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Andrea Bedetti
Cd Classico, September 2015

Tra quei musicisti che fecero da corollario al meraviglioso trio della prima scuola di Vienna, cuore del Classicismo, ossia i sommi Haydn, Mozart e Beethoven, ci fu anche un musicista boemo, Johann Baptist Vaňhal (germanizzato in Wanhal), uno dei maggiori violinisti dell’epoca. Nato nel 1739 e morto nella capitale austriaca nel 1813, ossia quando ormai scomparsi Haydn e Mozart, era in piena attività il colosso di Bonn, Vaňhal ebbe dunque modo di attraversare quel luminoso periodo creando un catalogo davvero nutrito di opere, tra cui cento quartetti per archi, non meno di settantatré sinfonie, quasi cento composizioni di musica sacra e un gran numero di opere strumentali (dedicate soprattutto al suo beneamato strumento) e vocali. Fu proprio grazie a questo nutrito catalogo che, ancor prima di Beethoven e sicuramente più di Mozart e Haydn, questo musicista boemo fu in grado di vivere più che dignitosamente grazie ai proventi forniti dalla stampa delle sue opere (non per nulla, ai tempi era famosissimo e tenuto in altissima considerazione anche dai grandissimi). Ne è una riprova che spesso e volentieri, grazie anche al suo virtuosismo, Vaňhal suonò in formazioni quartettistiche nelle quali erano presenti sia Haydn, sia Mozart! Ecco perché il suo nome, ancora oggi, anche se non molto conosciuto al di fuori di una certa cerchia più o meno specialistica, viene accostato a quello di Haydn per ciò che riguarda lo sviluppo della musica strumentale del Classicismo viennese. Ma, pur essendo la sua musica cameristica votata maggiormente al violino, Vaňhal riuscì anche nel repertorio tastieristico a dare vita a una mole impressionante di pagine (più di quattrocento composizioni!), anche se la maggior parte di esse sono rappresentate da esercizi di una sola pagina. Ma non mancano brani di ben altra difficoltà e profondità, come dimostrano le fantasie, le sonate e i capricci indirizzati non tanto ai buoni dilettanti della classe aristocratica, quanto a interpreti professionisti, come nel caso di Carl Czerny e Ignaz Pleyel. Per avere un’idea di queste opere, il pianista e clavicembalista israeliano Michael Tsalka, già protagonista per la stessa etichetta di un disco dedicato alle sonate di un altro compositore misconosciuto dell’epoca, Daniel Gottlob Türk, ha registrato i Capricci Op. 31 e Op. 36, che mettono in rilievo tutta la loro complessità tecnica ed esecutiva. Certo, non possono ambire alle vette mozartiane e haydniane, ma certamente aiutano a capire meglio gli sviluppi stilistici (soprattutto nella costruzione dei tempi lenti) di un’epoca che resta a dir poco irripetibile nel corso della storia della musica occidentale. Il merito di Tsalka è di non rendere stucchevoli questi pezzi, evidenziandone i diversi pregi e i pochi difetti (tra questi ultimi una certa rigidità schematica dell’impianto armonico). © 2015 Cd Classico





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