About this Recording
8.570932 - MARTUCCI, G.: Orchestral Music (Complete), Vol. 4 (Rome Symphony, La Vecchia) - Piano Concerto No. 2 / Momento musicale e Minuetto / Novelletta
English  Spanish 

Giuseppe Martucci (1856–1909): Integrale della musica per orchestra • 4
Concerto per pianoforte n. 2 in si bemolle maggiore Op. 66 • Pezzi per orchestra

 

La figura di Giuseppe Martucci è oggi nota, oltre che per l’attività di pianista e di infaticabile organizzatore musicale, soprattutto per il ruolo che egli svolse nel movimento di rinascita della musica italiana tra Ottocento e Novecento, quando un gruppuscolo di compositori si diedero da fare per rinnovare la musica strumentale italiana ed emanciparla definitivamente dall’opera lirica. La sua attività di direttore d’orchestra fu importantissima, poiché egli contribuì a far conoscere in Italia le opere di Beethoven, Schumann, Brahms, Wagner, Franck, e molti altri compositori europei. Come compositore, però, Martucci non ha avuto la fortuna che la sua opera merita: qualche brano, è vero, fa parte dei programmi ministeriali (di epoca fascista) del corso di pianoforte nei conservatori italiani; ma non si può dire che le sue due Sinfonie figurino spesso nei programmi di sala. Eppure Martucci ebbe l’apprezzamento e la devozione di alcuni illustri contemporanei. Tra tutti spicca Arturo Toscanini, che in fatto di gusti musicali non era l’ultimo arrivato. Il celebre direttore d’orchestra eseguì spesso nei suoi programmi concertistici i lavori sinfonici del compositore capuano. L’ammirazione di Toscanini per Martucci era talmente vera e profonda che nel 1932, in occasione del 23° anniversario della morte del compositore, egli programmò due concerti dedicati interamente alla sua musica.

Nato a Capua nel 1856, figlio di un trombettista e direttore di banda, Martucci manifestò precocemente la sua attitudine musicale, esibendosi al pianoforte già all’età di otto anni e presentando in pubblico, soltanto due anni dopo, la sua prima composizione, una Polka. Fu così che Beniamino Cesi consigliò al giovane talento di seguire studi regolari, divenendo suo maestro di pianoforte al Conservatorio di Napoli, dove Martucci studiò anche composizione con Paolo Serrao e Lauro Rossi. Per volere del padre intraprese la carriera concertistica, affermandosi rapidamente, sia in Italia sia all’estero, e ottenendo l’elogio nientemeno che di Liszt e Rubinstein. Nel 1880 ebbe la cattedra di pianoforte nel Conservatorio di Napoli, e nel gennaio 1881 presentò al pubblico la Società orchestrale napoletana, intraprendendo così un’intensa e apprezzata attività di direttore d’orchestra, che raggiunse l’apice nel 1888 al teatro comunale di Bologna, quando diresse la prima italiana del Tristan und Isolde di Wagner, suscitando l’entusiasmo di Richard Strauss. Nel 1886 prese il posto di Luigi Mancinelli nella direzione del Liceo musicale di Bologna, e poco dopo fu nominato Maestro di cappella della Chiesa bolognese di S. Petronio. Nel 1902 divenne direttore del Conservatorio di Napoli, dove rimase fino alla morte, che lo colse, a soli 53 anni, il primo giugno del 1909. Forse fu la morte prematura a giocare un ruolo importante nel parziale oblio che avvolse la sua opera di compositore; forse fu il pregiudizio nei confronti di una musica che si riteneva a torto arrivata tardi per essere all’altezza di Brahms e dei grandi tedeschi. Fatto sta che le lodi di Liszt, Rubinstein e Toscanini sono rimaste per decenni più nel territorio dell’aneddotico che nella vita concertistica. Allora sgombriamo il campo da ulteriori dubbi e diciamolo francamente: Martucci, fatta salva l’opera, è senz’altro il più grande compositore italiano dell’Ottocento.

