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Ettore Garzia
Percorsi Musicali, February 2014

Dalle origini della serialità molta acqua sotto i ponti è passata: nel tempo non solo la stessa è stata usata in maniera molto meno rigorosa dall’uso primogenito fatto da Schoenberg, ma essa è stata fatta confluire in una formula mista dove rinvenire tecniche e principi di stanza delle avanguardie classiche, un processo materializzatosi parecchi anni dopo dalle scoperte di Schoenberg. Dire di essere sempre di fronte a prodotti di valore in termini di contenuti emotivi è come professare un eufemismo, ma per fortuna questo non sempre succede; è il caso di David Robert Coleman (1969), riconosciuto direttore d’orchestra con insegnamenti illustri alle spalle (da Rihm a Benjamin, passando per Boulez e Barry) al quale la Naxos dedica una sorprendente antologia di brani dove però Coleman riveste i panni del compositore e non dell’esecutore. “Starry Night” compendia il suo stile, che su uno sfondo di intrecci seriali punteggia i percorsi musicali con frequenti incursioni in anfratti post-Berio e Stockhausen. Nelle note interne Wolfgang Hofer fa notare anche un empasse francese, più difficile da decifrare ma esistente, da ricercare nello spirito di autori come Debussy prima e Dutilleux o Manoury poi. Questa quasi improbabile riunione di idee è evidente soprattutto nella lunga rapsodia per clarinetto ed orchestra di “Ibergang” (Igor Begelman al clarinetto), in cui non è difficile pensare che gli elementi formativi si fondono. “Zwiegesprach”, per solo viola, con un’eccellente esibizione di Felix Schwartz, fornisce un habitat musicale che fa pensare ai dialoghi di Dorian Gray di fronte allo specchio della sua cattiva immagine incarnata nel dipinto: un perfetto esempio di come la contemporaneità della musica possa esprimere molto meglio certe sensazioni della vita rispetto alla tonalità. “Starry night” per piano, piccolo e ensemble è completamente avulsa dalla logica, è stupore allo stato puro. Quel primordiale ed unico accostamento musicale che viaggia sull’asse Schoenberg-Debussy ritorna a far capolino nei “3 Character Pieces” per viola e piano, in cui l’atmosfera vive su un efficace arredamento musicale che naviga tra il senso del disturbo e il sublime inafferrabile. © 2014 Percorsi Musicali





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