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Gian Paolo Minardi
Classic Voice, June 2013

Il nome di Castelnuovo-Tedesco, allievo di Pizzetti, trasferitosi per ragioni razziali negli Stati Uniti dove morì nel 1968, ha goduto di una certa notorietà, soprattutto per l’ampia produzione chitarristica legata all’amicizia con Andres Segovia. Ora questi due concerti recano un contributo non poco interessante per approfondire i tratti di una personalità originale. “Castelnuovo-Tedesco mi deve per due terzi di essere quel che è”, confi dava Pizzetti in una lettera alla moglie, in realtà se la lezione dell’autore di Fedra è riconoscibile nella saldezza del mestiere, ben altro è lo spirito che circola nella sua musica, dalla quale traspare una personalità prensile nel captare tanto le suggestioni impressionistiche quanto quelle dell’esperienza neoclassica. Una distanza ben tangibile dalla pensosità pizzettiana quella che si avverte nei due concerti, il primo risalente al 1927, il secondo di dieci anni più tardo, nei quali la stessa scrittura pianistica , pur nella diversità di tessitura e di incidenza virtuosistica riconoscibile tra le due opere, “colloquia” con l’orchestra snodando un discorso di amabile freschezza dove il distacco parodistico cede talora ad una accattivante tenerezza melodica (il trepido lirismo dei due movimenti centrali), nello spirito di quel modo di confrontarsi col passato, tra l’ammicco ironico e la ostentata rifl essività, che era dominante nell’Italia novecentesca. Fedele alla tonalità, il compositore aprirà alla dodecafonia una sola volta, con intento burlesco, in uno dei Capricci di Goya per chitarra, parafrasi dell’incisione del grande pittore Si sabrà màs el discipulo? che mostra un asino che insegna all’asinello, anche questo spunto signifi cativo di quella amabile “leggerezza” che ritroviamo nei due concerti, resi da Alessandro Marangoni con quella brillantezza e quella sensibilità più volte apprezzata nel seguire le due importanti imprese cui si è dedicato, l’integrale dei rossiniani Péchés e del clementino Gradus ad Parnassum. © Classic Voice



Alberto Spano
Filarmonica di Bologna Magazine, February 2013

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criticaclassica, September 2012

Nato a Firenze nel 1895 da genitori di origini ebraiche, Mario Castelnuovo-Tedesco rappresenta una figura di primo piano del Novecento italiano.

Dotato di un grande talento, a dieci anni compose i suoi primi due brani e, nel 1914 si diplomò in pianoforte a Firenze, dove iniziò a studiare composizione con Pizzetti, per poi concludere gli studi, nel 1918, al Conservatorio di Bologna, diretto da Alfano.

La vita di Castelnuovo-Tedesco fu ricca di incontri con gente di grande levatura culturale, non solo in campo musicale, dove strinse amicizia con Toscanini, Segovia e Heifetz, ma anche in quello letterario, come testimoniato dai suoi contatti con D’Annunzio e Pirandello.

In Italia, la sua prestigiosa carriera fu interrotta dalle leggi razziali, emanate dal regime fascista alla fine del 1938, che lo costrinsero a lasciare il paese, insieme alla famiglia, alla volta di New York.

Dopo un primo impatto abbastanza difficile con la nuova realtà, Castelnuovo-Tedesco, grazie all’appoggio fornitogli da Toscanini e Heifetz (quest’ultimo lo indirizzò verso la Metro Goldwin Mayer, che stipulò un contratto triennale con il musicista), iniziò una carriera di successo anche negli USA.

Scaduto l’impegno con la MGM, proseguì l’attività di compositore di musiche da film per conto di altre case cinematografiche, insegnando contemporaneamente al conservatorio di Los Angeles, dove ebbe allievi del calibro di Henry Mancini, André Previn, Jerry Goldsmith e John Williams.

Morì a Beverly Hills nel 1968, lasciando una copiosa produzione che supera i quattrocento brani, comprensiva di circa duecento colonne sonore.

Nonostante questo, Castelnuovo-Tedesco è ancora oggi un autore poco conosciuto, e la sua marginale notorietà si limita ad alcuni pezzi per chitarra.

Un motivo in più per salutare con grande entusiasmo il recente cd della Naxos (distribuita in Italia da Ducale Music), che ha tratto dal suo repertorio i Concerti per pianoforte ed orchestra, n. 1 in sol minore, op. 46 e n. 2 in fa maggiore, op. 96, e le Quattro danze da “Pene d’amor perdute”, op. 167.

