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Claudio Bolzan
Musica, September 2015

Non poco interesante il programma offerto da questo disco, aperto dal celeberrimo Concerto in La minore per pianoforte e orchestra op. 16 di Grieg, eseguito sulla base della revisione pubblicata net 1919 da Percy Grainger (amico dell’autore), che accoglie le osservazioni e i ritocchi effettuati dallo stesso Grieg insieme ad alcune correzioni di natura tecnica dovute a Grainger e maturate dopo aver ascoltato alcune esecuzioni del compositore (che lo aveva ospitato a Troldhaugen nel 1907): ne è scaturita una versione globalmente più animata, scorrevole e priva degli eccessivi rubati tradizionalmente fatti propri da molti solisti. Dopo l’op. 16 il disco prosegue con alcuni frammenti per solo pianoforte, probabilmente abbozzati da Grieg in vista di un secondo Concerto mai più realizzato: questi tre spunti tematici sono stati utilizzati dal musicista norvegese Helge Evju per mettere a punto un Concerto in Si minore che avrebbe dovuto offrire una sintesi stilistica tra il carattere peculiare dei frammenti stessi (utilizzati insieme al tema del movimento centrale della Terza Sonata per violino e pianoforte de Grieg) e le personali esigenze creative di Evju. Diciamo subito che l’ascolto di quest’opera, pur gradevole, non ci ha del tutto convinto, data la sua forte impronta « romantico-sentimentale » derivata chiaramente da Rachmaninov (come affermato, del resto, dallo stesso autore) e un trattamento dell’orchestra ben poco idiomatico, se non generico: un’opera diseguale, insomma, che solo nella brillante sezione conclusiva sembra offrire alcune efficaci soluzioni, stando almeno all’ascolto di questa incisione (non a caso, l’orchestrazione è stata ampiamente modificata nel 2009 dalla pianista Lina Krepstaite per il concerto inaugurale del Festival Grieg/─îiurlionis di Kaunas, in Lituania). Lo stesso Evju ha infine realizzato le trascrizioni pianistiche (assai impegnative) di due belle Melodie di Grieg: l’op. 25 n. 4 e l’op. 48 n. 6, qui poste a conclusione di questo itinerario dedicato al grande compositore norvegese.

Sul versante puramente esecutivo, va evidenziato l’elegante pianismo di Carl Petersson, un giovane interprete di origine svedese (è nato nel 1981) dotato di una tecnica notevolissima, tale da permettergli di tradurre le composizioni qui raccolte con adeguata sensibilità, grande scioltezza e limpidezza, oltre ad una notevole qualità del suono e ad una non comune chiarezza espositiva.

Oltre all’ottima qualità della registrazione, il disco è arricchito de un fascicolo illustrato contenente note informative molto ampie e dettagliate firmate da Anthony Short (per il Concerto op. 16) e Helge Evju (per il Concerto in Si minore e le due Melodie). © 2015 Musica





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