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Ettore Garzia
Percorsi Musicali, February 2016

Nel secondo volume di lavori al flauto dedicati a Cage, la flautista Katrin Zenz affronta il tema del solo e soprattutto la dinamica del flauto a tre o più elementi: come già ribadito, Cage non effettuò una specifica ricerca sul flauto, demandando spesso la composizione relativa a quelle configurazioni indeterminate su molti aspetti che potevano prestarsi a qualsiasi strumento od incroci di strumenti. In tal senso ogni musicista oggi si trova con un patrimonio variabile di cui può disporre sulle combinazioni che ritiene più opportune; Complete works for flute vol. 2 ci consegna due approcci stilistici di Cage dove da una parte emerge la serializzazione delle linee melodiche, un processo costruito dalla Zenz su tre composizioni riadattate, mentre dall’altra, risalta una tendenza più recente, in cui sono gli eventi che catalizzano la composizione. Per quanto riguarda le prime composizioni, la Zenz offre le combinazioni di Solo with obbligato accompaniment of two voices in canon più le Six short inventions aggiunte da Cage nel ’58 con Tudor, con una scelta che cade sul flauto alto, vibrafono e piano; poi la Sonata for two voices (che cattura la relazione tra flauto ordinario e flauto basso) e la Composition for three voices (che si espande al flauto alto). Sono pezzi che Cage scrisse intorno al 1934 in un momento in cui stava cercando di esplorare il potenziale musicale delle tecniche dodecafoniche di Schoenberg. Soprattutto la Composition for three voices restituisce un risultato maggiore poiché non dà l’impressione di trovarsi di fronte a degli studi sull’argomento.

Nell’area della chance, invece, il riferimento della Zenz cade sul Solo for flute, alto flute and piccolo (1957–58), una composizione che abbiamo conosciuto grazie all’interpretazione di Eberhard Blum, che la Zenz fa diventare un campionario di suoni spuri ed indeterminati, mentre su Hymnkus (1986), pezzo che Cage scrisse anche qui senza fissare la tipologia strumentale, la Zenz proietta una nuova versione tra flauto, 2 vibrafoni e 2 pianoforti*; in questi episodi ci si riappropria della spiritualità e del senso temporale che le enigmatiche soluzioni di Cage portavano in sé, ma sono anche il frutto dell’esperienza raggiunta dalla flautista tedesca in merito ad una più caustica rappresentazione dell’universo di Cage, dove gamme diverse di flauto e l’inserimento di vibrafoni serve per aumentare il carico mistico di una composizione in cui, nel pieno stile di Cage, le ripetizioni degli eventi seguono indicazioni di variazioni di velocità con offerta di sfumature continue ed irripetibili, che si proiettano in un significativo universo parallelo di esplorazione che reagisce in maniera quasi biologica.

Curare il mondo di Cage è operazione alquanto rischiosa sia per il compositore che per il musicista: al primo gli vengono negate le velleità, al secondo viene richiesta una soggettiva condizione traslativa che non tiene conto di fattori prestabiliti; eppure per Cage entrambe le figure sono necessarie per porre in essere i concetti. E’ quindi in questo marchio di fabbrica della musica dell’americano che deve essere inquadrata l’opera della Zenz, la sua utilità e la necessità didattica di una registrazione. © 2016 Percorsi Musicali





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