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Roberto Brusotti
Musica, March 2015

« Penso (con sfacciata immodestia!) che Evangélion rappresenti, nella mia produzione pianistica, quello che i 24 Preludi rappresentano nella musica pianistica di Debussy, o, ancora, i 24 Preludi in quella di Chopin: l’espressione piu’ pura e concentrata […] Lo considero…il mio punto di arrivo nel campo della musica pianistica: non ha piu’ nulla delle compiacenze sonore o delle eleganze virtuosistiche che si potevano riscontrare anche nei migliori fra i miei lavori giovanili: qui tutto e’ purificato, casto, essenziale ». Leggendo questi passaggi dall’autobiografia di Mario Castelnuovo-Tedesco, Una vita di musica (p. 509), puo’ apparire sorprendente che soltanto ora, grazie all’impegno di Alessandro Marangoni e della Naxos, si sia approdati alla documentazione integrale di questo ciclo dal sottotitolo «La storia di Gesu’ , narrata ai fanciulli in 28 piccoli pezzi per piano-forte » (sembra infatti che l’integrale pianistica che Aldo Ciccolini aveva intrapreso per Phoenix Classics si sia interrotta al quarto volume, e quindi alla seconda parte di Evangélion). Non credo che la mancata fortuna di questo vasto affresco sia dovuta, secondo i timori che Castelnuovo-Tedesco confessava a monte della pubblicazione, alla sua consueta situazione di uomo sospeso fra due mondi, in questo caso non tanto l’Italia e gli Stati Uniti, ma l’ebraismo e il cattolicesimo; non direi infatti che il « paradosso » di un compositore ebreo (e molto coinvolto, a suo modo, con la cultura del suo popolo) alle prese con la narrazione in musica della vita di Cristo possa esser vissuto ormai in maniera cosı’ determinante. Piu’ concretamente, la fredda (quando non assente) ricezione dell’opera va inquadrata senz’altro nell’ambito dello scarso interesse, per non dire discredito, in cui la musica di Castelnuovo-Tedesco stava nel frattempo cadendo (la pubblicazione avvenne soltanto nel 1959) e anche per la durata del ciclo, che occuperebbe interamente (o quasi) il normale programma di un concerto.

Il primo spunto per una trasposizione in musica della vita di Gesu’ venne all’autore nel 1934, durante una visita al Santuario della Verna e contemplando le terrecotte di Andrea della Robbia, che gli suggerirono appunto l’idea di darvi una forma altrettanto essenziale, « con uno spirito di assoluta semplicita’ ed innocenza »; ma all’epoca Castelnuovo non ando’ oltre la composizione di un Preludio sull’Annunciazione di Andrea della Robbia. Fu tre lustri piu’ avanti che egli riprese il progetto, su impulso di un editore americano che gli chiese di scrivere dei pezzi facili per pianoforte, destinati ai bambini. Tra il 10 ottobre e il 7 dicembre del 1949 Castelnuovo-Tedesco mise nero su bianco l’intero ciclo, diviso in quattro parti asimmetriche: L’Infanzia (sei brani), La Vita (otto), Le Parole e La Passione, entrambe composte di sette episodi. Come spesso avveniva al compositore fiorentino, il lavoro gli prese pero’ la mano, e l’opera assunse dimensioni e connotati eccessivi per il committente: dopo che anche un secondo editore non diede seguito all’interesse iniziale, la pubblicazione avvenne poi per il fido Forlivesi, ben dieci anni piu’ tardi.

Non so davvero se, come afferma l’autore, ‘Evangélion superi per felicita’ compositiva opere come il fiammeggiante Il raggio verde, l’altrettanto amato Cipressi o le mature Danze del Re David; va riconosciuto in ogni caso che si tratta di opera del massimo interesse, proprio anche in virtu’ di quella progressiva intensificazione espressiva che ne causo’ il rigetto degli editori, e che tuttavia corrisponde in qualche modo alla natura e struttura dei vangeli. Nei sei pezzi che costituiscono la prima parte (L’Infanzia) infatti il linguaggio e’ effettivamente essenziale e l’impegno tecnico davvero modesto. Vi prevale un tono disarmante, di grande semplicita’ e poesia (vedi subito L’Annunciazione), nutrito di una descrittivita’ diretta e quasi ingenua: i Re Magi ad esempio sono ritratti in modo lievemente caricaturale, con lo staccatoostinato della mano sinistra e qualche tocco di esotismo che fa pensare alle statuine del presepio. Tuttavia la violenza stravinskiana della Strage degli Innocenti (dove emerge in tralice una significativa citazione di « Faccetta nera ») accende rapidamente la temperatura drammatica, e La fuga in Egitto assume un dinamismo che fa pensare a Schumann. Nella seconda parte emerge con evidenza la forza espressiva del profondo e schietto umanesimo di Gesu’, che si fa melodia sorgiva ed eloquentissima, ad esempio in Sul lago di Galilea (dove e’ affidata al registro grave), nella Samaritana al pozzo, nella Resurrezione di Lazzaro, dove dissipa la minaccia addensata nella prima sezione del brano, che non sapresti se attribuire al complotto del Sinedrio o alla morte stessa; la forza del Logos (che sembra trasferirsi anche nel carattere di Maria Maddalena, uno dei numeri piu’ incantevoli della raccolta) permea ovviamente ancor piu’ la terza parte (Le Parole) a cominciare dal Sermone sulla montagna, non per nulla l’episodio piu’ lungo della sezione, che si riverbera inoltre con la sua scarna eloquenza sui due brani successivi. Infine, La Passione conduce definitivamente Evangélion oltre la cornice della letteratura infantile per pianoforte: la drammaticita’ e la ricchezza di sensi degli ultimi episodi della vita del Nazzareno si traducono in com plessita’ musicale, come nel malcerto percorso tonale di Getsemani, dove il pallore lunare dipinto dalla mano destra convive e contrasta alla sinistra col pungolo del dubbio e della paura, o nell’incisivita’ di un Golgota dall’andamento obliquo, che dipinge forse altrettanto la crudelta’ impietosa degli aguzzini che il dolore e l’oltraggio del calvario. La positivita’ del messaggio evangelico si riaffaccia soltanto nell’ultimo episodio, La Resurrezione, che risponde in maniera improvvisamente radiosa, e di nuovo vagamente infantile, all’incanto dell’evento, e assieme al suo messaggio di speranza.

