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8.572890 - MAGNANI, A.: Virtuoso Clarinet Works - Divertimenti / Elegia / Melodia romantica / Mazurka-Caprice (Bosi, R. Bartoli)
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Aurelio Magnani (1856–1921)
Primo e Secondo Divertimento • Elegia • Romanza e Valzer • Melodia romantica • Mazurka-Caprice • Solo de concert

 

Allievo di Domenico Liverani e Alessandro Busi, nel 1874 si diplomò presso il Liceo Musicale di Bologna in clarinetto e composizione, nel 1875 esordì come 1° clarinetto nellʼorchestra del Teatro Concordia di Jesi (Ancona) e nel 1877 ottenne la cattedra di clarinetto del Liceo Musicale “B. Marcello” di Venezia dove pure suonò come 1° clarinetto per lʼOpera al Teatro la Fenice. Dal 1833 si trasferì a Roma dove ottenne la cattedra presso il Liceo Musicale di Santa Cecilia dove insegnò fino alla sua scomparsa.

Da questa scuola uscirono numerosissimi allievi che progressivamente occuparono tutte le nascenti cattedre dei maggiori Conservatori di musica dellʼepoca. Per questa ragione Aurelio Magnani viene giustamente ricordato come il “papà” di tutti i clarinettisti italiani in quanto a lui si deve lʼunificazione della scuola italiana attuata nei primi decenni del Novecento e non di meno i suoi insegnamenti oltrepassarono lʼoceano grazie a valenti allievi che negli USA furono assai apprezzati come orchestrali e didatti.

Acclamato ovunque come concertista suonò come clarinetto solista con il celebre quintetto di Corte della Regina Margherita di Savoia e per diversi anni fu 1° clarinetto nellʼorchestra del Teatro Augusteo di Roma. Tra i numerosi lavori a lui dedicati vale la pena di citare la bellissima Sonata in Mib op. 31 per clarinetto e pianoforte di Giacomo Setaccioli (1921), splendido esempio del movimento impressionista italiano.

Per i suoi alti meriti artistici, nel corso della sua carriera fu nominato Accademico effettivo dellʼAccademia di S. Cecilia in Roma, Accademico della Filarmonica di Bologna, Cavaliere della Corona dʼItalia e Ufficiale dellʼAccademia di Francia. In questa nazione fu molto apprezzato non solo come concertista, sono famose le sue esibizioni insieme al suo amico clarinettista Cyrille Rose, ma anche come compositore e autore del celebre Méthode complète de clarinette système Boehm, dedicato allo stesso Rose, premiato nel 1900 con medaglia dʼoro allʼEsposizione Internazionale di Parigi, opera che tuttʼora è alla base dellʼinsegnamento nei conservatori italiani e non solo.

Tra le sue composizioni possiamo citare le opere La morte di Fausto e Odette, un Preludio e scherzo per orchestra, eseguito nel marzo del 1912 al Teatro Augusteo di Roma e una Gavotta per orchestra dʼarchi, premiata al concorso della Società Orchestrale Romana. Scrisse inoltre musiche per banda e due Sestetti per fiati. Al clarinetto dedicò due Metodi, 10 Studi, due raccolte di Duetti e alcune composizioni con accompagnamento di pianoforte.

In queste ultime Magnani intraprende un percorso evolutivo, proprio dellʼintera letteratura clarinettistica italiana, che, partendo dalle tradizionali fantasie operistiche, assai in voga per tutto lʼOttocento, si appropria di nuove forme e linguaggi prettamente strumentali propri dei primi anni del Novecento alla ricerca della completa autonomia stilistica.

Si possono quindi annoverare al filone ottocentesco della “parafrasi” il Divertimento Romanza e Valzer nellʼOpera Faust di Ch. Gounod, (Milano 1880) dove vengono utilizzati i temi dellʼintroduzione strumentale alla kermesse e del celebre valzer e coro della stessa opera, nonché i due Divertimenti (Parigi 1903) dove vengono elaborati i principali temi presenti nei Konzertstücke, op. 44 e op. 49 per clarinetto e orchestra di Carl Baermann.

Con lʼElegia (Firenze 1880) e la Melodia romantica (Parigi 1907), due composizioni decisamente più intimiste, il Magnani si avvicina al lirismo belcantistico in modo assai “ispirato” mentre la Mazurka-Caprice e il Solo de concert (Parigi 1897, 1902) sono due splendidi esempi di brani volti al virtuosismo strumentale utilizzando il nascente stile “floreale”, così in voga in Francia dove queste composizioni furono assai apprezzate ed eseguite.

È comunque interessante notare la particolare raffinatezza ed estro che il Magnani ha saputo esprimere in queste composizioni che seppur stilisticamente “in movimento” mantengono un tratto compositivo “unico” di notevole spessore artistico.

Non ultimo vorrei esprimere la personale sensazione di gioia nel proporre lavori di un compositore che sento particolarmente a me “vicino”, sia per discendenza artistica, che per curiose coincidenze tra le quali il debutto di entrambi, a distanza di un secolo, nel teatro della mia città natale.


Sergio Bosi


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