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Album Reviews



 
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Roberto Brussoti
Musica, April 2015

Nel vasto catalogo delle composizioni per è con chitarra di Federico Moreno Torroba, la porzione probabilmente meno fortunata è quella dei concerti: il compositore madrileno ne scrisse una decina, ma nessuno tra questi si è imposto nel repertorio, tanto che esecuzioni e incisioni discografiche ne risultano estemporanee. Prova ora Naxos a rilanciare le fortune del Torroba concertante dando il via a una serie che si avvale della fama e dell’immarcescibile valentia chitarristica di Pepe Romeo, pur impegnato soltanto in metà del programma, equamente condiviso con l’allievo Vicente Coves (fratello minore del direttore Manuel, qui alla guida dell’orchestra malagueña). Il palinsesto integra i due concerti che ne costituiscono il « piatto forte » con altrettante Suites solistiche, anch’esse suddivise tra i virtuosi: Aires de La Mancha (1966) affidata a Romero, che l’aveva peraltro già incisa per la Philips nel 1993, e la fortunata Suite Castellana, che spetta a Coves. Quest’ultima fu costruita accostando tre pezzi nati indipendentemente: in ordine inverso, la prima composizione scritta da Torroba per Segovia, la Danza in Mi maggiore, in posizione centrale Arada, e il celeberrimo Fandanguillo, uno dei brani più eseguiti del repertorio chitarristico, di cui il trentaduenne chitarrista andaluso riesce a fornire una viosione personale, tratteggiata a pastello.

Proprio il contrasto tra la vena freschissima del Torroba trentenne e quella assai più routinaria di un compositore ultrasettantenne e ormai appagato dai succesi (soprattutto nel campo della Zarzuela) costituisce una prima chiave di lettura della mancata fortuna dei concerti di Torroba, che risalgono tutti all’ultimo periodo del compositore. A questo fattore, si aggiunge per il Concierto en Flamenco (1962) un ibridismo stilistico che non ha agevolato la diffusione del lavoro, troppo « accademico » per i chitarristi di flamenco e troppo popolareggiante per i chitarristi classici: in effetti non si tratta però, come rivendica Naxos. della prima incisione assoluta del concerto, in quanto il dedicatario (o piuttosto co-autore?), il leggendario Sabicas, ne lasciò una tempestiva e personalissima incisione per la Decca, sotto la baccetta del compositore stesso. Ogni movimento del concerto è dedicato a un differente palo (forma) del flamenco: Fandango (de Huelva), Farruca, Alegrías de Cadiz e Bulerías. Inaugurato da una lunga introduzione orchestrale di carattere lirico, piacevole e atmosferica, il primo movimento svela l’anima autentica del concerto con l’ingresso del solista, a suon di idiomaticissimi arpeggi e rasgueados: tutta l’opera si dipana in effetti tra esuberanza strumentale (resa straordinariamente da Romero, del resto non certo estraneo al flamenco), qualche ingenuità espressiva a qualche prolissita, appoggiandosi su episodi tendenti all’oleografico ma piacevoli e a volta elettrizzanti, come il gagliardo esordio del movimento finale, ben contrastato da una breve riflessione centrale onirica e lunare.

Di impianto decisamente piu ortodosso è Diálogos entre guitarra y orquestra, altro lavoro in quattro movimenti, originalmente concepito nello stesso periodo ma rifinito e battezzato nel 1977 (e tra l’atro inciso da Papa Romero tra anni piu tardi). Già il titolo chiarisce che la dinamica tra chitarra e orchestra adottata nella partitura è quasi strettamente responsoriale: una soluzione classica, che non impegna il solita in una lotta impari per farsi ascoltare, ma finisce per risultare alla lunga un poco strucchevole in una partitura che si dispiega per oltre mezz’ora. Il contenuto musicale è sempre gradevole, di quel sapore vagamente folclorico tipico di Torroba, e Vicente Coves dà voce alla sua parte con sensibilità e notevole ricchezza di colori: significativamente, il movimento più riuscito appare il secondo dei due tempi lenti centrali, Andante, che altro non è che la rielaborazione di Romance de los pinos, pezzo solistico risalente ad anni in cui la vena di Torroba era più incisiva e vitale, introdotta da una spettrale introduzione orchestrale. Si fa notare anche il piacevole (anche se un po’lunghetto) Allegro conclusivo, sornione più che trascinante. © 2015 Musica



