlo mai

per te, per i tuoi puri

occhi, muor Butterfly

perchè tu possa andare

di là dal mare

senza che ti rimorda ai dì maturi,

il materno abbandono.

O a me, sceso dal trono

dell’alto Paradiso,

guarda ben fiso, fiso

di tua madre la faccia!…

che te’n resti una traccia,

sia pur’ pallida e poca.

Che non tutto consunto

vada di mia beltà l’ultimo fior.

(guarda lungamente il suo bimbo e lo bacia ancora)

Addio! piccolo amor!

Va. Gioca, gioca.

(Butterfly prende il bambino, lo mette su di una stuoia col viso voltato verso la porta di sinistra, gli dà in mano la banderuola americana e una puppattola e lo invita a trastullarsene, mentre delicatamente gli benda gli occhi. Poi afferra il coltello e, collo sguardo sempre fisso sul bambino, va dietro il paravento. Si ode cadere a terra il coltello, mentre i1 gran velo bianco sparisce dietro al parav


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