La parte più consistente del catalogo delle opere di Martucci è costituita dall’opera pianistica, ma i pochi lavori orchestrali, alcuni dei quali rimasti inediti (la Messa di gloria per soli e orchestra del 1871 e l’oratorio Samuel per soli, coro e orchestra del 1881), sono le prime composizioni strumentali di grande spessore composte in Italia nella seconda metà dell’Ottocento. I lavori orchestrali di ampio respiro sono essenzialmente quattro: due Sinfonie, la Prima in re min. op.75 e la Seconda in fa maggiore Op. 81, e due Concerti per pianoforte e orchestra, in re minore il Primo e in si bemolle maggiore Op. 66 il Secondo. Questo ultimo, composto a Torre del Greco tra il 1884 ed il 1885, e dedicato all’amico Filippo Filippi, è il primo grande capolavoro di Martucci, che aveva esordito già con un eccellente Primo Concerto. Scritto nei canonici tre movimenti, Allegro giusto, Larghetto, Allegro con spirito, il Concerto mostra l’influsso della musica strumentale europea, sia per quel che riguarda la struttura sia che per quel che riguarda il rapporto che il compositore disegna tra il solista e l’intera compagine orchestrale. Mentre per il Primo il modello era costituito soprattutto da Schumann, è fuor di dubbio che il modello seguito da Martucci in questo Concerto è quello brahmsiano. La fusione profonda fra il solista e l’orchestra, tentata dal compositore tedesco, si riflette nel lavoro di Martucci, dove è sviluppata la doppia vocazione di orchestratore e di pianista. Il risultato è un’opera grandiosa e piena di slancio, dove il virtuosismo non è mai fine a sé stesso, ma è al servizio ora di intense emozioni, ora di un lirismo appassionato. Nel primo movimento è completamente abolito il proemio orchestrale, che nel Primo Concerto era lunghissimo: dopo un inciso degli archi, il pianoforte espone subito il tema principale. Il secondo tempo, Larghetto, ricalca la struttura tripartita del Lied (ABA): gli archi aprono un orizzonte lirico sottolineato dall’entrata del corno, predisponendo l’esposizione del tema, affidata al pianoforte, in due riprese inframmezzate dagli archi, ed infine ripresa dal clarinetto e dal fagotto. L’esposizione del secondo tema è invece affidata al corno e al violoncello, che introducono un dialogo, soffuso di lirismo, fra lo strumento solista e l’orchestra. Nel terzo tempo, Finale Allegro con spirito, emerge il piglio energico del pianista-compositore; dopo la complessa pensosità del primo tempo e la tensione lirica del secondo, questo ultimo movimento fa affiorare anche il lato brillante della scrittura pianistica martucciana, pur mantenuto negli stilemi della forma sonata. Al primo tema, tipico esempio di scuola napoletana, esposto dal solista, risponde l’orchestra; clarinetti e fagotti stimolano nuovamente l’entrata del pianoforte, che in un lungo arabesco commenta con le armonie di sostegno degli altri strumenti.

Alla prima esecuzione del concerto fu presente Gabriele D’Annunzio che in una lettera a Martucci rivolse queste parole: «caro maestro […] il veemente soffio lirico che agita il vostro Concerto è degno di un alto poeta». Si noti l’ulteriore esternazione di apprezzamento da parte di un grande contemporaneo. Oltre alle sinfonie e ai concerti Martucci orchestrò un certo numero di pagine pianistiche, sia altrui che proprie. A queste ultime appartengono le pagine incluse nel presente CD, che mostrano l’abilità martucciana di rendere le più sottili sfumature del linguaggio musicale sia attraverso il pianoforte che attraverso l’orchestra. Momento musicale e Minuetto nascono come due brani per pianoforte a se stanti; il primo è tratto dai tre pezzi op. 64 composti a Torre del Greco, nel luglio del 1884, e dedicati all’amico Rocco Pagliara, mentre il secondo, composto nel dicembre del 1880 a Napoli è derivato dall’op.55, trascritti entrambi per quartetto d’archi a Bologna nel 1893. Come il Minuetto anche la Serenata, ricavata dall’Op. 57 per pianoforte, si tramanda in una versione per quartetto d’archi (eseguita in questo CD con orchestra d’archi).

Nella Novelletta op.82 l’originale pianistico sembra essere dimenticato, forse perché la sonorità dello strumento non è adatta a dare il colorito proprio a quella ispirazione; nella versione orchestrale invece essa acquista un fascino che contribuì a renderla cara ai direttori d’orchestra. È articolata su due sezioni melodiche principali; dopo una breve introduzione, esposta dai violoncelli divisi con sordina, si presenta un tema bucolico, caratterizzato da un ostinato ritmico, sul quale emerge la dolce melodia dell’oboe, che ha un ruolo di primo piano per tutta la durata della sezione. L’ostinato ritmico iniziale sfocia poi nella seconda sezione, Agitato, basata su un motivo sincopato dei violini sopra un pizzicato di violoncelli, che passa dai flauti ai clarinetti in un bellissimo intreccio. Anche questa sezione si sviluppa con un movimento incessante; un lungo tremolo sui piatti ci riporta all’ostinato ritmico iniziale, affidato questa volta ai clarinetti prima di essere ripreso dai corni e poi dagli archi; la sezione è interrotta da un recitativo del violino, che sfocia in una brevissima ripresa dell’Agitato, in cui si riaffacciano dei frammenti del tema iniziale.

Colore Orientale fu composto a Napoli nell’agosto del 1880; tratto dall’opera 44 n. 3 per pianoforte, è un breve pezzo tripartito (del tipo A-B-A), che si apre con una marcia esposta dagli archi, cui si aggiungono, clarinetti, fagotti e corni. Il tema è costituito da poche cellule melodiche che Martucci rende sempre differenti: ora aggiunge i timpani, ora i flauti, ora divide i flauti e i clarinetti, fino al culmine della marcia, dove tutti i fiati esplodono in un fragoroso fortissimo, sottolineato dall’utilizzo massiccio delle percussioni. Il fragore dell’orchestra si placa, finché solo il fagotto rimane a dialogare con gli archi, che riprendono in pianissimo il tema della marcia iniziale. Quando, poche battute dopo, i fiati si uniscono di nuovo agli archi, la marcia si avvia alla conclusione. A questo punto segue la sezione centrale (B) del brano, costituita da una lunga e statica linea melodica, che contrasta con il carattere della sezione iniziale. Anche questa sezione raggiunge il climax in fortissimo per poi diminuire di colpo, lasciando spazio alla ripresa della prima sezione (A).


Marta Marullo


Close the window