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Ettore Garzia
Percorsi Musicali, June 2015

La Naxos approfitta dell’interesse per la chitarra acustica della compositrice russa Sofia Gubaidulina per raccogliere in un breve volume le sue quattro composizioni in materia, affidandole ad uno dei migliori chitarristi contemporanei americani, David Tanenbaum. La Gubaidulina scrisse il suo primo pezzo per chitarra acustica nel 1960, una “Serenade” che non aveva nessuna pretesa se non quella di essere stata scritta per il piacere di scoprire i suoni e i riposizionamenti della chitarra; inoltre aveva poco a che fare con le nascenti rivoluzioni imperniate sulle novità della tecnica, poiché in Russia (e nel mondo compositivo prevalente) la scansione melodica dei pezzi rivestiva ancora un posto fondamentale. Se si scava un pò in tutto il periodo compositivo russo in favore della chitarra, non si può fare a meno di pensare che il vigore delle tecniche non convenzionali, decretato nel bignami di Berio, fosse un aspetto che richiedesse ancora una pazientosa masticazione a livello generale: le astrusità cozzavano contro l’intimità conclamata di uno strumento in cui la normale composizione era sempre stata tesa a dipingere umori piuttosto che a segnalare situazioni concrete e differenziate. In Russia le principali composizioni della modernità ampiamente riconosciute internazionalmente erano la Sonata per flauto e chitarra di Denisov (1977) e The prince’s toys (1980) di Nikita Koshkin, ma non erano certo dei pezzi particolarmente spinti ed audaci, anche se bellissimi. La stessa, breve, Toccata della Gubaidulina del 1969, praticamente ritenuta inutile e sconosciuta, e che qui viene offerta in prima mondiale, non si esime da identiche considerazioni.

Il ritorno della compositrice russa ad una composizione in cui la chitarra è protagonista avviene solo nel 2008 con “Repentance”, frutto di un paio di eventi utili: da una parte, naturalmente, la commissione per la residenza alla S.Francisco Symphony, dall’altra il raccordo con l’usuale modalità di approccio alla composizione a plurimi strumenti intrecciata nelle combinazioni meno risapute. “Repentance” unisce tre chitarre acustiche, un violoncello e contrabbasso, per quella che costituisce quasi un adeguamento al dilagante strutturalismo che serpeggia tra le nuove generazioni compositive russe. Ma non mi fraintendete; in Repentance ritorna chiarissima l’eredità di Berio in una misura finalizzata allo scopo compositivo, che è quella di rappresentare una confessione in musica del tutto particolare, non certamente quella religiosa condotta tra prete e penitente ma piuttosto confessione pubblica, a più voci distinte che si scambiano pareri come in quei pentimenti nati da una seduta di analisi collettiva di un centro di recupero per drogati o alcolizzati. In verità preceduta da un’altrettanta validissima versione fatta da Franz Halasz per la Bis R., Repentance presenta tre chitarristi che sembrano 3 sorelle siamesi, con largo uso di glissando e scivolamenti provvisti di aggeggi “friction beater” (questo è il termine usato), per ottenere l’effetto. Ma anche le rimanenti parti per violoncello e contrabbasso danno l’idea che non può attribuirsi una prevalenza scontata alle chitarre, il dialogo deve essere condiviso.

Sotto voce” è per doppia chitarra, viola e contrabbasso ed esprime il rinnovato interesse della Gubaidulina per le impostazioni del suono a corde sottoposto a diversa tensione: “‘It fascinated me on account of its dark colour and its potential for contrast between a muted, almost whispered sotto voce sound and that particular sort of expressivity that low-pitched instruments possess…’.

Con largo ricorso all’improvvisazione, il pezzo della Gubaidulina intercetta un luogo poco delineato (inteso come suoni che scoprono il luogo), ansioso e sommessamente arrabbiato, che mixa il linguaggio apparentemente incomprensibile della non convenzionalità degli strumenti (per la chitarra acustica si tratta soprattutto di fontanelle in scivolamento a caccia di armonici, sventagliate o colpi ritmici sulla cassa) con gli spezzettati interludi che richiamano il clima oscuro e minaccioso della composizione moderna. © 2015 Percorsi Musicali





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