Dei pezzi della Passione, Castelnuovo stesso scrive che « richiedono una concentrazione espressiva di cui solo un grandissimo artista sarebbe capace ». Il trentacinquenne Alessandro Marangoni si rivela tale per sensibilita’ musicale e poetica, per nitidezza tecnica ed espressiva, confermando di avere raggiunto col compositore fiorentino una totale sintonia (per Naxos ha gia’ inciso del resto i due Concerti per pianoforte). Egli infatti sa restituire l’asciuttezza e semplicita’ estrema di pezzi come La Nativita’ o La pecorella smarrita (il brano prediletto da Castelnuovo-Tedesco) ma altrettanto guidarci attraverso le spine e le spire della Passione, nonché rispondere alla violenza fulminea e terribile di episodi come La strage degli Innocenti o Gesu’ scaccia i Mercanti dal Tempio. Unica piccola pecca della pregevolissima iniziativa, le note di copertina di Graham Wade, evidentemente poco informato sull’opera (attribuita ripetutamente al 1947), che sorvolano completamente sulle sue caratteristiche musicali, sostituite da un commento traccia per traccia costituito da brevi estratti dai vangeli. © 2015 Musica



Angelo Foletto
Suonare.it, January 2015

Il Nuovo Testamento in 28 pillole musicali. In linguaggio televisivo una miniserie, suddivisa a sua volta in quattro blocchi (Infanzia, Vita, Parole, Passione), che racconta la vita di Cristo dall’Annunciazione alla Resurrezione. Il tutto per tessere pianistiche “schuammaninamente” aforistiche ma molto evocative, in alcuni passaggi addirittura illustrative: a volte sembrano proprio colonne sonore per fulminei cortometraggi. In realtà sono chiose musicali (come gli Adagi haydniani accoppiati alle Ultime Parole) ad altrettanti versetti.

Tratti dai Vangeli che lo stesso autore ha montato a mo’ di semplice e edificante sceneggiatura (destinata «ai fanciulli», come scrisse). Non so quanti conoscessero questo ciclo, singolare e profondo omaggio di un musicista segnato dalla spiritualità francescana respirata a La Verna. Che l’autore sia ebreo non viene nemmeno in mente, tant’è diretta e toccante, limpida e schiettamente poetica l’avventura di Evangélion di cui Marangoni, non nuovo a riproposte sorprendenti e inediti (o quasi), dà una lettura compresa e pungente, vivace e distintamente affascinata. Prima discografica, ascolto di straordinaria forza emotiva e qualità musicale. © 2015 Suonare.it




Anna Girardi
Cd Classico, January 2015

La casa discografica Naxos presenta la prima incisione completa di Evangélion, testo per pianoforte solo del compositore fiorentino Castelnuovo-Tedesco, ritrovato ed eseguito dal bravo pianista Alessandro Marangoni.

Evangélion fu scritta da Castelnuovo-Tedesco nel 1947, probabilmente in seguito alla morte del padre.

Ciò che colpisce maggiormente e che, di fatto, ha incuriosito anche Marangoni, è che un autore ebreo si sia ispirato alla figura di Cristo per una propria composizione. I 28 movimenti che descrivono tutte le tappe della vita di Gesù Cristo, dalla rivelazione dell’Arcangelo Gabriele alla alla Resurrezione, restituiscono all’ascoltatore una vastissima gamma di stati d’animo, dal più infantile al più intimo, al più drammatico. Il compositore utilizza principalmente un linguaggio tradizionale e tonale, non privo, però, di efficacia e coinvolgimento. La vera sfida—spiega Marangoni—è descrivere le immagini evocate con il suono, utilizzando tutti i colori e tutte le possibilità espressive dello strumento. Marangoni non è nuovo alla frequentazione di Castelnuovo-Tedesco: un paio di anni fa, difatti, ne aveva inciso i concerti per pianoforte e orchestra. Va a lui il merito di aver ritrovato ed eseguito la partitura di Evangélion: «Mi sono appassionato molto alla figura di Castelnuovo-Tedesco. Leggendo la sua autobiografia (edita da James Westby) ho scoperto Evangélion che è un’opera unica nel suo genere. Una storia di Gesù, per pianoforte, scritta da un ebreo; singolare. Ho quindi contattato Lisbeth Castelnuovo-Tedesco, la nipote del compositore, che mi ha aiutato a cercare la partitura. Una volta trovata, questa mi ha colpito molto e ho deciso di incidere. Ho approfondito anche la questione della storicità dei vangeli analizzando ogni brano che descrive perfettamente gli episodi evangelici. Penso sia un ciclo davvero straordinario».

Senza scadere in facili sentimentalismi, ecco un’opera che ben si sposa con chiunque ricerchi uno spazio interiore per riflettere e meditare. © 2015 CD Classico



Enrico Girardi
Corriere Della Sera, December 2014

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