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Stefano Pagliantini
Musica, March 2014

La ricchissima produzione musicale di Ottorino Respighi, che spazia dal balletto al teatro d’opera, dalla musica cameristica alla lirica vocale alla musica sinfonica, è conosciuta in maniera affatto parziale. Se i tre poemi sinfonici romani (Le fontane di Roma, I pini di Roma e le Feste romane) sono stabilmente in repertorio, di raro ascolto sono invece i lavori teatrali, ma ancor più le pagine cameristiche, un genere cui Respighi si dedicò lungo tutto l’arco della sua vita. A cominciare dagli anni di formazione al Liceo Musicale di Bologna sotto la guida di Federico Sarti, membro del Quartetto Bolognese. Del 1897 é il primo lavoro importante e di ampie dimensioni, la Sonata in Re minore in tre movimenti finita di comporre, come indicato in partitura, nel novembre di quell’anno, che apre la serie di composizioni destinate a questo organico strumentale che si chiuderanno con la più nota e ben più matura Sonata in Si minore del 1917. In mezzo si collocano i due cicli di pezzi caratteristici, i Sei Pezzi del 1901-1902 e i Cinque Pezzi del 1906, che mostrano l’interesse di Respighi per la pagina d’occasione, intesa come luogo musicale in cui sperimentare temi, movenze, influssi di epoche lontane o più vicine nel tempo, che saranno le caratteristiche dominanti della sua poetica. Nella composizione della giovanile Sonata, che mostra indubbie capacità di scrittura e profonda conoscenza delle forme classiche, sono molteplici gli influssi musicali che emergono nei tre movimenti, prevalentemente orientati verso la grande tradizione del Romanticismo tedesco. È un giovane appena diciottenne, studente di violino e composizione, immerso nel repertorio tardoromantico che da Schumann passava per Brahms arrivando all’instabilità armonica franckiana, quello che imprime il proprio piglio alle linee melodiche fortemente stagliate e alla turgida armonia che caratterizza in particolare il primo movimento. Sorprendente per un musicista così giovane è la matura assimilazione di quei linguaggi e lo smaliziato impiego dei due strumenti. L’eloquenza lirica dell’Adagio e il caratteristico ritmo puntato dell’Allegretto finale rimandano direttamente a Brahms il primo e a Schumann l’altro.

Pagine di ben più modesto impegno, ma non per questo da sottovalutare, sono le due raccolte di fogli d’album, scritti originariamente come pezzi staccati. Respighi nel frattempo si era conquistato una notevole reputazione al punto che queste pagine trovarono rapida pubblicazione, già nel 1905 i Sei Pezzi per l’editore Bongiovanni e l’anno successivo addirittura a Lipsia per Hofmeister. Tra la giovanile Sonata e queste pagine vi era stata in mezzo la fondamentale esperienza russa, a San Pietroburgo prima e a Mosca poi, durante la quale Respighi aveva conosciuto e studiato per qualche tempo con Rimski-Korsakov. È qui che nascono almeno due pagine comprese nella raccolta dei Sei Pezzi, la Melodia e l’Aria, quest’ultima scritta a Mosca nel mese di marzo del 1901 come pezzo per organo, quattro corni e archi, poi trascritta per violino e pianoforte. Adattamenti di lavori con diversa destinazione strumentale sono anche la Leggenda e la Berceuse, nate come brani rispettivamente per violino e orchestra e per ensemble d’archi e scritti a Berlino nel 1902 quando il compositore vi studiava con Reger, mentre a una pagina pianistica rimanda la Valse caressante e a un numero dell’opera Re Enzo la Serenata (1905). Di poco successivi sono i brani raccolti nei Cinque Pezzi, caratterizzati anch’essi da quell’ecclettismo tipicamente respighiano, che pare quasi una sorta di ricognizione del gusto europeo che il musicista bolognese condusse negli anni di formazione. Pezzi da salotto, dalle melodie avvolgenti come l’amplissimo arco melodico della Romanza e del Madrigale, l’incedere stilizzato della Berceuse interrotto brevemente dai trilli del pianoforte, il piglio enfatico dell’incipit della Humoresque che ben presto si scioglie in un melodizzare di impronta slava. Pezzi che si ascoltano con grande piacere, come accade in questo primo CD di due programmati da Naxos con l’integrale delle composizioni per violino e pianoforte di Respighi, pubblicato nella collana « 20th Century Italian Classics ».

La violinista Emy Bernecoli, che assieme al pianista Massimo Giuseppe Bianchi forma da diversi anni un affiatato duo, ha già al suo attivo prestigiosi riconoscimenti per la registrazione delle Sonate per violino e pianoforte di Ghedini, sempre per Naxos. Qui trova forse maggiori soddisfazioni prettamente strumentali in virtù della scrittura più idiomatica di Respighi, che affida ad entrambi gli strumenti, specie nella Sonata, ampi spazi per dispiegare doti di virtuosismo ma soprattutto di flessuosa cantabilità. Un fraseggio di grande naturalezza e una generale pulitezza strumentale e un suono penetrante giovano a stilizzare le pagine più salottiere, servite con grande eleganza senza eccessi di manierismo: basterebbe ascoltare l’insinuante sapore da cafè chantant di cui sanno intridere una pagina come la Valse caressante o la Serenata che richiama certe miniature di un musicista come Edward Elgar.

Un’ottima riuscita che si pone degnamente a fianco della bellissima registrazione incisa per Hyperion nel 2012 da Tanja Becker-Bender e Pèter Nagy e dell’integrale delle musiche per violino e pianoforte registrata da Marco Rogliano e Maurizio Paciariello per Tactus. © 2014 Musica





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