Per quanto riguarda i due concerti, essi risalgono rispettivamente al 1927 e al 1936-37 e, pur se abbastanza simili fra loro nella struttura, sono caratterizzati da un’atmosfera decisamente diversa, in quanto sul secondo grava l’influenza degli eventi politici, che di lì a poco avrebbero costretto il musicista a fuggire dall’Italia.

Nelle Quattro danze da “Pene d’amor perdute” (1953), che ritraggono alcuni dei personaggi principali del lavoro scespiriano, emerge invece il Castelnuovo-Tedesco autore di colonne sonore.

In tutti i lavori viene evidenziato un netto rifiuto del dodecafonismo, a favore di ampie linee melodiche, costante che caratterizzò l’intera opera di Castelnuovo-Tedesco, in buona parte frutto degli insegnamenti ricevuti da Pizzetti.

Ma, oltre al valore intrinseco dei brani proposti, va ricordato che siamo di fronte, sia per il Concerto n. 2, sia nel caso delle “Quattro danze”, ad una prima registrazione mondiale, coincidente con una prima esecuzione assoluta.

Il merito di tutto ciò va ascritto al pianista Alessandro Marangoni, ottimo solista dei due concerti, che ha giocato un ruolo determinante nel concepire il programma del disco, originato da un incontro avuto a New York con Lisbeth Castelnuovo-Tedesco, nipote del compositore.

Grazie alla sua collaborazione, Marangoni è riuscito a consultare il manoscritto della partitura pianistica del concerto, conservato nella Library of Congress di Washington e introvabile in Italia, in quanto, stampato da una casa editrice fiorentina, è andato probabilmente perduto durante la catastrofica alluvione del 1966 (mentre lo spartito relativo alle parti orchestrali proviene dalla Fleisher Collection of Orchestral Music di Filadelfia).

Dal canto loro, le “Quattro danze”, per una serie di vicissitudini, non vennero mai pubblicate, ed erano in possesso di Lisbeth Castelnuovo-Tedesco che, convinta della bontà dell’operato di Marangoni, ha permesso al pianista di prendere visione dell’originale e poter così dare vita ad una “prima” storica, affidata all’Orchestra Sinfonica di Malmö, diretta da Andrew Mogrelia.

Quest’ultima si conferma compagine di elevato livello e fornisce una prova complessiva di grande spessore, oltre a evidenziare un perfetto affiatamento con il solista.

In conclusione un cd che rende giustizia ad uno dei massimi musicisti italiani del Novecento, vergognosamente ignorato da una critica che, a partire dal dopoguerra, ha messo sullo stesso piano gli autori conniventi con il regime fascista (o presunti tali) e quelli che non avevano aderito alle istanze moderne, condannando entrambi ad un immeritato oblio. © 2012 criticaclassica




Suonare.it, July 2012

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Classic Voice, July 2012

Il nome di Castelnuovo- Tedesco è stato in un certo senso cancellato due volte dalla storia: alle odiose leggi razziali promulgate dall’Italia fascista nel 1938, alle origini del forzato esilio americano del musicista, si aggiunse infatti un più generale e prolungato disinteresse della cultura italiana nei confronti della musica nazionale fi orita tra le due guerre. In un processo di giusta riappropriazione di valori che hanno comunque un loro non secondario signifi cato (anche se non possono essere paragonati per importanza a ciò che altri focolai di cultura musicale andavano producendo in Europa nello stesso periodo) la fi gura di Castelnuovo-Tedesco riaffi ora oggi grazie a pubblicazioni discografi che specializzate e a qualche illuminato ricordo da parte di solisti eccezionali come Aldo Ciccolini, che ha eseguito più volte in pubblico Piedigrotta e ha inciso una bellissima antologia che contiene le pagine più note e un tempo celebri del compositore. La Naxos, che già aveva pubblicato cd di musica pianistica (con Jordi Masó) e orchestrale, si presenta oggi con una prima integrale dei due Concerti, di piacevolissimo ascolto e certo meritevoli di maggiore attenzione. Qualche anno fa gli stessi erano stati suonati in Germania con notevole successo da Pietro Massa: l’eccellente Alessandro Marangoni, che collabora qui con la Malmö Symphony diretta da Andrew Mogrelia, sceglie tempi piuttosto in antitesi rispetto a quelli di Massa, che si risolvono in una migliore resa del primo concerto a discapito di una meno brillante esecuzione del secondo. Si tratta di dettagli tutto sommato di scarsa importanza e derivanti da scelte personali del tutto legittime. Il cd conferma le notevoli qualità strumentali del trentenne pianista del quale ci eravamo recentemente occupati come interprete del Gradus di Clementi. © 2012 Classic Voice




