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Ettore Garzia
Percorsi Musicali, December 2014

Quando la EMI pubblicò nel 1987 le prime composizioni orchestrali di John McCabe (1939), il compositore inglese era già diventato famoso per le sue doti pianistiche; infatti le registrazioni complete in Decca fatte per racchiudere l’intera gamma delle sonate di Haydn, nonché la copertura pressoché totale di molte composizioni pianistiche dell’epoca impressionista francese ed inglese, determinavano un’ampio favore critico nei confronti di queste splendide qualità all’epoca non ancora corroborate dalla propria visione stilistica (che restava nascosta all’audience), rispetto all’eleganza e alla dinamicità degli impianti compositivi orchestrali. La prima parte della carriera di McCabe si giocava tra un indomito contrasto tra composizione orchestrale (rigorosa e al limite della serialità), mutuata dagli insegnamenti della sinfonia inglese del novecento, soprattutto con riferimento a quella portata a piena maturazione da Havergal e Simpson nell’immediato dopoguerra, contro un pianismo eccelso proiettato verso una forma alterata della matrice impressionista di marca inglese.

La maturità sinfonica di McCabe è giunta con la quarta sinfonia (in una splendida edizione della BBC Symphony Orchestra diretta da Vernon Handley), ma non fu solo l’afflato sinfonico ad essere migliorato: McCabe scrisse ancora due splendidi pezzi per brass band, Images e Cloudcatcher Fells, nonchè una bellissima serie di concerti, tra cui quelli per piano e per flauto hanno avuto un posto primario nelle intenzioni del compositore. Il professore George Odam ha persino sottolineato con un libro i suoi Landscapes of the mind, ma mi era sinceramente sconosciuta un’attività altrettanto popolare come direttore d’orchestra.

“John McCabe: Composer, pianist, conductor” è il tentativo della Naxos di effettuare una ricognizione sintetica dell’inglese, una specie di best diviso tra le sue tre attività musicali: come compositore sinfonico viene per la prima volta registrata su supporto la sua prima sinfonia “Elegy” del 1965; come pianista vengono inserite le prime discografiche di due suoi studi del 1969 assieme ad una delle prerogative migliori dell’artista, le variazioni su temi (nel nostro caso si tratta di Fantasy on a theme of Liszt del 1967); come conduttore viene invece presentato un inedita conduzione di “Tuning” del 1985. Il mondo di McCabe è naturalmente composto di vibrazioni dirette, di colorazione impressionistica, ma già con una qualità armonica differente ed abbinabile alle perdite di coscienza seriali di Schoenberg e Webern (di cui ha coperto Six Little Pieces per il primo e le Variations op. 27 per il secondo) e questa raccolta è una prova abbastanza evidente di questa circospezione dalle entità tonali ed impressionistiche del novecento, il che lo rende ancora immacolato ed immune dal grigiore standardizzato della composizione post-tonale. © 2014 Percorsi Musicali





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