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8.573035 - MERCADANTE, S.: Sinfonia su motivi dello Stabat Mater di Rossini / Omaggio a Bellini / Clarinet Concerto No. 2 (Casani, Rome Symphony, La Vecchia)
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Saverio Mercadante (1795–1870)
Musiche per orchestra

 

In controtendenza rispetto ai protagonisti del melodramma italiano nell’Ottocento, che si dedicarono raramente alla composizione di opere strumentali, nella produzione di Saverio Mercadante, oltre alla sessantina di opere che lo resero celebre al suo tempo, spiccano numerose composizioni strumentali. Alcune di esse risalgono agli anni in cui era studente di composizione al Conservatorio San Sebastiano di Napoli, nella classe del nuovo direttore, Zingarelli, al quale Mercadante succedette anni dopo, nel 1840. Da studente, nel 1819, l’editore Girard gli pubblicò un concerto per fl auto, poiché il giovane aveva attirato l’attenzione di colleghi affermati, tra cui Rossini, e sembrava destinato ad una sicura carriera. Molte delle opere strumentali di Mercadante, tuttavia, pur essendo al di fuori del melodramma, ad esso strizzano l’occhio: nel suo catalogo fi gurano infatti fantasie e sinfonie concepiti come ‘omaggio a’, e basate su temi presi da opere famose di operisti contemporanei, tra cui Bellini, Rossini, Donizetti e Pacini. Da navigato uomo di teatro, Mercadante sapeva che era di sicuro effetto utilizzare temi conosciuti da tutti; non era forse quello che facevano i grandi virtuosi del pianoforte—si pensi soprattutto a Liszt—quando improvvisavano o proponevano al pubblico i loro pasticci basati sui temi delle opere più famose del momento?

Un esempio è costituito dalla ‘Fantasia a grande orchestra’ dal titolo Omaggio a Bellini. Come Mercadante, Bellini era stato allievo di Zingarelli a Napoli, e Mercadante presenziò al funerale del compositore catanese, nel 1835. Nella Fantasia Mercadante si impossessa dei temi della Norma, ricostruendoli in un piacevole collage strumentale in cui si alternano sezioni veloci ed episodi lirici. La composizione, datata tra il 1840 ed il 1860 (anno in cui fu pubblicata), è dedicata al Signor Cavaliere Vincenzo Zurlo, un importante ed infl uente fi gura politica nell’ambiente del conservatorio napoletano. L’organizzazione formale è libera, come si addice al genere, e libero il modo in cui Mercadante cita Bellini, in maniera a volte frammentaria, a volte letterale (si ascolti ad esempio come viene esposto il tema del coro d’introduzione e cavatina dell’Atto I ‘Ite sul colle, o druidi’); i vari temi belliniani sono presentati nell’ordine in cui essi si succedono nell’opera; e si conclude con l’ultima sezione, basata sul coro fi nale del secondo atto (‘Guerra! Guerra!). Mercadante mantiene anche l’impianto tonale originale dei temi, e sembra tutto sommato impegnarsi poco nell’elaborazione del materiale; quello che più gli interessa è probabilmente la presa immediata sul pubblico.

Di impianto simile è la Gran Sinfonia sopra motivi dello Stabat Mater del celebre Rossini, composta nel 1843 come introduzione ad un’esecuzione napoletana dello Stabat Mater di Rossini, avvenuta nell’aprile di quello stesso anno. Nonostante il titolo essa non ha nulla della forma utilizzata dai suoi colleghi europei: il termine sinfonia si riferisce semplicemente al fatto che la composizione è per orchestra, ma è di fatto una fantasia. Dopo un’introduzione solenne, che inizia con uno squillo di ottoni a cui drammaticamente rispondono gli archi con brevi e frammentate frasi, viene esposto il primo tema rossiniano; poi, come nell’Omaggio a Bellini, l’utilizzo dei temi si sussegue come in una fantasia, con cambi di tempo e con l’orchestra utilizzata a blocchi: ora gli archi espongono un tema con i fi ati che chiosano ritmicamente, ora gli ottoni espongono fragorosamente un tema sul tremolo degli archi; in questa strumentazione chiara e defi nita risaltano tecniche tipiche della strumentazione di Bellini e di Donizetti, come le melodie dei fi ati in terze.

