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Ettore Garzia
Percorsi Musicali, January 2014

Áskell Masson è uno dei più importanti compositori islandesi nato nella deflagrazione delle teorie moderne della musica del secondo dopoguerra: non un caso isolato nell’àmbito della composizione di quel paese, ma sicuramente un caso originale di creatività. A soli 26 anni (1980), Masson scrisse un concerto per clarinetto, ancora oggi ricordato e riconosciuto nella sua bellezza stilistica, con il rammarico che la replica di quella partitura ha conosciuto molti luoghi di esibizione pubblica, mentre a livello discografico sembra molto difficile reperirne una (che ho scoperto solo sul sito del compositore).

Masson è compositore autodidatta, con un interesse particolare verso gli strumenti a fiato e le possibilità dei multifonici (che pesca non solo nel clarinetto e nel sax, ma anche negli anfratti più trascurati di tromba, trombone e tuba), nonchè con una preparazione consona verso le percussioni (materializzate soprattutto in un concerto per marimba ed alcuni pezzi per snare drum); come ottimo documento stilistico esce finalmente per Naxos un cd dedicato alla composizione orchestrale: vengono incluse tre composizioni per orchestra da camera e la sinfonia n. 2 (Masson ne ha scritte 3); se si eccettua “Elja” in questa raccolta tutto il resto è in prima mondiale.

Masson è compositore particolarissimo che sfrutta l’atonalità e i principi generali delle serie dodecafoniche iniettando dentro la scrittura potenti dosi di folklore islandese ingenerando un patchwork sonoro unico, con potenti zone evocative create dagli strumenti: violini tirati sulla gamma alta della tonalità che si muovono come farfalle vaganti, che quando non fanno il loro tradizionale lavoro (di esplicitare la melodia o scandire la fase ritmica in ostinati a la Stravinsky) si abbinano con gli strumenti a fiato a loro volta sostenuti da linee ritmiche diverse e da processi multifonici; lo scopo è ottenere magnifiche zone di apparente incomprensione sonora.

Nonostante siano dichiarati i riferimenti alla melodia e alla letteratura islandese, non vi aspettate un prodotto antiquato che scava nelle saghe o in qualche castello stregato; qui si agisce in distillazione, è un fattore organico che accompagna i brani: è qualcosa che lentamente colpisce per la varietà e la sapienza dei connubi, che cercano di creare una sorta di “sogno” irreprensibile, che unisca l’umore storico di un popolo con l’erudita capacità di scrittura di un compositore post-Schoenberg o di un post-serialista inglese.

Le composizioni di Masson danno il senso compiuto di quello che da tempo è ambiguamente visto negli ambienti accademici: “Elja” (ispirato da un poema popolare islandese), “Ymni” (bucolica composizione con frammento canoro su testo del poeta islandese Gunnar Gunnarson), “Maes howe” (un inedito e straniante concerto per tuba che mette assieme virtuosismo, poetica popolare e il paesaggio di Orkney), nonchè la “Kammersinfonia” (quattro movimenti significativamente modificati nell’ordinario svolgimento classico) dimostrano che le differenziazioni atonali sono i candidati perfetti per un certo tipo di espressione e movimentazione sonora.

E’ fantastico di come la musica oggi offra questi esempi candidi e silenziosi, che si nutrono solo della loro creatività. Quest’ultima si presenta spumeggiante e concretamente di contrasto a quell’entourage musicale che si invece si nutre solo di àmbizioni: è attraverso compositori come Masson che possono essere superate le barriere delle mancate conoscenze, quelle più profonde, che derivano dall’isolamento spesso dovuto ingiustamente a limiti geografici. © 2014 Percorsi Musicali





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