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8.573133-34 - CAVALLINI, E.: 30 Capriccios / Duets Nos. 1-3 (Bulfone, Giani)
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Ernesto Cavallini (1807–1874)
30 Capricci per clarinetto • Tre Duetti per clarinetti

 

Ernesto Cavallini nacque a Milano il 30 Agosto 1807. All’età di nove anni, fu ammesso al Conservatorio di Milano nella classe di Benedetto Carulli. Il 30 Settembre 1824 si diplomò completando i propri studi al Conservatorio di musica milanese. Fu poi secondo clarinetto assieme al suo maestro al Teatro Re di Milano, dove, nel 1827, si esibì più volte come solista. Nello stesso anno fu molto apprezzato per l’esecuzione del suo Concerto in mi maggiore per clarinetto e orchestra al Ridotto del Teatro alla Scala. Nel 1828 lavorò al Teatro La Fenice di Venezia e, durante l’anno successivo, suonò più volte a Milano come solista ed in varie formazioni orchestrali.

Successivamente fu primo clarinetto nella banda della Brigata dei Granatieri Guardie del Governo piemontese. Nel 1831 venne nominato primo clarinetto nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Durante i due anni successivi, assieme al fratello violinista Eugenio e il flautista Giuseppe Rabboni, suonò in diverse città italiane. Nel 1839 si esibì con successo a Venezia, Trieste, Vienna, Bratislava e Budapest. Nel 1841 suonò a Milano assieme al grande virtuoso del violoncello Alfredo Piatti e, a Novara, fu apprezzato per l’interpretazione delle sue Variazioni su un tema di Mercadante per clarinetto assieme a Saverio Mercadante che in quell’occasione diresse personalmente l’orchestra. Suonò poi a Parigi dove fu eletto membro dell’Académie des Beaux Arts.

Cavallini, dopo i successi parigini, viaggiò alla volta di Londra dove si esibì per la Philharmonic Society. Nel 1844 intraprese una nuova tournée di concerti suonando a Ginevra, Parigi e Londra. A Bruxelles tenne un concerto privato a casa del famoso compositore Fétis, assieme a Piatti e altri virtuosi. Nell’anno seguente si produsse come solista nel teatro reale di Londra dove, con il celeberrimo violinista Vieuxtemps, suonò il suo Canto greco variato; nello stesso anno a Bruxelles diresse una Compagnia operistica italiana in varie produzioni. Nel 1846 si esibì al Teatro alla Scala in un concerto promosso dall’Editore Ricordi per celebrare l’inaugurazione di un busto di Gioachino Rossini dove suonò il celebre Capriccio “Fiori rossiniani”, da lui composto per l’occasione.

Nel 1851 Cavallini partì per una lunga tournée che attraverso Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania e Polonia lo portò in Russia dove, giunto nel 1854 a San Pietroburgo, venne nominato solista del neo-fondato Teatro Imperiale dallo Zar stesso. Ebbe quindi modo di suonare assieme al celebre compositore russo Mikhail Glinka col quale si esibì a Berlino. Dal Giugno del 1854 accettò l’impiego come docente di clarinetto presso il Conservatorio di musica di San Pietroburgo.

Nel 1862 suonò alla prima rappresentazione dell’opera La forza del destino di Giuseppe Verdi. Il famoso lungo assolo per clarinetto all’inizio del terzo atto di quest’opera fu composto dal grande compositore italiano espressamente per il suo amico clarinettista. Nel 1865 Cavallini tornò a Milano per esibirsi come solista e nel 1869, ottenuta la pensione dallo zar, decise di ristabilirsi in Italia. Alla fine dell’anno pubblicò a Milano una serie di composizioni che aveva scritto in Russia tra le quali figurano anche pezzi vocali con accompagnamento di pianoforte, Cavallini in Russia aveva infatti anche insegnato canto. Negli anni successivi proseguì la sua carriera solistica suonando a Milano, Firenze e Napoli. Alla fine del 1871 ricevette per un breve tempo un incarico come supplente di clarinetto al Conservatorio di Milano. Nel 1872 tenne il suo ultimo concerto pubblico al Teatro Carcano di Milano. Morì a causa di un ictus il 7 gennaio 1874.