Edoardo Tomaselli
AMADEUS (Italy), July 2012

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Adriana Benignetti
MusicaProgetto, June 2012

«[…] Ho conosciuto il Concerto n. 2 attraverso la nipote del compositore, che ho incontrato a New York. Era un lavoro praticamente inedito, del quale ho fatto una performing-edition. Poi ho scoperto quattro danze per orchestra manoscritte, che abbiamo deciso di incidere insieme ai Concerti. Si tratta di Concerti molto brillanti, capaci di far saltare il pubblico sulle sedie, in particolare il Secondo Concerto, che  sembra scritto da un Rachmaninov italiano. C’è anche molto di Hollywood e della musica da film; c’è qualcosa dell’ultimo Mendelssohn. Speriamo che i direttori artistici capiscano l’importanza di far ascoltare questa musica, perché oggi di Castelnuovo-Tedesco si conoscono solo i brani per chitarra. Non si tratta di fare solo un’operazione di recupero, ma di presentare pagine che vanno annoverate tra la grande musica—la qualità dell’invenzione melodica di Castelnuovo-Tedesco è incredibile—e non tra le cose minori. Spero di poterli eseguire spesso in pubblico, soprattutto in America, dove mi sembra ci sia molto interesse intorno a questo compositore». Alessandro Marangoni (da un'intervista a Luca Segalla per la rivista Musica, giugno 2012)

Allievo prediletto di Ildebrando Pizzetti per la composizione e di Edgardo Del Valle de Paz per il pianoforte, Mario Castelnuovo-Tedesco (Firenze 1895—Los Angeles, 1968), occupò un posto di grande rilievo sulla scena musicale internazionale come compositore, pianista e critico musicale nel primo Novecento. Costretto, a causa delle leggi razziali (proveniva da una famiglia di banchieri ebrei), ad espatriare in America nel 1939 (dove si dedicò anche alla composizione di colonne sonore), Castelnuovo-Tedesco fu molto amato da grandissimi interpreti come Heifetz, Toscanini, Pjatigorskij e Barbirolli. Eppure, oggi, almeno in Italia, è ricordato quasi esclusivamente per le composizioni dedicate alla chitarra: composizioni delle quali Andrès Segovia fu interprete magistrale e grande promotore (Segovia è anche Presidente della International Castelnuovo-Tedesco Society fondata a New York).

Una bellissima iniziativa, dunque, quella realizzata dalla Naxos per festeggiare i suoi 25 anni: un CD interamente dedicato al compositore toscano con la registrazione dei due Concerti per pianoforte e orchestra e di 4 danze per orchestra, eseguite e registrate in Prima Mondiale. Bellissima iniziativa resa possibile dall’entusiasmo, dalla passione e dalle ricerche del bravissimo Alessandro Marangoni, che da anni si dedica con cura e dedizione, quasi maniacale, alla riscoperta del repertorio italiano dimenticato o inedito.

E bene fa, bisogna aggiungere!

Questo bellissimo CD, distribuito in ben 59 Paesi, ha permesso infatti di riscoprire un compositore versatile nel quale si fondono influenze diverse (l’ultimo Mendelssohn, Martucci, in alcuni passaggi Saint-Saëns, ma anche la musica da film che il compositore tanto amava) e diverse tradizioni musicali (italiana, americana ed ebrea innanzitutto).

Musica poco “celebrale”, direbbe qualcuno, ma che emoziona e diverte: musica teatrale, brillante, che presenta anche notevoli difficoltà tecniche. Molto bello il movimento finale del Concerto n. 1 in Sol magg. op. 46 (1927), travolgente, come una forte corrente, e con chiare influenze della tradizione musicale ebraica: godibilissimo il Concerto n. 2 in Fa magg. op. 92 (1936-37), dai toni più cupi rispetto al primo e pervaso da lunghe melodie di grande fascino. Una bella scoperta anche le 4 danze per orchestra basate sul Love’s Labour’s Lost di Shakespeare, che Maragnoni ha scoperto grazie alla nipote di Castelnuovo-Tedesco, in possesso dei manoscritti.

