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8.555267 - BRUSA, E.: Orchestral Works, Vol. 2 (Ukraine National Symphony, Mastrangelo)
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Elisabetta Brusa (n. 1954)

Opere sinfoniche, Vol.2o

Firelights (1992-1993), per grande orchestra, è una libera fantasia ispirata da molteplici capolavori composti attraverso i secoli per eventi festivi come fuochi d’artificio, danze, storie mitologiche, scene chimeriche e selvagge, immagini e atmosfere fantasmagoriche. L’opera è dedicata al direttore d’orchestra Fabio Mastrangelo.

Adagio (1996), per orchestra d’archi, è una composizione liberamente strutturata in un singolo movimento e ispirata a noti capolavori come quelli di Albinoni, Mahler (Adagietto), Rodrigo e Barber. Svincolata da una forma prestabilita (sonata o suite), nasce come creazione autonoma dove tecniche Neo-Tonali si amalgamano a tecniche contrappuntistiche, pur seguendo una certa tradizione formale e uno stile espressivo caratterizzanti i numerosi Adagio del passato.

Wedding Song (1997), per grande orchestra, è un’ode (inno/canto) alla gioia interiore ed esteriore dell’amore e del matrimonio: dolce, profonda e solenne, da un verso, gioiosa, aperta e luminosa, dall’altro. I temi dell’inno (spiritualità interiore) e del canto (gioia esteriore) dapprima si odono distinti, successivamente si fondono in un’unica idea musicale culminando in un’atmosfera di solenne giubilo, sottolineata dall’entrata di campane a festa. L’opera è dedicata a mio marito il direttore d’orchestra Gilberto Serembe.

Requiescat (1994), per grande orchestra, è una preghiera musicale liberamente strutturata in un singolo movimento ispirata all’essenza spirituale di celebri Requiem, ma soprattutto alle semplici parole delle conosciutissime iscrizioni poste sulle tombe: Requiescat in Pace. Amen con le quali essa termina. Non è una composizione tragica ma riflette una predisposizione d’animo più positiva verso la tristezza e il ricordo di una cara persona mancata. Requiescat è dedicato alla memoria del Maestro Hans Keller, mio tutore spirituale e mentore al quale va il mio più profondo affetto e gratitudine.

Suite Grotesque (1986), per orchestra, consiste di quattro libere fantasie immerse in un’atmosfera grottesca ricca di improvvisi effetti timbrici e strutturali tesi a creare una fantasmagorica aura in stile Neo-Tonale. Tuttavia variano in carattere e riflettono movimenti tipici di altre forme musicali. Il primo è un prorompente Scherzo, il secondo un Adagio cupo, sinistro ed evanescente, il terzo un Andante pervaso da un’atmosfera insinuante, dolce e melodiosa e il quarto è un energico e caricaturale Finale. Il primo e il terzo movimento hanno temi simili; analogamente il secondo e il quarto. Quest’ultimo contiene tutti i temi della Suite, particolarmente nel fugato finale, dove sono esposti in contrappunto quadruplo. Tutti hanno in comune il centro tonale Mi.

Favole (1982-1983), per orchestra, composizione rivolta ai giovani e non, con una punta di filosofia, una punta di tradizione culturale e una punta di ironico umorismo, ma sopratutto molta fantasia e libertà, nella scia dei testi letterari che le hanno ispirate. L’opera è dedicata al mio figlioccio Matteo in occasione della sua nascita.

L’Asino nella Pelle di Leone (Esopo)

L’Usignolo Vero e quello Meccanico (Andersen)

La Formica e la Cicala (La Fontaine)

Il Lupo e l’Agnello (Esopo)

Il Brutto Anatroccolo (Andersen)

La Mosca Filosofa (Esopo)

Il Gatto con gli Stivali (Perrault)

