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8.572416 - CASELLA, A.: Notte di maggio / Cello Concerto / Scarlattiana (Andreini, Noferini, Sun-Hee You, Rome Symphony, La Vecchia)
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Alfredo Casella (1883–1947):
Notte di maggio, Op. 20 • Concerto per violoncello, Op. 58 • Scarlattiana, Op. 44

 

Compositore, pianista, direttore d’orchestra e critico musicale, Alfredo Casella nacque a Torino nel 1883. Sin dai primi anni visse in un’atmosfera musicale: la madre, pianista, si occupò principalmente dell’educazione del figlio e, alla morte del padre, provvide con esemplare tenacia a iniziarlo e a sostenerlo nei primi anni della carriera. A Casella fu familiare, sin dall’infanzia, la musica dei classici: Torino era in quel tempo all’avanguardia dell’attività concertistica in Italia (i “Concerti popolari” avevano aperto nuovi orizzonti al pubblico portato a concepire il melodramma come la sola forma musicale); soprattutto si eseguiva musica da camera nelle case private, ad opera di dilettanti appassionati e provveduti.

A quelle sedute Casella partecipò, guadagnandosi la considerazione dei frequentatori della sua casa; in primo luogo, di Martucci che lo consigliò di perfezionare gli studi all’estero. Nel 1896, si trasferì con la madre a Parigi dove s’iscrisse al conservatorio nella classe di pianoforte di L. Diemer. Nella capitale francese rimase fino al 1915, dove divenne amico di interpreti come Alfred Cortot e Pablo Casals, e di compositori del calibro di Debussy, Stravinskij e Ravel. La produzione di Casella è quanto mai eterogenea. Tutto voleva sperimentare, quasi sentisse su di sé il peso e l’ansia di dover recuperare un secolo di musica.

Centrale fu per lui, come per molti compositori del Novecento, il biennio 1912–13, in cui furono eseguiti il Pierrot lunaire di Schoenberg e la Sacre du printemps di Stravinskij. Notte di maggio (1913), lirica per soprano e orchestra, su testo tratto dalle Rime Nuove di Carducci, è il primo risultato di questo sconvolgimento avvenuto nella vita musicale, in cui Casella manifesta apertamente la sua adesione alla musica moderna. La scelta di un poeta italiano celeberrimo per il testo è indicativa dell’impegno assunto da Casella nei confronti della cultura italiana. Il 29 Marzo 1914 ci fu la prima esecuzione assoluta (per i Concerts Colonne) nel Théâtre Municipal du Châtelet di Parigi; e a dirigere era lo stesso Casella, mentre alla voce c’era Marya Freund. Per Casella l’arte era ‘necessità’, e come necessità egli avvertiva l’aggiornamento del suo lessico musicale; Egli adottò via via la politonalità, scale esotiche come quelle greche, orientali ed esagonali, fino a spingersi ai limiti dell’atonalità. Due procedimenti mutuati dai contemporanei sono facilmente rintracciabili in Notte di Maggio: la politonalità di Stravinskij, manifestatasi in maniera eclatante nel Sacre, e l’utilizzo di tutte e dodici le note della scala cromatica, distribuite, in questa composizione, per quarte giuste. Tra le curiosità del pezzo va segnalato l’insolito utilizzo, nella sezione delle percussioni, della celesta, suonata sia a due che a quattro mani.

La vivacità dei ritmi caratterizza anche i lavoro degli anni trenta e Quaranta, tra cui spicca il Concerto per violoncello Op. 58, composto tra il 1934 ed il 1935 e dedicato ad Arturo Bonucci, amico e collega, con il quale fondò, insieme ad Alberto Poltronieri, il Trio Italiano. Nell’Op. 58 è evidente l’adozione della forma classico-romantica; per la grande varietà di toni: dalla nobiltà arcaica dell’episodio di apertura alla poesia intensa del secondo movimento, fino ad arrivare ai ritmi vivacissimi del movimento finale, dove sono proposte forme antiche finemente attualizzate, che esprimono una predilezione per il dinamismo, in una visione fondamentalmente ottimistica dell’arte.

Composizione tra le più note di Casella, Scarlattiana per pianoforte e orchestra Op. 44 è un divertimento per strumento solista e trentadue strumenti su musiche di Domenico Scarlatti. Il brano, composto nell’estate del 1926, è articolato in cinque tempi: Sinfonia, Minuetto, Capriccio, Pastorale, Finale, che sono utilizzati come contenitori di un articolato mosaico composto da circa 88 temi tratti dalle sonate per cembalo di Scarlatti. L’atmosfera che si respira è quella della ‘musica al quadrato’ secondo l’accezione del Pulcinella stravinskijano, ma meno critica nel manipolare i temi del compositore settecentesco. Non si tratta infatti di una vera e propria trascrizione, lo scopo del compositore è quello di stabilire un rapporto con il passato utilizzando i temi settecenteschi come spunti da cui trarre un autonomo processo compositivo. La genialità della partitura consiste nella felicità delle combinazioni, nei trapassi dal clima malinconico al giocoso, dall’affettuoso al burlesco, dalla vivacità indiavolata alla calma, come nel sognante Minuetto, o nella Pastorale.


Marta Marullo


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