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8.573112 - CLEMENTI, M.: Symphonies Nos. 3 and 4 / Overture in C Major (Rome Symphony Orchestra, La Vecchia)
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Muzio Clementi (1752–1832)
Sinfonie nn 3 ‘The Great National’ e 4 • Ouverture in do maggiore

 

Muzio Clementi fu compositore tanto prolifi co in campo pianistico quanto parco nel dispensare al mondo le sue creazioni sinfoniche. Dopo le due sinfonie per orchestra da camera pubblicate come Op 18 nel 1787, quando era ancora vivo Mozart, il compositore non pubblicò più sinfonie. Eppure numerosi documenti attestano che egli scrisse e diresse altre sinfonie fi no al 1824 circa; dopodiché esse, insieme all’Op 18, scomparvero del tutto—come osservò Moscheles—dal repertorio. Nel 1817 sull’Allgemeine musikalische Zeitung si leggeva che Clementi, nell’ultimo quindicennio, aveva prodigato grandi sforzi per comporre sei sinfonie per grande orchestra; e tra il 1813 ed il 1824 alcune di esse furono eseguite a Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Lipsia. Purtroppo i dettagli delle esecuzioni sono molto generici: quasi sempre la dicitura dei concerti recita semplicemente ‘Clementi Symphony’, con l’eccezione di tre concerti tenutisi nel 1824 al King’s Theatre di London, nei quali fu eseguita The Great National Symphony, contenuta in questa registrazione; manca inoltre qualunque datazione per le sinfonie. Clementi, stranamente, dirigeva le sue sinfonie ma non le pubblicava. Il possibile motivo è, come già nel 1977 Plantinga ipotizzava nella sua fondamentale biografi a su Clementi, che il compositore romano rimaneggiava di continuo i suoi lavori sinfonici (e a testimoniarlo sono gli spostamenti di movimenti da una sinfonia all’altra e la trasposizione delle tonalità in alcuni casi), con la possibilità di avere un’orchestra a disposizione, quella della Philharmonic Society di Londra di cui era uno dei fondatori; e non si sentì probabilmente mai sicuro abbastanza da dare alle stampe, lui che era anche proprietario di una casa editrice, le sue sinfonie della maturità, in anni in cui il modello beethoveniano sembrava ineguagliabile.

Di queste sinfonie non si parlò per un secolo, fi no a quando Georges de Saint-Foix capì che la Library of Congress aveva acquistato, nel 1917, dei manoscritti che contenevano larghe parti di queste sinfonie. Altro materiale, manoscritto come quello di Washington, era presente alla British Library di Londra; ma nessuna delle sinfonie era completa. Un manoscritto, si sa, è soggetto ai capricci del caso; forse le sinfonie complete, e anche le parti, che dovevano esistere per forza date le numerose esecuzioni, furono gettate per sbaglio nella spazzatura da una domestica di un discendente del compositore. Cominciò così una storia di ricostruzioni, fatta di atti di devozione e d’amore, il primo dei quali fu messo in atto da Alfredo Casella, apostolo della rinascita della musica strumentale italiana. Il compositore torinese, alla metà degli anni Trenta del Novecento, ricostruì, con numerose interpolazioni ed interventi—e attirandosi, nonostante il successo delle esecuzioni di esse, anche feroci critiche—due sinfonie, le uniche che riteneva fossero abbastanza complete da poter essere riportate alla luce: la WO32 e la WO33. Passarono altri quarant’anni, e alla fi ne degli anni Settanta Pietro Spada curò l’edizione a stampa anche delle Sinfonie nn 3 e 4, ricostruite basandosi ancora sui manoscritti esistenti, più un’Ouverture in Do maggiore, che costituiva il primo movimento (un Allegro in tempo ternario introdotto da un Adagio) di una sinfonia perduta, e che viene inclusa in questa registrazione.

Dunque sia chiaro: le quattro sinfonie del Clementi maturo che possiamo ascoltare oggi sono lavori meritoriamente rimaneggiati da altri musicisti, convinti che la posizione storica del compositore romano sia troppo importante per rinunciare ai suoi sforzi di sinfonista; e, a meno di clamorosi ritrovamenti, non si può parlare di versioni defi nitive. Quello che possiamo ascoltare però è suffi ciente a restituirci l’immagine poco nota del Clementi sinfonista.

Le Sinfonie nn 3 e 4 mostrano, al di là della convenzionalità della forma, tutte le caratteristiche del Clementi compositore: un intenso cromatismo che sfocia in momenti di oscuramento della tonalità, soprattutto nei movimenti lenti, la grande mobilità delle singole parti e l’abbondante utilizzo di passaggi contrappuntistici, derivatogli dall’amore per la musica di Bach che lo accompagnò per tutta la vita.

L’impianto formale è lo stesso per le due sinfonie: l’Allegro dei primi movimenti è introdotto in entrambi i casi da un Andante sostenuto (si noti che, nella sinfonia classica, l’introduzione lenta era indice del fatto che il compositore faceva sul serio); segue un Andante in ritmo ternario, seguito da Minuetto e Trio; e conclude un Finale in tempo binario, vivace ed umoristico, che segue la forma del rondò-sonata con una coda. Nella Sinfonia n 4 Clementi aveva pensato di mettere il Minuetto dopo il primo movimento, ma l’edizione di Pietro Spada restaura il consueto ordine con il Minuetto al terzo posto, dopo l’Andante.

Si diceva dell’amore di Clementi per il contrappunto; a tal riguardo si veda, ad esempio, il trattamento riservato all’inno nazionale God save the King nel secondo movimento della Sinfonia n 3, elusivo e frammentato, trattato anche in inversione, ed esposto letteralmente solo nei punti culminanti; o tutto lo sviluppo del primo movimento della stessa sinfonia, altrimenti molto classico nella forma. Nella Sinfonia n 3 il motivo dell’inno nazionale inglese diventa quasi un motivo conduttore: nel Minuetto la musica si interrompe bruscamente per lasciare spazio alla citazione, questa volta subito riconoscibile, dell’inno inglese, mentre nel Finale Clementi lo utilizza, inserendolo genialmente in un tempo binario senza fargli perdere assolutamente l’identità, come ultimo motivo del secondo blocco tematico.

Il contrappunto ed il cromatismo sono, nella musica sinfonica, più raffi nati ed utilizzati in maniera più convincente rispetto alla musica pianistica, dove troppo spesso offuscano la chiarezza delle composizioni; nelle sinfonie, invece, essi diventano il dato tecnico fondamentale nell’addensarsi di momenti drammatici che rompono l’equilibrio della forma classica. Anche se una datazione certa, lo abbiamo detto, non è possibile, tutte le sinfonie della maturità vanno collocate nel primo trentennio dell’Ottocento; ma in un certo senso sono ancorate più alla tradizione di Haydn e Mozart che alle sinfonie beethoveniane dall’Eroica in poi, pur conoscendo momenti di intensa drammaticità che mostrano l’innegabile infl uenza di Beethoven. Si noti, ancora, la strumentazione, con i fi ati in grande rilievo, e la presenza nell’organico di tre tromboni; è la stessa strumentazione utilizzata nella Nona.

Clementi ebbe un ruolo importantissimo in molti settori musicali nel periodo di transizione dal periodo classico al Romanticismo; e recuperare, sia pure parzialmente, qualcosa del suo modo di intendere la sinfonia signifi ca aggiungere un tassello alla comprensione di quello che nel primo trentennio dell’Ottocento, in campo sinfonico, si produceva e si suonava.


Tommaso Manera


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