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Ettore Garzia
Percorsi Musicali, January 2014

La storia musicale deve molto alla nazione del Belgio: sebbene nel passato questo paese fosse annesso praticamente alla Francia, è negli attuali confini politici che sono arrivati alcuni tra i fondamentali musicisti di tutti i tempi; artisti come Dufay, Ockeghem, Desprez nell’alto medioevo o Willaert e Lassus, in pieno rinascimento erano belgi di provenienza (così come prima inteso); nel periodo classico-romantico in Belgio nacque la più importante scuola di violinisti che al suo interno comprendeva pionieri di quel tipo di composizione come Henry Vieuxtemps; lo stesso inventore del sax, Adolphe Sax, pur avendo vissuto in Francia, nacque e visse la prima fanciullezza in Belgio. Ma l’importanza di questo paese non fu esplicata solo nell’arte musicale: Rubens e Bruegel furono esempi insuperati nella pittura, Vesalio lo fu nelle primordiali sistemazioni delle scienze e tanti scrittori fiamminghi (ritenuti minori) lo furono nella letteratura, tutti ancora oggi oggetto di ammirazione.

E’ con un istinto quasi nazionalistico che ci si può approcciare a questa pubblicazione del compositore Jan Van Der Roost (1956), specializzato nella scrittura per wind band, con due composizioni delle sue migliori: Van Der Roost condivide attualmente l’insegnamento tra Leuven e alcune città giapponesi, circostanza che costituisce il motivo per cui egli è venuto in contatto con la Philarmonic Winds Osaka (PWO) diventandone il conduttore. Confermando di essere nettamente a suo agio nelle rappresentazioni “figurative” (sentire anche la sua “Manhattan Pictures”), Van der Roost ci insegna come l’idea di povertà dei suoni scaturenti dalle wind bands (dovuta alla mancanza di una sezione d’archi ufficiale) è un dogma praticamente assurdo. “From Ancient Times” riacciuffa parti evanescenti del periodo storico gregoriano e medievale a mò di tributo, cercando di ricomporre le pagine della storia dentro una cornice di attualità sonora (con tutti i crismi della tonalità); così come ricercatissime sono le soluzioni trovate nella rappresentazione della nascita dello stato ungherese in “Sinfonia Hungarica”, partendo dalle invasioni barbariche, passando dall’instaurazione dei primi monarchi cristiani, fino ad arrivare alla formazione dello stato democratico.

Sono composizioni dinamiche, in molti momenti effervescenti, con un gran spirito di coralità dei partecipanti, direi molto appropriate per una piena corrispondenza nella danza. Frutto di una registrazione perfetta, a questo tentativo “europeo” di organizzare concerti a livelli sempre più alti per wind bands, possiamo solo tributare un plauso per la fantasia del ripescaggio e per le qualità degli strumentisti della filarmonica (PWO) che, si impone a questo punto, come imprescindibile, nuovo punto di elaborazione della materia per wind bands. © 2014 Percorsi Musicali





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