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Album Reviews



 
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Roberto Brusotti
Musica, March 2017

Il progetto discografico che Andrea Bissoli e Naxos sono andati pubblicando tra il 2013 e il 2015, e che viene ora raccolto in cofanetto, è difficilmente catalogabile: non è un’integrale della musica per o con chitarra (mancano i Preludi e la Suite populaire brésilienne) di Heitor Villa-Lobos, ma non è d’altra parte soltanto una raccolta di inediti e versioni alternative. Diciamo che attorno a un nocciolo costituito da questi ultimi il chitarrista, al termine di un lavoro di ricerca durato una decina d’anni, ha raccolto una serie di opere, con chitarra ma non solo, che proiettano una nuova luce sulla visione chitarristica globale di Villa-Lobos. Bissoli infatti parte dallo strumento che il quattordicenne aveva in mano quando componeva le primissime opere, come la canzone con pianoforte Dime perché, primo spartito sopravvissuto del compositore brasiliano, che qui viene « restituita » alla seicorde; e approda alla chitarra che Villa-Lobos aveva in mente mentre concepiva opere che non includono nell’organico lo strumento, ma che ne comprendono l’immagine all’interno di un panteismo sonoro originario, come l’evocativo ed epico Choros No. 6.

Sempre molto interessante, ovviamente, la documentazione delle opere di cui si offrono versioni originali dal manoscritto, tra tutte la prima stesura di quella pietra miliare del repertorio che sono i Dodici Studi (1928); ma l’intero palinsesto (attraverso il quale Bissoli ci guida con note di copertina illuminanti, e proposte anche in italiano!) risulta stimolante anche per l’altezza delle interpretazioni dei tanti artisti coinvolti…a cominciare proprio dal giovane chitarrista, che dimostra di avere profondamente interiorizzato le peculiarità del linguaggio e dell’estetica di Villa-Lobos, traducendole in un fraseggio intenso e ricco di sfumature. Sorprendente anche l’apporto dell’Orquestra Filarmônica de Minas Gerais diretta da Fabio Mechetti (paulista dalle chiare origini italiane), in particolare in una versione del Concerto per chitarra in grado di confrontarsi alla pari con le edizioni di riferimento del capolavoro villalobosiano. © 2017 Musica




Ermanno Brignolo
Seicorde, December 2016

Era il luglio del 2014 quando mi capitò, tra gli ascolti per Seicorde, il primo volume di questo mirabile progetto, e già allora ne fui colpito. Da un lato, l’audacia della ricerca, che si prefiggeva fini ragguardevoli, si manifestava in un sorprendente lavoro di esame delle fonti originali ma anche di significati nascosti che avrebbero condotto a un lungo processo di analisi e trascrizione; dall’altro la volontà e la capacità dello stesso ricercatore di calarsi nei panni dell’interprete e materializzare quell’imponente ricerca in un insieme di interpretazioni di altissima fattura. Oggi il lavoro è completo: un cofanetto di tre dischi che gettano uno sguardo intimo e profondo sulla figura di Heitor Villa-Lobos, andando a (ri)scoprire non solo il suo lascito esplicitamente chitarristico, ma anche un’idea, o un ideale, della chitarra che pervade il suo intero mondo musicale. Questa, dunque, la linea guida seguita dal chitarrista italiano Andrea Bissoli nel suo primo lavoro discografico: un’opera che lo vede interprete centrale e direttore artistico di quello che ogni chitarrista dovrebbe inserire nella lista dei dischi indispensabili.

Voglio lasciare ai lettori il fascino della sorpresa nello scoprire i colori delicati della raccolta Guia prático e l’abile retorica dello schizzo sinfonico O papagaio do moleque; sarà anche delizioso sentire la splendida Canção do Amor, così elegantemente cantata dalla soprano Gabriella Pace. Bissoli si è circondato di collaboratori di primo ordine e ha dato vita a un lavoro che brilla d’eccellenza sotto ogni punto di vista. Chapeau! © 2016 Seicorde





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