Né è solo l’opera ad ispirare Mercadante nelle sue composizioni sinfoniche, come provano ad esempio le due sinfonie dedicate a Napoli, composte a distanza di anni. Una prima Sinfonia caratteristica sopra i più graziosi motivi napoletani fu composta nel 1832 e riveduta nel 1856 per l’orchestra del Conservatorio di Napoli. La seconda di esse, compresa in una raccolta di Sei sinfonie caratteristiche, dietro il termine ‘sinfonia’, cela ancora una volta altro; e cosa si può immaginare di più ‘napoletano’ della tarantella? In un levigato e raffi nato contesto sinfonico si fa strada il ritmo ostinato e saltellante della danza, reso dall’implacabile uso del terzinato, dai pizzicato e dall’utilizzo delle percussioni. Non ci sono momenti di pausa, né cambi di tempo, ma solo i cambi di tonalità e di modo tipici della tarantella, oltre all’utilizzo della sesta napoletana. Molti compositori furono affascinati dalla vitalità delle danza napoletana, e le resero omaggio cercando di coglierne lo spirito, dall’Europa al di là dell’oceano (persino il compositore americano Gottschalk nel 1858 scrisse una strabiliante tarantella per pianoforte e orchestra senza aver mai messo piede a Napoli); e immaginiamo che non poteva esimersi dal renderle un tributo uno che a Napoli era vissuto e si era formato musicalmente.

Alla fi ne della parabola creativa di Mercadante (la sua ultima opera, la tragedia lirica Pelagio, era andata in scena al San Carlo di Napoli nel 1857) si colloca la Sinfonia ‘Garibaldi’, scritta in un mese, all’inizio del 1861, nel clima politico dell’unifi cazione d’Italia; la sinfonia fu completata in marzo, e proprio il 17 marzo nasceva il Regno d’Italia, alla cui unifi cazione tanto aveva dato Garibaldi. Convinto patriota, Mercadante aveva scritto una quantità di inni, cori e marce di ispirazione risorgimentale, e la Sinfonia ‘Garibaldi’ può essere considerata l’atto conclusivo di un fi lone ampiamente sfruttato; la Sinfonia ebbe entusiastica accoglienza, come testimoniano le recensioni e i numerosi adattamenti e trascrizioni per vari organici, anche se—stranamente—essa non fu pubblicata mai nella versione originale, quella sinfonica. In un unico movimento, diviso all’interno in sottosezioni con cambi di tempo e tonalità, la Sinfonia è unifi cata dall’utilizzo dell’Inno dei cacciatori delle Alpi e del motivetto popolare milanese La bella Gigogin (esposto dapprima dai violoncelli), variamente alternati ed elaborati in un percorso che dall’Andante mosso iniziale, attraverso un Allegro, culmina con un trionfante Più animato e molto staccato. Sontuosa è l’orchestrazione, per grande orchestra, con l’impiego di ottavino, arpa, 4 corni e tre tromboni.

Nessun riferimento esterno ha il breve, anacronistico e delizioso Concerto in si bemolle per clarinetto e orchestra da camera, in due soli movimenti, di stampo chiaramente settecentesco, quasi haydniano, nella concisione, nella chiarezza armonica e nella plasticità delle frasi. La scrittura della parte del solista mostra grande sicurezza nello sfruttamento delle risorse tecniche dello strumento: passaggi di agilità, repentini cambi di registro, di dinamica e di articolazione richiamano il concerto per clarinetto scritto da Mozart decenni prima. E il discorso fatto per il clarinetto si può estendere a tutte le composizioni che possiamo ascoltare in questo CD; esse mostrano inventiva e una sicura padronanza della tecnica orchestrale. Mercadante sa usare l’orchestra, e non a caso Franz Liszt, che non era tenero nei confronti della produzione musicale italiana, si espresse con riguardo nei confronti del collega italiano, scrivendo, nel 1838: «Dobbiamo fare un’eccezione per Mercadante: egli è giudizioso abbastanza da scrivere lentamente e rivedere le sue opere con cura [ ]. Alcuni dei suoi pezzi strumentali sono veramente notevoli. Le sue ultime composizioni sono senza dubbio le più attentamente calcolate del repertorio contemporaneo».

Nato ad Altamura nel 1795 (ma la data non è certa), Mercadante si formò a Napoli con Giovanni Furno, Giacomo Tritto e Nicola Antonio Zingarelli. A Napoli, uno dei maggiori centri operistici in Europa, esordì con L’apoteosi d’Ercole, nel 1819. Due anni dopo Elisa e Claudio fu rappresentata con enorme successo alla Scala di Milano. Viaggiò, in Spagna e Portogallo, e poi fu chiamato a Parigi da Rossini, nel 1836, dove fu rappresentata la sua opera I briganti. Dal 1840 alla morte fu direttore del Conservatorio di Napoli. Morì cieco a Napoli nel 1870. Tra le sue opere di di particolare fortuna godettero Donna Caritea, Il giuramento, e gli Orazi e Curiazi.


Tommaso Manera


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