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Claudio Cavallaro
Livecity.it, January 2013

Attenti a chiedere ad un clarinettista di suonarvi un pezzo di Magnani! La reazione potrebbe essere oltremodo violenta, perché, del compositore e clarinettista romagnolo, chi suona il clarinetto ricorda soprattutto il famigerato Metodo sul quale ha versato lacrime e sudore nei primi anni di Conservatorio. In pochi—anche tra i clarinettisti—conoscono infatti le composizioni extra-didattiche di Aurelio Magnani, e il merito della loro riscoperta va tutto a quei virtuosi dello strumento che, negli ultimi anni, le stanno incidendo e inserendo nei programmi da concerto. Tra questi “illuminati” si annovera Sergio Bosi, Primo Clarinetto dell’Orchestra Regionale delle Marche e docente presso il Conservatorio “Rossini” di Pesaro. Il sodalizio di Bosi con la Naxos ha già regalato agli appassionati le raccolte Italian Clarinet Suites e Italian Clarinet Gems, e questa monografia su Magnani completa (o semplicemente prosegue… chissà?) un lavoro già ottimamente avviato.

Bosi è un virtuoso di prim’ordine, dal suono chiaro ma non per questo povero di sfumature e colori, il cui timbro ben si adatta alle composizioni tardo-romantiche di Magnani. E se il protagonista indiscusso di questi pezzi è il clarinetto, grande merito va dato al pianoforte di Riccardo Bartoli, che accetta—e che fatica per un pianista!—di svolgere il ruolo di comprimario, in grandissima sintonia col solista, del quale non è mai veramente “succube”, sostenendolo ed indirizzandolo come le grandi “spalle” fanno con i grandi comici.

A proposito di comicità… la musica di Magnani sa essere magnificamente leggera, come nel secondo tema del Divertimento n. 2 e nel Capriccio di Mazurka-Caprice, quanto intimamente struggente come nell’Elegia e nella Melodia romantica. Egli ha un merito—e questo merito si riversa sui suoi novelli interpreti—che non tutti i compositori-strumentisti hanno: quello di aver scritto della musica che non abbia soltanto autoreferenziali velleità virtuosistiche, ma che sappia coinvolgere chi ascolta, quasi fosse un moderno Chopin del clarinetto.

Se ne consiglia l’ascolto a tutti i clarinettisti, per far loro rivalutare il tanto temuto compositore, che per tutti—quasi quel preporre l’articolo al cognome funga a collocarlo tra gli autori di opere esclusivamente scolastiche—è semplicemente “il Magnani”. © 2013 Livecity.it





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