Ottima prova per la Malmö Symphony Orchestra diretta in maniera encomiabile da Andrew Mogrelia: un grandissimo plauso ad Alessandro Marangoni. La sua tecnica pianistica, impeccabile anche nei passaggi più difficili, non è mai fine a se stessa, ma sempre e solo al servizio della musica. Marangoni ama questi Concerti e li conosce profondamente: lo trasmette, nota dopo nota. Trasmette l’entusiasmo e la passione che ha per quello che suona: una passione che non può che diventare contagiosa. © 2012 MusicaProgetto




Luca Segalla
Musica, June 2012

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Giampaolo Minardi
Gazzetta di Parma
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Elisabetta Amistà
Cd Classico

Che Mario Castelnuovo Tedesco fosse un “poeta” della musica lo si intuisce dalla vena squisitamente melodica, intensa, a tratti tendenzialmente romantica, consolidata dal sapiente uso della tecnica compositiva di tradizione, ma pervasa dal trasporto ritmico che trascina la mente in immagini di vivo folklore e colore. Ma Castelnuovo Tedesco da musicista di razza non si sofferma a creare un’ atmosfera: la riveste di parola non detta, ma suonata. Autore di fine pensiero, infatti, subisce le influenze letterarie di D’Annunzio e Pirandello, e Toscanini fu un suo grande estimatore.

In questa raccolta di sue musiche si evidenziano i due concerti per pianoforte e orchestra n.1 e 2, in cui i protagonisti sanno ben comunicare le poetiche frasi musicali che  il compositore riveste di suono. Lodevole la Malmo Symphony orchestra. Il pianoforte solista si contraddistingue inevitabilmente per sensibilità è ingegno interpretativo. Il pianismo di Marangoni è affascinante ed intelligentemente versato a cogliere il sentimento lirico che scaturisce dall’evolversi del discorso musicale. Tuttavia non mancano, in entrambi i concerti per pianoforte, coinvolgimenti ritmici di vivo effetto, come nel tema conduttore del terzo tempo “allegro e festoso” del concerto n.1. Marangoni riesce perfettamente nell’intento di ridare luminosità ad un autore poco rappresentato nel paese natio, complice il lavoro di incessante ricerca svolto nei luoghi dove il compositore si forma, sia come musicista che, in seguito, come professionista. Perché, se è vero che la natura favorisce una profonda impronta allo stile compositivo, è pur vero che le vicissitudini di una vita ed il conseguente adeguamento alla nuova realtà hanno influito sul genio artistico. Il concerto per pianoforte ed orchestra n. 2 si veste di un clima più esotico, in cui il suono dell’ oboe si espande con malinconico accento, il pianoforte danza ritmicamente e l’insieme orchestrale indulge assecondando il languido fluire del poetico e melodico filo conduttore. Se l’affascinante gioco melodico cattura con tempi lenti e meditativi, personalmente rimango catturata dagli intenti più vivaci seppur non intrisi di quel fuoco caratterizzante l’ accademico romanticismo: l”impeto” e la “tempesta” dello Sturm und Drang lascia posto, in Castelnuovo Tedesco alla vivacità dispiegata al lirismo, ora appassionato ora avventuroso. Castelnuovo Tedesco ricerca sempre la risoluzione congeniale in coda all’ impeto brillante, ed è sempre un risvolto solare che illumina l’intero discorso sonoro. L’esperienza come autore di colonne sonore a Hollywood attraverso i contratti con la Metro Goldwin Mayer, si inserisce nella mente musicale di Castelnuovo Tedesco, che ne sfrutta la capacità comunicativa con il grande pubblico attraverso le ampie melodie e il tutto sonoro orchestrale.

Un cd di valore per estimatori ed appassionati, che arricchirà la propria cultura musicale di una nuova e preziosa gemma artistica. © 2012 CD Classico



La Civiltà Cattolica

Marangoni, giovane e promettente italiano, propone una incisione di musiche di Castelnuovo-Tedesco con l’accompagnamento della Malmö Symphony Orchestra, diretta da Andrew Mogrelia e pubblicata dall’etichetta Naxos. Castelnuovo-Tedesco è celebre in Italia per le partiture di carattere chitarristico, grazie alle intepretazioni di grande trasporto del maestro Segovia; tuttavia, proprio grazie a questa registrazione, possiamo osservare quanto la vena compositiva dell’autore fiorentino (nato a Firenze ed espatriato, in quanto discendente da una famiglia di banchieri ebrei, in America nel 1939 durante l’emanazione delle leggi razziali) sia improntata verso una fine ricerca musicale, ricca di suggestioni e di grande espressività. Le musiche contenute nel cd infatti riecheggiano ambiti quali la musica descrittiva, abbracciano atmosfere tipicamente italiane, dal forte lirismo e dalla grande cantabilità, senza tralasciare le radici ebraiche, o l’influenza che ebbe sul compositore la cultura americana.

