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Ettore Garzia
Percorsi Musicali, May 2014

Margaret Brouwer, compositrice americana del 1940, si mise in luce nel 1986 con “Timespan”, una composizione per brass quintet che cercava di catturare le impressioni ricadute sugli antichi stonehenge in una forma basata molto sulle variazioni ritmiche. Le caratteristiche di quel brano, che ha visto la sua registrazione discografica per Crystal R grazie ad un quintetto messicano nel ’93, fu la base di partenza per sfoggiare una scrittura compositiva che ripescasse con giudizio in un repertorio invero antico ma con una contestualizzazione moderna. Fu da quel momento che la maturità artistica di Margaret si fuse con le idee, e l’idea della Brouwer, sviluppata con altre composizioni successive, era quella di ammazzare qualsiasi discussione sullo stile; l’importanza accademica attribuita al tipo di scrittura veniva sopraffatta dal concetto di “sviluppo” dei temi compositivi. E’ in questo aspetto che la Brouwer possiede grandi capacità: specializzata nella chamber music, ella è in grado di passare con disinvoltura nei labirinti delle varie ispirazioni (romantica, barocca o moderna), e di costruire strutture scorrevoli che esaltano il ruolo della storia della musica. Sebbene il richiamo sia alla tonalità, siamo di fronte ad un concetto di tonalità molto relativo, dimostrato dal fatto che la compositrice non ha affatto remore nell’inserire anche parti serializzate. Semplicità delle linee, melodie utilizzate o contrasti musicali sviluppati nei movimenti, sono le caratteristiche salienti che le appartengono.

Molta sua produzione ha avuto la fortuna di essere incisa (vedi nelle note i miei consigli principali), così che l’ultima raccolta di recenti composizioni assemblata dalla Naxos non ci coglie di sorpresa: “Shattered glass” per flauto, cello, piano e percussioni o lo splendido “Quintet for Clarinet in A and string quartet”, per clarinetto e quartetto d’archi classico (in cui è indispensabile rimarcare il movimento II. My white tears broken into the seas), sono la quintessenza del suo linguaggio: sebbene il raggio d’azione sia più ampio, la Brouwer può essere considerata come una delle migliori rappresentanti attuali della musica da camera di fine ottocento, quella di matrice francese/inglese affermatasi in Europa durante l’impressionismo grazie alle intuizioni di Debussy che, allora capì che era possibile creare degli equilibri straordinari pur con pochi strumenti; naturalmente poi la Brouwer se ne distacca opportunamente quando occorre per diventare contemporanea. Sviluppo e semplicità delle linee melodiche e strutturali: sentite l’estratto IV. di “Declaration” per soprano, violino e piano (“Whom do you call angel now?”), ha le carte in regola per dimostrare un probabile allineamento alla corrente mai particolarmente considerata del neo-tonalismo americano (Moravec, Rorem, etc) © 2014 Percorsi Musicali





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