Numerosi articoli e recensioni del tempo descrivono le grandi doti tecniche e musicali di Ernesto Cavallini. Veniva particolarmente apprezzato per la bellezza del suo suono e per le sue brillanti esecuzioni e, in merito al suo personale stile, sappiamo che il suo staccato era particolarmente dolce e che era in grado di eseguire la respirazione circolare. I giornali musicali riportarono spesso i successi che i suoi concerti riscuotevano. Nel 1842 la Gazzetta Musicale di Milano scrive: “Cavallini è il Paganini del Clarinetto” e la Revue de Paris lo definì “primo clarinetto dell’Universo”. Nel giornale L’Italia Musicale Cavallini era considerato il “Liszt del clarinetto”.

È interessante anche sapere che Cavallini per quasi la sua intera carriera musicale suonò un vecchio clarinetto in bosso a sei chiavi prodotto a Milano agli inizi del Novecento. Talvolta fu criticato per l’intonazione imprecisa di questo strumento obsoleto. Nel 1860 lo Zar decise di fare adottare l’intonazione francese alle Orchestre Imperiali e solo allora Cavallini si risolse ad ordinare alla ditta milanese Piana un nuovo strumento a 12 chiavi nella nuova intonazione più bassa.

30 Capricci per clarinetto

Le cinque raccolte di Capricci Opp 1–5, rappresentano senz’ombra di dubbio la sua opera didattica più importante e tutt’ora i Conservatori e le Accademie musicali di tutto il mondo ne prevedono l’impiego nei loro programmi di studio. Queste opere coprono, condensandole assieme tutte le possibilità tecniche del clarinetto della prima metà dell’Ottocento, dal virtuosismo “alla Paganini” allo stile cantabile operistico. A non tutti però è noto che in realtà furono pubblicati in diversi periodi.

I primi Sei capricci Op 1¸ dedicati al suo allievo Cristoforo Ballabio furono pubblicati a Milano dall’Editore Bertuzzi nel 1827; a quel tempo Cavallini era ancora studente del Conservatorio di Milano. L’Op 2 fu pubblicata solo nel 1837 dall’Editore Lucca a Milano e dedicata al suo allievo Antonio Urio. Gli ultimi tre gruppi di capricci, Op 3 dedicati a Benedetto Carulli, Op 4 dedicati al fratello M. Pompeo Cavallini e Op 5 “a Prospero Barigozzi”, furono pubblicati da Ricordi nel 1840. Nel 1904 l’editore Ricordi pubblicò i 30 Capricci per clarinetto solo tutti uniti assieme per la prima volta. Successivamente i 30 capricci furono editi nuovamente da Ricordi nella revisione dal clarinettista italiano Alamiro Giampieri. In questa versione i capricci appaiono in una sequenza completamente diversa seguendo apparentemente un ordine di crescente difficoltà. Alcune incongruenze ed errori di stampa furono corretti e Giampieri aggiunse numerosi cambiamenti nella dinamica e nell’agogica.

Questa è attualmente la versione più conosciuta. Negli esami dei Conservatori di musica italiani cinque sono i Capricci richiesti come studi d’obbligo: i numeri 3, 5, 14, 23 e 29 (numerazione di Giampieri). È interessante anche notare che molti temi tratti dai capricci furono impiegati in numerose altre composizioni e pezzi da concerto da Cavallini stesso.

La presente registrazione si basa prevalentemente sull’edizione Ricordi del 1904. Il capriccio n 2 (Op 2, n 5) ad esempio viene da me eseguito con il gruppetto e nel tempo Andante come previsto dalla versione originale, anziché nel tempo di Allegro brillante di Giampieri, mentre nel Capriccio n 14 ( Op 3, n 4) sono riprodotte le articolazioni stampate nell’edizione del 1904.

Trois Duos

I tre duetti, registrati per la prima volta su questo CD, furono dedicati al fratello Pompeo Cavallini, “Musicien en chef du 18me Regiment de S M Britannique” e pubblicati a Milano dall’editore Lucca nel 1836. Cavallini compose anche altri Trois Duos, dedicati a Edward Berti, pubblicati da Ricordi negli anni 1845/46 ed i Sei gran duetti dedicati a Saverio Mercadante e pubblicati da Ricordi nel 1849.

Tutte queste composizioni che si possono considerare opere didattiche, furono scritte in Forma Sonata, piuttosto distanti dallo stile operistico in voga, e possono essere paragonate a talune composizioni manierate di Alessandro Rolla. Le melodie spesso ricorrenti in queste opere sono comunque ispirate fortemente dal “bel canto” italiano.


Nicola Bulfone


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