La genesi del lavoro inizia con le ricerche musicologiche di A. Marangoni tra Firenze e New York, luoghi in cui visse il musicista, per arrivare alla consultazione dell’originale manoscritto del Concerto N. 2 in F major, Op. 92, conservato presso la Biblioteca del Congresso di Washingon. Grazie inoltre alla collaborazione con la nipote del compositore, Lisbeth Castelnuovo-Tedesco, Marangoni ha potuto avere accesso alla partitura manoscritta delle Four dances from «Love’s Labour’s Lost», op. 167, scritte per orchestra; composizioni che, mediante la pubblicazione di questo cd, sono fatte oggetto della prima incisione mondiale.

Il Concerto No. 1 in G minor, scritto nel 1927, è introdotto dall’orchestra che apre a giochi di danze romantiche, spensierate, fino all’intervento pianistico, che, con movimenti di bassi ritmici e decisi, crea atmosfere ricche di tensione e di pathos. La scrittura musicale diviene un continuo dialogo tra pianoforte e orchestra, generando intrecci di voci che sottendono orizzonti appassionanti, sviluppano pensieri intimistici, delineano riprese gioiose.

Di carattere meditativo invece è il secondo movimento, caratterizzato da fraseggi pianistici e orchestrali evocativi, mediante passaggi delicati che si dipanano in atmosfere introspettive e sentimentali. Il terzo movimento, dalla scrittura chiara e ritmica — Vivo e festoso — restituisce all’ascoltatore un’aura gioiosa e lirica, un inseguirsi di melodie che trasportano l’animo verso un senso di leggerezza e festosità, in un climax che sembra non esaurirsi mai.

Marangoni, con una eccelsa interpretazione e con una tecnica pianistica precisa e appassionata, enfatizza i vari colori della partitura, e così il suono del pianoforte, a volte solo, altre volte accompagnandosi all’orchestra, conduce l’ascoltatore tra le diverse atmosfere che vengono create e ri-create con grande articolazione.

La stesura musicale del Piano Concerto No. 2 in F major, scritto all’alba della seconda guerra mondiale, è caratterizzata da una inclinazione verso sentimenti di gioia, ma allo stesso tempo sottende un presagire un tempo in cui la sofferenza pervaderà il volto dell’uomo. L’accompagnamento orchestrale e gli interventi maestosi del piano si fanno portatori di un clima più austero e drammatico; la scrittura musicale si anima di una tensione che esplode con un impeto dalle forti sonorità, in particolar modo nel terzo movimento. Vivo e impetuoso. Ma forse è il secondo movimento quello più appassionante, in cui l’espressività pianistica di Marangoni riesce a portare alla luce sinuose atmosfere, con fraseggi appena accennati e aperture di grande respiro, dal finale che diviene un anelito quasi interrotto.

Le quattro danze, composte negli anni Cinquanta, hanno un andamento lirico e descrittivo, e in esse si riscontra la passione di Castelnuovo-Tedesco per la musica da film, di cui egli era molto appassionato, come si può notare da alcune colonne sonore composte negli anni Quaranta. Così, nella prima danza, la semplicità del tema rifulge attraverso l’accompagnamento di un’orchestra che ne sottolinea tutte le sfumature, creando passaggi romantici e intimamente sofferenti. La quarta danza incede con bassi molto ritmici, creando un suggestivo movimento, su cui si inseriscono gli archi e i fiati che delineano il tema. L’orchestrazione è abilmente elaborata, e le voci si rincorrono, si riprendono, sfuggono, creando una varietà di timbri e sfumature che trascinano l’ascoltatore in una corsa incessante fino alla maestosa chiusura.

Un elogio va all’Orchestra Sinfonica di Malmö, diretta dalla forte personalità di Andrew Mogrelia, che, con sapiente sensibilità, crea un rapporto serrato, armonico ed equilibrato con il pianoforte di Marangoni: un connubio, questo, che permette alla musica di Castelnuovo-Tedesco di essere espressa ai massimi livelli. © La Civiltà Cattolica






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11:26:00 AM, 25 December 2014
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