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Bruno Belli
Classicaonline, November 2012

Con il quarto volume dedicato alle pagine per pianoforte solo tratte dai Pèchès de vieillesse , Matteo Marangoni è giunto quasi al completamento della sua interpretazione della silloge rossiniana , per la quale mancheranno non più di un paio di cd, se confrontati con gli altri integrali in commercio.

Non è, pertanto, immaturo fornire un’indicazione generale sull’interpretazione di Marangoni che si pone come un unicum, rispetto alle esecuzioni dei colleghi Paolo Giacometti, Stefan Irmer e Marco Sollini , i quali, ad eccezione del primo, suonano tutti moderni pianoforti.

La peculiare interpretazione di Marangoni , però, non si confronta sul tipo di strumento utilizzato (Giacometti, per altro, suona un Erard ed un Pleye l degli anni quaranta e cinquanta dell’Ottocento), ma sull’approccio e sulla sensibilità alle pagine rossiniane, ponendosi in una posizione affatto contraria a quella seguita dagli altri pianisti contemporanei e, tra i pochi storici che abbiano affrontato parte di questi brani del Rossini maturo, dalle celebri edizioni di Dino Ciani , di Aldo Ciccolini , di Bruno Canino e di Marcelle Meyer , ma seguendo dappresso, invece, Bruno Mezzena .

Il pianismo di Rossini vive di una fantasia completamente libera che, facendo il verso al Romanticismo, seziona nel particolare la poetica di Chopin, Liszt e Mendelssohn , tra i primi, per ottenerne una parodia che spinge la musa rossiniana verso soluzioni del dettato che fa ascoltare scelte che preludono al Novecento.

A tale letteratura, che, per inciso, regala autentiche gemme e numerose pagine assolutamente geniali, alcune delle quali affrancate dallo spirito satirico, pertanto di genuina inclinazione drammatica (penso, ad esempio, al Memento Homo , alla Spècimen de mon temps ed allo Spècimen de l’avenir , ai Preludes ed all’autentica perla rappresentata dalla Marche et réminescences pour mon dernier voyage ), è opportuno accostarsi con la consapevolezza che Rossini compone tali pagine solo in apparenza per i suoi salotti musicali , giacché l’ autentico bisogno di “far musica” li investe di un importante ruolo: essi sono il dialogo con il resto del mondo , sta all’interlocutore capire quanto vi sia di genuinamente autentico e di raffinatamente mascherato .

Marangoni preferisce raccogliere il lato “romantico” di tali pezzi inserendoli pienamente nell’atmosfera del tempo, ma sottraendo loro, il più possibile, la maschera che li riveste: così predilige sonorità corpose, invece che asciutti, tempi moderatamente dilatati anziché “stretti”, avvicinandoli alla letteratura di un Liszt o di un Moscheles e sottraendoli al futuro Satie , sovente scomodato in relazione a tali pagine.

Il risultato è oltremodo originale, giacché permette di ascoltare una visione antitetica a quella degli atri pianisti – eccezion fatta, ricordo, per Mezzena – che verosimilmente completa la composita stesura di Rossini che nessun pianista, fino ad ora, è riuscito a presentare in perfetto equilibrio: ed è questa la difficoltà maggiore da esprimere quando si affrontino i Peccati di Vecchiaia , mirabile composizione granitica formata di tante piccole tessere, solo in apparenza tra loro slegate. © 2012 Classicaonline




Luca Segalla
Musica, June 2012

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Paolo Minardi
Classic Voice, June 2012

Un gioco di ammicchi, di abbandoni, di enigmi, sempre sorprendente quello che Rossini è andato innescando nelle pagine fi orite nei lunghi anni del suo “silenzio”, da lui raccolte in quattordici album di cui sette interamente dedicati al pianoforte, eredità straordinaria che trova il suo ideale suggello in quella Petite Messe solennelle, “composition qui est hélas le dernier péché mortel de ma vieillesse”. Un itinerario affascinante quanto insidioso per il pianista, il quale impegnato sul fi lo sibillino del nitido versante tastieristico deve cavarne quello spirito così sottilmente penetrante che il musicista immette dietro l’apparente distacco. Un impegno che Marangoni ha già ampiamente dimostrato di saper assolvere con brillantezza nelle tre precedenti tappe discografi che e che rinnova in questo quarto appuntamento dedicato all’ottavo volume dei “Péchés”, l’Album de château, insieme ad alcuni numeri del nono, l’Album pour piano, violon, violoncelle, harmonium et cor, dal quale Marangoni estrae le pagine puramente pianistiche, diventando pure secondo pianista nella piccante Petite fanfare à quatre mains. © 2012 Classic Voice






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8:06:52 PM, 12 July 2014
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