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Giuseppe Rossi
Musica, April 2011

SHOSTAKOVICH, D.: Symphonies, Vol. 3 - Symphony No. 8 (Royal Liverpool Philharmonic, Petrenko) 8.572392
SHOSTAKOVICH, D.: Symphonies, Vol. 4 - Symphony No. 10 (Royal Liverpool Philharmonic, Petrenko) 8.572461

Vasily Petrenko sta realizzando per Naxos un’integrale nfonia di Shoatakovich (ne sono usciti per ora cinque volume con sette nfonie) destinata ad occupare un posto di primo piano nella vasta discografia del mu cista. Indicativi sono I risultati conseguiti nell’Ottava e nella Decima, forse le sue partiture più straor narie per sola orchestra, registrate in studio a Liverpool rispettvamente nell’aprile a nel settembre del 2009. L’Ottava fu composta in soli due me nell’estate del 1943 e dedicate a Mravinsky che la diresse quello stesso anno a Mosca. Accolta con indifferenza dal pubblico suscitò critiche feroci poi alla base della seconda scomunica pubblica subita cinque anni più tardi dal compo tore. La Sinfonia in Do minore scomparve del repertorio fino agli anni settanta, eclissata dalla popolarità e dal tono trionfalistico della Quinta e dalla Settima, mentre oggi ha finalmente ottenuto il riconoscimento che merita come una delle testimonianze artistiche più compiute e sconvolgenti sugli orrori della querra. La Decima, presentata in prima assoluta dieci anni più tardi sempre da Mravinsky riveste un gnificato altrettanto tragic ma orientate in una dimen one più soggettiva come dimostrano I mboli crottografici legati al tormentato rapport del musocista con Stalin, scomparso pochi me prima della compo zione. Entrambe hanno ricevuto inci oni paradigmatiche da Mravinsky, Rozhdestvenski, Kondrashin, Rostropovich, Sanderling e Svetlanov, alle quail è però doveroso aggiungere per la Decima quelle di AnĨerl, Mitropoulos, Karajan.

Le interpretazioni di Petrenko non eguagliano in tutto e per tutto il livello stratosferico di queste ma pongono comunque in testa alle ver oni registrate negli ultimi vent’anni sopravanzando anche le proposte di direttori famo s mi e orchestra più blasonate. Due letture condotte nel solco della tradizione russa, intense e minuziosamente scavate, con tempi saldamente controllati e den spessori sonori che peraltro, anche grazie alla splendida ripresa sonora, permettono di coghere ogni pih piccolo dettagho. La maggior sorpresa viene dalla capaciti del giovane direttore di far suonare un complesso inglese con la plastica mgo ti di bas , la violenza di attacchi degli archi, la sfacciata prepotenza degli ottoni e il rilievo terribile delle tlercus oni delle orchestre slave. Al punto che in certi ca ha l’impres one di ascoltare qualcuna delle inci oni storiche di Shostakovich ma con il suono dettagliatis mo, ampio e spettacolare delle registrazioni modeme.

Si ammira nell’ottava—che ha vinto un International Classical Music Award—la capacitld i serrare il vasto arc0 formale all’intemo di un disegno narrative coerente che non conosce divagazioni e cali di ten one. Lo smisurato primo movimento dipana con una severa concentrazione che ne rinsalda la tenuta senza rnai indulgere all’effetto episodico e l’Allegretto mostra un’elegante ironia di tratteggio che non ne rasserena il profilo sinistro. I1 mot0 osses vo dello Scherzo e la volgariti bandistica del suo episodio centrale mostrano la determinazione rihnica e la luciditi analitica di Petrenko in un taglio forse privo della micidiale ferocia di Rozhdestvenski ma di efficacia indubbiamente formidabile. I1 direttore raggiunge comunque gli e ti pih rilevanti nel rendere la tetra malinconia della passacaglia e la sottile enigmaticiti dell’dllegretto finale, ben comprendendo la vanid illusoria di ceai suoi sprazzi vitalistici di fionte alla ricompma terrificante del motto ciclico e al misterioso svanire in pianis mo delle ultime battute. Ancor pih straordinaria è forse l’esecuzione della Decima. Lo sbalzo compatto e monumentale del primo tempo, la sfienata aggres viti dell’Allegro staccato ad un tempo precipitoso senza perdere dl spessore sonor0 ed esattezza ritmica, il tratteggio grottesco e somione dell’Allegretto e il controllo emotivo che sostiene l’impres onante progres one del Finale stanno a testimoniare un’interpretazione profondamente meditata e superbamente realizzata, capace di sostenere a testa plta il confkonto con qual a altra. E probabile che anche in questa pamtura e in particolare nell’Allegro finale AnEerl o Rozhdestvenski abbiano saputo esprimere una frene a pih estrema e sconvolgente, ma la nuova ver one di Petrenko e dell’ottima orchestra di Liverpool viene ugualmente a collocare fia le mighori disponibili in discoteca






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2:09:21 AM, 26 January 2015
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