Le vicende e i personaggi sono arcinoti. Nella maggior parte delle favole si ricorre agli stessi strumenti usati in celebri esempi quali il flauto per l’usignolo, l’oboe per l’anatra e il clarinetto per il gatto come in Pierino e il lupo di Prokofiev. All’interno delle sette libere fantasie ho identificato i versi degli animali in modo spontaneo e naturale: 1) I tentativi dell’asino di ruggire, il rumore dei suoi zoccoli e il raglio finale. 2) La differenza tra la melodia lirica del vero usignolo (flauto) e quella più ritmica e meno espressiva, simile a un carillon, di quello meccanico (ottavino e glockenspiel). L’uccello meccanico improvvisamente si rompe, come espresso dai glissandi degli archi e dal suono della raganella nell’ultima sezione ad imitazione del carillon. Finalmente l’usignolo vero può tornare a far trionfare il suo canto. 3) La differenza tra l’industriosa e tenace formica (rappresentata da corte ed erratiche scale e dal persistente ritmo del martello sull’incudine) e la cicala (rappresentata dal sassofono col suo tono languido e dalla musica cabarettistica con le maracas). Il guiro imita il cri-cri della cicala. 4) La scura e sinistra figura del lupo è rappresentata dagli ottoni (principalmente i corni) ma anche dai fagotti e dalla sezione grave degli archi che creano una cupa atmosfera. I suoi tentativi di afferrare la pecora, rappresentata da un andamento leggero e oscillante realizzato con le sezioni complete di fiati e archi, interrotto qua e là dal belato della pecora. All’inizio la pecora persuade il lupo a non mangiarla, ma non a lungo poiché il lupo impaziente la inghiotte improvvisamente in un sol boccone. 5) Il brutto antroccolo è rappresentato dall’oboe che esprime la sua solitudine e tristezza interrotta da momenti di giocosità infantile. Le varie fasi delle metamorfosi da anatroccolo a maestoso cigno bianco sono rappresentate da un movimento ondeggiante dell’orchestra con tremoli e trilli. L’ultima di queste si trasforma in un’atmosfera di calma e purezza col suono ascendente del corno. 6) Una mosca cade in una padella dove sta friggendo del cibo. I suoi ultimi pensieri sono: "Ho mangiato, ho bevuto, mi sono fatta un bagno. Potrei desiderare di più dalla vita ?" E così muore. Questo pezzo è una Marcia Funebre la cui dinamica passa dal forte (lo stridore di vari strumenti e il sibilare del piatto sopseso) al piano (i lamenti degli archi) fino a svanire nel silenzio con un glissando dei timpani che rappresenta lo spirito della mosca che sale verso il cielo. 7) Una Marcia Reale apre il movimento finale. La sezione centrale, che descrive la scaltrezza del gatto e le sue burle, inizia con tre "miagolii" del clarinetto seguita da una serie di contrastanti effetti timbrici, soprattutto percussivi. Il ritorno della Marcia Reale sigla la conclusione.

Elisabetta Brusa

 

La Compositrice

Nata a Milano nel 1954, Elisabetta Brusa ha studiato composizione al Conservatorio della sua città con Bruno Bettinelli e Azio Corghi, diplomandosi nel 1980. Dal 1976 al 1981 ha seguito i corsi di Composizione alla "Dartington Summer School of Music", Inghilterra, e al "Tanglewood Music Center", Massachusetts, U.S.A con una borsa di studio "Fromm Foundation Fellowship" e una borsa di viaggio "Fulbright". Dal 1978 al 1985 si è perfezionata sotto la guida di Hans Keller a Londra. Ha vinto il IĆ» premio assoluto al concorso "The Washington International Competition for Composition for String Quartet" e tre "Fellowship" della Fondazione "The MacDowell Colony" (USA) per delle residenze artistiche dedicate alle sue composizioni.

Ha al suo attivo numerose commissioni ed esecuzioni in Italia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Russia, in Canada, in Austria, in Svizzera, in Cecoslovacchia, in Korea e in Albania con orchestre quali la BBC Philharmonic, BBC Scottish Symphony Orchestra, St. Petersburg Symphony Orchestra, CBC Vancouver Orchestra, e molte altre orchestre e complessi da camera. La sua musica è stata radiotrasmessa e teletrasmessa in molte nazioni. Elisabetta Brusa è docente di Composizione dal 1980, al Conservatorio di Milano dal 1985 e anche di Orchestrazione Tradizionale dal 2002.

www.elisabettabrusa.it


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