Ettore Garzia
Percorsi Musicali, January 2015

MORENO TORROBA, F.: Guitar Concertos, Vol. 1 - Concierto en flamenco / Diálogos (Pepe Romero, V. Coves, Málaga Philharmonic, M. Coves) 8.573255
Guitar Music (Colombia) - MEJÍA, A. / MONTAÑA, G. / SABOYA, L. / GONZÁLEZ, H. (Escobar) 8.573059

In relazione al carattere espresso dalla musica del suo paese, Albeniz dicharava: “…la musica è un pò infantile, semplice, vivace, ma alla fine, la gente, il nostro popolo spagnolo è qualcosa che si integra in tutto questo. Io credo che le persone hanno ragione quando continuano a essere mosse da Cordoba, Mallorca, dal copla di Sevillanas, dalla Serenata e Granada. In ognuna di loro ora si nota che c’è meno scienza musicale, meno di una grande idea, ma c’è più colore, la luce del sole, il sapore delle olive. E’ la musica della gioventù, con i suoi piccoli peccati e assurdità che quasi sottolineano l’ostentazione sentimentale…mi appare come le sculture in Alhambra, quegli arabeschi peculiari che non dicono nulla con le loro curve e forme, ma che sono come l’aria, come il sole, come i merli o come gli usignoli dei suoi giardini. Sono più preziosi di tutto il resto della Spagna moresca, e sebbene può anche non piacere, è la vera Spagna…”.

Tra le caratteristiche del romanticismo musicale spagnolo va rimarcato il trasferimento dei temi del folklore dalla chitarra al piano: quello che dal rinascimento in poi era grezzo nascere di caratteri melodici ed armonici e che fu perfezionato nell’era classica con compositori come Sor e Tarréga, nel romanticismo di Albeniz, Granados e Turina trova il pieno completamento per creare l’idioma della Spanish guitar music; quello che era preservato sotto forma di sentimento subiva un approfondimento dell’idea creativa che passava dalle istanze popolari. Nato nell’epoca della decadenza sociale e culturale dell’Ottocento, il romanticismo spagnolo trovò un terreno fertile alla cristallizzazione dell’idioma musicale, un principio che ancora oggi gode di una sorta di orgoglio apparente, vittima di un raptus tra i più forti della storia musicale del mondo occidentale; un ricordo in qualche modo rivelatosi anche ostativo nei bui periodi che soprattutto la Spagna ha dovuto vivere politicamente, e che ideologicamente solo la composizione avanzata ha liberato, purtroppo spesso disimpegnandosi anche sul fattore etnico per ovvi principi teorici. L’influenza di Albeniz e soci ha partorito quella grande espansione che ha toccato tutta la latinità del mondo, sebbene nel Sud America, gli effetti siano stati modificati in parte dalle realtà tradizionali locali incontrate progressivamente sul territorio. 

Come sanno tutti gli amanti della chitarra classica o flamenco si è sviluppato da tempo un interesse ed un repertorio vastissimo, che è pedissequamente coltivato in recitals e concerti, con una sovraesposizione al limite della saturazione: esistono molte registrazioni al riguardo, sia per il passato che per il presente, e che probabilmente andrebbero riscoperte per l’inventiva e la costruzione in un processo di selezione attento; tuttavia in maniera ordinata la Naxos ha pubblicato molte compilazioni di splendidi chitarristi impegnati nella riproposta di classici, così come si è impegnata nella piena evidenziazione di compositori specifici rimasti nell’ombra e che hanno avuto il solo difetto di essere nati nell’età della maturità del genere. Al riguardo le compilazioni effettuate per i paesi dell’America Latina (Cuba, Cile, Argentina, Brasile e l’ultimo Guitar Music of Colombia, contenente composizioni di compositori colombiani suonate da José Antonio Escobar in prima mondiale) nonchè il Concierto en Flamenco di Federico Morena Torroba, sempre in prima mondiale ed inserito in una raccolta dei concerti per chitarra dello stesso spagnolo, mi sembrano due notevoli aggiunte al repertorio inciso.

Queste esperienze d’ascolto regalano ancora un candore che può essere criticabile solo in relazione alla mancanza di aperture verso un possibile aggiornamento della tradizione, ma è indubbio che esse preservano quei profumi indicati da Albeniz più di cento anni fa. © 2015 Percorsi Musicali





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