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Massimo Pastorelli
Musica, June 2011

Lo strumento protagonista è sempre lui: la chitarra. Ma lo stile compositivo cambia ad ogni traccia, come è tipico di Henze. Si comincia con Royal Winter Music, la prima sonata henziana per chitarra (1975–76), in cui l’autore ha tentato di circoscrivere a un solo strumento lasua vocazione (passionate) per il teatro: First Sonata on Shakespearean Characters, annuncia infatti il sottotitolo, perchè ciascuno dei sei movimenti è ispirato a una o più personaggi di Shakespeare (nel ’79 Henze scriverà una seconda Royal Winter Music shakespeariana in tre tempi). Si tratta, come è noto, del più impegnativo pezzo per chitarra sola del repertorio secondonovecentesco insieme alla Sequenza XI di Berio: Julia Bream, il chitarrista committente, aveva chiesto a Henze qualcosa di paragonabile, come respire e impegno per il solista, all’ Hammerklavier di Beethoven,e fu accontentato.

Segue Carilon, Récitatif, Masque, un lavorino del 1974, molto più leggero, in cui tutto si reduce al fascino dei tintinnii dorati scaturiti dall’intreccio di tre strummenti a corde pizzicato così      diversi nell’effetto: chittarra, mandolin, arpa. Più chr una composizione, un gioco di prestigio musicale.

Anche Drei Mächenbilder aus « Pollicino » appartiene alla stessa line di simpegnata: tre melodie accompagnate, niente di più, trascritte per chitarra da Reinbert Evers dall’opera per bambini Pollicino, composta da Henze nel 1980 per il suo Cantiere di Montepulciano. Chiude l’ode an eine Äolsharfe di nuovo l’Henze mggiore: un compositore che, nel 1986, riscopre le proprie origini expressioniste e, travestita la chitarra da arpa eolia, la fa emergere da un paessaggio strumentale oscireo nelle tinte e arcaico nelle sonorità: flauto contralto, fluato basso, oboe d’amore, clarinetto basso, viola d’amore, viola da gamba… Franz Halász è un chitarista raffinato, con un cuono nobile, armonici pieni e una notevole allure. Primeggia, dunque, nei branai dal fraseggio tradizionale o in cui al centro dell’invenzione è il timbre (Carillon, Drei Mächenbilder, l’Ode). Laddove c’è drammatizzazione, come nella Sonata, Halász tende a uniformare I contrasti sotto un velo di eccessiva bellezza, siano quelli lividi di Gloucester (n.1) o quelli schizofrenici di Ophelia (n.4). Un’esecuzione molto elegante, ma poco teatrale. La voce di un attore talmente suadente, da attirare l’attenzione tutta su di sé, a scapito dell’ « azione ».





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