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Bruno Belli
Classicaonline, July 2015

Si tratta di un cd che anche i più esigenti non possono lasciarsi sfuggire: la politica cultuale della Naxos corona, infatti, l’integrale per pianoforte affidato ad Alessandro Marangoni, con un programma mirabile interpretato da un gruppo di artisti di eccellente professionalità, tutti in stato di grazia.

Alessandro Marangoni ci ha abituati, ormai, dopo anni, al suo Rossini che è interpretato in punta di penna, per così dire, sempre brillante, levigato, adamantino, il cui chiaroscuro della poetica “dolceamara” è posto nella dovuta luce dall’artista milanese che, qui, nei pezzi solistici, affronta un sagace Petite Caprice (Style Offenbach) con la maestria propria dei grandi, ponendosi sul piano delle celebrate edizioni di Aldo Ciccolini e di Bruno Canino, mentre s’interseca come elemento in perfetto equilibrio nelle pagine con le voci. Sembra di vivere, forse, una di quelle serate a Rue Chasse d’Antin dove passava il fiore della società Europea della metà dell’Ottocento, da Balzac a Gautier, da Liszt a Saint Saens, da Meyerbeer alle sorelle Marchisio, ai principali uomini politici, banchieri ed imprenditori.

Certamente, tale impressione nasce grazie all’eccezionale preparazione del gruppo Ars Cantica Choir and Consort di Milano, creatura di un musicista di vaglia quale Marco Berrini che ci concede di “toccare con mano” che cosa significhi fare musica con passione e con professionalità.

Voci educatissime alla musicalità più naturale, al fraseggio, allo spirito della parola, alla pulizia d’esecuzione tanto delle figure monodiche quanto più delle polifoniche, in brani che sono soltanto all’apparenza semplici peccati, come li chiamava Rossini con la sagace ironia che lo contraddistingueva, ma che, in realtà, sono gemme di creatività sempre fresca, mai banale, fin anche ardita.

Anche l’ensemble guidato da Berrini, che si avvale di musicisti preparatissimi, come dimostrano nelle pagine per due o quattro voci soliste, si pone sugli esiti artistici conseguiti in edizioni storiche come quelle tramandateci dall’Ensemble Piquemal o dalla registrazione del 1963, agli albori del Rinascimento rossiniano, affidata alla Società cameristica di Lugano diretta dall’inarrivabile Edwin Loehrer.

E’ una festa, questo disco, che ci permette di ascoltare alcune delle migliori creazioni dell’anziano Rossini, quelle dedicate agli “assieme” più inconsueti, ma, al tempo stesso, attestazione della vitalità musicale ottocentesca.

Come molti che hanno la bontà di seguirmi da anni, sanno che io sono un “rossiniano”, quindi potrei sembrare di parte, ma ognuno avrà modo di provare autentico piacere—perché l’arte deve portare anche al piacere dei sensi—nell’ascoltare i ventidue brani tratti da alcuni degli album che Rossini curò tra il 1855 ed il 1867, nella dorata anzianità di Parigi, dove l’artista rinacque sotto l’invidiabile posizione di chi, da sopravvissuto alla sua stessa gloria, osannato ormai da almeno quaranta anni, può permettersi di scrivere solo tramite il gusto personale, fare della bizzarria apparente un nuovo modo di concepire l’arte, correndo avanti negli anni grazie ad intuizioni affatto libere da ogni “regola” contingente ai teatri o alle sale da concerto.

Programma, quindi, di elevatissima arte interpretata in altrettanto fulgore da un gruppo di artisti cui non possiamo che rivolgere il nostro grazie per le emozioni che ci hanno suscitato all’ascolto. © 2015 Classicaonline





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